SIMON SCARROW.
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LA PROFEZIA DELL'AQUILA.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 6.
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Parte 1.
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Titolo originale: The eagle's prophecy. 2005. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Rosa Prencipe e Monica Ricci.
2013. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Sesto episodio del ciclo Aquile dell'Impero, questa volta sul mare.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Lorganizzazione di una legione romana.
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La Seconda Legione, come tutte le legioni, era composta da circa cinquemila e cinquecento uomini. Lunit base era la centuria di ottanta uomini, comandata da un centurione, con un optio come vicecomandante. La centuria si divideva in sezioni di otto uomini, che condividevano una stanza nella caserma e una tenda durante le campagne. Sei centurie formavano una coorte e dieci coorti una legione; la prima coorte contava il doppio degli uomini rispetto alle altre. Ogni legione era accompagnata da un reparto di cavalleria di centoventi uomini, divisi in quattro squadroni, che fungevano da ricognitori e messaggeri. In ordine discendente, i ranghi principali erano: Il legato, un uomo di origini aristocratiche. In genere oltre la trentina, comandava la legione per cinque anni e sperava di farsi un nome in modo da lanciare la propria successiva carriera politica.
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Il prefetto del campo era un veterano, gi centurione capo della legione, allapice della carriera professionale di un soldato. Dotato di grande esperienza e integrit, toccava a lui il comando della legione se il legato era assente o fuori combattimento.
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Sei tribuni fungevano da stato maggiore. Di solito avevano da poco passato la ventina e servivano nellesercito per la prima volta, per fare esperienza amministrativa prima di occupare posti subalterni nellamministrazione civile. Il tribuno anziano aveva un ruolo diverso: era destinato a un alto incarico politico e, eventualmente, al comando della legione.
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Sessanta centurioni rappresentavano la spina dorsale dellesercito, relativamente alla disciplina e alladdestramento. Venivano scelti singolarmente per la loro attitudine al comando e per la prontezza a combattere fino alla morte. Di conseguenza, la percentuale di morti tra le loro file superava di gran lunga quella di altri ranghi. Il centurione pi anziano comandava la prima centuria della prima coorte ed era un individuo altamente decorato e rispettato.
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La catena di comando dellesercito romano nel 43 d.C.
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I quattro decurioni della legione comandavano gli squadroni di cavalleria e speravano nella promozione a comandante dei reparti di cavalleria ausiliari. Ogni centurione era assistito da un optio, che fungeva da attendente, con incarichi di comando di minore importanza. Gli optiones aspettavano un posto vacante nel centurionato.
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Sotto gli optiones cerano i legionari, uomini che si erano arruolati impegnandosi per venticinque anni. In teoria, bisognava essere cittadini romani per potersi arruolare, ma sempre pi reclute provenivano dalle popolazioni locali e la cittadinanza romana veniva conferita loro allatto dellarruolamento.
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Lo status pi basso rispetto ai legionari era occupato dagli uomini delle coorti ausiliarie. Venivano reclutati dalle province e fornivano allimpero romano cavalleria, fanteria leggera e altre abilit specialistiche. Al termine dei venticinque anni di servizio venivano ricompensati con la cittadinanza romana.
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Una breve introduzione alla marina romana.
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I romani si accostarono in maniera riluttante alla guerra navale e fu solo sotto il regno di Augusto (27 a.C.  14 d.C.) che costituirono una Marina in pianta stabile. Il corpo principale era diviso in due flotte, di stanza a Miseno e a Ravenna (dove  ambientata gran parte di questo romanzo). Ciascuna flotta era comandata da un prefetto. Non era richiesta alcuna precedente esperienza nel campo e il ruolo era di carattere per lo pi amministrativo.
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Se si guarda al di sotto del rango di prefetto,  evidente lenorme influenza della pratica navale greca sulla flotta imperiale. I comandanti degli squadroni erano chiamati navarchi e avevano la responsabilit di dieci navi. I navarchi, come i centurioni per le legioni, erano gli alti ufficiali con incarico permanente. Se lo desideravano, potevano fare domanda per essere trasferiti in una legione con il rango di centurione. Il navarco pi alto in grado della flotta era noto come Navarchus Princeps; questi aveva le stesse funzioni del centurione anziano di una legione e forniva consulenze tecniche al
prefetto in caso di necessit.
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Le navi erano comandate dai trierarchi. Come i navarchi, venivano promossi dai ranghi e avevano la responsabilit di gestire le singole imbarcazioni. A ogni modo, il loro ruolo non corrispondeva a quello di un moderno capitano di marina. Erano responsabili della navigazione ma, in battaglia, lufficiale anziano era in realt il centurione a capo dellequipaggio di fanti della nave.  per questo che nel romanzo ho adoperato i ranghi greci, invece che fornire un fuorviante corrispettivo
inglese.
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Per quanto riguarda le navi, il cavallo da tiro della flotta era la trireme. Le triremi misuravano circa 35 metri in lunghezza e 6 metri di larghezza massima, e ciascuna aveva un equipaggio di 150 vogatori e marinai oltre a una centuria di fanti. Cerano anche altre classi di imbarcazioni proporzionalmente pi grandi (quinqueremi) o pi piccole (biremi e liburne), ma tutte avevano in comune caratteristiche simili ed erano progettate per muoversi agilmente in battaglia. Di conseguenza erano leggere in acqua, poco sicure e tremendamente scomode per viaggiare per pi di un paio di giorni.
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CAPITOLO UNO.
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Le tre navi si sollevarono quando la leggera brezza pass sotto la chiglia. Dallalto ponte di
comando del mercantile, il porto di Ravenna divenne visibile per un momento prima che le
imbarcazioni ricadessero nel solco dellonda. Il mercantile era bloccato tra due agili liburne, assicurate
alla nave da rampini legati ai robusti alberi su entrambi i lati. I pirati a bordo delle liburne avevano
ritirato i remi e calato le rande alla svelta prima di sciamare sul mercantile. Lassalto era stato sofferto e
sanguinoso.
Sul ponte erano disseminate le prove della furia degli assalitori: i corpi straziati dei marinai,
riversi sulle macchie scure di sangue sul fasciame liscio e consumato. Tra di essi giacevano i cadaveri
di una ventina di pirati. Dal ponte di comando, il capitano della liburna pi grande guardava accigliato
la scena. Avevano perso anchessi molti uomini nellassalto della nave. Di solito, lurlante orda di
uomini armati che si riversava a bordo spaventava a tal punto le sue vittime che esse deponevano le
armi e si arrendevano allistante. Non questa volta.
Lequipaggio del mercantile, insieme a un gruppo di passeggeri, aveva affrontato i pirati
proprio sulla balaustra della nave e cercato di respingerli con una coraggiosa determinazione che il
capitano non ricordava di aver mai visto  di certo non nella lunga serie di navi commerciali che con i
suoi uomini aveva depredato negli ultimi mesi. Armati di picche, gaffe, caviglie e qualche spada, i
difensori avevano tenuto testa pi a lungo possibile prima di vedersi costretti a cedere di fronte alla
superiorit numerica di uomini meglio armati.
Quattro di loro in particolare avevano attirato lattenzione del capitano: uomini grossi e
massicci, con semplici tuniche marroni e armati di corte spade. Avevano combattuto fino alla fine,
schiena contro schiena, attorno alla base dellalbero, e ucciso una dozzina di pirati prima di venire
sopraffatti e massacrati. Lo stesso capitano aveva ucciso lultimo di loro, ma non prima che luomo gli
avesse aperto uno squarcio nella coscia  una ferita nella carne, adesso fasciata strettamente, ma ancora
pulsante di un dolore intenso.
Il capitano dei pirati scese sul ponte principale. Si ferm vicino allalbero e pungol uno dei
quattro uomini con lo stivale, facendone rotolare il corpo sulla schiena. Luomo aveva la corporatura di
un soldato e diverse cicatrici. Come gli altri. Forse questo spiegava la loro abilit con la spada. Si rialz
continuando a guardare il romano morto. Un legionario, dunque, come i suoi compagni.
Il capitano aggrott la fronte. Cosa ci facevano dei legionari su un mercantile? E non solo dei
legionari qualsiasi: quelli erano uomini scelti, i migliori. Difficile che fossero semplici passeggeri di
ritorno da una licenza in Oriente. Senza dubbio erano stati loro a organizzare e condurre la difesa del
mercantile. E avevano lottato fino allultima goccia di sangue, senza pensare affatto ad arrendersi. Un
peccato, riflett il capitano. Gli sarebbe piaciuto offrire loro la possibilit di unirsi al suo equipaggio.
Alcuni lo facevano. Gli altri venivano venduti ai mercanti di schiavi che non facevano domande sulla
provenienza della loro propriet ed erano abbastanza accorti da fare in modo che gli schiavi venissero
rivenduti al capo opposto dellImpero. I legionari avrebbero avuto altrettanto valore sia come reclute
che come schiavi, una volta tagliata loro la lingua; difficilmente un uomo poteva lamentarsi delle
ingiustizie della schiavit se gli mancava la voce Ma i soldati erano morti. Erano morti inutilmente,
concluse il capitano. A meno che non avessero giurato di proteggere qualcosa, o qualcuno
Perci, cosa ci facevano sulla nave?
Il capitano si sfreg la benda sulla coscia e si guard attorno. I suoi uomini avevano spalancato i
boccaporti della stiva e stavano trasportando le merci dallaspetto pi prezioso sul ponte, dove i loro
compagni forzavano scatole e casse, frugando nel contenuto alla ricerca di cose di valore. Altri uomini
erano sotto coperta a passare in rassegna gli averi dei passeggeri, e da sotto il fasciame era tutto un
risuonare di sordi tonfi e schianti.
Il capitano oltrepass i corpi alla base dellalbero e continu il giro della nave. Relegati a prua,
cerano i sopravvissuti allattacco: un gruppetto di marinai, perlopi feriti, e diversi passeggeri. Lo
guardarono cauti mentre si avvicinava. Per poco non sorrise nel vedere uno dei marinai tremare mentre
cercava di allontanarsi. Il capitano si costrinse a non lasciar trasparire alcuna espressione. Sotto le
ciocche scure e arruffate dei suoi capelli e la forte fronte, sbucava un paio di penetranti occhi neri.
Aveva il naso rotto e storto e il mento, le labbra e le guance percorsi da nodose cicatrici bianche. Il suo
aspetto sortiva un effetto prodigioso su coloro che aveva di fronte, ma le ferite non erano la
testimonianza di una vita passata a fare il pirata. Lo accompagnavano invece sin dallinfanzia, quando i
genitori lo avevano abbandonato da neonato nei bassifondi del Pireo, e aveva ormai dimenticato la
causa di quelle spaventose cicatrici. I passeggeri e lequipaggio del mercantile si afflosciarono quando
il pirata si ferm a pochissima distanza e fece scorrere su di loro i suoi occhi scuri.
Sono Telemaco, il capo di questi pirati, disse in greco ai marinai terrorizzati. Dov il vostro
capitano?.
Non ci fu alcuna risposta, solo il nervoso respiro di uomini che si trovavano di fronte a un
destino crudele e imminente. Gli occhi del pirata non li lasciarono mai mentre la sua mano si abbassava
per estrarre lentamente la falcata.
Ho chiesto dov il vostro capitano.
Vi prego, signore!, lo interruppe una voce. Lo sguardo del pirata si spost sulluomo che
aveva cercato disperatamente di allontanarsi da lui. Adesso il marinaio alz un braccio e punt un dito
tremante verso il ponte. Il capitano  laggi  morto Vi ho visto ucciderlo, signore.
S?. Le grosse labbra del pirata si curvarono in un sorriso. Quale?
Eccolo, signore. Vicino al boccaporto di poppa. Quello grasso.
Il capitano dei pirati gir la testa e i suoi occhi trovarono il corpo tondo di un ometto riverso sul
ponte con braccia e gambe divaricate. Privo di testa. Essa non si vedeva da nessuna parte e Telemaco
aggrott la fronte fino a che ricord listante dopo essere balzato gi sul ponte. Davanti a lui, un uomo,
il capitano del mercantile, aveva urlato e si era girato per fuggire. La lama scintillante della falcata
aveva disegnato un arco in aria per poi attraversare il collo carnoso senza quasi fermarsi, e la testa del
capitano era spiccata in alto e finita fuori bordo.
S ricordo. Il sorriso del pirata si allarg in un ghigno soddisfatto. Allora chi  il primo
ufficiale?.
Il marinaio che aveva parlato fece un mezzo giro e indic con la testa un grosso nubiano
accanto a s.
Tu?. Il pirata lo indic con la punta della spada.
Il nubiano rivolse al compagno una raggelante occhiata di disprezzo prima di annuire.
Fa un passo avanti.
Il primo ufficiale avanz riluttante e guard circospetto il suo carceriere. Telemaco fu contento
di vedere che il nubiano avesse il fegato di sostenere il suo sguardo. Cera almeno un uomo tra i
sopravvissuti. Il pirata torn a indicare i cadaveri ai piedi del pennone.
Quegli uomini, quei bastardi duri a morire che hanno ucciso tanti dei miei, chi erano?
Guardie del corpo, signore.
Guardie del corpo?.
Il nubiano annu. Imbarcati a Rodi.
Capisco. E chi proteggevano?
Un romano, signore.
Telemaco guard oltre la spalla del nubiano, verso gli altri prigionieri. Dov?.
Il nubiano fece spallucce. Non lo so, signore. Non lo vedo da quando ci avete assaltati. Forse 
morto. Forse  caduto in mare, signore.
Nubiano. Il capitano si avvicin e parl con un tono gelido e minaccioso. Non sono nato
ieri. Mostrami subito questo romano o ti far vedere com fatto il tuo cuore Dov?
Eccomi, esclam una voce dal fondo del gruppetto di prigionieri. Una figura si fece avanti,
un uomo alto e magro con gli inconfondibili tratti della sua razza: capelli scuri, pelle olivastra e il lungo
naso dal quale i romani erano inclini a guardare con disprezzo il resto del mondo. Indossava una
semplice tunica, senza dubbio per farsi passare come uno di quei passeggeri poveri che trascorrevano
lintero viaggio sopra coperta. Ma la vanit delluomo era incontenibile e un costoso anello gli ornava
il primo dito della mano destra. Il grosso rubino incastonato in una fascetta doro attir subito lo
sguardo del capitano.
Farai meglio a pregare che venga via facilmente.
Il romano abbass lo sguardo. Questo? Appartiene alla mia famiglia da generazioni. Mio padre
lo portava prima di me, e mio figlio lo avr dopo di me.
Non esserne troppo sicuro. Il divertimento del capitano guizz sui tratti devastati dalle
cicatrici. Allora, chi sei? Chiunque viaggi in compagnia di quattro scimmioni deve possedere una
certa influenza e ricchezza.
Adesso toccava al romano sorridere. Molto pi di quanto immagini.
Ne dubito. Ho parecchia immaginazione quando si tratta di ricchezza. Adesso, per quanto
gradirei la rara opportunit di scambiare due chiacchiere con un uomo di cultura, temo di non averne il
tempo. C la possibilit che a Ravenna una delle vedette abbia assistito alla nostra piccola azione
navale e informato la marina del posto. Per quanto siano buone le mie navi, dubito che surclasserebbero
uno squadrone imperiale. Allora, chi sei, romano? Te lo chiedo per lultima volta.
Molto bene. Caio Celio Secondo, al tuo servizio. Chin la testa.
Questo s che  un bel nome da nobile. Immagino che la tua famiglia sia in grado di
raggranellare un riscatto decente.
Certo. Stabilisci un prezzo, un prezzo ragionevole. Sar pagato e a quel punto potrete sbarcare
me e i miei bagagli.
Cos facile?. Il capitano sorrise. Devo pensarci.
Capitano! Capitano!.
Ci fu subbuglio a poppa quando un pirata irruppe dal boccaporto che portava agli alloggi dei
passeggeri. Portava qualcosa avvolto in un semplice telo di cotone. Lo teneva sollevato mentre arrivava
in tutta fretta.
Capitano, guardate! Guardate questo!.
Tutte le facce si voltarono verso luomo che correva a prua per poi lasciarsi cadere in ginocchio
mentre posava adagio linvolto. Scost i lembi del telo e scopr una piccola cassa fatta di liscio legno
scuro, quasi nero. Possedeva una lucentezza vitrea che parlava dei secoli trascorsi e delle tante mani
che lo avevano accarezzato. Il legno era rinforzato da fasce doro. Nel punto in cui esse si
intersecavano, erano incastonati nelloro piccoli cammei in onice con le sembianze delle pi potenti
divinit greche. Una piccola placca dargento sul coperchio recava lincisione M. Antonius hic fecit.
Marco Antonio?. Per un momento il capitano dei pirati rest come perso in ammirazione
della bellezza delloggetto, e poi la sua mente pratica inizi a calcolarne il valore. Alz lo sguardo sul
romano.
Tua?.
La faccia di Caio Celio Secondo rimase inespressiva.
Va bene, allora, non  tua ma  in tuo possesso.  davvero unopera darte. Deve valere una
fortuna.
 cos, ammise il romano. E puoi averla.
Oh posso?, replic Telemaco con sottile ironia. Molto gentile da parte tua. Penso che la
prender.
Il romano chin il capo con cortesia. Permettimi solo di tenere il contenuto.
Il capitano gli rivolse unocchiata tagliente. Il contenuto?
Qualche libro. Qualcosa da leggere intanto che viene organizzato il riscatto.
Libri? Che tipo di libri potrebbero essere tenuti in una scatola del genere, mi chiedo.
Solo storie, si affrett a spiegare il romano. Niente che ti interesserebbe.
Lascia che sia io a giudicarlo, ribatt il capitano, e si pieg per esaminare pi da vicino la
cassa.
Cera una piccola toppa sul davanti e la cassa era stata assemblata con tale maestria che solo
unimpercettibile linea indicava il punto in cui il coperchio incontrava la parte inferiore. Il capitano
alz lo sguardo.
Dammi la chiave.
Non non ce lho.
Niente giochetti, romano. Voglio la chiave, adesso. O finirai in pasto ai pesci, a pezzetti.
Per un momento il romano non rispose, n si mosse. Poi ci fu lo scintillio di un lampo quando il
braccio del capitano oscill e la punta della sua spada si ferm a un pelo dalla gola del romano, salda
come una roccia, come se non si fosse mai mossa. Il romano trasal e finalmente rivel la propria paura.
La chiave, disse piano Telemaco.
Secondo si afferr lanello con le dita dellaltra mano e cerc di sfilarlo. Era stretto attorno al
dito e le unghie curate gli strapparono la pelle nello sforzo di tirarlo via. Alla fine, lubrificato dal
sangue, lanello venne via con un grugnito di fatica e dolore. Il romano esit un istante, quindi lo offr
al pirata, con le dita che si schiudevano lentamente per mostrare la fascetta doro che aveva nel palmo.
Solo che non si trattava di un semplice anello. Dal lato nascosto, parallelamente al dito, spuntava una
piccola asta di elegante fattura, con un elaborato congegno allestremit.
Ecco. Le spalle del romano si afflosciarono sconfitte quando il pirata gherm lanello e prov
a infilare la chiave nella toppa. Era fatta per essere inserita da un verso solo e fatic prima di riuscire a
trovare quello giusto. Nel frattempo, il resto della ciurma si affoll per vedere cosa stava succedendo.
La chiave entr nella toppa e il capitano la gir. Si sent un delicato scatto e il coperchio si apr
impercettibilmente. Con dita ansiose, Telemaco lo sollev, facendolo ricadere allindietro sui cardini
per scoprire il contenuto.
Aggrott la fronte. Pergamene?.
Nella piccola cassa cerano tre grossi rotoli, tenuti chiusi da spille davorio e coperti da custodie
di morbida pelle. Le custodie erano cos sbiadite e macchiate che il capitano pens che i libri fossero
antichi. Li fiss deluso. Una cassa come quella avrebbe dovuto contenere una fortuna in gioielli o
monete. Non libri. Perch diavolo un uomo viaggiava con una cassa tanto spettacolare, se poi doveva
usarla per metterci delle vecchie pergamene?
Come dicevo. Il romano si sforz di sorridere. Solo rotoli.
Il capitano dei pirati gli scocc uno sguardo astuto. Solo rotoli? Non credo.
Si rialz e si rivolse alla sua ciurma. Portate questa cassa e il resto del bottino sulle nostre
navi! Sbrigatevi!.
I pirati si diedero da fare allistante, trasferendo alla svelta gli oggetti pi preziosi della stiva sul
ponte delle due liburne legate ai fianchi del mercantile. Il grosso del carico era marmo: di valore, ma
troppo pesante da caricare sui vascelli pirata. Poteva avere per un uso immediato, pens sorridendo il
capitano. Avrebbe portato la nave dritta a fondo quando sarebbe arrivato il momento.
Cosa ne farete di noi?, chiese Secondo.
Il capitano interruppe la supervisione dei suoi uomini e vide che i marinai lo guardavano con
attenzione, facendo ben poco per nascondere la propria paura.
Telemaco si gratt la barba ispida sul mento. Ho perso alcuni uomini validi oggi. Troppi
uomini validi. Dovr rifarmi con alcuni di voi.
Il romano storse la bocca. E se noi non volessimo unirci a voi?
Noi?. Il capitano gli rivolse un lento sorriso. Non so che farmene di un viziato aristocratico
romano. Tu resterai con gli altri, quelli che non verranno con noi.
Capisco. Il romano strizz gli occhi in direzione dellorizzonte e del lontano faro di Ravenna,
calcolando la distanza.
Il capitano scoppi improvvisamente a ridere e scosse la testa. No, non capisci. Non verr
alcun aiuto da parte della vostra marina. Tu e gli altri sarete belli che morti prima che riescano a
mandare una nave quaggi. E poi, non troveranno niente. Voi e questa nave andrete a fondo insieme.
Telemaco non aspett che laltro rispondesse ma si allontan in fretta, attraversando il ponte a
lunghi passi, e con fare ormai esperto si cal sul ponte della propria imbarcazione. La cassa lo
aspettava gi ai piedi del pennone, ma le rivolse solo una rapida e avida occhiata mentre si fermava a
dare ordini.
Ettore!.
La testa brizzolata di un robusto gigante si profil sulla balaustra del mercantile. S, capo?
Preparatevi a dare fuoco alla nave. Ma non prima di aver scelto i migliori tra i prigionieri.
Voglio che siano condotti a bordo della tua nave. Potete uccidere gli altri. Lasciate quellarrogante
stronzo di un romano per ultimo. Voglio che sudi un po prima che vi occupiate di lui.
Ettore sogghign e scomparve alla vista. Poco dopo, si ud una serie di schiocchi secchi: erano i
pirati che tagliavano della legna per costruire una pira nella stiva del mercantile. Il capitano rivolse
nuovamente la sua attenzione alla cassa, accovacciandosi davanti a essa. Guardandola con attenzione,
si accorse di quale raffinato pezzo di artigianato fosse. Le sue dita accarezzarono la ricca lucentezza
della superficie e tamburellarono piano sulloro e i cammei donice. Telemaco scosse di nuovo la testa.
Rotoli.
Usando entrambe le mani, allent la chiusura e sollev delicatamente il coperchio. Si ferm per
un momento e poi tir fuori uno dei rotoli. Era molto pi pesante di quanto pensasse e si chiese
brevemente se ci fosse delloro nascosto allinterno. Con le dita si sbarazz del cinturino e sollev il
rotolo per osservare meglio il nodo, registrando il lieve odore di cedro che emanava dal volume. Con
un piccolo sforzo, sciolse il nodo e scosse il cinturino da un lato, tenendo lestremit della pergamena
in una mano mentre svolgeva le prime pagine del rotolo con laltra.
Era scritto in greco. La grafia era antiquata ma abbastanza leggibile. Telemaco inizi a leggere.
Allinizio sul suo viso si disegnarono confusione e frustrazione, mentre i suoi occhi scorrevano senza
fermarsi ciascuna riga del testo.
Ci fu un improvviso urlo di terrore dal ponte del mercantile, interrotto bruscamente. Una breve
pausa e un altro grido, seguito da una voce stridula che implorava balbettando piet, prima di essere
troncata anchessa. Il capitano sorrise. Non ci sarebbe stata piet. Conosceva abbastanza bene il suo
subordinato, Ettore, per rendersi conto che luomo si divertiva moltissimo a uccidere altri uomini.
Infliggere dolore era unarte in cui eccelleva, ancora di pi che in quella di comandare unagile nave
pirata, nel cui equipaggio cerano alcuni degli uomini pi sanguinari che avesse mai conosciuto. Il
capitano torn a leggere il rotolo, mentre altre urla laceravano laria.
Un momento dopo, trov una frase che rendeva tutto chiaro. Con una gelida ondata di
comprensione, cap cosera che aveva in mano. Cap dove erano stati scritti, da chi erano stati
commissionati e, cosa pi importante, quanto potevano valere quei rotoli. Poi gli sovvenne: non poteva
chiedere un prezzo qualsiasi, una volta trovati gli acquirenti giusti.
Bruscamente, rimise il rotolo nella cassa e si rialz di scatto.
Ettore! Ettore!.
Ancora una volta, la testa delluomo spunt oltre il fianco della nave prigioniera. Appoggi le
mani sulla balaustra; in una teneva ancora una lunga daga ricurva da cui il sangue gocciol nel tratto di
mare tra le due imbarcazioni.
Quel romano, inizi Telemaco. Lavete gi ucciso?
Non ancora.  il prossimo. Ettore sogghign. Volevi assistere?
No. Lo voglio vivo.
Vivo?. Ettore si accigli.  troppo delicato per noi. Non ci servir a un cazzo.
Oh, ci servir invece, altroch! Ci aiuter a diventare pi ricchi di Creso. Portamelo
immediatamente!.
Qualche istante dopo, il romano era in ginocchio sul ponte accanto al pennone. Il suo respiro era
affannoso mentre guardava il capitano dei pirati e il suo sanguinario sgherro. I suoi modi denotavano
ancora ribellione, not il capitano. Quelluomo era romano fino allosso e, dietro alla sua espressione
fredda, senza dubbio il disprezzo per i suoi carcerieri superava perfino il terrore che doveva provare
nellattesa della propria morte. Il capitano diede un colpetto alla cassa con la punta dello stivale.
So dei rotoli. So cosa sono e posso indovinare dove li stai portando.
Indovina, allora!. Il romano sput sul ponte ai piedi del suo carceriere. Non ti dir niente!.
Ettore sollev la daga e avanz con un ringhio. Allora tu.
Lascialo!, scatt il capitano, allungando una mano. Ho detto che lo voglio vivo.
Ettore si ferm, guardando prima il capitano, poi il romano e quindi di nuovo il capitano con
occhi assassini. Vivo?
S Dovr rispondere a qualche domanda. Voglio sapere per chi lavora.
Il romano fece una smorfia. Non dir niente.
Oh, s che lo farai. Il pirata si chin su di lui. Pensi di essere un uomo coraggioso. Questo lo
vedo. Ma ho conosciuto un sacco di uomini coraggiosi in vita mia e nessuno di loro ha resistito a lungo
con Ettore. Sa come infliggere pi dolore e farlo durare pi a lungo, pi di quanto qualsiasi uomo abbia
mai saputo fare.  una specie di genio. Un artista, se preferisci.  estremamente appassionato alla sua
arte.
Il capitano guard in faccia il prigioniero per un momento e, finalmente, luomo ebbe un
sussulto. Telemaco sorrise mentre si rialzava e si rivolgeva al proprio subordinato.
Uccidete tutti quanti gli altri, pi in fretta possibile. Poi date fuoco alla nave. Una volta finito,
ti voglio qui a bordo. Trascorreremo insieme al nostro amico il tempo che ci vuole per tornare a
casa.
Mentre la luce del pomeriggio illuminava obliqua la superficie increspata del mare, una spessa
nuvola turbinante di fumo avvolse il mercantile saccheggiato. Lingue di fuoco si levarono nel fumo
quando le fiamme sotto coperta presero piede e si diffusero in tutta la nave. Ben presto lincendio
divamp e il sartiame si illumin: un ardente intreccio di corde, simile a una decorazione infernale. Gli
schiocchi e il crepitio del legno che bruciava e il ruggito delle fiamme era chiaramente udibile dagli
uomini sul ponte delle due navi pirata, mentre veleggiavano in direzione opposta, verso le coste
dellItalia. Ben oltre lorizzonte a est cera la costa dellIlliria, col suo dedalo di deserte e remote acque
interne e isolotti. I suoni della nave morente si affievolirono lentamente alle loro spalle.
Presto, lunico rumore che lacerava la serenit delle navi che solcavano il mare furono le urla
forsennate di un uomo sottoposto al tipo di tortura che non aveva mai concepito neanche nel pi
infernale dei suoi incubi.
...
.
...
CAPITOLO DUE.
...
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...
Roma stronzate. Il centurione Macrone grugn mentre si sollevava sul giaciglio. Fece
una smorfia per il terribile dolore alla testa. Sono ancora a Roma.
Dallimposta rotta, una debole lama di luce filtr nella squallida stanza e cadde in pieno sulla
sua faccia. Chiuse gli occhi, serrando con forza le palpebre, e, adagio, fece un profondo respiro. La sera
prima aveva bevuto fino a perdere i sensi e, come al solito, giur a se stesso di non toccare mai pi vino
scadente. I tre mesi precedenti erano costellati da giuramenti simili. Anzi, la loro frequenza era
aumentata in modo allarmante negli ultimi giorni, quando Macrone aveva iniziato a dubitare che lui e il
suo amico Catone avrebbero mai trovato una nuova assegnazione. Sembrava che fosse passata
uneternit da quando erano stati costretti a lasciare la ii Legione in Britannia e tornare a Roma.
Macrone voleva a tutti i costi riprendere la vita militare. Di sicuro dovevano esserci dei posti vacanti in
una delle legioni sparse lungo la vasta frontiera dellImpero. Ma, a quanto pareva, ogni centurione in
servizio attivo godeva di una salute disgustosamente buona. O era cos, pens Macrone aggrottando la
fronte, o cera una cospirazione per tenere lui e il centurione Catone fuori dalla lista del servizio attivo
e ancora in attesa della loro paga. Un totale spreco dei suoi tanti anni di esperienza, sbuff. E un
pessimo inizio per Catone, promosso centurione neanche un anno prima.
Macrone socchiuse un occhio e guard le assi spoglie dallaltra parte della stanza. I riccioli
scuri e incolti di Catone sbucavano da sotto diversi strati di mantelli e coperte che sommergevano gli
scadenti materassi. Imbottiti di paglia e puzzolenti di muffa, i logori giacigli erano stati quasi lunica
voce del corredo quando avevano affittato la stanza.
Catone, chiam piano Macrone. Ma non ci fu risposta. Nessun movimento. Il ragazzo
doveva dormire ancora, concluse Macrone. Bene, dunque, che continuasse a dormire. Era fine gennaio
e le mattine erano fredde, non aveva senso alzarsi prima che il sole fosse alto abbastanza da dare un po
di calore alla popolosa citt. Almeno non era quel freddo che ottundeva la mente che avevano dovuto
sopportare durante lultimo inverno in Britannia. Linfinito squallore del clima umido e gelido si era
fatto strada nellanimo dei legionari, instillando loro la nostalgia di casa. Adesso Macrone era a casa e
la terribile frustrazione di sbarcare il lunario con i risparmi che si assottigliavano sempre pi lo faceva
impazzire.
Macrone si port una mano alla testa e si gratt il cuoio capelluto, maledicendo i pidocchi che
sembravano riprodursi in ogni angolo del fatiscente casermone.
I dannati pidocchi sono compresi nel contratto, borbott. Ce lhanno tutti con me
ultimamente?.
Non aveva torto a lamentarsi. Per quasi due anni, lui e Catone si erano fatti strada combattendo
con le pi selvagge trib della Britannia e avevano fatto la propria parte per sconfiggere Carataco e la
sua orda celtica. E qual era la ricompensa per tutti i pericoli affrontati? Una stanza umida in un
fatiscente caseggiato nei bassifondi della Suburra, mentre aspettavano di essere richiamati in servizio.
Peggio ancora, a causa di qualche finezza burocratica, non venivano pagati sin dal loro arrivo a Roma,
e adesso Macrone e Catone avevano quasi finito i soldi portati dalla Britannia.
Un lontano brusio di voci e grida si propagava dal foro mentre la citt si animava lentamente
nel tetro chiarore di unalba invernale. Macrone trem e si strinse il pesante mantello dellesercito
attorno alle spalle larghe. Facendo una smorfia per il ritmico martellare nella testa, si tir su in piedi e
si trascin verso le imposte. Sganci la cordicella dal chiodo curvo che fermava i due pannelli di legno
e spinse in fuori quello rotto. Altra luce si rivers nella stanza mentre i vecchi cardini cigolavano per
protesta; Macrone socchiuse gli occhi per limprovviso bagliore. Ma solo per un momento. Ancora una
volta lormai fin troppo familiare vista di Roma si apr davanti a lui e non pot fare a meno di ammirare
riverente lo spettacolo della pi grande citt del mondo. Costruita sul lato fuori moda dellEsquilino, la
stanza pi alta del caseggiato dava sullo squallore tremendamente affollato della Suburra, sui templi e i
palazzi torreggianti che circondavano il Foro e, pi in l, sui magazzini stipati lungo le rive del Tevere.
Gli avevano detto che quasi un milione di persone viveva entro le mura di Roma. Dal punto in
cui si trovava Macrone, era fin troppo facile crederlo. Un caos geometrico di tetti scendeva lungo il
pendio che aveva davanti e gli stretti vicoli che correvano tra di essi si indovinavano solo nei punti in
cui la muratura dei livelli superiori degli appartamenti era visibile. Una cortina di fumo aleggiava sulla
citt e il suo puzzo acre copriva perfino il lezzo pungente della conceria in fondo alla strada. Anche
adesso, dopo pi di tre mesi in citt, Macrone non si era abituato alla puzza del posto. N
allimmondizia per le strade: uno scuro miscuglio di feci e resti marci di cibo tra cui neanche il pi
misero dei mendicanti avrebbe rovistato. E ovunque la densa calca di corpi che fluiva per strada:
schiavi, mercanti, bottegai e artigiani. Provenienti da ogni parte dellImpero, portavano ancora gli
ornamenti della propria civilt, creando unesotica combinazione di stili e colori. Attorno a loro
turbinava lapatica massa di cittadini liberi in cerca di qualche tipo di svago mentre non erano in fila
per la distribuzione delle granaglie.
Qua e l le lettighe dei ricchi venivano trasportate in alto e discoste dal resto di Roma, i
proprietari col naso infilato in vasetti di unguento per respirare un aroma pi gradevole nella greve
atmosfera che avvolgeva la citt.
Era quella la realt della vita a Roma e Macrone ne era sopraffatto. Si meravigliava di come
quella massa umana potesse tollerare un tale affronto ai sensi e non agognare la libert e la freschezza
di una vita lontana dalla citt. Era sicuro che Roma lavrebbe presto condotto alla pazzia.
Appoggi i gomiti sul consunto davanzale e scrut nella strada ombrosa che correva lungo il
fianco del caseggiato. I suoi occhi scivolarono sulla nera parete di mattoni che scendeva sotto la sua
finestra in un vertiginoso dislivello, trasformando le persone che passavano di sotto in insetti a quattro
zampe: distanti e insignificanti mentre percorrevano frettolosi la strada buia. Quella stanza al quinto
piano del caseggiato era lopera umana pi alta in cui Macrone fosse mai stato e questo gli dava un po
le vertigini.
Merda.
Cosa  merda?.
Si gir e vide che Catone era sveglio e si stava sfregando gli occhi mentre sbadigliava.
Io. Io mi sento di merda.
Catone studi lamico scuotendo la testa con aria critica. Stai di merda.
Grazie.
Meglio che tu ti dia una ripulita.
Perch? Che senso ha? Non serve sforzarsi quando non c niente da fare tutto il giorno.
Siamo soldati. Se ci lasciamo andare adesso non ci riprendiamo pi. E poi, legionario una
volta, legionario per sempre. Sei stato tu a dirmelo.
Lho fatto?. Macrone inarc un sopracciglio e fece spallucce. Dovevo essere ubriaco.
Come fai a dirlo?
Chiudi quella boccaccia, brontol Macrone avvertendo un leggero capogiro. Ho bisogno di
riposare ancora un po.
Non puoi riposarti. Dobbiamo prepararci. Catone prese gli stivali, li infil e inizi ad
agganciare i cinturini di cuoio.
Prepararci?. Macrone si gir verso di lui. Per cosa?
Lhai dimenticato?
Dimenticato? Cosho dimenticato?
Il nostro appuntamento al palazzo. Te lho detto ieri sera quando ti ho trovato in quella
taverna.
Macrone aggrott la fronte sforzandosi di ricordare i dettagli della bisboccia della sera prima.
Quale?
Il Boschetto di Dioniso, disse paziente Catone. Stavi bevendo con alcuni veterani della x e
io sono venuto a dirti che avevo ottenuto un colloquio col procuratore incaricato delle assegnazioni dei
legionari. Alla terza ora. Perci non abbiamo molto tempo per fare colazione, lavarci e prepararci prima
di andare al palazzo. Oggi si corre al Circo Massimo; dobbiamo uscire presto se non vogliamo trovare
folla. Ti far bene mangiare qualcosa. Per aggiustarti lo stomaco.
Dormire, replic Macrone sommessamente, accasciandosi sul materasso e raggomitolandosi
sotto il suo mantello. Dormire mi aggiuster lo stomaco.
Catone fin di allacciarsi gli stivali e si alz, abbassando la testa per evitare di sbattere contro la
trave che attraversava la stanza; uno dei pochi casi in cui essere di una testa pi alto di Macrone
costituiva uno svantaggio. Prese la sacca di cuoio piena di orzo macinato che stava accanto al resto
della loro roba, appoggiata alla parete vicina alla porta. La apr e vers un po del suo contenuto in
ciascuna delle loro sudice gavette. Riavvolse con cura la sacca e rifece i nodi, per evitare che vi
entrassero i topi. Vado a farlo cuocere. Puoi iniziare a lucidare larmatura mentre sono via.
Quando la porta si chiuse alle spalle dellamico, Macrone richiuse gli occhi e cerc di ignorare
il mal di testa. Si sentiva lo stomaco annodato e vuoto. Mangiare gli avrebbe fatto bene. Il sole era
ormai alto e apr di nuovo gli occhi. Gemette, gett da un lato il mantello e and verso il mucchio di
armature ed equipaggiamento che stava accanto alla porta. Nonostante condividessero il grado di
centurione, Macrone aveva pi di una dozzina di anni di esperienza rispetto a Catone. A volte gli
pareva strano ritrovarsi a obbedire agli ordini di un ragazzo. Ma, ricord amaramente a se stesso, loro
non erano in servizio attivo. Il rango era perlopi irrilevante. Erano piuttosto due amici che cercavano
di sopravvivere fino a che non avessero finalmente ricevuto la paga dagli spilorci impiegati della
tesoreria imperiale. Da qui il bisogno di badare a ogni sesterzio nellattesa di una nuova assegnazione.
Compito non facile data la predisposizione di Macrone a spendere per bere i pochi risparmi che aveva.
Lo stretto vano delle scale era illuminato da aperture nel muro a pianerottoli alterni e Catone,
con le mani piene, doveva stare attento a dove metteva i piedi sulle vecchie assi cigolanti. Attorno a s,
sentiva gli altri locatari che si svegliavano: gli strilli di bambini piccoli, le urla smodate dei loro
genitori e i cupi mormorii di coloro che avevano davanti una lunga giornata di lavoro da qualche parte
in citt. Sebbene fosse nato a Roma e cresciuto a palazzo fino a che non era stato abbastanza grande da
essere mandato nelle legioni, Catone non aveva mai avuto motivo di visitare i bassifondi, figurarsi
entrare in uno degli svettanti caseggiati affollati dai poveri della capitale. Era rimasto scioccato nel
rendersi conto che i cittadini nati liberi potevano vivere in quel modo. Non aveva immaginato un tale
squallore. Perfino gli schiavi a palazzo vivevano meglio di cos. Molto meglio di cos.
In fondo alle scale, si addentr nel cuore delledificio ed emerse nel tetro cortile dove si trovava
la cucina comune. Un vecchio rugoso mescolava il contenuto di una grossa pentola annerita sulla
piastra e laria era satura dellodore della polenta di cereali. Perfino a quellora, cera qualcuno in fila
prima di Catone, una donna slavata e minuta che viveva con una grande famiglia in ununica stanza al
piano sotto a quello dei due centurioni. Suo marito lavorava nei magazzini; un omaccione burbero le
cui urla e percosse alla moglie e ai figli quando era ubriaco si udivano distintamente al piano di sopra.
Al suono degli stivali chiodati di Catone sul lastricato, gir la testa per guardarsi alle spalle. Il naso le
era stato rotto tempo prima e quel giorno aveva una guancia e un occhio coperti da ecchimosi. Eppure
un sorriso palpit sulle sue labbra e Catone, impietosito, si costrinse a ricambiare. Aveva unet
indefinibile, tra i venti e i quarantanni, ma il lavoro estenuante di crescere una famiglia e la fatica di
rendersi invisibile al brutale marito laveva ridotta a un emaciato fascio di disperazione, scalza
comera, con una tunica logora, un secchio di bronzo in una mano e un neonato addormentato stretto
contro il fianco.
Catone distolse lo sguardo, volendo evitare un ulteriore contatto visivo, e and a sedersi
allaltro lato della panca, in attesa del proprio turno per cucinare. Sotto gli archi dallaltra parte del
cortile, gli schiavi di un panettiere erano gi al lavoro, intenti a riscaldare i forni per le prime pagnotte
della giornata.
Salve, centurione.
Catone alz lo sguardo e vide che la moglie del fornaio era emersa dal locale e gli stava
sorridendo. Era pi giovane di Catone, ma gi sposata da tre anni allanziano proprietario della ditta.
Era stato un buon matrimonio per la graziosa ma rozza ragazza della Suburra, che aveva progetti
commerciali una volta che il marito fosse venuto a mancare. Certo, a quel punto le sarebbe servito un
socio con cui condividere la propria ambizione. Aveva apertamente dato questa informazione a Catone
non appena lui si era trasferito nel caseggiato, e il sottinteso era abbastanza chiaro.
Giorno, Velina. Catone le rivolse un cenno del capo.  bello vederti.
Dallaltro lato della panca, giunse un perfettamente udibile sbuffo di disprezzo.
Ignorala, sorrise Velina. La signora Gabinio pensa di essere migliore di noi altri. Come sta
venendo su quel monello di Gaio? Sempre a ficcare il naso dove non dovrebbe?.
La donna magra si gir da unaltra parte e strinse il figlio a s senza rispondere. Velina si mise
le mani sui fianchi e alz la testa con una smorfia trionfante prima di tornare a rivolgere la propria
attenzione a Catone.
Come sta oggi il mio centurione? Novit?.
Catone scosse la testa. Ancora nessuna assegnazione per nessuno dei due. Ma stamattina
dobbiamo vedere qualcuno a palazzo. Forse pi tardi potrebbero esserci buone notizie.
Oh. Velina si accigli. Immagino che dovrei augurarti buona fortuna.
Sarebbe carino.
Lei fece spallucce. Non riesco a capire perch te la prendi. Quanto tempo  passato? Cinque
mesi?
Tre.
E se per voi non ci fosse niente? Dovresti pensare a fare altro della tua vita. Qualcosa di pi
gratificante. Inarc un sopracciglio e mise un fugace broncio. Un giovane come te potrebbe fare
molta strada, con la compagnia giusta.
Forse. Catone si accorse di arrossire e si gir a guardare il focolare. Le sfacciate attenzioni
che riceveva da Velina lo imbarazzavano e desider disperatamente lasciare il cortile prima che la
ragazza si addentrasse ancora pi a fondo nei suoi progetti per lui.
Il vecchio che mescolava la polenta aveva tolto la pentola fumante dalla griglia e si dirigeva
adagio verso le scale. La moglie di Gabinio fece per prendere le proprie pentole.
Scusate. Catone si alz in piedi. Vi dispiacerebbe lasciar andare prima me?.
Lei alz lo sguardo e per un istante lo fiss freddamente con gli occhi incavati.
Andiamo di fretta stamattina, spieg subito Catone. Dobbiamo sbrigarci e uscire il prima
possibile. Assunse unespressione implorante e inclin leggermente la testa in direzione della moglie
del fornaio. La donna magra strinse le labbra in un sorriso e lanci unocchiata a Velina con un piacere
a stento contenuto quando vide lo sguardo di frustrazione dellaltra.
Certo, signore. Visto che siete tanto desideroso di scappare.
Grazie. Catone sottoline la propria gratitudine con un cenno del capo e pos le gavette sulla
griglia bollente. Vers un mestolo dacqua dallabbeveratoio, la un allorzo macinato e inizi a
mescolare mentre si scaldava.
Velina tir su col naso e si avvi a grandi passi verso il forno.
Continua a farti ancora gli occhi dolci, allora?. Macrone sogghign mentre grattava il fondo
della gavetta con un tozzo di pane.
Ho paura di s. Catone aveva finito di mangiare e stava sfregando della cera sul pettorale di
cuoio con un vecchio straccio. Le medaglie dargento che aveva vinto in battaglia brillavano come
monete nuove di zecca laddove erano agganciate sul pettorale. Indossava gi la spessa tunica militare e
larmatura a placche, e sulla parte inferiore delle gambe si era agganciato i gambali lucidati. Mise
dellaltra cera sullo straccio e torn a sfregare il cuoio lucente.
Hai intenzione di farci qualcosa?, continu Macrone, sforzandosi di non sorridere.
Neanche per sogno. Ho gi abbastanza preoccupazioni cos. Se non ce ne andiamo subito da
qui, diventer pazzo.
Macrone scosse la testa. Sei giovane. Ti aspettano sicuramente venti, venticinque anni buoni di
servizio. C tempo a sufficienza. Per me  diverso. Al massimo altri quindici anni. La prossima
assegnazione probabilmente sar la mia ultima possibilit di guadagnare abbastanza denaro per la
pensione.
La preoccupazione nella sua voce era palese e Catone si ferm per alzare lo sguardo. Allora
sar meglio ricavare il pi possibile da questa giornata. Ho fatto la posta allufficio del segretario per
giorni per ottenere questo appuntamento. Perci non facciamo tardi.
Va bene, ragazzo. Messaggio ricevuto. Mi preparo.
Poco pi tardi, Catone si allontan da Macrone e lo studi con occhio critico.
Come sto?.
Catone fece scorrere lo sguardo sullamico e serr le labbra. Puoi andare. Adesso
sbrighiamoci.
Quando dalle scale buie i due ufficiali emersero sulla strada di fronte al caseggiato, le teste si
voltarono per ammirare lo spettacolo delle armature scintillanti e dei mantelli rossi. Entrambi portavano
lelmo e le curate creste di crine di cavallo si aprivano a ventaglio sul metallo lucente.
Con un bastone di vite stretto in una mano e laltra poggiata sul pomello della spada, Catone si
tir su e irrigid la schiena.
Qualcuno fischi e, voltatosi, vide Velina appoggiata allo stipite delluscio della bottega del
marito.
Ma bene, guardatevi un po! Potrei davvero perdere la testa per una divisa.
Macrone le rivolse un sogghigno. Sono certo che qualcosa si potrebbe combinare. Far una
capatina quando torniamo da palazzo.
Velina sorrise debolmente. Sarebbe carino vedervi entrambi.
Prima io, disse Macrone.
Catone lo afferr per un braccio. Faremo tardi. Andiamo.
Macrone fece locchiolino a Velina e usc con Catone. Fianco a fianco, marciarono impettiti gi
per il pendio che portava al Foro e alle lucenti colonne del vasto palazzo imperiale che svettava sul
Campidoglio.
...
.
...
CAPITOLO TRE.
...
.
...
Centurioni Macrone e Catone?. La guardia pretoriana aggrott la fronte nello scrutare la
tavoletta posata davanti a s sulla scrivania. Non siete sulla lista.
Macrone gli sorrise. Da unaltra occhiata. Una bella occhiata, se capisci cosa intendo.
La guardia sollev le spalle in uno stanco sospiro per mettere in chiaro che ci era gi passato
parecchie volte. Si allontan dalla scrivania e scosse la testa. Spiacente, signore. Ho ricevuto ordine di
non ammettere a palazzo chi non compare sulla lista.
Ma noi ci siamo sulla lista, insist Catone. Abbiamo un appuntamento al dipartimento
dellesercito. Con il procuratore incaricato delle assegnazioni delle legioni. Proprio per adesso, perci
facci entrare.
La guardia sollev un sopracciglio. Sapete quante volte hanno usato questa scusa con me,
signore?
Ma  vero.
 vero solo se siete sulla lista, signore. Non siete sulla lista, quindi non avete un
appuntamento.
Aspetta un momento. Catone si concentr sulla guardia. Ascolta, c sicuramente un errore.
Ti assicuro che abbiamo un appuntamento. Ieri ho preso accordi con il segretario del procuratore. Si
chiama Demetrio. Informalo che siamo qui. Lui confermer quanto diciamo.
La guardia si gir verso un gruppetto di schiavi ragazzini accovacciati in una nicchia su un lato
del colonnato dingresso del palazzo. Tu! Va al dipartimento dellesercito. Cerca Demetrio e
riferiscigli che questi ufficiali dicono di avere un appuntamento per vedere il procuratore.
Grazie, mormor Catone e tir via Macrone dalla scrivania della guardia, dirottando lamico
verso le panche allineate lungo le pareti su ciascun lato dellentrata.
Mentre si sedevano, Macrone brontol: Piccolo stronzo fastidioso. Per gli di! Mi piacerebbe
averlo in una piazza darmi per qualche ora di duro addestramento. Poi vediamo quanto  tosto.
Dannati pretoriani! Pensano che il mondo intero li debba mantenere. E le guardie di palazzo sono i pi
pigri bastardi di tutti.
Aspettarono in silenzio che il messaggero tornasse e Catone alz lo sguardo sul vasto edificio
che torreggiava su di loro. Costruito su un fianco del Palatino, aveva diversi livelli di alloggi che
svettavano sul Foro. Lui era cresciuto tra quelle mura. Per lui avevano rappresentato quasi il mondo
intero  fino a che suo padre era morto e lui era stato mandato a raggiungere le legioni, pi di due anni
prima. Adesso, le mura e le colonne un tempo familiari sembravano estranee e, in un certo senso, pi
piccole. Certo, riflett, aveva lasciato il palazzo quandera poco pi che un ragazzino e viaggiato in
giro per lImpero, per i mari, e assistito agli orrori della battaglia. Era normale che questo lo avesse
cambiato, facendogli vedere il mondo con occhi diversi. Ma la sensazione di estraneit davanti alle
colossali mura che contenevano cos tanti ricordi intrist Catone. Dun tratto si sent molto pi vecchio
della sua et e, con un brivido, si avvolse pi strettamente nel mantello militare.
Quando il piccolo messaggero torn, ci fu un sommesso scambio di parole con la guardia
pretoriana, prima che questi si girasse e chiamasse i due centurioni.
Indic Catone con un cenno della testa. Pare che abbiate ragione, signore. Demetrio vi ricever
subito.
Oh, ci ricever, davvero?, tir su col naso Macrone. Dannatamente gentile da parte sua.
Il pretoriano fece un sorriso ironico. Non immaginate quanto. A ogni modo, seguite questo
ragazzo.
Attraversarono il portico dingresso e un piccolo cortile, entrando nel corpo principale del
palazzo. Allinterno, i chiodi di ferro sulla suola dei pesanti stivali di cuoio producevano unaspra eco
contro le alte mura su ciascun lato del passaggio. Passarono davanti ad ampie soglie dalle quali
scorsero scribi e impiegati che lavoravano allinterminabile contabilit che faceva girare le ruote
dellImpero. Le pareti degli uffici erano coperte da rastrelliere di rotoli e tavolette, con ogni casella
ordinatamente numerata. La luce entrava in ciascuna stanza da grate poste in alto sulla parete e
Macrone si chiese come doveva essere passare lunghi anni a lavorare in uno spazio tanto ristretto,
senza vista sul mondo esterno.
Raggiunsero una stretta scalinata in fondo al corridoio e salirono quattro rampe prima di
imboccare un altro corridoio. Le stanze che vi si aprivano erano spaziose e luminose, e la maggior parte
aveva finestre che dovevano offrire una bella vista sulla citt. Il piccolo schiavo si ferm fuori da un
ampio uscio e batt sullo stipite di legno.
Avanti!, esclam una voce stridula.
Prima di oltrepassare la soglia, Catone si affrett a bisbigliare allamico: Lascia parlare me. So
come trattare questa gente di palazzo.
Il piccolo schiavo condusse allinterno i due centurioni che scoprirono di trovarsi in
unanticamera. Due panche erano disposte lungo la parete di fronte a tre finestre che lasciavano entrare
luce e aria in abbondanza.
Anche troppo, pens Catone, sentendo freddo. Dallaltro lato della stanza cera una porta
chiusa. Da una parte si ergeva una grande scrivania di legno scuro, dietro alla quale sedeva il segretario
con il quale Catone aveva avuto un breve incontro il giorno prima. Demetrio era un uomo esile con una
tunica semplice ma fresca di bucato. Aveva il classico profilo greco e i capelli radi erano acconciati con
cura in scuri riccioli unti. Tutti i suoi modi parlavano del potere e dellinfluenza che pensava di
possedere. Accanto a lui cera un braciere ardente. Altri tre ufficiali erano seduti sulla panca pi vicina
alla fonte di calore.
Demetrio alz gli occhi da un rotolo e fece loro cenno di avvicinarsi. Centurioni Macrone e
Catone? Siete in ritardo.
Macrone gonfi le guance ma Catone rispose prima che lamico potesse protestare. Siamo stati
trattenuti allingresso. La guardia non aveva nota del nostro incontro. Catone sorrise. Sapete come
sono. Spero che non sia troppo tardi per il nostro incontro con il procuratore.
Ve lo siete perso, disse Demetrio in tono inespressivo.
Perso?. Macrone gli punt un dito contro. Adesso tu mi ascolti.
Tornate domani.
Neanche per idea.
Demetrio fece spallucce. Fatti vostri. Guard il ragazzo. Per favore, mostra a questi due
signori luscita.
Noi restiamo qui!, ringhi Macrone. E vedremo il procuratore. Sar meglio che tu
provveda.
Il procuratore  un uomo molto impegnato. Avreste dovuto essere qui allorario stabilito.
Macrone si sporse sulla scrivania e fulmin il segretario con lo sguardo. E tu avresti dovuto
fare in modo che i nostri nomi fossero sulla lista.
Non  un mio problema.
Allora adesso lo diventer.
Macrone fece per prendere la spada e Demetrio abbass gli occhi sul pomello mentre il primo
tratto di lama emergeva dal fodero. Trasal e i suoi occhi guizzarono nuovamente sul volto freddo e
determinato di Macrone.
Non osereste.
Mettimi alla prova.
Per un momento, Demetrio esit e con gli occhi lanci una silenziosa richiesta di aiuto agli altri
ufficiali, che si limitarono a sorridere senza fare una mossa. Chiamer le guardie.
Fallo pure, annu Macrone. Ma molto prima che arrivino qui avr lanciato il tuo culo secco
fuori dalla finestra. Deve essere parecchio alto. Sorrise allimpiegato. Adesso, per favore,
possiamo incontrare il procuratore?.
Demetrio deglut e cerc a tentoni una tavoletta di cera sulla scrivania. S, ehm, fatemi vedere.
Potr riservarvi qualche momento alla fine dellincontro in corso, immagino. Alz disperato lo
sguardo. Se intanto volete accomodarvi.
Macrone si tir su e annu soddisfatto. Grazie.
Mentre con Catone raggiungeva gli altri ufficiali sulla panca, lanci uno sguardo allamico e gli
strizz locchio. Da ora in poi parlo io. Penso di essermi fatto unidea di questa gente di palazzo.
Gli altri ufficiali si allungarono per presentarsi. Due di loro erano veterani; grinzosi e pieni di
cicatrici, con i capelli ruvidi che ingrigivano. Ciascuno aveva il petto pieno di medaglie e uno portava
al polso un grosso bracciale doro. Il terzo ufficiale era giovane, equipaggiato da poco e senza alcuna
decorazione sul pettorale. Sembrava imbarazzato e a disagio in compagnia di quegli uomini molto pi
esperti.
Uno dei veterani indic Demetrio con la testa. Bel lavoro, centurione Macrone o Catone?
Macrone. Ex ii Legione Augusta. Come il qui presente Catone.
Sono Lollio Asinio. Questo  Osidio Mutilo. Aspettiamo i permessi di viaggio per raggiungere
la x Legione. Il giovanotto  Flacco Sosio.  al primo incarico.
Il giovane ufficiale sorrise brevemente mentre rivolgeva la propria attenzione ai nuovi arrivati.
LAugusta? Allora siete stati in Britannia? Com?.
Macrone si concentr qualche istante prima di rispondere, ricordando i due anni del
combattimento pi intenso al quale avesse mai assistito. Erano morti cos tanti uomini bravi uomini
che conosceva da anni e altri che a stento aveva avuto la possibilit di conoscere prima che fossero
uccisi. Poi cera il nemico, brutale e coraggioso, guidato da quei folli demoni druidi. Comera?
Fredda.
Fredda?. Sosio sembrava confuso.
Macrone annu. S, fredda. Non andare mai laggi. Trovati un incarico in un posto comodo.
Come la Siria.
Catone scosse la testa per la disperazione. Da quando conosceva Macrone, aveva dovuto
sopportare il continuo ritornello secondo cui la Siria era la migliore assegnazione dellImpero. La sua
ambizione di tutta una vita era crogiolarsi nei luoghi di perdizione dellOriente.
La Siria?, rise Asinio. Siamo appena tornati di l. Abbiamo addestrato alcune unit di
ausiliari a Damasco.
Macrone si sporse verso Asinio. Gli brillavano intensamente gli occhi per la concentrazione.
Raccontami un po. La Siria. Si sta bene come dicono?
Be, questo non lo so, ma.
La porta dellufficio del procuratore si spalanc e un uomo avanz a grandi falcate
nellanticamera. Allistante Catone e Macrone si alzarono e si misero rigidamente sullattenti, imitati
subito dagli altri. Demetrio fu lultimo ad alzarsi, impiegandoci quel tanto che bastava per dimostrare la
propria mancanza di deferenza. Luomo indossava la toga cerimoniale da senatore, con una larga fascia
viola che correva lungo lorlo. Rivolse un breve cenno della testa ai centurioni e usc dallanticamera
mentre Demetrio entrava nellufficio del suo padrone.
I centurioni Licinio Catone e Cornelio Macrone sono qui per vedervi, signore.
Sono sulla mia lista?
Una svista, signore. Punir lo scriba responsabile.
Oh, molto bene. Falli entrare.
Demetrio rimase fermo vicino alla porta e la richiuse quando i due centurioni furono entrati
nellufficio del procuratore.
I due si ritrovarono a calpestare un folto tappeto, uno dei tanti che riempivano la grande stanza,
situata allangolo del palazzo, con le finestre su due lati. Finestre con i vetri, not Macrone con stupore
a stento trattenuto per il lussuoso arredamento dellufficio del procuratore. Dallaltro lato, dietro a una
scrivania con il ripiano di marmo, sedeva il procuratore, un uomo grasso con una grossa testa di capelli
scuri e anelli doro alle dita tozze di ciascuna mano. Alz lo sguardo con aria irascibile.
Bene, avvicinatevi, dunque. Svelti!.
Macrone e Catone andarono alla scrivania e si fermarono sullattenti. Il procuratore sbuff e si
appoggi allo schienale, rivelando una pancia ondeggiante che tendeva il tessuto di lana della sua
tunica. Per quale motivo siete qui?
Cerchiamo una riassegnazione alle legioni, signore, disse Catone.
Il procuratore tamburell le dita su una pila di tavolette di cera sulla scrivania. Lo
immaginavo. Tu devi essere il centurione Catone. Sono ormai diversi mesi che fai domanda per una
nuova legione.
Tre mesi, signore, replic Catone.
Be, dalla mole della tua corrispondenza e dal continuo assedio ai miei impiegati sembrano
parecchi mesi. La verit  che non posso prendere alcuna decisione fino a che non mi sar chiara la
vostra posizione.
La nostra posizione?, intervenne Macrone. Cosa intende, signore?.
Il procuratore incroci le dita e appoggi le pieghe del mento sulle nocche. Qualche giorno fa
sono stato informato del fatto che il centurione Catone era stato condannato a morte dal generale
Plauzio, il comandante dellesercito in Britannia.  vero?.
Catone avvert una sensazione di gelo alla bocca dello stomaco. Annu. S, signore. Ma posso
spiegare.
Credo che sarebbe meglio.
Catone deglut. La nostra coorte fu condannata alla decimazione per non aver eseguito gli
ordini. Di conseguenza, il generale nemico fugg con alcuni dei suoi uomini. Il centurione Macrone e io
riuscimmo a catturarlo, e la condanna a morte fu annullata dal legato della ii Legione.
Capisco. Intanto, il legato Vespasiano ha abusato della sua autorit quando ha annullato la
vostra condanna. Potrei aggiungere che le alte sfere sono preoccupate riguardo allentit della vostra
complicit nella morte del comandante della coorte.
Tacque, mentre i due ufficiali di fronte a lui restavano immobili e cercavano di mantenere
unespressione impassibile. Non osarono guardarsi lun laltro, ma fissarono dritto davanti a s. Il
procuratore continu: So che a seguito della decimazione cera un consistente malanimo nei riguardi
del vostro ufficiale in capo.
Ne  sorpreso, signore?. Macrone alz le spalle. La maggior parte degli uomini ce laveva
con lui per la punizione della coorte.
La maggior parte degli uomini?. Il procuratore lo guard attentamente. E gli ufficiali?.
Macrone fece di s con la testa.
Allora capirete che la morte del centurione Massimo abbia suscitato un considerevole sospetto.
Naturalmente, in presenza di accuse tanto gravi, il dipartimento dellesercito sta indagando in maniera
approfondita. Ho spedito una lettera al generale Plauzio per chiedere un rapporto completo sulla
faccenda. Sto ancora aspettando la sua risposta. Dovremmo venire presto a conoscenza di tutti i fatti. A
quel punto, o sarete scagionati e potr prendervi in considerazione per una nuova assegnazione,
altrimenti sarete messi in custodia e si disporr di voi secondo quanto pi opportuno per lImperatore
Nel frattempo, vi sarei grato se non cercaste di lasciare la citt.
Alz lo sguardo e si accorse della disperazione sui loro volti. Per un momento la sua dura
maschera da burocrate cadde e scosse tristemente la testa. Mi dispiace, non c nientaltro che possa
dire o fare. Ho permesso questincontro solo perch pensavo che doveste essere a conoscenza della
situazione. In considerazione dei vostri trascorsi, mi sembrava che Roma vi dovesse almeno questo.
Macrone gli rivolse un sorriso amaro. Questo e molto altro, direi.
Forse. Il procuratore si strinse nelle spalle. Non sta a me giudicarlo. Adesso credo che
fareste meglio ad andarvene.
Macrone e Catone lo fissarono per qualche istante, fino a che il procuratore prese una tavoletta
di cera e uno stilo. Erano stati congedati.
Fuori dallufficio, Catone si gir lentamente verso Macrone, il quale vide che lamico era
ancora scioccato dalle parole del procuratore. Le sue spalle esili si afflosciarono.
Coraggio, Catone. Macrone lo prese per un braccio e lo guid verso la strada.
...
.
...
CAPITOLO QUATTRO.
...
.
...
Lasciarono il palazzo e si fecero strada a spintoni tra la folla che affluiva nel Foro. Famiglie e
bande di giovani chiassosi che stringevano orci di vino, tutti diretti al Circo Massimo per accaparrarsi i
posti migliori per le corse di quel giorno. Attraversando questa marea di eccitata umanit, i due
centurioni si avviarono a una taverna dangolo. Il consueto viavai di conducenti di carri e portieri di
notte iniziava ad assottigliarsi mentre gli uomini esausti, e ormai brilli, tornavano barcollando ai propri
letti.
Macrone chiam il taverniere con un cenno della mano.
Cosa vi porto, signori?, domand educatamente il giovane dallaria subdola mentre
squadrava le loro uniformi e calcolava la mancia che poteva aspettarsi da due centurioni.
Un orcio del tuo vino pi economico. Due tazze, rispose Macrone seccamente. Pi veloce
che puoi.
Veloce  lordine, rapido  il servizio. Sorrise il taverniere. Questo  il nostro motto.
Carino. Macrone alz lo sguardo su di lui. Ma sarebbe ancora pi rapido se evitassi il
motto.
Giusto s. Immagino di s. Il giovane si allontan alla svelta, lasciando che lattenzione di
Macrone tornasse sullamico. Catone fissava oltre la palpitante folla che riempiva il Foro, verso le
austere vette del palazzo sul Palatino. Non diceva una parola da quando avevano lasciato lufficio del
procuratore e adesso stava seduto in silenzio. Macrone gli diede un buffetto sul braccio.
Su col morale, ragazzo. Ho ordinato il vino.
Catone gir la testa per guardare Macrone. Non ho un incarico da legionario, non mi resta
quasi pi denaro e adesso, a quanto pare, sar giustiziato in un prossimo futuro. Credi davvero che una
tazza di vino scadente mi sar daiuto?.
Macrone fece spallucce. Be, male non ti far. Anzi, ha un buffo modo di far sembrare migliori
le cose.
Se non lo sai tu, borbott Catone. Negli ultimi tre mesi ne hai bevuto abbastanza da
stendere un esercito.
Il taverniere torn, pos rumorosamente un paio di tazze di terracotta sul ruvido tavolo di legno
tra i due centurioni e le riemp da un orcio, prima di posare anche quello con un gesto plateale.
La sapete lultima?.
Macrone e Catone si girarono verso di lui con aria seccata, un esplicito invito a chiudere la
bocca e battere in ritirata dietro al bancone. Ma il taverniere non era disposto a rinunciare tanto
facilmente alla mancia e si appoggi a un robusto palo di legno che sosteneva i tre piani che
sormontavano la taverna.
Porcio  tornato in citt.
Porcio?. Macrone inarc un sopracciglio. Chi diavolo  Porcio? E perch mai dovrebbe
lontanamente interessarmi?.
Il giovane scosse la testa meravigliato per lignoranza dei due ufficiali dellesercito. Be, 
solo il miglior auriga che abbia mai corso per i blu!  il primo in programma questo pomeriggio.
Governa i suoi cavalli come se fosse nato con le redini in mano. Vi dico una cosa, si sporse verso di
loro, se vi avanza qualcosa per una scommessa, potrei darvi delle buone quotazioni.
Lasciali stare, ringhi una voce dal tavolo accanto. Macrone vide la faccia della guardia del
palazzo quando luomo si gir verso di loro. Porcio  uno stronzetto presuntuoso. Pensa di essere
bravo solo lui. Se avesse talento correrebbe per i verdi. Signori, risparmiate il vostro denaro. Puntate su
Nepote. Corre per i verdi.
Nepote!. Il taverniere sput a terra. Fiss la guardia con disprezzo e con la consueta,
sconsiderata e reciproca ostilit che gli accesi tifosi delle squadre avversarie si riservavano. Poi torn a
grandi passi verso il bancone, borbottando una stoccata finale ai due centurioni. Tanto vale gettare i
vostri soldi nella Cloaca Massima se scommettete su quellidiota di Nepote.
Ti ho sentito!, url la guardia.
Le corse, disse piano Catone. Se qualcosa distrugger lImpero, saranno le corse.
Macrone non stava ascoltando. Aveva gli occhi fissi sulla guardia. Gli si avvicin e gli diede un
colpetto sulla spalla.
Salve, amico, sorrise. Queste corse non  che avresti qualche dritta da dividere con un
compagno darmi?
Dritta?. Luomo si gir a guardare gli altri clienti, ma nessuno sembrava stesse ascoltando.
S. Ho una bella dritta per voi. Non scommettete su quel bastardo di Porcio. Si diede un buffetto sul
naso. So di cosa parlo e vi dico, signore, che Nepote  il vostro uomo. Puntate qualche denario su di
lui e ve la riderete. Adesso, se volete scusarmi, signore, devo andare. Strusci allindietro lo sgabello
sul lastricato, si alz sui piedi malfermi e usc a zigzag dalla taverna, disperdendosi immediatamente
nella fiumana di gente nel Foro.
Dubito che riuscir a tornare subito a palazzo, borbott Catone. Ma vorrei lo stesso avere io
i suoi problemi.
Macrone torn dallamico, cercando disperatamente una briciola di conforto da offrire a Catone.
Ma non era mai stato bravo in queste cose.
 la malasorte, ragazzo.
Malasorte?. Catone rise amaramente. Oh,  meglio di cos. Voglio dire, dopo tutto quello
che abbiamo passato, dopo tutto quello che abbiamo fatto per il generale Plauzio, puoi stare certo che
quel bastardo di un patrizio far in modo di togliermi di mezzo. Ecco una cosa su cui puoi
scommettere. Solo per evitare che la sua illustre fama di uomo inflessibile non venga macchiata. E il
segretario imperiale gli dar man forte.
Potrebbe raccomandare una grazia, ipotizz Macrone.
Catone lo guard fisso. Potrebbe non farlo. A ogni modo, non dimentichi niente?
Cosa?
Sei anche tu sotto accusa. E se il generale decidesse di incastrarti con la morte del centurione
Massimo?
Non credo che lo far. Non ci sono prove che mi collegano al suo assassinio, solo voci messe
in giro da qualche idiota che non vuole ammettere che  stato ucciso dal nemico. La cosa non mi
preoccupa, no davvero. Sei tu quello che mi preoccupa. Distolse lo sguardo imbarazzato e gli occhi gli
caddero sulla borsa, che teneva legata strettamente alla cintura. Ma soprattutto mi preoccupa il fatto
che siamo al verde e nel giro di qualche giorno faremo la fame, a meno che non ci paghino. Se non sar
cos, finiremo sulla dannata strada, una volta scaduto laffitto del mese prossimo. Nel complesso non la
vedo bene, Catone, ragazzo mio.
No.
Perci  meglio che ci diamo da fare.
In che modo?.
Macrone sorrise e si sporse sul tavolo. Per esempio approfittando di quel suggerimento e
andandocene al Circo Massimo.
Sei pazzo? Sono le nostre ultime monete e vuoi buttarle via nelle corse?
Buttarle  quello che fanno i babbei. Noi andiamo sul sicuro.
No. Tu sei un incurabile ottimista. Io invece sono realista. Se dobbiamo puntare quel denaro su
una corsa, tanto vale che lo regaliamo.
Macrone batt la mano sul tavolo, facendo sobbalzare le tazze. Oh, andiamo, Catone!
Abbiamo cos poco che non ci servir a niente. Se la dritta  giusta, dovremmo avere buone possibilit
e, chiss, se vinciamo la puntata saremo in grado di restare a galla ancora per un po. Cosa abbiamo da
perdere?
A parte la testa?.
Macrone gli rivolse unocchiataccia. Almeno per una volta, affidati al destino e vedi cosa
succede.
Catone ci pens per un momento. Macrone aveva ragione: aveva perso pi o meno tutto nella
sua vita, e perfino questultima era a rischio. Allora perch preoccuparsi per qualche moneta? La
risposta del generale sarebbe arrivata dalla Britannia prima che i tirapiedi del padrone di casa potessero
inchiodarlo al muro per gli arretrati dellaffitto. Tanto valeva vivere, finch poteva.
Va bene, allora, andiamo.
Quando finalmente attraversarono a furia di spinte lenorme arco di uno degli ingressi pubblici
del Circo Massimo, erano rimasti solo pochi posti nella sezione riservata allesercito. Gran parte delle
panche di pietra erano state occupate dai pretoriani, impegnati a bere da otri di vino e a fare
scommesse. Qua e l cerano gruppetti di legionari, uomini in licenza o, come Catone e Macrone, in
attesa di un nuovo incarico. Diversi erano ex soldati, congedati o invalidi provenienti dalle legioni, che
approfittavano dei diritti spettanti ai veterani.
Limperatore Claudio, con una mossa astuta, aveva cambiato la disposizione dei posti in modo
che le guardie fossero disposte su ciascun lato e dietro al palco reale. I senatori, con loro grande
disappunto, erano stati spostati pi in l e adesso, riversi sulle loro panche, erano serviti dagli schiavi
che porgevano loro vino caldo in piccoli calici. Alle loro spalle, Catone vide larea riservata alle vergini
vestali, i posti a sedere meno spaziosi per i nobili minori, e poi le file gremite di cittadini comuni e, pi
in alto, sulle panche pi arretrate, i liberti, gli stranieri e le donne nubili, molte delle quali esercitavano
apertamente la propria professione. Macrone segu la direzione del suo sguardo.
Scordatele. Non puoi permettertele. A meno che Nepote non faccia il suo dovere.
Catone riport lo sguardo verso lenorme distesa della pista che si apriva davanti a loro. Diversi
funzionari di gara si stavano dirigendo allisola centrale, mentre attorno a loro decine di schiavi
rastrellavano la sabbia rendendone la superficie liscia e omogenea, in preparazione per la prima corsa.
Gli assistenti dei sacerdoti spinsero una gabbia di immacolate capre bianche verso laltare sacrificale in
mezzo allisola, proprio di fronte al palco imperiale.
Tuttintorno allarena, i soliti ambulanti vendevano stuzzichini, cuscini e sciarpe dai colori
brillanti per i tifosi di ciascuna squadra. Tra di essi, si aggiravano gli allibratori, accompagnati da uno o
due sgherri per far s che il denaro restasse al sicuro. Macrone deglut nervosamente, si alz e and
verso quello pi vicino; un ispanico dalla carnagione scura che stringeva un mucchio di tavolette di
cera tenute insieme da un laccio. Alle sue spalle incombevano due uomini enormi, dalla stazza possente
e dalle orribili cicatrici, cosa comune tra gli ex gladiatori. Ciascuno portava una cassetta di soldi legata
alle spalle e impugnava un grosso bastone di legno.
Fatemi indovinare, sorrise lallibratore mentre scrutava Macrone e ne calcolava il valore.
Punterete un pezzo doro sulla vittoria di Porzio.
Ehm, no. Macrone sent limbarazzo ardergli sulle guance. Si guard attorno e continu a
bassa voce. Cinque denarii su Nepote, vincente.
Cinque denarii?. Lallibratore sembrava deluso. Si affrett a rivalutare il centurione e
continu in tono sarcastico. Sicuro che potete permettervelo?.
Macrone si irrigid. S, certo che posso. Cinque su Nepote, come ho detto.
Nepote? Sapete che lo danno dieci a uno?
 su quello che sto contando.
Be, i soldi sono vostri. Se siete sicuro.
Macrone si accigli. Vuoi accettare la scommessa o no?
Sono felice di prendere i vostri soldi. Solo un momento, prego signore. Lallibratore apr le
sue tavolette e si prepar ad aggiungere una nuova voce con lo stilo. Inizi a incidere una minuta
annotazione nella cera, mormorando mentre scriveva. Cinque den. su Nepote vincente Il vostro
nome?
Centurione Macrone.
Macrone. Bene, adesso se posso avere il vostro pagamento.
Macrone gli porse le monete dargento dalla borsa e lallibratore le fece cadere in una delle
cassette portate dai suoi compari. Le monete caddero nella fessura con un sordo tintinnio sulle monete
gi allinterno. Lallibratore fece un cenno della testa alluomo che portava la cassetta. Fanno
centoquarantatr.
Lex gladiatore sollev un grande cerchio di metallo che aveva sul fianco e rovist tra i piccoli
pioli di legno fino a raggiungere il numero esatto, che poi prese e porse a Macrone. Lallibratore gli
sorrise.  stato un piacere fare affari con voi. Dubito che ci rivedremo. Adesso, se volete scusarmi.
Macrone si infil il corrispettivo in legno nella borsa e si affrett a tornare da Catone.
Quanto hai puntato su Nepote?
Abbastanza, rispose Macrone con disinvoltura. Poi indic oltre le teste degli spettatori, in
direzione del palco imperiale. Guarda, il leccapiedi di Claudio. Star per arrivare.
Quanto?, insist Catone.
Oh, cinque denarii, allincirca.
Cinque den Macrone,  quasi tutto quello che abbiamo.
In realt,  tutto quello che abbiamo. Macrone si strinse nelle spalle in segno di scusa.  un
rischio, ma ho ottenuto una quotazione di dieci a uno.
Davvero?, rispose piccato Catone. E perch credi che sia una bella notizia? Ha nove
probabilit su dieci di perdere.
Ascolta, Macrone abbass la voce, il nostro uomo ha detto che era una cosa sicura. Ci
spettano cinquanta pezzi dargento quando sar finita.
So contare, grazie. Cinquanta pezzi, se Nepote vince.
Vincer, fidati. Ho intuito per queste cose.
Catone scosse la testa e distolse lo sguardo, lasciando che si posasse di nuovo sul palco
imperiale. Gli schiavi del palazzo erano intenti a preparare un tavolo di stuzzichini e vino da un lato del
posto dellImperatore. Perfino a una distanza di cinquanta passi, Catone riusc a distinguere un raffinato
vassoio di cacciagione glassata in quello che sembrava miele. Quella vista gli fece venire lacquolina in
bocca e sent lo stomaco brontolare per la fame.
La famiglia imperiale inizi a emergere dallentrata privata per andare a prendere posto. Un
gruppetto di senatori favoriti si accomod sui soffici cuscini disposti sugli sgabelli a ciascun lato della
pedana imperiale. Li seguirono alcuni liberti e scribi dellimperatore che si fermarono in fondo al
palco. Infine, apparvero le bianche ciocche di capelli e il serto dorato sulla testa di Claudio e un
grandioso ruggito di saluto proruppe dalla folla, riecheggiando nel Circo Massimo. Era pi rumoroso
che in battaglia, pens Catone. Molto pi rumoroso.
Limperatore rimase fermo per un momento, beandosi dellacclamazione del popolo. Solo la
sua testa si mosse, con quel caratteristico spasmo che nessuno sforzo di autocontrollo era in grado di
evitare. Alla fine, Claudio sollev lentamente un braccio e si gir a salutare il suo popolo, che rispose
al gesto con un ruggito ancora pi grande. Il braccio dellimperatore croll di nuovo lungo il fianco e,
dopo essere salito sulla pedana, Claudio si lasci cadere sgraziatamente al suo posto. Quando la moglie
dellimperatore, Messalina, sal accanto a lui, le acclamazioni si fecero fragorose.
Macrone si sporse verso Catone e gli url allorecchio: Da quello che ho sentito, scommetto
che ce ne sono parecchi tra di loro che la conoscono bene quasi quanto il marito.
Sogghign e Catone si guard attorno preoccupato per accertarsi che nessuno avesse sentito il
commento. Era il tipo di commento pubblico che gli informatori andavano a riferire ai funzionari del
palazzo per avere una piccola ricompensa. Poi, una notte, una squadra di pretoriani avrebbe buttato a
terra la tua porta per trascinarti in un posto dal quale non saresti pi tornato. Per fortuna, le sciocche
parole di Macrone si persero nellassordante ruggito della folla e Catone inizi a rilassarsi.
Poi vide un altro uomo entrare nel palco imperiale: magro, i capelli scuri e una semplice toga
bianca. Claudio accolse il nuovo arrivato con un sorriso e indic un posto proprio sotto alla pedana.
Catone sent una mano di Macrone a coppa sul suo orecchio mentre lamico indicava il palco con
laltra.
Hai visto chi  appena arrivato?.
Catone annu. Il nostro amico. Il segretario imperiale.
Pensi che Narciso sappia che siamo tornati a Roma?
Se gi non lo sa, lo sapr presto.
Allora siamo nei guai. Quel bastardo ha convinto il generale Plauzio a decimare la nostra
coorte.
Me lo ricordo. Non gli far piacere sapere che sono ancora vivo.
Catone fu assalito da unondata di paura mentre guardava Narciso oltre le teste della folla. Ben
poco sfuggiva allattenzione delluomo che controllava la polizia segreta dellimperatore sbarazzandosi
di qualsiasi minaccia e che si occupava di distribuire la maggior parte dei favori di Claudio. E se avesse
saputo che Catone era in citt, avrebbe fatto in modo di sistemare la questione il prima possibile,
preferibilmente con un discreto strangolamento in qualche cella buia e abbandonata del carcere
Mamertino. Ma cera una possibilit, una possibilit remota, che lui e Macrone fossero sfuggiti
allocchio sempre vigile di Narciso, perfino in quel momento.
Proprio allora, Narciso si gir sul suo posto e gett lo sguardo sulla folla e, prima che Catone
potesse reagire, i suoi occhi si fissarono in direzione dei due centurioni. Catone sent le viscere farsi di
ghiaccio. Fu solo un istante, poi si afflosci sulla sua panca, fuori dal campo visivo di Narciso.
Merda!, mormor. Merda merda merda.
Macrone si lasci cadere accanto a lui, allarmato dallimprovviso mutamento nellespressione
dellamico. Che succede?
Ci ha visti. Narciso mi ha visto.
Stronzate. Come poteva? Siamo solo un paio di facce in mezzo ad altre migliaia. 
impossibile.
Ti dico che mi ha visto!. Catone riusciva quasi a sentire le rozze mani dei pretoriani che di
certo sarebbero stati mandati ad arrestarlo. Era questione di attimi prima che tutto finisse.
Macrone si alz lentamente e diede unocchiata in direzione del palco imperiale, prima di
tornare ad abbassarsi accanto allamico. Non sta neanche guardando da questa parte. Chiacchiera con
limperatore. Nientaltro. Non pu averti visto. Rilassati!.
Le acclamazioni si affievolirono presto quando i sacerdoti iniziarono i preparativi del sacrificio
per aprire la giornata di corse. Due assistenti trascinarono uno dei capretti fuori dalla gabbia e,
reggendo per le zampe lanimale recalcitrante, lo portarono su per i gradini dellaltare dove lo
immobilizzarono sulla lucente superficie di marmo. La litania del sommo sacerdote si sentiva a
malapena sulla pista, mentre invocava la benedizione di Giove, il migliore e il pi grande, per
limperatore Claudio, la sua famiglia, il senato e il popolo di Roma, e gli aurighi. Poi, lev un pugnale
ricurvo sul capretto belante, si ferm un istante, con la lama che riluceva al sole, per poi calarlo con
forza. Il lontano belato fu bruscamente interrotto. Per un momento, il sacerdote si chin sul corpo
sussultante della capra e scav nel suo stomaco servendosi del pugnale. Poi ne estrasse il fegato,
lucente di viola e rosso mentre fumava leggermente nellaria fredda. Si pieg sullorgano per
esaminarlo attentamente, poi fece avvicinare un collega, che guard a sua volta il fegato, prima di dare
la loro interpretazione. Il sacerdote sollev allimprovviso lorgano per indicare che Giove aveva
accettato il sacrificio e che le gare potevano avere inizio. Un enorme boato di sollievo travolse larena.
Macrone si batt le mani sulle gambe e sorrise come un bambino.
I discorsi bigotti dei padri senatori furono brevissimi. Si trattava della consueta offerta floreale
per ringraziare il patrocinatore delle corse, in questo caso lo stesso Claudio. Limperatore tamburell i
piedi con impazienza mentre cercava di incrociare lo sguardo degli oratori, per poi fare un rapido gesto
con la mano perch si dessero una mossa. La folla acclam educatamente ogni discorso e poi, quando
lultimo oratore scese dal podio sullisola, tutti allungarono il collo impazienti, gli occhi incollati ai
cancelli di partenza, al lato opposto del Circo Massimo.
Ci fu un momento di silenziosa attesa. Poi una grande fanfara di trombe risuon forte e i
cancelli si aprirono allinterno rivelando i bui cunicoli che conducevano alla zona di smistamento. Ci fu
un movimento nellombra, quindi le bighe irruppero dalle gallerie sulla sabbia del Circo Massimo. La
folla salt su e url eccitata e, lentamente, le acclamazioni si trasformarono in canti rivali a sostegno di
ciascuna squadra o di volgare scherno nei confronti degli avversari. Molti dei pretoriani, chiaramente,
erano tifosi dei blu e gridarono il nome di Porzio mentre questi conduceva la propria squadra davanti al
palco imperiale e salutava limperatore Claudio.
Il bastardo far meglio a perdere, disse piano Macrone. Poi si guard attorno nervosamente e
fece un profondo respiro. Forza, Porzio!.
Catone inarc un sopracciglio incrociando lo sguardo dellamico. Macrone fece spallucce. 
solo una finta. Non ha senso mettersi a litigare.
Le bighe completarono un giro della pista e poi si allinearono fianco a fianco, proprio di fronte
allimperatore. Gli equipaggi si raggrupparono per apportare gli ultimi ritocchi ai pettorali dei cavalli e
applicare lultima manciata di grasso alle assi delle bighe. Gli aurighi controllarono le redini e si
assicurarono che gli affilati coltelli di sicurezza fossero al loro posto nei foderi. Ciascun auriga
indossava una tunica corta e senza maniche del colore della squadra, e le leggere protezioni avvolte
attorno alle gambe erano anchesse dei colori della squadra.
Macrone si concentr su Nepote, un uomo atletico dalla carnagione scura. Nepote stava eretto e
fermo nella sua tunica verde. Troppo fermo per i gusti di Macrone, quasi come se fosse troppo
terrorizzato per muoversi. O forse aveva i nervi dacciaio. Meglio che fosse cos.
Una volta completati i preparativi, le squadre si ritirarono dalla pista e gli aurighi presero in
mano le redini, trattenendo i propri cavalli. Gli animali erano stati addestrati per correre ventre a terra e
si spintonavano lun laltro nervosamente, con le museruole che si allargavano a ogni sollevarsi dei
poderosi fianchi.
Per un momento Catone dimentic tutto quel che lo aveva turbato e sedette sul bordo della sua
panca per fissare le quattro squadre, tese e pronte a entrare in azione. Limperatore rivolse un cenno del
capo al direttore di gara, il quale sal sul podio di fronte al palco imperiale. Portava una piccola
bandiera, che svolse con cura e sollev lentamente fino a che il suo braccio non fu eretto. Tutti gli
occhi delle decine di migliaia di persone presenti nel Circo erano fissi su di lui e non si sentiva altro che
lo sbuffare dei cavalli. Il direttore aspett che le squadre fossero allineate il pi possibile. Poi abbass
di scatto il braccio e la bandiera ricadde in un increspato sventolio. Il boato della folla fu immediato.
Gli aurighi fecero schioccare le redini e i cavalli sollevarono nuvole di sabbia trainando le bighe. La
corsa ebbe inizio.
Porzio, fedele alla propria reputazione, riusc in qualche modo a ottenere unulteriore esplosione
di energia dai suoi cavalli e si ritrov in testa alla prima lunghezza. I blu erano nettamente davanti agli
altri quando i veicoli sterzarono attorno allestremit dellisola, sollevando banchi di sabbia a ogni
passaggio delle bighe, che scomparirono momentaneamente alla vista. Le urla di incoraggiamento
attorno a Catone si affievolirono quando gli spettatori rivolsero lo sguardo sullaltra estremit
dellisola, aspettando trepidanti che le bighe riapparissero. La sabbia schizz in alto un istante prima
che la biga in testa comparisse e i pretoriani balzarono in piedi deliziati, urlando il loro sostegno a
Porzio. Alle sue spalle cera Nepote e Macrone riusc a stento a sopprimere il suo urlo di gioia per il
fatto che lauriga fosse ancora in gara. Con un disperato schiocco di redini, Nepote guid i suoi cavalli
verso lesterno mentre correvano sulla pista in direzione del palco imperiale. Gradualmente si mise alle
calcagna di Porzio, poi inizi ad avanzare fianco a fianco dei blu. Porzio vide il pericolo e, con un
rapido strattone delle redini, si diede da fare per distanziare il rivale.
Un ululato di sdegno si lev dai tifosi dei verdi e Macrone strinse forte i pugni, pur tenendo le
labbra serrate. Accanto a lui, Catone si sent male nel vedere luomo che aveva in mano il destino delle
loro ultime monete trattenere le briglie disperatamente, poi fare una brusca sterzata a sinistra, pi
vicino allisola. Porzio aveva calcolato male la propria manovra e i suoi cavalli persero landatura
mentre il loro auriga li spronava a rimettersi in corsa. Ma era troppo tardi. Nepote, sporgendosi sulla
barra anteriore della sua biga, schioccava con foga le redini e lanciava urla di incoraggiamento ai
cavalli. Questi scattarono in avanti, affiancarono i blu, li superarono e si portarono in testa. Catone sent
unondata di gioia esplodergli nelle vene e lott per non darlo a vedere.
S!. Macrone lanci il pugno in aria e poi si guard attorno preoccupato. Alcune delle
guardie lo guardarono sorprese, ma subito tornarono a occuparsi della gara.
Attento, borbott Catone. Ho la sensazione che non siamo tra amici.
Sulla pista, Nepote scatt avanti e doppi lisola, sparendo alla vista. Un istante dopo, i blu
sterzarono dietro di lui e scomparvero. Si era gi creato un considerevole divario tra quelle e le altre
due squadre, i gialli e i rossi, che si stavano accapigliando, incollatura contro incollatura, per cercare di
raggiungere le prime due. Ancora una volta le grida da quella parte del Circo si affievolirono quando la
corsa continu sullestremit opposta della pista. Le teste ruotarono verso il lato pi lontano dellisola
centrale, dove tutti erano intenti a osservare.
Non tutti.
Catone abbass lo sguardo sul palco imperiale e vide che Narciso stava a sua volta guardando
nella sua direzione. I loro occhi si incrociarono. Catone ne era sicuro. Il segretario imperiale stava
fissando proprio lui e non cera niente che Catone potesse fare se non fingere che non stesse accadendo,
come se la sua fosse solo una faccia nella folla. A quel punto Narciso alz una mano e punt il dito
verso Catone, poi fece un cenno di saluto prima di tornare a guardare la pista. Catone sent il brivido
freddo del terrore scendergli lungo la schiena. Era stato visto e riconosciuto e ormai non sarebbe pi
stato possibile evitare il segretario imperiale. Catone sapeva di essere praticamente morto. Narciso
aveva fatto accostare uno degli ufficiali e stava parlando animatamente al suo orecchio. Poteva trattarsi
di qualsiasi cosa, sper affranto Catone; magari stavano parlando di qualcuno o qualcosaltro. Poi
Narciso si gir e indic nella sua direzione e lufficiale annu e and verso lingresso del palco
imperiale.
Catone afferr lamico per un braccio. Dobbiamo andare! Adesso!.
Sei matto?. Macrone si liber dalla presa. Quello che resta dei nostri soldi  l fuori. Non
andremo da nessuna parte. Non fino a quando la corsa non sar finita.
Ma. Catone era in fibrillazione. Non cera tempo di spiegare la situazione a Macrone. E
Macrone non si smuoveva. Va bene! Me ne torno alla taverna. Mi trovi l, dopo. Si alz, afferr
lelmo e sal di corsa i gradini che portavano alluscita.
Dietro di lui, Macrone allung una mano. Catone! Aspetta! Oh, fottiti, allora!.
Catone scese affannosamente i ripidi gradini nella galleria arcuata che girava attorno al Circo,
sotto le gradinate. Da l una scalinata pi ampia conduceva in strada e i suoi stivali chiodati
riecheggiavano contro le colonne e i soffitti a volta della galleria. Al di sopra del rumore attutito della
folla, credette di sentire altri passi, altri stivali chiodati e un urlo. Corse gi per le scale, tre gradini alla
volta, rischiando di farsi male nel tentativo di fuggire dal Circo prima che gli uomini di Narciso
potessero fermarlo. In fondo alle scale, emerse dallombra delledificio e vide che cerano ancora un
sacco di persone che passeggiavano lungo la grande strada transitabile che passava accanto al Circo
Massimo. Catone sapeva che correndo sarebbe spiccato tra la folla. Fece un profondo respiro e si infil
tra i passanti, allontanandosi in diagonale dagli scalini e andando verso un varco nella fila di negozi
dallaltro lato, dove una stradina portava al Foro. Dietro di s, sent lo scalpiccio degli stivali sulle scale
ma, con volont di ferro, si costrinse a non voltarsi per guardare. Continu a camminare verso la
stradina. Quando le persone lo incrociavano o andavano a sbattergli contro, Catone evitava di guardarle
in faccia e andava avanti, sempre in attesa di un grido alle sue spalle che avrebbe significato la sua fine.
Finalmente arriv allangolo della strada e si infil nello stretto vicolo, facendo solo una breve sosta
per dare unocchiata al Circo Massimo. Quattro guardie erano a pochi gradini dalla strada e scrutavano
la folla, ma nessuna di loro stava guardando nella sua direzione.
Catone si precipit nel vicolo, che era una delle pi vecchie strade della citt e procedeva
tortuoso lungo il pendio, restringendosi sempre pi, fino a che il cielo diventava una linea frastagliata,
affollata dalle grondaie dei caseggiati addossati luno allaltro che si ergevano da entrambi i lati. Alle
sue spalle, i boati della grande folla del Circo si attutirono poco per volta. Laria del vicolo era satura
del lezzo del cibo in decomposizione e della fogna. Camminando frettolosamente, super qualche
persona. Alcune donne dallaspetto scontroso lo osservavano dagli usci aperti e dovette passare
attraverso un gruppetto di giovani ubriachi diretti al Circo Massimo. Nel tetro vicolo non cerano punti
di riferimento con i quali potesse orientarsi, solo il termine del pendio e il vago senso della direzione in
cui doveva muoversi. Poi, alla fine, svolt un angolo e il vicolo sfoci in una strada pi larga, piena di
gente. A sinistra cera il Foro e, con un profondo respiro, Catone si avvi da quella parte, camminando
con passo pi regolare e cercando di non sembrare lo squallido fuggiasco che era diventato.
Trov la taverna piuttosto facilmente e and a sedersi dentro, vicino a una parete, in modo da
poter osservare la folla allesterno e nascondersi nellombra se necessario, per evitare lo sguardo
indagatore di chiunque. Il giovane taverniere si avvicin asciugandosi le mani su uno straccio lurido.
Un guizzo di riconoscimento gli pass sul viso e sorrise.
Non siete andati alle corse, allora?
Ci siamo andati, si affrett a rispondere Catone prima di rendersi conto che laver lasciato il
Circo cos presto poteva sembrare sospetto senza unadeguata spiegazione. Ma mi sono ricordato che
dovevo incontrare una persona qui. Il mio amico mi raggiunger pi tardi.
Capisco. Il taverniere fece spallucce. Be,  un peccato. Cosa prendete da bere?
Bere?
Questa  una taverna, amico, non una sala dattesa.
Una tazza di vino. Vino caldo.
Solo una?
Non voglio altro, per adesso.
Bene. Il giovane si gett lo straccio sulla spalla e si diresse ai grandi orci di vino disposti sul
bancone. Torn e pos una tazza fumante sul tavolo di Catone.
Fa un sesterzio.
Con un senso di nausea, Catone si accorse che era Macrone a tenere tutto il loro denaro, e
lamico era ancora al Circo. Alz lo sguardo sul taverniere. Metti sul conto. Ti pagher quando arriva
il mio amico.
Il taverniere scosse la testa. Non si fa credito. Politica della casa. Si paga subito.
Catone si schiar la voce e rivolse uno sguardo duro al giovane. Abbass la voce in un cupo
ringhio. Ho detto che pago dopo. Adesso lasciami in pace.
Il giovane apr la bocca per protestare. Catone appoggi la schiena al muro, incroci le braccia e
indic con la testa il fondo della taverna. Il taverniere lo squadr freddamente, poi si allontan e and
dietro al bancone per sciacquare alcune tazze e tenere docchio il suo cliente difficile.
Catone torn a guardare la folla nel Foro e aspett. Per fortuna Macrone lo avrebbe raggiunto
una volta finita la prima corsa, se Nepote avesse vinto. Poi avrebbe riscosso la vincita e si sarebbe
diretto al Foro. Pass unora e la tazza davanti a Catone era ormai vuota da un bel po. Non osava
ordinarne unaltra, in caso Macrone non si fosse fatto vedere, e inizi a pensare al modo in cui poteva
svignarsela dalla taverna.
Poi, a poca distanza, la folla si apr quando una donna patrizia si ritrasse con un gridolino di
disgusto. Una figura in armatura da centurione le pass accanto con passo strascicato. La sua faccia era
pesta e insanguinata e, per un momento, Catone non riconobbe Macrone. Poi, quando lamico si gir
verso la taverna, Catone sussult.
Macrone! Macrone, che diavolo ti  successo?.
...
.
...
CAPITOLO CINQUE.
...
.
...
Levati di mezzo!, url Macrone. Spinse Catone da una parte e si scagli sul taverniere,
sferrandogli un pugno alla testa. Il giovane lavorava nelle taverne del Foro da abbastanza tempo per
sapere come reagire a simili attacchi. Abbass la testa per schivare il colpo e fece un passo di lato,
assestando al centurione unenergica spinta alla schiena mentre gli passava oltre. Con un fragoroso
schianto, Macrone fece volare un tavolo e gli sgabelli prima di abbattersi contro il duro bancone con
una forza tale da mozzargli il respiro. Giacque l per un momento, scuotendo la testa, e il taverniere
corse in tutta fretta dallaltro lato del bancone per prendere una pesante mazza. Gli altri avventori si
alzarono dai loro posti e si affrettarono a uscire in strada, dove poi si girarono per guardare lo
spettacolo.
Chiamate le guardie!, url uno dei clienti. Il richiamo fu ripetuto da altre voci nella folla che
si stava rapidamente radunando fuori dalla taverna.
Lultima cosa che Catone desiderava era lattenzione degli uomini della coorte urbana che
presidiavano le strade. Si port dietro il bancone e afferr Macrone per una spalla.
Sono andati a chiamare le guardie. Macrone, dobbiamo andarcene di qui.
Macrone lo fulmin con lo sguardo. Una volta che avr finito con lui.
Non adesso. Catone si guard attorno e vide che il taverniere li stava guardando furioso
mentre brandiva la mazza. Quanto ti devo per il vino?
Il vino?. Il giovane aggrott la fronte. Toglietevi dal cazzo e basta. Portalo via di qui.
Bene. Catone si avvicin con cautela a Macrone e lo aiut a rialzarsi, tenendolo saldamente
per un braccio. Forza. Dobbiamo andare.
Macrone colse il tono di urgenza nella voce di Catone e annu. Poi i due centurioni si fecero
strada tra i resti scheggiati del tavolo e degli sgabelli e uscirono di fuori. La gente si ritrasse
istintivamente e fece loro spazio. Non lontano, al di l delle teste degli astanti, quattro creste rosse di
crini di cavallo venivano verso la taverna.
Da questa parte. Catone spinse Macrone lungo la fila di bancarelle che costeggiavano il Foro
e insieme si infilarono nella ressa di compratori e passanti. Quando Catone sent che si erano
allontanati abbastanza, trascin Macrone in un vicoletto alle spalle del Foro e i due si appoggiarono alle
sudice mura di malta di un antico tempio per riprendere fiato.
Che diavolo  successo?, sbott Catone.
Eh?
La rissa alla taverna. Cosa diavolo credevi di fare?
Quel bastardo era un tifoso di Porzio.
Lo so. E allora?
Porzio ha vinto.
E questa  una ragione? Oh, merda. La testa di Catone si afflosci. La scommessa. Hai
perso tutti i nostri soldi.
Cosa significa che li ho persi?, ribatt rabbioso Macrone. Erano i nostri soldi. La nostra
scommessa. Se vincevamo avresti avuto una bella fetta.
Ma non abbiamo vinto.
Lo so!. Macrone si sferr un pugno sul petto. Ero l, dannazione, quando quellidiota di
Nepote ha mandato a finire la sua biga del cazzo dritta contro il muro. Mancavano solo pochi metri
allarrivo. I pretoriani si stavano pisciando addosso dalle risate.
E?
Be, Macrone abbass gli occhi,  stato allora che ne ho colpito uno.
Tu hai colpito uno di loro?
Due, in realt. Forse qualcuno di pi. Non me lo ricordo. Uno non si  rialzato.
Capisco. Catone parlava a denti stretti. Quindi non solo hai perso i nostri soldi, sei anche
riuscito a metterci i pretoriani contro. E adesso, grazie alla tua piccola scaramuccia nella taverna, siamo
ricercati anche dalla coorte urbana. Catone si sfreg la fronte per alleviare il torrente di pensieri
angoscianti che si riversava nella sua mente. Come se non bastasse, Narciso sa che siamo a Roma.
Macrone alz lo sguardo. Cosa?
Mi ha visto. Al Circo Massimo.
Ne sei sicuro?
Certo che ne sono sicuro, dannazione. Ha guardato dritto verso di me. Mi ha perfino salutato
con la mano. Prima di mandare qualcuno a prendermi. Perch credi che me ne sia andato cos alla
svelta?.
Macrone alz le spalle. Me lo sono chiesto. Allora, cosa facciamo adesso?
 questo il problema. Il guaio  che non c una soluzione. Non possiamo scappare. Di sicuro
avranno messo degli uomini alle porte della citt. Non possiamo nasconderci a Roma, non senza soldi.
Entrambi gli uomini restarono per un po in silenzio; Macrone si port una mano al viso e
fremette quando venne a contatto con una grossa ecchimosi sulla guancia. Ahi! Brucia!.
Catone gli rivolse unocchiataccia. Be, te lo meriti.
Grazie per la tua solidariet. Macrone guard lamico. Non possiamo restare per strada.
Quella notte, Catone era steso su un fianco e fissava il muro, abbastanza vicino da vedere il
proprio respiro luccicare sullintonaco crepato, grazie a uno spicchio di luna che penetrava dalla
persiana rotta. Era pi stanco di quanto non lo fosse da mesi, eppure la sua mente non riusciva a
smettere di ripercorrere gli eventi di quel giorno. Le incertezze riguardo al futuro che lo tormentavano
da quando era tornato a Roma adesso sembravano decisamente di poco conto rispetto alla disperazione
per lattuale situazione. Adesso solo un miracolo poteva salvarlo. Assillato da queste riflessioni,
giacque immobile e fiss la parete per quelle che parvero ore.
Macrone, come al solito, era piombato in un sonno profondo quasi subito dopo aver posato la
testa sul materasso, e il suo russare minacciava di far crollare il caseggiato.
Per un po, Catone consider lipotesi di attraversare la stanza e girare Macrone sul fianco, ma
cos avrebbe dovuto abbandonare il calduccio che era riuscito a creare sotto la tunica, il mantello di
ordinanza e la coperta. Perci sopport il baccano, vi si abitu e finalmente scivol nel sonno.
Un fracasso fu la causa del suo brusco risveglio. Era da poco passata lalba e la debole luce
grigia rischiarava gi la stanza. Catone si mise a sedere, girandosi verso luscio proprio mentre il
vecchio chiavistello di ferro saltava via e le consunte assi della porta che si spalancava andavano a
fracassarsi contro il muro, provocando una pioggia di intonaco.
Ma che diavolo?. Macrone alz la testa proprio mentre quattro soldati armati di tutto punto
irrompevano nella stanza con le spade sguainate.
Restate dove siete!, grid uno degli uomini, sollevando la spada quel tanto che bastava
perch la minaccia fosse chiara. Catone e Macrone si immobilizzarono e il soldato abbass larma,
mentre si rivolgeva a loro in un tono pi ufficiale.
Centurioni Macrone e Catone?.
Catone fece di s con la testa.
Narciso vuole vedervi.
...
.
...
CAPITOLO SEI.
...
.
...
Stronzate!, inve Macrone e allung di scatto il braccio verso il punto in cui la sua spada era
appoggiata alla parete. Il pretoriano reag allistante e cal lo stivale sul polso di Macrone. Questi
rimase senza fiato quando le punte di ferro gli si conficcarono nella carne, ma prima che potesse dire
unaltra parola, sent la punta di una spada contro la gola.
Non vorrei doverlo fare, signore, disse il pretoriano in tono ragionevole. Siete in inferiorit
numerica, siete a terra e sareste morti prima di riuscire a estrarre la spada. Perci non createci
problemi. Lasci che le parole venissero recepite e, quando Macrone annu, sollev lentamente lo
stivale, continuando, per, a puntargli la spada alla gola. Tenendo gli occhi fissi sul centurione, impart
un ordine. Frontino, prendi le loro armi.
Uno dei suoi uomini rinfoder la spada e prese in carico le spade e i pugnali dei due ufficiali.
Solo quando luomo fu uscito dalla stanza, il capo dellunit ritrasse la punta della propria arma e si
allontan da Macrone.
Vestitevi. E prendete il vostro equipaggiamento.
Catone aggrott la fronte. Il nostro equipaggiamento?
S, signore. Temo che non tornerete mai pi qui.
Catone si sent gelare il sangue. Era pietrificato. Quindi era cos che ci si sentiva quando si
veniva condotti alla propria esecuzione. Una visita cordiale da parte degli sgherri del segretario
imperiale e altri due nomi venivano cancellati dalla Storia. Per poco non scoppi a ridere per la
pretenziosit di quel pensiero. Lui e Macrone non erano degni neanche di una nota a fondo pagina. Due
personaggi minori che facevano da comparse in un dramma di provincia era un paragone pi calzante.
Erano condannati a essere dimenticati, anche da parte degli stessi uomini che adesso li portavano alla
morte. Ecco come stavano le cose, e Catone prov la rabbia amara di uno la cui vita  destinata a finire
senza senso quasi prima ancora che abbia avuto inizio. Alz lo sguardo sul comandante dellunit.
Dove ci portate?
Ve lho detto, signore. Narciso vuole vedervi.
Catone sorrise. Senzaltro il segretario imperiale voleva avere la possibilit di salutarli per
lultima volta, in modo che non avessero dubbi su chi fosse lartefice del loro destino. Tipico di
Narciso. Poco importava quanto piccolo fosse il trionfo, aveva bisogno di assistervi di persona. In altre
e pi neutre circostanze, Catone avrebbe volentieri fatto delle riflessioni sulle debolezze di una
personalit tanto insicura, ma, con la morte a quanto pareva imminente, nellanimo non aveva altro che
odio e disperazione.
Adesso, per favore, in piedi, signori. Ho una mattinata piena; qualche altra visita da fare.
Perci, se non vi dispiace.
Catone si alz cautamente dal materasso, con la mente che gli turbinava di pensieri di lotta e
fuga. Si chiese se i pretoriani avrebbero finito lui e Macrone immediatamente. Ma a quel punto,
immagin, avrebbero dovuto portare via i cadaveri per sbarazzarsene. Non ne sarebbero stati contenti.
Molto pi facile se le vittime se ne andavano sulle loro gambe prima di essere uccise. Attento a non
rivolgere la schiena ai pretoriani, Catone si infil gli stivali e li allacci; poi mise i suoi abiti e
lequipaggiamento nella coperta. Dallaltro lato della stanza, Macrone fece altrettanto. Non cera molto
da lasciare: qualche avanzo di cibo e degli indumenti che aspettavano di essere rammendati. Il fatto che
i pretoriani fossero disposti a lasciare che facessero i bagagli sorprese Catone, ma poi gli sovvenne che
per i beni terreni dei due centurioni si poteva spuntare un buon prezzo una volta in caserma.
Catone avvolse la coperta sulle sue cose, ne leg i capi insieme e infil il nodo allestremit del
giogo da marcia. Macrone, appena ebbe finito, raggiunse Catone a poca distanza dai pretoriani in
attesa.
Si guard gli stivali, come per controllarne i lacci, e bisbigli: Pensi che dovremmo cercare di
darcela a gambe?
No.
Il pretoriano sorrise, aspettandosi quella mossa anche se non aveva sentito lo scambio di battute.
Per favore, che nessuno dei due faccia sciocchezze. Io e i ragazzi abbiamo un sacco di esperienza
nello scortare le persone.
I prigionieri, vorrai dire, grugn Macrone.
Il pretoriano si strinse nelle spalle. Persone, prigionieri, per noi  lo stesso, signore. Ci
limitiamo a prendere e consegnare. Sono altri quelli che si occupano della parte complicata. Vi sto solo
avvertendo di non cercare di scappare. Sarebbe una faccenda sgradevole sia per noi che per voi. Se
capite cosa voglio dire.
Macrone lo fulmin con lo sguardo. Farei molto pi in fretta a capire senza tanti giri di parole.
Nelle legioni diciamo pane al pane. Siamo noi a doverci occupare dei casini veri.
Ma qui non siamo nelle legioni, vero, signore? A Roma le cose si fanno con pi stile.
La morte  la morte, ragazzo. Quella non si pu nascondere.
Sareste sorpreso di conoscere quante cose teniamo nascoste. Il pretoriano sorrise
freddamente, poi si fece da parte e indic la porta. Adesso, signori, se non vi dispiace.
Con due guardie davanti e due dietro, le loro spade tratte, i due centurioni si avviarono gi per
gli stretti gradini ed emersero nel vano scale sul fondo del caseggiato. Le guardie erano state viste
entrare nelledificio e una piccola folla di astanti incuriositi si era radunata allesterno. Quando i
prigionieri e la scorta uscirono rumorosamente sulla strada lastricata, Velina apparve sulla soglia del
forno. Sgran gli occhi per la sorpresa nel vedere Catone e Macrone con i loro zaini. Usc e si mise
davanti ai pretoriani in testa.
Catone! Cosa sta succedendo?
Toglietevi di mezzo, signora!, scatt una delle guardie.
Velina guard oltre la sua spalla. Catone?.
Cerc di andare da lui ma la guardia la prese per un braccio e la spinse contro il muro del
caseggiato, e i pretoriani andarono via con i loro prigionieri.
Entrarono a palazzo attraverso uno degli ingressi della servit che si apriva su una stretta strada
secondaria, lontana da quelle principali. Catone ricordava di aver usato lo stesso passaggio pi di una
volta da ragazzo, quando viveva negli alloggi della servit del palazzo. Cerano poche persone in giro
ad assistere alla scena e Catone si rese conto di quanto fosse facile scomparire in quella citt. Superate
le guardie allingresso, i pretoriani li condussero lungo un corridoio, fino a raggiungere una scalinata,
che risalirono, attraversando il cuore del palazzo imperiale.
Catone si rivolse al capo. Non ci portate alle celle, allora?.
Luomo inarc le sopracciglia. Evidentemente. Poi cedette e rilass per un momento
lespressione severa. Ascoltate, signori, ci  stato detto di condurvi da Narciso. Sono tutti qui gli
ordini che abbiamo, per quanto riguarda voi due.
Non vi hanno mandati a prenderci per farci giustiziare?
No, signore. Solo per portarvi da Narciso. Tutto qui. Se lui decide che siete destinati al
patibolo, be, allora  diverso, e potremmo dovervi portare dai ragazzi che sbrigano quel lavoro.
Oh. Catone guard luomo con pi attenzione, chiedendosi come facesse a essere cos
disinvolto riguardo ai propri compiti. Forse il pretoriano ci aveva semplicemente fatto labitudine.
Catone ricordava che sotto limperatore Caligola la guardia pretoriana era stata impegnata ad arrestare
e giustiziare gente per tutti e tre gli anni del suo regno.
Dopo quattro rampe di scale, uscirono su un ampio corridoio con un elaborato motivo a
mosaico che percorreva il pavimento. Grandi finestre, su in alto, lasciavano entrare larghe lame di luce.
Catone non aveva mai visto prima quel corridoio e, sentendo una calda corrente daria risalirgli su per
le gambe, cap che il pavimento doveva essere riscaldato.
Macrone serr le labbra. Il nostro Narciso sa come vivere bene.
Il gruppo scortato marci lungo il corridoio verso unimponente porta, alta quasi il doppio di un
uomo. La porta era affiancata da un paio di pretoriani e, in una nicchia sulla sinistra, un impiegato
sedeva a una grande scrivania di noce. Era ben vestito con una morbida tunica di lana e, al suono dei
passi che riecheggiavano, alz la testa. Il capo dellunit gli rivolse un cenno del capo.
Centurioni Macrone e Catone, come richiesto dal segretario imperiale.
 a colloquio con limperatore. Dovrete aspettare. Laggi. Us lo stilo per indicare dallaltro
lato del corridoio, dove delle panche imbottite erano allineate in unaltra nicchia. Il gruppetto si diresse
alle panche e i due centurioni, felici di sfilarsi gli zaini, si sedettero. Due guardie rimasero in piedi a
ciascun lato. Nellaustero ambiente degli uffici del segretario imperiale, Macrone prov imbarazzo per
la faccia pesta e non rasata. Dando unocchiata a Catone, vide lamico fissare con aria abbattuta il
pavimento di mosaico, tutto assorto nella propria infelicit.
La riunione tra il segretario imperiale e limperatore Claudio continu a lungo. Quando il sole
sorse sulla citt tentacolare, le lame di luce scivolarono lente sulle pareti del corridoio e finalmente
inondarono prigionieri e scorta con un caldo chiarore dorato. Macrone appoggi la schiena e chiuse gli
occhi e, malgrado la situazione, inizi a godere della confortevole sensazione di tepore e dello sfocato
chiarore arancione della luce del sole attraverso le palpebre. Fu cos che gli sfugg il flebile cigolio
delle porte che si aprivano. Mentre le guardie si irrigidivano sullattenti, limpiegato balz in piedi e si
inchin. Catone si affrett ad alzarsi, ma prima che potesse smuovere Macrone, limperatore di Roma e
il suo servitore pi fedele e fidato, Narciso, uscirono nel corridoio.
Q-q-quindi, pensi davvero che sia importante?
S, Cesare. Narciso annu per sottolineare la propria intesa.  una componente vitale del
lavoro. Senza, i posteri ne saranno impoveriti per sempre.
Limperatore Claudio lo guard con gli occhi sgranati e ci fu un violento spasmo della testa.
Davvero? L-l-lo pensi davvero?
S, Cesare. Senza dubbio.
Be, messa cos, c-c-cosa posso dire? Avevo pensato che le mie p-p-poesie infantili non
fossero il massimo per unautobiografia. Sorrise, ebbe un altro tic, e strinse il braccio di Narciso. Ma
mi hai convinto. Come sempre il tuo b-b-buon gusto e il tuo buonsenso sono il perfetto complemento al
mio genio.
Cesare. Narciso fece un profondo inchino. Non merito le tue lodi. A nessun mortale con un
minimo di sensibilit letteraria potrebbe sfuggire la divina genialit delle vostre doti di percezione e
descrizione.
Claudio sorrise raggiante e strinse il braccio di Narciso in segno di gratitudine. Poi si blocc
quando scorse Macrone appisolato sulla panca. Chiss perch dubito che q-quel tipo condivida il tuo
punto di vista.
Narciso lanci unocchiataccia verso la nicchia e sbrait un ordine. Mettete in piedi quello
sciocco!.
Due guardie presero Macrone per le braccia e lo tirarono su. Apr gli occhi con aria stordita.
Cosa? Cosa? Oh.
Alla vista dellimperatore si svegli allistante e si mise dritto come un pilastro di marmo.
Claudio zoppic verso di lui e lo squadr.
 questo uno degli uomini di cui mi parlavi, Narciso?
S, Cesare.
P-p-piuttosto anonimo come tipo, devo dire. Sembra il genere di uomo che potremmo
sacrificare senza perderci troppo il s-sonno.
S, Cesare. Ancora una volta avete anticipato i miei pensieri.
Claudio si rivolse a Catone con unespressione sorpresa. E questaltro, questo ragazzo? Non
pu essere laltro ufficiale di cui mi hai parlato. Ecco, non s-s-sembra abbastanza grande neanche per
farsi la barba!.
Narciso fece una risatina forzata e quando limpiegato segu il suo esempio limperatore si gir
accigliato. Nessuno ti ha chiesto di partecipare!.
Limpiegato rimase di sasso e sbianc, abbassando gli occhi allistante.
Cos va meglio. Limperatore torn a girarsi per continuare lesame dei due centurioni.
Immagino che tu sappia quello che f-f-fai, Narciso. Occorrer agire con discernimento per quellaltra
faccenda di cui abbiamo parlato. Sei s-s-sicuro che questi uomini siano allaltezza del compito?
Se non lo sono loro, allora non lo  nessuno, Cesare.
Molto bene Ci vediamo a cena.
Cesare. Narciso si inchin di nuovo, come fecero i pretoriani, il suo segretario e i due
centurioni. Tennero la testa bassa mentre Claudio si allontanava con passo strascicato lungo il corridoio
fino a sparire in una galleria laterale. Nellistante in cui limperatore scomparve alla vista, ci fu un
collettivo sospiro di distensione. Macrone si sentiva come se fosse scampato per un pelo a
unesecuzione istantanea e il sangue gli martellava nel cuore.
Narciso guard i due centurioni e impart seccamente un ordine. Portateli dentro!.
Gir sui tacchi e torn a grandi passi nel suo ufficio mentre Catone e Macrone afferravano gli
zaini e, affiancati dalle guardie, venivano scortati attraverso lalta soglia nella stanza del segretario
imperiale.
Lufficio era vasto. Il soffitto arrivava alla stessa altezza del corridoio e il pavimento era
coperto da pelli di animali, attraverso le quali si poteva ancora sentire il calore dellipocausto. A destra
si stendeva una parete costituita da una scaffalatura a nido dape per i rotoli e i volumi. A sinistra, la
parete era coperta dal dipinto finemente particolareggiato di unenorme baia che si estendeva in
lontananza, fino a perdersi in una leggera foschia. Sulla striscia di costa, incombeva una grande
montagna che faceva sembrare minuscole le citt che sorgevano sul litorale ai suoi piedi. Sulla parete
opposta cerano quattro grandi finestre, con una vista spettacolare sul Foro e i tentacolari pendii della
Suburra. Narciso aveva attraversato la stanza e si era accomodato dietro a una scrivania di quercia, le
cui dimensioni erano proporzionate alla stanza, se non alla quantit di scartoffie che vi poggiavano
sopra, che si sforzava di apparire gravosa. Il segretario imperiale not lammirazione sui volti dei due
centurioni che guardavano la citt, affascinati nel vederne cos larga parte in una volta sola.
Impressionante, vero?, sorrise.  la prima cosa che nota la gente che visita questo ufficio.
La trovo stimolante e, al tempo stesso, spaventosa. Terrificante, addirittura.
Si volt per guardare fuori dalla finestra e continu con lo stesso tono riflessivo. Limpero 
governato da qui. Da questo palazzo. Il palazzo  la mente che dirige i muscoli e i tendini dellimpero.
Laggi, nel Foro, c la manifestazione pubblica di tale potere. Gli eleganti templi dedicati a decine di
divinit. Le basiliche in cui i destini degli uomini si fanno e si commerciano, e vengono regolati dalla
legge. Persone da tutto il mondo vengono al Foro e si meravigliano della portata del nostro successo.
Insieme, il palazzo e il Foro costituiscono un tempio dedicato al potere e allordine. Fece una pausa e
alz una mano, indicando il versante della Suburra, una sudicia massa di tegole e malta, simile a
unonda sul punto di infrangersi sul Foro.
Quel quartiere malfamato, daltra parte,  un caos di povert e depravazione che di continuo
minaccia di travolgere e distruggere lordine che abbiamo creato. La Suburra  il quotidiano
promemoria di quello che potremmo diventare se limperatore e tutti coloro che promuovono i suoi
obiettivi venissero spazzati via. I plebei sono i barbari dentro le porte. Fino a che saranno nutriti e
intrattenuti, li avremo in nostro potere. Ma lasciamo che abbiano sentore del loro potere o, peggio, che
unaltra persona sfrutti le loro pi vili motivazioni e le loro superstizioni, aggiunse Narciso con
grande enfasi, e ci taglieranno la gola.
Il segretario imperiale torn a guardare i due centurioni con aria stanca. Perci il mio compito,
il mio scopo in questa vita,  fare in modo che lordine venga mantenuto e che Claudio resti al potere.
Questo significa che devo identificare e contenere qualsiasi possibile minaccia per limperatore. Ed 
vostro compito, come soldati che hanno giurato di obbedire alla sua volont, di aiutarmi in qualsiasi
modo io decida. Sono stato chiaro?
S, signore, risposero Catone e Macrone. Catone non sapeva a cosa alludesse il segretario
imperiale. Ma laccenno alla necessit dei loro servigi e nessuna parola a proposito dellesecuzione gli
riempirono il cuore di speranza.
Narciso annu alla loro pronta obbedienza e si sporse in avanti per appoggiare le braccia sulla
scrivania. Allora ascoltate attentamente. Ho un compito per voi. Naturalmente  pericoloso e prevede
un grosso rischio personale. Ma, daltronde, non avete niente da perdere. Dico bene, centurione
Catone?
Signore?
Non prendermi per uno sciocco, giovanotto. La tua vita non ti appartiene. Devo solo alzare la
voce per chiamare le guardie e farti uccidere su due piedi. Tu e anche il tuo amico. E neanche dovrei
spiegarne il motivo. Si d il caso che di motivi ne abbia abbastanza. Guarda qui. Prese un rotolo dalla
scrivania. Questo  arrivato ieri. Dalla Britannia. Sai chi lo manda?.
Il cuore di Catone sprofond. Il generale Plauzio?
Esatto. E puoi immaginare cosa dice. Narciso sorrise impercettibilmente. La condanna a
morte  confermata. Inoltre, il generale afferma che esistano sufficienti prove circostanziali per
garantire lesecuzione del centurione Macrone con laccusa di ammutinamento e omicidio. Siete
entrambi gi morti.
Lasci che le parole venissero recepite, fissando attentamente i centurioni con gli occhi marrone
scuro, infossati sotto le sopracciglia curate. Catone ricambi il suo sguardo, arrabbiato e impaurito,
sapendo che il segretario imperiale stava per gettarli in mezzo a nuovi pericoli. Deglut nervosamente
prima di rispondere.
A meno che non eseguiamo il vostro ordine.
Proprio cos. Narciso annu. Eseguirete il mio ordine o sarete cibo per i corvi prima di
stasera.
Macrone sghignazz. E cos che vorreste farci fare? Un assassinio? Far sparire qualcuno?
Cosa?
Niente di cos facile, rise Narciso. Ho un sacco di uomini per questo tipo di bassi incarichi.
No, per quello che ho in mente, mi servono due ufficiali intraprendenti. Uomini spietati che sono anche
abbastanza disperati da voler riuscire a tutti i costi. Uomini che sanno che la loro vita  perduta, a meno
che non portino a termine il loro compito. In breve, uomini come voi due. Non offender la vostra
intelligenza offrendovi questo lavoro. Lo farete, altrimenti morirete immediatamente. Non mi resta che
mettervi a parte dei dettagli. Capito?
Oh, abbiamo capito eccome signore.
Molto bene. Narciso si appoggi allo schienale della sedia e raccolse le idee. Un mese fa,
una nave mercantile  stata catturata non lontano dalla costa, nei pressi di Ravenna. Capita di tanto in
tanto. Qualcuno si mette in testa di fare il pirata e inizia a depredare le navi. Possiamo permetterci di
sorvolare sulla perdita di qualche imbarcazione qua e l, ma se diventano troppo avidi, mandiamo un
plotone a spaventarli e metterli in fuga. Solo che stavolta i pirati hanno catturato una nave che, guarda
caso, aveva a bordo uno dei miei agenti pi fidati, con una missione della pi estrema delicatezza. 
stato fatto prigioniero e torturato. Hanno mandato a dire che vogliono un riscatto per lui. Insieme al suo
dito destro. Immagino che sia una sorta di tradizione piratesca per mostrare che fanno sul serio.
Lo rivolete indietro?, domand Catone.  cos?  tutto qui?
Non proprio. Il mio agente portava nei suoi bagagli alcuni oggetti di enorme valore per
limperatore.
Un tesoro?. Macrone aggrott la fronte. Volete spedirci a una caccia al tesoro?
Un tesoro? S, rispose Narciso. Ma un tesoro che ha molto pi valore di tutto loro e i
gioielli dEgitto.
Davvero?, tir su col naso Macrone. Ho i miei dubbi.
Di che tipo di tesoro stiamo parlando?, Catone interruppe lamico.
Rotoli, sorrise Narciso. Sono tre. I pirati vogliono dieci milioni di sesterzi in cambio dei
rotoli.
Dieci milioni? Solo per tre rotoli?. Macrone rise e scosse la testa. Non dite sul serio,
signore.
Non sono mai stato pi serio in tutta la mia vita.
La risata di Macrone gli mor in gola alla vista dellespressione determinata sul viso del
segretario imperiale. Questi rotoli coshanno di tanto speciale?.
Narciso lo guard fisso. Non vi serve saperlo. Vi verr detto di pi se la situazione lo
richieder.  sufficiente dire che se io entro in possesso di questi rotoli, allora sar sventato un grande
pericolo per limperatore. Per adesso, tutto ci che deve preoccuparvi  la vostra missione. Trovate e
recuperate i rotoli e poi portateli qui da me. Se vi riesce, rivoglio indietro anche il resto del mio agente.
Ma se ci dovesse mettere a rischio la sicurezza dei rotoli, lagente deve essere considerato
sacrificabile.
Chi altri ne  a conoscenza?, domand Catone.
Narciso ci pens per un momento. Limperatore. Il mio segretario e unaltra persona.
Chi, signore?.
Narciso sorrise e scosse la testa. Non avete bisogno di saperlo. Per adesso. Nel frattempo, ho
disposto che entrambi siate assegnati alla base navale di Ravenna. Stiamo mandando una colonna di
rinforzi marittimi per le operazioni contro questa nuova minaccia pirata. Al prefetto  stato detto di
trovare e distruggere il covo dei pirati. Il vostro lavoro  fare in modo di recuperare i rotoli e il mio
agente, una volta che i pirati saranno sconfitti. Dovete anche fare in modo che chiunque tra i pirati li
abbia letti, o sia stato a contatto con essi, non venga preso vivo. Unultima cosa, Narciso si sporse
nuovamente verso di loro.  possibile che i pirati abbiano contattato altre persone con lintenzione di
vendere i rotoli. Se questo  il caso, i miei nemici non si fermeranno davanti a niente per
impossessarsene. Non dovete fidarvi di nessuno, intesi?.
I due centurioni annuirono.
Quando partiamo?, chiese Macrone.
Siete gi partiti. I rinforzi hanno lasciato Roma allalba. Dovrete raggiungerli una volta che
avr finito con voi.
La mente di Catone turbinava. E tutti i documenti? I nostri ordini?.
Narciso mise fine alle domande con un gesto della mano. Si occupa di tutto il mio segretario.
Vi dar i documenti necessari non appena lascerete il mio ufficio. Adesso, se non volete beccarvi delle
inutili vesciche, vi suggerisco di darvi una mossa, signori.
Solo una cosa, signore, disse Macrone.
S?
Denaro. Ne abbiamo bisogno per coprire le spese fino a Ravenna.
Capisco. Molto bene. Potrete richiedere un fondo spese al mio segretario.
Grazie, signore.
Non c problema, sorrise Narciso. Potrete sistemarvi, se sopravviverete. Adesso, andate.
Narciso appoggi la schiena e incroci le braccia, indicando chiaramente la fine della riunione.
Catone e Macrone si girarono verso le porte. Prima che potessero arrivarci, esse furono spalancate a
entrambi i lati da un pretoriano. Il segretario di Narciso aspettava alla propria scrivania, una tavoletta di
cera in ciascuna mano. Quando i centurioni uscirono nel corridoio, allung loro le tavolette. Catone
prese la propria, ed era intento a infilarla nello zaino quando guard dallaltro lato del corridoio e si
blocc. Macrone not la sua reazione e si gir a guardare. Seduto nella nicchia di fronte, cera un uomo
dalla corporatura robusta, prossimo a diventare grasso. Indossava la toga da senatore e sorrise
lentamente nel riconoscere i due centurioni.
Be, che mi venga un colpo, ridacchi, i miei vecchi compagni darmi, il centurione
Macrone e il suo amichetto optio.
Fece una pausa mentre lo sguardo gli cadeva sulla cresta obliqua dellelmo appeso al giogo di
Catone. Centurione Catone? Non ci credo.
Catone pieg la testa per salutare formalmente il grado dellaltro uomo e rispose con voce
insolitamente fredda. Tribuno Vitellio, mi chiedevo se ci saremmo mai rivisti.
...
.
...
CAPITOLO SETTE.
...
.
...
Cosa diavolo ci faceva qui quel bastardo di Vitellio?, brontol Macrone mentre si sistemava
lo zaino e regolava il passo. Speravo di non dover mai pi posare gli occhi su di lui, dopo quella
faccenda in Britannia. Come volevasi dimostrare. Quando sei gi caduto nella merda, puoi sempre
essere sicuro che qualcuno te ne getti unaltra vagonata.
Catone grugn il proprio assenso al pittoresco fatalismo dellamico. La vita era cos. Ne aveva
vissuta gi abbastanza per saperlo. Macrone aveva ragione a essere preoccupato. Il fatto che luomo
avesse atteso di vedere Narciso immediatamente dopo di loro implicava un qualche nesso con la
missione che erano stati costretti a intraprendere. Poteva essere una coincidenza, riflett Catone.
Dopotutto, Narciso doveva supervisionare parecchie operazioni. Ma anche in quel caso, non riusciva a
scacciare la sensazione che la loro presenza e quella dello sleale ex tribuno della ii Legione fossero in
qualche modo collegate. Avevano sventato una congiura di Vitellio per assassinare limperatore
Claudio, ma dopo laccaduto lo scaltro tribuno li aveva lasciati senza prove da portare contro di lui,
costringendoli cos al silenzio. Catone era certo che Vitellio stesse solo aspettando il momento giusto
per organizzare un incidente fatale ai loro danni.
Il ripresentarsi di quel pericolo si aggiunse ai timori gi esistenti, e Catone non riusc a togliersi
Vitellio dalla testa mentre con Macrone arrancava sulla Via Flaminia. Nonostante fosse una giornata
fredda e un vento gelido tagliasse laria, cera solo qualche nuvola nel frizzante cielo azzurro. Dopo il
primo miglio sulla strada, il moto aveva scaldato loro i muscoli e Catone aveva smesso di tremare.
Avevano lasciato Roma a mezzogiorno, fermandosi alla Porta Sanqualis per riempire le borracce, e
solo con le mura della citt alle spalle Macrone si era sentito abbastanza al sicuro da dire come la
pensava. Su ciascun lato dellampia strada lastricata, tombe e mausolei si facevano largo tra pi
modeste lapidi in memoria delle generazioni dei morti sepolti fuori dalle mura.
Il traffico sulla Via Flaminia era intenso, con un costante afflusso di carri e carretti carichi di
prodotti agricoli, merci e beni di lusso diretti ai grandi mercati della capitale. Nella direzione opposta
procedevano rumorosi veicoli vuoti. I due centurioni marciavano pi rapidamente possibile per
raggiungere la colonna dei rinforzi che aveva lasciato la citt diverse ore prima ed era ormai sulla
strada per Ocriculum. La colonna era probabilmente a buon punto sulla tabella di marcia perch al loro
passaggio il traffico doveva essersi fermato, mentre ai due centurioni, che erano incomparabilmente in
numero inferiore, toccava zigzagare tra gli altri utilizzatori della strada.
Non li raggiungeremo prima di sera, brontol Catone. Non di questo passo.
Forse s, replic Macrone, girando la testa per guardare Catone. Se acceleriamo il passo.
Coraggio, ragazzo, basta poltrire.
Catone strinse i denti e allung landatura, fino a raggiungere lamico. Hai mai avuto a che
fare con i fanti di marina prima dora?
Fanti di marina?. Macrone sput a terra. S, me ne  capitato qualcuno. Nellunit del Reno.
Erano soliti andare in licenza ad Argentorate, come noi legionari. Inutili segaioli, tutti quanti. Passano
il tempo a bighellonare sul ponte della loro nave mentre noi facciamo il lavoro dei veri soldati.
Catone sorrise. Mi pare di capire che non corre buon sangue tra legionari e fanti.
Affatto, rispose con enfasi Macrone. Ci saltiamo alla gola lun laltro da sempre.
Mi sorprendi. Ma adesso che abbiamo un incarico in marina faremmo meglio a perdonare e
dimenticare, eh?
Perdonare e dimenticare?. Macrone inarc le sopracciglia. Col cazzo! Odio quei bastardi e
basta. Ogni legionario li odia. Ricorda quello che dico, non esistono bravi fanti. Sono poltroni e
perditempo, la feccia delle strade. Chiunque abbia un briciolo di valore si  arruolato nelle legioni.
Avremo a che fare con gli scarti.
Non vedi lora di fare un po di addestramento?
Catone, ragazzo mio, c laddestramento, e poi c chi se ne va in giro a fare cose senza
senso, che sono la specialit del marinaio medio.
Perci quando arriva il momento di fare i soldati, sono tutti quanti in alto mare?.
Macrone chiuse gli occhi per un istante. Catone, questo  il tipo di battuta che rovina
unamicizia.
Scusa. Cercavo solo di sdrammatizzare.
Be, non farlo. Daccordo? Le cose sono gi abbastanza difficili per noi senza che cerchi di
scherzarci su.
Giusto. Catone alz lo sguardo mentre una colonna di carri procedeva rumorosamente
dallaltro lato della strada. Ciascun carro portava diversi uomini, muscolosi e al meglio della forma
fisica. Diede un colpo di gomito a Macrone. Ce ne servirebbero altri cos nelle legioni.
Macrone guard i carri. Loro? Gladiatori. No, sono lultima cosa che vorresti nellesercito.
Pensano di sapere tutto ci che c da sapere in fatto di combattimento. Che si riduce tutto a un bel
lavoro di piedi e a qualche colpo da maestro con la spada. Un banale barbaro li stenderebbe mentre
pensano ancora a ottenere punti per il loro stile. Gladiatori. Macrone scosse la testa stancamente.
Hanno la testa talmente su per il culo che quasi non vedono la luce del giorno da un mese allaltro. Se
vuoi al tuo fianco qualcuno su cui poter contare, allora scegli sempre un legionario. E se non riesci a
trovare un legionario, allora andr bene un ausiliario.
Catone lo guard fisso. Ce lhai proprio con i fanti della marina, vero? C un motivo
particolare? Uno di loro  fuggito con tua sorella o qualcosa del genere?.
Macrone scocc unocchiata allamico. Sorella? No, molto peggio. Mia madre.
Tua madre?.
Macrone annu. Una trireme attracc a Ostia per delle riparazioni. La ciurma scese a terra per
qualche giorno. Uno di quei raffinati bastardi infinocchia mia madre e lei lascia noialtri nella merda e
salpa al dannato tramonto col suo marinaio, e non si fa vedere mai pi. Ero poco pi di un bambino
allepoca. Venti anni fa.
Catone era scioccato. Nei due anni che conosceva Macrone, lamico aveva di rado parlato della
propria storia personale. E adesso questo. Essendo ormai abituato ai racconti dei vecchi soldati, non
pot fare a meno di essere sospettoso. Questa storia  vera?
Ti ho mai detto bugie?.
Catone si strinse nelle spalle. Be, s. Spesso, guarda caso. Storie di soldati e tutto quanto. Il
barbaro che fugg씅 quel genere di roba.
Oh. Macrone strinse le labbra. Questa  vera. Perci odio i fanti, concluse semplicemente.
Catone sent un grosso peso posarsi sul suo cuore. Se Macrone portava simili pregiudizi con s
fino a Ravenna, allora la vita con i fanti sarebbe stata molto difficile. La rivalit interna era gi
abbastanza brutta senza la crociata personale di Macrone contro la fanteria navale.
Catone cerc di far ragionare lamico. Non credi che sia un po duro giudicarli tutti per via
della condotta di uno solo?
No.
Catone sibil frustrato. Non  corretto.
Cosa centra con questo la correttezza? Un bastardo se l filata con mia madre. Adesso il
bastone ce lho in mano io e ho intenzione di usarlo. E non voglio sentire le tue sciocchezze sulla
correttezza.
I pregiudizi non hanno mai risolto niente, replic pacato Catone.
Stronzate! Quale dei tuoi grandi filosofi se n uscito con questa cosa? I pregiudizi risolvono
tutto, e anche alla svelta. Fino a che hai le palle di andare fino in fondo. Come credi che ci siamo
costruiti un impero? Giocando correttamente con un mucchio di barbari dal culo biondo? Credi che li
abbiamo convinti con le parole a gettare le armi e a cedere le loro terre? No. Li abbiamo trattati da
ignoranti e incivili. Tutti quanti. E anche a ragione, secondo me. Ha reso un sacco pi semplice
prenderli a calci, in fin dei conti. Inizi a riflettere sui pro e i contro del loro punto di vista e sei morto in
un baleno. Comportati come vedi fare e la vita diventa pi semplice, e pi lunga, probabilmente.
Quindi, Catone, risparmiami le tue idee sulla correttezza, eh? Se voglio odiare i fanti, sono affari miei.
Mi facilita la vita. Se vuoi entrare nelle loro grazie, fatti tuoi. Ma lasciamene fuori.
Be, se insisti.
S. Daccordo? Adesso cambiamo argomento.
Catone cap che il suo amico non avrebbe cambiato idea. Non in quel momento, perlomeno.
Forse col tempo poteva convincerlo a essere pi ragionevole; qualche parola accuratamente scelta qua e
l e il loro incarico in marina poteva non essere una spiacevole esperienza. Se Narciso aveva ragione,
allora quella missione sarebbe stata abbastanza pericolosa per loro due senza doversi anche
preoccupare della lealt degli uomini attorno a loro.
Catone si sporse in avanti, regol il peso del giogo sulle spalle e continu a marciare in silenzio.
In prossimit di una altura a nord della capitale, la Via Flaminia inizi a inclinarsi. Quando la strada
torn in piano, Catone and a ripararsi sotto lombra di un boschetto di alti cipressi e pos lo zaino per
un momento. Macrone prosegu ancora un po, poi si ferm e, a malincuore, lasci la strada lastricata e
raggiunse lamico.
Non sarai gi stanco?
Un po, ammise Catone. Sono fuori allenamento con la marcia.
Davvero?. Macrone fece un sorrisetto. Sei gi diventato un marinaio?
Molto divertente. Catone bevve un sorso dalla borraccia e torn a guardare la strada in
direzione di Roma, che si estendeva disordinatamente sui suoi sette colli e si riversava sul paesaggio
circostante. Avendo vissuto nei ristretti confini della capitale per alcuni mesi, gli sembrava strano
abbracciare una citt di un milione di anime con una sola occhiata. Il vasto edificio del complesso del
palazzo imperiale era chiaramente visibile, anche a distanza di diverse miglia, ma adesso sembrava
minuscolo, come una costruzione fatta con i mattoncini di un bambino. Per un istante, Catone si stup
della piccolezza delle conquiste umane in un contesto pi ampio. Tutta la grande politica del palazzo, i
meschini pregiudizi e le aspirazioni delle strade densamente popolate della capitale tutto sembrava
futile e insignificante visto da lontano.
Catone guard lamico. Per Macrone era diverso. Lui era sopravvissuto nel crudo mondo della
concretezza ed era concentrato sulle sfide che aveva davanti a s. Era una prospettiva invidiabile,
riteneva Catone. Una prospettiva che desiderava poter sviluppare per s. Passava fin troppo tempo a
pensare a questioni astratte. Nelle legioni questo poteva costare la vita, riflett, e gli abissi del dubbio
che lo tormentavano si spalancarono ancora una volta. Adesso che era centurione, era pi consapevole
che mai delle proprie manchevolezze e agognava le verit della vita delle quali credeva godesse
Macrone.
Se ne hai abbastanza del paesaggio, Macrone interruppe i suoi pensieri, che ne dici di
proseguire?
Giusto. Catone tapp la borraccia, fece un profondo respiro e si rimise lo zaino in spalla.
Sono pronto. Andiamo.
Durante il pomeriggio, le nuvole sparse si infittirono e offuscarono il cielo, nascondendo infine
il sole dietro a una squallida cortina di foschia grigio sporco. Man mano che i centurioni si
allontanavano da Roma e lasciavano limmediata cintura di fattorie e fabbriche che portavano i propri
prodotti nella capitale, il traffico inizi ad assottigliarsi. I pendii delle colline circostanti erano pi
boscosi e cerano meno fattorie e altri tipi di costruzioni. Con lapprossimarsi del crepuscolo, inizi a
piovere: gocce gelate che pungevano la pelle e che ben presto inzupparono i due centurioni. Macrone e
Catone si fermarono a una piccola taverna lungo la strada e comprarono due tazze di vino caldo, mentre
tiravano fuori i mantelli impermeabilizzati e se li avvolgevano sulle spalle.
Catone guard attraverso la cortina di gocce che cadevano dalla tettoia di paglia che sporgeva
sulla strada. Non finir presto. Quanto manca a Ocriculum?.
Macrone ci pens un momento. Tre ore.
Sar buio fra tre ore.
Prima ancora con questo tempo.
Catone si volt a guardare la locanda. Potremmo restare qui per la notte; raggiungeremo la
colonna domani.
Macrone scosse la testa. Non ho intenzione di pagare per stare qui quando ci sono degli alloggi
decenti proprio in fondo alla strada. E poi, se restiamo, ci toccher faticare per raggiungere la colonna
in mattinata. Non ha senso. Finiamo di bere e andiamo.
Catone gli scocc unocchiata rabbiosa, poi cedette. Sarebbe stato pi facile sopportare un
Macrone bagnato e sofferente nelle ore successive che i suoi brontolii per il resto della sera e la mattina
seguente. Con un sospiro di rassegnazione, vuot la tazza, assaporando il tepore nello stomaco, e,
issatosi lo zaino in spalla, usc con passo pesante dalla locanda. La pioggia cadeva pi forte che mai,
come tanti spilli dargento, e velava il paesaggio circostante mentre sibilava sul manto lastricato della
strada. Erano soli sulla via, si rese conto Catone, e con un ultimo sguardo bramoso rivolto al caldo
chiarore del focolare della locanda si gir e segu la sagoma scura di Macrone.
Un miglio pi avanti, laria si fece per un attimo di un bianco accecante e quasi allistante le
loro orecchie furono assordate dal poderoso schianto di un tuono.
Catone trasal e chiam Macrone. Dovremmo trovare un riparo!.
Le sue parole furono sommerse da una nuova detonazione nel cielo e, accelerato il passo,
Catone afferr Macrone per una spalla. Cerchiamo riparo!.
Cosa?, ghign Macrone. Riparo? Per cosa?  solo un po di pioggia, tutto qui.
Un po di pioggia?
Sicuro. Qual  il problema? Ti sei rammollito dopo tutti quei mesi in citt o cosa?
No.
Be, muoviamoci, allora, grid Macrone al di sopra del frastuono. Si gir e continu a grandi
passi.
Catone lo fiss per un momento, poi, alzando le spalle rassegnato, si mise alle calcagna
dellamico. I tuoni rombavano sulle loro teste e riecheggiavano sui pendii delle colline circostanti. E
cos i due non udirono lo scalpiccio degli zoccoli dei cavalli e le ruote del carro fino a che il gruppetto
in sella non fu quasi addosso a loro. Uscirono dal buio a gran velocit, proprio dietro ai due centurioni,
e Catone ebbe appena il tempo di girarsi, vedere il pericolo e gettarsi da un lato urlando un
avvertimento a Macrone, mentre i cavalieri coperti da mantelli facevano deviare le proprie cavalcature
allultimo istante. Macrone salt via dalla strada e and a finire nel canale di scolo a breve distanza da
Catone. Sopra di loro guizzarono le sagome di due uomini a cavallo, un gruppo di cavalli che tirava una
leggera biga coperta, e poi altri due cavalieri. Ignorarono i viaggiatori che avevano mandato fuori
strada e continuarono la loro corsa senza fermarsi.
Ehi!. Macrone si iss su un braccio. Bastardi!.
Le sue parole si persero nella tempesta e pochi istanti dopo loscurit aveva inghiottito la
carrozza e la sua scorta, mentre Macrone continuava a lanciare improperi contro di loro. Catone si
rialz dal fango e recuper lo zaino prima di andare ad aiutare Macrone. Una volta che i due uomini
furono di nuovo sulla strada, fradici e sporchi, Macrone si calm un po.
Tutto bene, Catone?
Sto bene.
Se prenderemo quei bastardi, gli daremo una lezione che non scorderanno in fretta.
Non li prenderemo. Non alla velocit con cui stanno andando.
Macrone guard la strada. Forse cercheranno riparo per la notte a Ocriculum. Allora vedremo
come stanno le cose.
Andiamo, allora, o non ci arriveremo mai.
Tirarono su gli zaini fradici e continuarono il cammino, luccicanti dacqua nella pioggia
scrosciante.
Venne la notte, inghiottendo le ultime tracce di luce quasi senza che se ne rendessero conto,
tanto era forte il temporale. Non raggiunsero Ocriculum prima di altre due ore ed emersero nel
tremolante chiarore delle torce coperte alle porte della citt con laspetto di due mendicanti, zuppi e
coperti di fango, dopo la caduta nel canale di scolo.
Il guardiano si alz lentamente da una panca coperta allinterno dellalto arco e si infil i pollici
nella cintura.
Bene, bene, bene, ghign. Cosabbiamo qui? Immagino che voi due vagabondi possiate
pagare la tariffa dingresso.
Va a quel paese, ringhi Macrone. E facci passare.
Ehi. Il guardiano si accigli e fece scivolare la mano destra sul pomello della spada. Non ce
n bisogno. Pagate il dovuto e potrete entrare in citt. Altrimenti. Indic la strada con un cenno del
capo.
Niente da fare, amico, replic Catone. Siamo centurioni, in servizio attivo. Facci passare.
Centurioni?. Il guardiano sembrava dubbioso e Macrone si apr il mantello per mostrare la
spada regolamentare e linconfondibile forma del giogo di marcia. Il guardiano lanci unocchiata a
Catone che, zuppo comera, sembrava ancora pi giovane della sua et. Anche lui?
Anche lui. Adesso facci entrare.
Molto bene. Il guardiano rivolse un cenno della testa a un paio di uomini dallaltra parte
dellarco, i quali aprirono le porte quel tanto che bastava per far entrare i due viaggiatori. Macrone
annu in segno di ringraziamento e super il guardiano.
Gli alloggi militari erano a poca distanza dalle porte della citt. Un piccolo arco conduceva in
un cortile aperto, con le stalle su un lato e le baracche sugli altri tre. La luce brillava dalle fessure negli
scuri e si riversava sul lastricato in tenui raggi. Una manciata di torce coperte illuminava a sufficienza
per indicare la strada dopo che Macrone e Catone ebbero fornito le credenziali allimpiegato alle porte,
che li indirizz a una delle stanze riservate agli ufficiali. Mentre attraversavano il cortile, Macrone
diede unocchiata ai veicoli fermi nel parcheggio: una fila ordinata di carri per gli approvvigionamenti
e, in fondo, una sagoma pi piccola ed elegante. Si ferm cos bruscamente che Catone gli fin dritto
addosso.
Merda! Perch lhai fatto?
Zitto!, scatt Macrone. Alz una mano e indic. Guarda!.
Catone diede unocchiata. Oh.
Ecco la carrozza. I suoi contorni erano inconfondibili. Era la stessa che li aveva mandati gambe
allaria nel canale qualche miglio prima sulla strada per Roma.
...
.
...
CAPITOLO OTTO.
...
.
...
Catone corse dietro a Macrone mentre lamico faceva irruzione nella caserma e si avviava come
una furia alla mensa. Era una grande stanza, illuminata e riscaldata da bracieri di ferro montati alle
pareti. Cera un bancone e diversi tavoli ai quali sedevano decine di ufficiali. Ognuno di loro si era
girato per guardare luomo che aveva fatto un ingresso tanto teatrale. Un lampo stagli in controluce la
sagoma robusta di Macrone sulla soglia, mentre limmagine sbiadita di Catone spiccava alle sue spalle.
Poi il lampo si spense e lespressione di Macrone fu illuminata dal chiarore rosato dei bracieri. Sorrise.
Sera, signori! Centurione Lucio Cornelio Macrone al vostro servizio. Adesso chi di voi sa
dirmi a quale stronzo appartiene la bella carrozza qui fuori?.
Per un momento nessuno si mosse n parl, fino a che Catone non raggiunse lamico e si fece
largo nella mensa, togliendosi dalla pioggia. Il giovane centurione gett a terra lo zaino e starnut cos
forte che si pieg in due, rompendo il silenzio. Macrone lo indic con la testa.
Questo  il centurione Marco Licinio Catone. Non pu farci niente. Dunque, come stavo
dicendo.
Loste chiam Macrone al banco. Mettetevi a sedere e bevete qualcosa, signore, e chiudete la
porta.
Una volta che il tempo schifoso fu chiuso di fuori, i due nuovi arrivati rimasero gocciolanti
sulla soglia, sotto lo sguardo silenzioso degli altri ufficiali. Con la coda dellocchio, Catone not un
uomo che si alzava da uno dei tavoli addossati contro la parete opposta. Si affrett a raggiungere una
porta laterale e scomparve in un corridoio in penombra. Loste prese due tazze e le riemp adagio da un
grosso orcio. Ecco a voi. Venite a bere, e potremo parlare senza guastare la serata agli altri miei
clienti.
Mentre i due centurioni si appoggiavano al bancone, luomo chiam uno dei suoi schiavi e un
ragazzetto magro e sparuto accorse dal magazzino, sfregandosi il sonno dagli occhi.
Porta gli zaini di questi ufficiali in una delle stanze. Quando hai fatto, torna a prendere i loro
mantelli. Hanno bisogno di asciugarsi. Va, adesso.
Il piccolo schiavo annu docile, fece in fretta il giro del bancone e si diresse agli zaini rimasti
vicino alla porta. Sotto lo sguardo di Catone, il ragazzo sollev il suo zaino con espressione sofferta e
usc dalla stanza barcollando per il peso.
Bene, signori, stava dicendo loste a Macrone, se volete bere nel mio locale, allora dovrete
comportarvi bene, intesi? Altrimenti dovr chiedervi di andarvene.
Cosa ti fa pensare che me ne andrei?, sorrise dolcemente Macrone.
Senza togliere gli occhi di dosso a Macrone, loste chiam: Ursa. Qui, subito.
Unombra enorme riemp lentrata del magazzino e una grossa testa bionda si affacci dietro al
bancone. Quando luomo si alz, le sue ciocche color paglia parvero sfiorare le travi. Le sue braccia
erano grosse e forti, e la sua tunica aderiva strettamente al petto enorme e alle spalle larghe.
Padrone?
Resta nei paraggi mentre parlo con questi signori.
Ursa annu e spost lo sguardo sui due centurioni al bancone, stringendo le palpebre con aria
circospetta. Loste si rivolse di nuovo a Macrone.
Se vi dico di andarvene, voi ve ne andate. Capito?
Oh, assolutamente, rispose Catone.
Macrone gli scocc unocchiata di disgusto prima di tornare a occuparsi delloste. Allora? La
carrozza?
Appartiene a un alto ufficiale. Diretto a nord. Se volete sapere altro, dovrete parlare con quegli
uomini laggi. Indic il tavolo dal quale Catone aveva visto allontanarsi luomo pochi momenti
prima. Gli altri tre avventori guardarono attentamente i due centurioni.
Parlate senzaltro con loro, continu loste, ma comportatevi in modo civile o vi far
sistemare da Ursa.
Sta bene, replic Macrone. E grazie per il vino, amico. Vieni, Catone.
Avanzarono con cautela nella stanza mentre gli altri ufficiali riprendevano a parlare, e le voci
basse tornarono rapidamente al precedente livello di brillo buonumore. Macrone si ferm davanti al
tavolo e salut gli uomini seduti sulla panca opposta. Sera.
Loro ricambiarono con un cenno della testa.
Tipi chiacchieroni, vero? Vi dispiace dirmi chi siete, e per chi lavorate?.
Si scambiarono delle occhiate, poi uno di loro si schiar la voce. Non abbiamo facolt di
parlarne, signore.
Fatemi indovinare. Macrone pieg la testa da un lato mentre soppesava gli uomini. Troppo
ben vestiti per essere comuni legionari. E troppo timorosi di combattere per essere altro che guardie
pretoriane. Ho ragione?.
Luomo annu, poi si affrett a parlare. S, signore. E voi conoscete il regolamento. Tocchiamo
un superiore, anche uno delle legioni, e siamo uomini morti.
Macrone sorrise. Cosa ne dite di andare fuori e risolverla senza questioni di rango? Solo noi e
voi tre.
Risolvere esattamente cosa, signore?
Questo. Macrone indic il fango incrostato sulla sua tunica. Un ricordino del canale in cui
voi dementi ci avete costretto a gettarci sulla Via Flaminia un paio di ore fa.
La guardia sgran gli occhi nel ricordare laccaduto. Eravate voi? Pensavo che foste
vagabondi. Vi prego di accettare le mie scuse, signore. Nessuno si  fatto male.
Non ancora. Allora, avete intenzione di risolvere la faccenda da uomini?
Risolvere cosa, centurione?, esclam una voce dalluscio che portava al buio corridoio.
Macrone e Catone si girarono e videro una figura in penombra emergere dalloscurit. Luomo si
ferm.
Bene, bene. Certo che il mondo  proprio piccolo. Non sei daccordo, centurione Macrone?
Vitellio, mormor Macrone.
Esatto. Vitellio fece una risatina mentre emergeva nella luce della mensa. Le guardie
balzarono in piedi e la panca gratt sul pavimento nel venire scostata dal tavolo. Ma preferirei che ti
rivolgessi a me con il titolo che mi spetta. Ho una scarsa opinione dellinsubordinazione. Dovresti
ricordarlo bene.
Oh, davvero signore?
S. Davvero. Vitellio lo fiss con uno sguardo gelido per un istante, prima che il sorriso
calcolatore tornasse sulle sue labbra. Mi sembra di capire che volevi parlare con me. Qualcosa a
proposito della mia carrozza, credo.
La vostra carrozza?. Le sopracciglia di Catone si sollevarono per la sorpresa.
S, mia. Buonasera anche a te, centurione Catone.  bello vedervi qui. Tutti e due. Proprio
come ai vecchi tempi. Dobbiamo bere qualcosa. Oste!.
S, signore?
Un orcio del tuo vino migliore e tre calici. Calici, bada.
S, signore.
Vitellio agit una mano rivolto alle sue guardie del corpo. Alzatevi e lasciateci soli.
Assicuratevi che i miei amici e io non veniamo disturbati.
Le guardie salutarono e si affrettarono verso un altro tavolo nei paraggi, ma non cos vicino da
consentire loro di ascoltare la conversazione tra Vitellio e i due centurioni.
Sedetevi, prego, signori. Vitellio indic la panca vuota.
Macrone scosse la testa. No, grazie, signore.
Non era una richiesta, centurione. Adesso seduti. Tutti e due.
Con una pausa sufficientemente lunga per indicare il proprio disgusto e una certa dose di
ribellione, Macrone e Catone presero posto. Vitellio sorrise loro e poi si accomod sulla panca di
fronte. Loste arriv con il vino che vers in tre calici argentati, prima di posare lorcio sul tavolo e
lasciarli alla loro discussione.
Macrone fu il primo a parlare. Cosa ci fate qui?
Sono in viaggio per assumere il mio prossimo incarico.
Incarico?. Macrone si accigli. Tornate al servizio attivo? Quale legione sar funestata dalla
vostra slealt stavolta, tribuno?
Tribuno?. Vitellio assunse unespressione scioccata. Cosa ti fa pensare che riprender quel
grado? Sono passato a cose pi grandi e migliori adesso che Claudio in persona  il mio protettore.
Macrone si sporse in avanti e abbass la voce. Se sapesse delle vostre macchinazioni contro di
lui.
Be, non lo sa. E non lo scoprir mai, signori. Ha completa fiducia in me, e lo stesso vale per
Narciso. Perci non fatevi venire in mente di andare a riferirglielo. Non sareste mai creduti e vi
assicuro che le conseguenze sarebbero di gran lunga peggiori per voi che per me. Ci siamo capiti,
signori?.
Macrone annu lentamente. Sta bene, signore. Allora, ditemi, cosa ci fate qui?
Come ho detto, sono in viaggio per assumere un nuovo incarico.
E dove, allora?
Sul serio, centurione, dovremo lavorare un po di pi ai convenevoli. Soprattutto dal momento
che sto per diventare il nuovo prefetto al comando della flotta di Ravenna.
Voi?. Catone lo fiss a bocca aperta. Non pu essere vero.
Lo . Te lo assicuro.  vero, non ho alcuna esperienza di operazioni navali, ma posso fare
affidamento su altri per questo. La mia vera missione  molto pi cruciale e avr bisogno di tutta la
vostra collaborazione per portarla a termine. Voglio che sia chiaro.
Catone si sfreg la fronte. Siete voi quello di cui ci ha parlato Narciso.
S. Da adesso in poi, voi due siete sotto il mio comando. Come ufficiali assegnati alla flotta e
anche come agenti di Narciso. Vi terr docchio. Se mi date qualsiasi motivo di dubitare della vostra
lealt nei confronti dellimperatore, e miei, dovr riferirlo a Narciso. E sappiamo cosa vorrebbe dire
questo, vero? Un breve colloquio con gli inquisitori di palazzo e una morte spiacevole e oscura.
Nessuno sentir la vostra mancanza, posso assicurarvelo. Nel frattempo le vostre vite sono nelle mie
mani, signori. Servitemi e vivrete. Io ne verr fuori come un eroe. Voi avrete le vostre vite. Non potete
avere tutto. Ma io s, e un giorno lo avr. Quel giorno, farete meglio a stare dalla mia parte.
Non posso crederci, Macrone mormor a Catone.
 meglio che lo facciamo, replic Catone, sforzandosi di nascondere la propria
preoccupazione.  alquanto serio.
Vitellio sorrise. Il tuo amichetto ha ragione, Macrone. Adesso che comprendiamo la
situazione, e che ci capiamo lun laltro, credo che sia tempo per un piccolo brindisi. Vitellio prese la
caraffa e riemp fino allorlo ciascuno dei loro calici. Poi sollev il proprio e sorrise loro dallaltro lato
della superficie scintillante. Signori, siamo in societ! Finalmente, a quanto pare, siamo dalla stessa
parte.
Sollev il calice e lo vuot tutto dun fiato, gli occhi fissi sui due centurioni. Quando ebbe
finito, pos il bicchiere e guard i due calici ancora colmi sul tavolo davanti a Macrone e Catone.
Sorrise.
Come volete, signori. Passer sopra alla vostra insolenza per questa volta. Ma tenete a mente
le mie parole. La prossima volta che mi rivolgerete un briciolo di sfida o scortesia, la pagherete.
...
.
...
CAPITOLO NOVE.
...
.
...
La colonna si radun nel cortile allalba. Un centurione, assistito da una squadra di optiones, era
stato incaricato di guidare i marinai fino a Ravenna. Questi ufficiali entrarono come furie nelle
baracche comuni e iniziarono a gettare gli uomini gi dai loro letti e a coprirli di insulti. Tra i marinai,
le reclute terrorizzate si affrettarono a uscire nella fredda aria dellalba, molti mezzi nudi e tremanti.
Storditi dal duro trattamento, gli uomini formarono faticosamente una fila, con alcuni che cercavano
ancora di infilarsi i vestiti. Mentre preparavano gli zaini per la marcia, Macrone lanci unocchiata
critica nella loro direzione.
Non proprio gente di prima scelta, no?.
Catone fece spallucce. N meglio n peggio di quelli con cui sono arrivato alla ii Legione.
Puoi ben dirlo, certo. Macrone scosse la testa. Fidati, Catone. Li ho visti andare e venire per
anni e questi qua sono il fondo del barile.
Catone si gir verso di lui.  lesperienza a parlare, o il pregiudizio?
Entrambi, sorrise Macrone. Ma vedremo presto chi ha ragione. Scommetto che perderemo
un quarto di questi uomini prima di arrivare a Ravenna.
Catone guard gli uomini che si radunavano vicino ai carri. La maggioranza delle recenti
reclute sembrava indubbiamente composta da pessimi esemplari. Qualcuno era addirittura senza stivali
e molti erano magri, tesi e vestiti di poco pi che stracci. Erano, come aveva detto Macrone, la feccia
della citt: uomini con poca speranza di un impiego e nessuna prospettiva di una vita migliore. E che
adesso, in un atto dettato dalla disperazione, si erano arruolati in marina. Nessuna legione li avrebbe
accettati, questo  sicuro, riflett Catone. E un bel po di loro sarebbero stati scartati prima che
laddestramento fosse stato completato. Perci questa era la loro ultima occasione. Uomini in tali
circostanze o crollavano subito oppure trovavano unultima riserva di forza e determinazione nel
profondo di loro stessi. Come un tempo aveva fatto Catone.
Il centurione si rivolse allamico. Quanto?
Accetti la scommessa?.
Catone annu.
Sei ancora pi sciocco, sorrise Macrone. Avevano gi fatto delle scommesse e Macrone
aveva vinto pi spesso del compagno. La sua esperienza trionfava sui tentativi di Catone di
razionalizzare le probabilit. Era tipico del ragazzo insistere, e Macrone era commosso dalla fiducia di
Catone nella propria capacit di giudizio. Ma non al punto da rifiutare lopportunit di fare soldi facili.
Va bene, allora. La paga del primo mese.
Catone lo guard fisso.
Macrone inarc un sopracciglio. Troppo per te?
No, no. Niente affatto. Che la paga di un mese sia.
Affare fatto!. Macrone afferr la mano dellamico e la scosse saldamente prima che Catone
potesse pensare di cambiare idea.
Allurlo del centurione responsabile del convoglio, i marinai si disposero nei loro ranghi e
rimasero silenziosi e tremanti mentre gli optiones passavano davanti alla colonna e correggevano la
formazione con i loro lunghi bastoni di legno, colpendo gli sfortunati che non riuscivano a muoversi
con sufficiente alacrit. Macrone e Catone si avviarono verso la testa della colonna. Erano gi stati
presentati al centurione, uno smilzo veterano di nome Minucio. Era un uomo abbastanza cordiale, e
disse loro che era stato di nuovo trasferito in marina, con una promozione, dopo aver trascorso un
periodo negli ausiliari tanti anni prima. Si vedeva che Minucio era rimasto fedele al duro
addestramento del suo precedente servizio nellesercito e non mostrava alcuna piet per i nuovi
sottoposti. Una volta che le presentazioni furono fatte e che Macrone e Catone gli ebbero mostrato i
propri ordini, Minucio aveva offerto loro un posto sul carro di testa. Cera un veicolo davanti alle
reclute con altri tre dietro che portavano razioni e tende per il viaggio, una piccola cassa con il denaro
per le spese e un pacchetto di lettere.
Catone si guard attorno. Dov Vitellio?.
Il centurione Minucio gli lanci unocchiata. Andato.  partito unora fa con la sua scorta.
Pare che il prefetto abbia una fretta tremenda di assumere il suo nuovo comando. Perci temo che ci
verr negato il piacere della sua aristocratica compagnia per il resto del viaggio. Che peccato.
Sogghign.
Neanche la met di quanto immagini, disse Macrone in tono sommesso.
Minucio gli rivolse uno sguardo indagatore. C qualcosa che dovrei sapere?
No, intervenne Catone. Non  niente.
Niente?
Abbiamo gi prestato servizio con Vitellio. In Britannia.
E?.
Catone aggrott la fronte. E cosa?
Lui com?. Minucio osserv i due centurioni mentre si scambiavano unocchiata circospetta.
Andiamo, ragazzi. Siamo adulti. Presteremo servizio insieme per mesi, forse anni. Se avete
informazioni sul prefetto, dovreste condividerle. Dopotutto, chi vi insegner il mestiere quando
arriveremo a Ravenna, eh?.
Catone toss. Diciamo che non la vediamo allo stesso modo di Vitellio su alcune questioni.
Non la vedete allo stesso modo, eh?. Minucio guard con aria astuta gli altri centurioni. 
un vero bastardo, allora?.
Catone strinse le labbra e fece spallucce.
Diciamo cos, disse piano Macrone. Ma non lhai saputo da noi. Va bene?
Capito. Minucio ammicc bonariamente. Uomo avvisato mezzo salvato. Mi guarder le
spalle dal nostro nuovo prefetto.
S, aggiunse Macrone, mentre Minucio si allontanava a grandi passi per accertarsi che il
convoglio fosse pronto a partire, cos faremo tutti.
Da Ocriculum, la Via Flaminia portava a nord e il paesaggio diventava pi collinoso. La
colonna marciava attraverso grandi vigneti che si stendevano sui fianchi delle colline a entrambi i lati
della strada. Ovunque, il marrone brullo degli alberi e dei cespugli spogliati dallinverno sembrava
squallido e deprimente, e frequenti scrosci di acqua gelata si abbattevano sulle sfortunate reclute. Ma
nessuno abbandon la linea di marcia per i primi giorni, con grande frustrazione di Macrone.
Il quarto giorno dopo aver lasciato Roma, la colonna raggiunse le pendici degli Appennini e
guad corsi dacqua torrenziali che sfociavano nei rami superiori del Tevere. La strada poi risal
tortuosa fino alla citt di Hispellum. Le ville dei ricchi erano chiuse per la stagione e non sarebbero
state riaperte fino a che il caldo estivo non avesse di nuovo spinto i proprietari verso laria fresca delle
montagne. Perci le strade erano silenziose quando la colonna attravers rumorosamente la cittadina
fino alla caserma al di l delle porte opposte.
Dalle condizioni della caserma e dagli sguardi ostili dei passanti, era evidente che la brava gente
di Hispellum voleva avere poco a che fare con il traffico militare di passaggio. Non che Catone potesse
biasimarli. Sotto certi aspetti, i soldati dellimperatore erano inclini a considerarsi al di sopra della
legge, opinione incoraggiata dagli imperatori stessi, che erano stati abbastanza accorti da capire che i
militari erano i massimi garanti del loro potere e della loro autorit. Si sorvolava sui furti occasionali, le
risse tra ubriachi e il mancato pagamento di beni o servizi  perlopi perch le vittime di tali crimini
erano restie a peggiorare le cose per se stesse facendo ricorso alla legge. La gente dei paesi che
sorgevano lungo le principali rotte militari si limitava a tenere la testa bassa ogni volta che compariva
una colonna, e pregava che se ne andasse senza causare troppi problemi.
Le baracche militari fuori da Hispellum erano ben tenute dal consiglio cittadino e, avendo
passato le precedenti due notti dentro tende di pelle di capra, le reclute e i loro ufficiali erano felici alla
prospettiva di una notte al caldo e allasciutto.
Quando scese la notte, gli ufficiali si riunirono nella piccola mensa, dove uno schiavo aveva
acceso il fuoco e il consiglio cittadino aveva mandato diverse giare di vino e della carne di cervo
stagionata per i nuovi arrivati. Senza dubbio speravano che i soldati si ubriacassero in caserma e non
avessero bisogno di avventurarsi dentro alle mura. Agli ufficiali si aggiunse un mercante, che disse di
non essere riuscito a trovare una stanza in citt. Si sedette discosto da loro e osserv in silenzio mentre i
soldati parlavano.
Altre defezioni oggi?, domand speranzoso Macrone.
Minucio annu. Uno. Uno vecchio. Claudio Afro.  crollato lungo la strada questa mattina. Gli
ho detto che se non si rimetteva in pari, restava da solo. Pare che possiamo cancellarlo dai consumi.
Quanti fino a ora?, domand Macrone.
A parte Afro, fammi pensare Otto. E ne perderemo altri quando attraverseremo le montagne.
Succede sempre. Dopo Hispellum non ci saranno altri ricoveri per tre giorni e passeremo due notti su in
alto. In questo periodo dellanno ci saranno neve e ghiaccio, e i nuovi odieranno ogni singolo istante.
Quando arriveremo a Ravenna, avremo fatto fuori la maggior parte dei rammolliti. Quelli rimasti
saranno discreti marinai. Salute!.
Mentre alzava la tazza e beveva a fondo, Macrone era impegnato a fare qualche calcolo
mentale. Otto uomini in meno, da un totale di centocinquanta, era, a una valutazione sommaria,
deludente.
Dovevano perderne unaltra trentina perch potesse mettersi in tasca la scommessa. Alz lo
sguardo mentre Minucio vuotava la tazza e faceva per prendere lorcio del vino.
Quanti prevedi di perderne prima di superare le montagne?
Quanti?. Il centurione gonfi le guance. Di solito da un quinto a un quarto delle nuove
reclute. Mi aspetterei una proporzione inferiore se questi fossero uomini destinati alle legioni. Le prove
di idoneit lo dimostrano. Per i fanti, ahim, il criterio  un po pi basso.
Da un quinto a un quarto, riflett Macrone con un sorriso e incroci lo sguardo di Catone.
Meglio abituarsi allidea di un primo mese tranquillo a Ravenna.
Ancora non ci siamo, replic Catone. Perci non metterti a spendere il mio denaro prima
che sia tuo.
Minucio li guard con aria confusa. Be, cos questa storia?
Niente, si affrett a sorridere Macrone. Bevi alla svelta. Ce n ancora parecchio prima che
finisca la serata, disse a Minucio. Hai detto che hai prestato servizio con gli ausiliari?
Proprio cos. Quattro anni con ununit di fanteria. In Siria.
Siria!. Lespressione di Macrone brill di improvvisa emozione. Avvicin il proprio sgabello
a Minucio.
Catone alz gli occhi al cielo spazientito. Rieccoci. Dannata Siria.
Zitto, ragazzo!, sbott Macrone. I grandi stanno parlando. Allora, la Siria. Parlamene.
Soprattutto delle donne. Sono facili come ho sentito dire?.
Minucio si strinse nelle spalle. Non saprei. Sono stato assegnato a un piccolo schifoso forte di
frontiera oltre Heirapolis per quasi cinque anni. Potevano passare mesi prima di vedere una donna. Un
sacco di pecore, tuttavia.
Lespressione di Macrone si guast. Vuoi dire?.
Minucio si gratt il mento.  per questo che la coorte era conosciuta come Gli Arieti.
Oh. Mi dispiace.
Ti dispiace?. Minucio sembrava confuso. Non c niente di cui dispiacersi. La maggior parte
erano buone scopate. E non ti facevano pagare n ti toccava sorbirti stupide chiacchiere. Bada, era una
dannata faticaccia beccare una di quelle stronzette. Avresti avuto pi probabilit a prenderti lo scolo da
una vergine vestale. Ripensandoci A ogni modo, mi ci  voluto un po, ma alla fine ho scoperto il
trucco. Vuoi saperlo?.
Il disgusto di Macrone aveva lasciato il posto a unoscena pulsione di conoscere i sordidi
dettagli, cos il centurione bevve un altro sorso di vino e annu. Minucio si sporse in avanti con fare
complice e abbass la voce. Anche se non al punto che alcuni optiones seduti l vicino non potessero
sentire. Catone li vide scambiarsi occhiate di intesa.
Il trucco, spieg Minucio,  coglierle di sorpresa, ecco. Prima ti togli gli stivali e ti metti in
punta di piedi. Ti avvicini sotto vento e ti muovi molto lentamente. Se fai troppo in fretta spaventi le
stronzette e ti tocca ricominciare daccapo. Con un po di pratica, dovresti riuscire ad arrivare a circa tre
metri da loro. Adesso viene la parte difficile. Fece una pausa e guard Macrone.
Macrone annu. Va avanti.
Ti metti accovacciato. Prendi un bel respiro e fai un rumore come di erba. Fiss Macrone
per un momento, poi annu tutto serio e si rimise a sedere dritto.
Dopo un po, Macrone aggrott la fronte. Come di erba?
S, erba.
Il centurione lanci unocchiata a Catone per accertarsi che non stesse impazzendo. Ma mi
stai prendendo per il culo. Vero?
Ti sto prendendo per il culo?. Minucio lo sguard sdegnato per un momento, poi la sua
espressione croll e scoppi a ridere. Gli optiones risero anche loro e presto le lacrime presero a
scorrere sulla faccia segnata del vecchio centurione. Certo che lo sto facendo, cazzo! Razza di idiota.
Lespressione di Macrone si incup pericolosamente e Catone si sporse verso di lui. Rilassati.
Te la sei cercata.
Per un momento parve che Macrone non avrebbe controllato la propria rabbia, poi si guard
intorno nella stanza e vide che le espressioni sui volti degli altri uomini erano bonarie, e cos cedette.
S. Fottutamente divertente. Sei un dannato spasso, Minucio.
Senza rancore, figliolo. Minucio gli diede una pacca sulla spalla e gli rabbocc la tazza.
Andiamo. Un brindisi. Agli harem della Siria. Alle migliori pozze dacqua, per cos dire, e alla
migliore assegnazione che un centurione esausto possa sperare!.
Tracann il vino in un sorso solo e, dopo una brevissima esitazione, Macrone segu il suo
esempio mentre Catone tirava un sospiro di sollievo.
Sul serio, adesso, continu Minucio, dubito che avr mai pi la possibilit di tornarci.
Ormai sono troppo vecchio.
Quanti anni?
Cinquantasei. Arruolato a ventanni, per fuggire dalla famiglia di una ragazza che avevo
messo incinta.  stato tanto tempo fa, riflett. A ogni modo, mi trovo abbastanza bene in marina. Mi
sono sistemato e ho trovato una brava donna.  una vita piacevole e tranquilla, aggiunse con calore, e
poi si accigli. Perlomeno lo era, fino ad alcuni mesi fa. Quando quei pirati hanno iniziato a dare
problemi.
Catone si sporse in avanti. Dicci dei pirati.
Minucio si pass una mano tra i capelli grigi e radi mentre raccoglieva le idee.  iniziata con
poche navi che non riuscivano a raggiungere il porto. Come ho detto, questo era quasi un anno fa, e ci
sono molte meno spedizioni durante la stagione invernale. Cos allinizio abbiamo pensato che fossero
affondate. Il problema, con larrivo della primavera, fu che cominciarono a sparire sempre pi navi,
abbastanza da far nascere sospetti. Poi, una sera, un piccolo cabinato  arrivato in porto. Sapete, quelle
imbarcazioni eleganti che usano i ricchi. Stavano navigando lungo la costa dellIlliria quando due navi
pirata li hanno assaltati. Se la sono vista brutta per qualche ora. I pirati hanno danneggiato alcune delle
loro attrezzature e ucciso gran parte dellequipaggio con una scarica di frecce. Ma i sopravvissuti sono
riusciti a prendere un leggero vantaggio sui pirati, abbastanza da essere fuori dalla loro portata, e
tagliando verso la costa umbra hanno raggiunto Ravenna. Sono stati loro a dirci dei pirati.
Immagino che debbano aver saputo che il loro segreto era stato scoperto, e da allora agiscono
liberamente su e gi per la costa; soprattutto dalla loro parte di mare, ma ci sono state incursioni isolate
nei piccoli porti della nostra costa. Stanno diventando piuttosto audaci.
E la nostra marina?, domand Catone. Di sicuro hanno preso dei provvedimenti.
Non  cos semplice, ragazzo. Possiamo pattugliare agevolmente la nostra costa, ma la sponda
opposta  infestata di isolette e insenature, alcune delle quali non sono mai state segnate su una mappa.
Ci si potrebbe nascondere una flotta e non essere scoperti per mesi. Ed  quello che hanno fatto. I pirati
devono aver convertito alcune delle imbarcazioni che hanno preso. Lultima volta ho saputo che
avevano catturato un paio di triremi. Abbiamo perso perfino qualcuna delle nostre navi.
Sono state catturate?
Non sono tornate dal giro di pattuglia. Nessuno sa che fine abbiano fatto. Perci, come potete
vedere, concluse stancamente Minucio, la misura  colma. Ma col tempo li rintracceremo. Lo
abbiamo sempre fatto, senza grandi aiuti da Roma. Fino a ora.
Cio?
Qualcuno ai piani alti si  finalmente accorto del buon lavoro che stiamo svolgendo. Ecco
perch Roma ha autorizzato la creazione di diverse nuove centurie di marinai e ha trasferito due
squadroni dalla flotta di Misenum. Questultima banda di pirati li ha davvero fatti innervosire. E se non
ce ne sbarazziamo alla svelta, potrebbero iniziare a interferire con i convogli di granaglie dallEgitto. E
una volta successo, possono tranquillamente chiedere un riscatto a Roma.
Catone raddrizz la schiena. Non avevo idea che la situazione fosse cos seria.
 seria, sorrise Minucio. Ha messo in allarme le alte sfere le quali non sono per nulla
ansiose che si venga a sapere. Lultima cosa di cui limperatore ha bisogno sono le rivolte del grano
nella capitale. Ci hanno detto di tenere tutto pronto per unimportante operazione non appena arriva la
primavera. Perci, c un bel daffare per tutti gli interessati.
Minucio fece per prendere la caraffa di vino e si accigli quando scopr che era vuota.
Aspettate, ragazzi. Vado a prenderne unaltra.
Mentre il vecchio centurione andava con passo malfermo verso la riserva di giare disposte sulla
parete opposta, Catone si avvicin a Macrone.
Siamo nei guai.
Ho sentito.
No, dico sul serio. Lascia perdere loffensiva contro questi pirati. La situazione  gi
abbastanza brutta. Ma come diavolo facciamo a mettere le mani su quei dannati rotoli?  per questo
che siamo qui.
Macrone scroll le spalle. Immagino che Vitellio abbia un piano.
Puoi contarci, replic Catone.
...
.
...
CAPITOLO DIECI.
...
.
...
Il giorno seguente la colonna inizi a inerpicarsi sul territorio montuoso, dove la strada, orlata
da boschi di pini, si dipanava tortuosa attraverso le gole e su per i pendii scoscesi. I marinai dovettero
dare una mano con i carri quando la pendenza divenne troppo ripida per i soli muli. Poi seguirono ore
di fatica spossante quando le ruote sprofondarono nella strada e bisogn infilarvi sotto dei cunei di
legno ogni volta che cera una sosta. A mezzogiorno avevano oltrepassato la linea della neve, e la
fanghiglia e poi il ghiaccio resero il cammino ancora pi estenuante e rischioso. I rami degli alberi
erano intessuti di sottili cristalli e, man mano che risalivano, la neve intanto si era posata e le reclute
dovettero liberare la strada per poter passare.
La stanchezza e lo scontento sulle facce degli uomini sollevavano il morale di Macrone di ora in
ora. Adesso era ormai certo di vincere la scommessa. Ancora qualche altro giorno di fatica e sarebbe
arrivato a destinazione e allasciutto. Be, non proprio allasciutto, sorrise tra s. Non appena Catone
avesse pagato il suo pegno si sarebbe ubriacato il pi possibile. Ebbe quasi piet per lavventatezza con
cui lamico aveva accettato la scommessa. Un giorno il ragazzo avrebbe imparato
Con larrivo della sera, Minucio impose lalt quando raggiunsero un tratto di strada in pianura
con un po di spazio aperto da un lato. Pi avanti, la strada spariva dietro una roccia sporgente, parte
della grande collina che svettava sul terreno che Minucio aveva scelto per accamparsi. I carri uscirono
rumorosamente dalla strada e i marinai si lasciarono cadere sulla neve accanto ai veicoli.
Che cazzo fate, signorine?, sbrait Minucio. In piedi! Piantate le tende. Provate a dormire
senza un riparo e met di voi sar assiderata entro domattina. Adesso muovetevi!.
Gli uomini si trascinarono in piedi e arrancarono verso i carri con lequipaggiamento, dove gli
optiones consegnarono loro tende, tiranti, paletti di legno e martelli. Inizi a nevicare: pesanti fiocchi
bianchi che turbinavano nelloscurit e smorzavano i rumori degli uomini alle prese con i teli di pelle
delle tende, e che poi cominciarono a piantare i paletti nel terreno a sufficiente profondit perch le
tende restassero in piedi. Perci era ormai buio da parecchio tempo quando le tende furono issate in file
regolari e gli uomini si furono ammassati allinterno con le loro coperte e i rami di pino tagliati dagli
alberi vicini per avere un po di ristoro e isolamento dal terreno ghiacciato. Tuttintorno cera la neve
che cadeva indisturbata e lo sventolio delle tende di pelle.
Non cera stato tempo per accendere un fuoco e le razioni furono distribuite fredde. Le reclute
sedevano curve nelle loro coperte, masticando biscotti duri e strisce di montone essiccato.
Nella tenda dei centurioni, Minucio fin di mangiare e si mise il mantello sulle spalle.
Catone lo guard sorpreso. Hai intenzione di uscire con questo tempo?
Certo che s, ragazzo. Devo stabilire i turni di guardia per la notte.
I turni di guardia?. Catone scosse la testa.  improbabile che si venga attaccati da un gregge
di capre di montagna.
Non capre. Briganti. La gente che vive tra queste montagne non rispetta la legge. Si dice
perfino che esistano insediamenti nascosti abitati dai discendenti degli schiavi dellesercito di
Spartaco.
Non crederai a questa cosa?
 quello che dice la gente. Personalmente, credo che siano stronzate. A ogni modo, devo
stabilire i turni.  meglio che gli uomini si abituino allidea.
Minucio sciolse i lacci dellapertura della tenda e gli altri centurioni socchiusero gli occhi
quando una gelida folata di vento irruppe nella tenda e ne gonfi i fianchi, tendendo le cuciture.
Macrone si trascin stancamente verso il lembo aperto e cerc di infilare di nuovo i paletti nei loro
buchi.
Che senso ha?, borbott Catone. Torner presto.
Be, non ha senso che ci congeliamo le palle nel frattempo, no?.
Catone si strinse nelle spalle e avvolse pi strettamente la coperta attorno alla sua figura esile.
Dubitava che quella notte avrebbe dormito. Era troppo scomodo, per quanto fosse stanco. Presto inizi
a battere i denti e Macrone gli scocc unocchiata irritata prima di girarsi e raggomitolarsi dentro al
mantello impermeabile, su uno spesso giaciglio di rami.
Minucio torn poco dopo e augur la buonanotte a Catone prima di sistemarsi sul proprio letto
improvvisato. Ben presto i due veterani si addormentarono e presero a russare sonoramente.
Merda, borbott Catone, roso dallinvidia. Si rigir cercando di trovare una posizione
comoda, ma sia su un fianco che sullaltro era esposto al freddo gelido che in qualche modo si
infiltrava nella tenda e lo tormentava con dita ghiacciate. Sopport per pi di unora quel tormento,
cadendo sempre pi in preda allo sconforto, fino a che si arrese e si mise seduto. Strinse le ginocchia al
petto e si strofin vigorosamente le spalle per cercare di riportare un po di calore nei muscoli. Fuori, il
vento si stava calmando, tornando a sibilare solo nelle sporadiche folate. Ma era una misera
consolazione per Catone, che tremava nella tenda.
Cerc di pensare a qualcosaltro, qualsiasi altra cosa, e la sua mente torn ai misteriosi rotoli
che significavano cos tanto per Narciso. Erano ancora pi importanti, a quanto pareva, della minaccia
stessa dei pirati. Loperazione messa in piedi contro di loro era soprattutto una facciata, una maschera
per nascondere il vero oggetto delle attenzioni di Roma. Se era quello il gioco di Narciso, allora i rotoli
dovevano valere la vita di un bel po di uomini. Ma cosa poteva esserci di cos importante? Elenchi di
traditori? Segreti di Stato della Partia? Poteva trattarsi di qualsiasi cosa, concluse frustrato Catone.
Il vento si smorz del tutto per un momento e i fianchi della tenda si afflosciarono attorno a lui.
A quel punto Catone ud un grido  breve, acuto e in lontananza. Parve riecheggiare contro il fianco
della montagna per un istante e poi il vento si lev di nuovo e il suono scomparve. Si tir via la coperta
dalla testa e drizz le orecchie per cercare di sentire di nuovo quel suono. E rieccolo: un flebile lamento
straziante, appena udibile sopra i gemiti del vento e lirregolare sventolare della tenda. Scosse Macrone
per una spalla. Non ci fu risposta e lo scosse di nuovo, pi forte stavolta, conficcando le dita nella
massa dei muscoli di Macrone. Il centurione pi vecchio si svegli di soprassalto.
Cosa? Cosa c? Dov la mia spada?. La sua mano and direttamente al suo ferro, ma poi
mise a fuoco la sagoma scura di Catone, accovacciato accanto a lui.
Zitto!, disse piano Catone. Ascolta!.
Ascolta? Cosa?
Shhh! Ascolta.
Entrambi gli uomini rimasero immobili, le orecchie tese, ma tutto ci che sentirono fu il rumore
del vento allesterno. Macrone si arrese.
Ti dispiace dirmi cos che devo ascoltare?
Ho sentito un urlo.
Un urlo? Quass sulle montagne? Sicuro che non era il vento?
Sicuro.
Forse qualche bisboccia montanara, allora.
Zitto! Eccolo!.
Stavolta Macrone ud il suono: inconfondibilmente umano e carico di tormento e agonia. Poi il
grido si interruppe di colpo e Macrone si sent rizzare i peli sulla nuca.
Merda. Hai ragione.
Cosa dovremmo fare?.
Macrone si liber della coperta e cerc a tentoni gli stivali. Andare a controllare, ovviamente.
Forza. Portati dietro la spada.
E Minucio?
Lascialo stare. Non ho intenzione di fare la figura di una recluta impressionabile. Andremo
solo a controllare e torneremo per chiedere aiuto se necessario. Andiamo.
Quando emersero dalla tenda, videro che la neve aveva cessato di cadere e una spessa coltre
bianca copriva tutte le tende e i carri. Due sentinelle stavano di guardia a ciascuna estremit
dellaccampamento e pestavano i piedi per evitare che intorpidissero. Il vento si era ridotto a una sottile
brezza e, in alto, leggeri scampoli di nuvole guizzavano sui puntini brillanti delle costellazioni astrali.
Da questa parte, disse piano Macrone e, facendo scricchiolare la neve sotto i piedi, and
verso la sentinella pi vicina. Luomo si irrigid nel vedere gli ufficiali che si avvicinavano.
Alt! Avanzate e fatevi ricon.
Chiudi il becco. Se non sai gi chi siamo non lo saprai mai. Dovresti stare di guardia per chi si
avvicina al campo, razza di bastardo, non per quelli che si muovono allinterno.
Spiacente, signore.
Non importa, tagli corto Catone.
S che importa, dannazione, brontol Macrone. Se non riesce a fare una guardia decente,
non serve a nessuno, neanche ai marinai.
Catone lo ignor e rivolse la propria attenzione alla sentinella. Hai sentito niente qualche
momento fa?
Sentito cosa, signore?
La voce di un uomo, un grido.
La sentinella sembrava diffidente.  possibile.
Non prendermi per il culo, figliolo. Macrone gli diede un colpetto al petto. Hai sentito
qualcosa oppure no?
S, signore. Ma solo per un momento. Forse me lo sono immaginato. Ho pensato che venisse
da laggi. Indic verso la massa della collina che si ergeva oltre laccampamento. Sulla collina, o
molto pi probabilmente dallaltro lato, credo, signore.
Perch non hai dato lallarme?
Per qualcosa che avevo forse sentito, o immaginato, signore?
Non si corrono rischi con la vita di altre persone, ragazzo. Intesi?
S, signore. Volete che convochi il resto degli uomini?
No, disse Macrone. Indagheremo noi. Se non siamo di ritorno al prossimo cambio della
guardia, allora potrai dare lallarme. Probabilmente non c motivo di farsela addosso  un lupo o
qualcosa del genere. Adesso torna di guardia.
La recluta salut e si gir per guardare dalla parte opposta rispetto allaccampamento.
Macrone indic il fianco della collina. Da quella parte, credo. Andiamo.
Quando furono lontani dalle orecchie della sentinella, Catone gli diede una gomitata. Un
lupo?
 possibile. Li ho gi sentiti fare questi versi.
Arrivarono ai piedi del pendio e guadarono un piccolo corso dacqua fino a raggiungere il
limitare degli alberi, oltre il quale un fitto bosco si estendeva sul pendio. Ben poca neve era riuscita a
penetrare i pesanti rami pi bassi e laria era satura dellaroma di pino. Il terreno era ripido e dovettero
arrancare con mani e piedi, zigzagando fra i tronchi dalbero, facendo il meno rumore possibile con gli
stivali su generazioni di aghi di pino secchi. Riparati dal vento e riscaldati dallo sforzo fisico, emersero
sudati e ansanti dallaltro lato del bosco. Sotto la minaccia della neve, videro che cera un basso
spuntone di roccia sopra di loro e poi la cresta della collina. Catone si guard indietro e vide in basso
laccampamento in lontananza, a malapena riconoscibile con le tende e i carri sotto una pesante coltre
di neve. Lurlo torn, molto pi chiaro stavolta, e i due centurioni si guardarono lun laltro.
Cosa ti sembra?, domand Catone.
Un povero bastardo che se la sta vedendo brutta. Macrone respir a fondo e si arrampic
verso le rocce. Catone lo segu, ricalcando le profonde impronte che Macrone aveva lasciato nella neve.
Le rocce erano abbastanza distanziate tra loro e cerano sufficienti appigli e sporgenze per scalarle con
facilit. Pochi istanti dopo, Macrone tese una mano a Catone e lo iss su una lastra piatta che dava sulla
gola che il convoglio aveva risalito quel pomeriggio. Sotto di loro, la strada girava dietro la collina e
risaliva dallaltro lato.
Entrambi videro subito il fuoco, un piccolo chiarore giallo che mandava bagliori sul ciglio della
strada a un centinaio di passi sotto di loro. Quattro cavalli legati l vicino e le sagome di tre uomini
seduti accanto al fuoco su un tronco caduto. Un quarto era appoggiato allestremit del tronco dalbero
e un gemito straziante si lev su per la collina. Luomo avanz verso il fuoco, rivelando un quinto
uomo, denudato fino alla cintola e legato al tronco. Al tenue chiarore delle fiamme, Macrone e Catone
riuscirono a vedere dei segni neri sul suo torace. Lorigine dei segni fu subito chiara quando luomo
che stava davanti a lui and verso il fuoco e abbass la punta della spada tra le fiamme.
Catone si rivolse allamico. Ho gi visto quelluomo. Quello legato allalbero.  quel
mercante.
Mercante?
Quello di Hispellum Cosa credi che stia succedendo? Chi sono quegli uomini?
Non ne sono sicuro. Briganti, molto probabilmente. Ma non me ne star seduto qui a lasciarli
fare. Macrone esamin il terreno e riflett per un momento. Ci vorrebbe troppo per tornare indietro e
chiamare gli altri. Quando riusciremo a portarli quass, quel povero bastardo sar spacciato. E poi, con
quella manica di fanti che abbiamo per le mani sarebbe impossibile prenderli di sorpresa. Lo
ucciderebbero, monterebbero a cavallo e se la filerebbero prima ancora che noi riusciamo a scendere
dal pendio.
Capisco. Catone annu lentamente. Perci quello che stai dicendo  che tocca a noi.
Hai capito al volo, ragazzo. Macrone gli diede una pacca sulle spalle. Coraggio.
Si calarono dalla lastra di pietra e poi seguirono le rocce fino a raggiungere una folta macchia di
alberi che si estendeva fino alla strada, proprio quando il prigioniero url di nuovo.
Vi prego! Vi prego, basta!. Il lamento si diffuse chiaramente su per la collina, fino ai due
centurioni. Giuro che non so niente! Per favore! No!.
Un urlo straziante lacer la notte e spron Macrone e Catone a proseguire. Si mossero
nellombra degli alberi, un po correndo, un po scivolando sotto i grossi rami carichi di neve. Non
persero di vista il fuoco, che ammiccava fra le intricate matasse dei sottili rami di pino durante la loro
discesa. Alla fine, Macrone si ferm e stese un braccio per avvertire Catone che si erano avvicinati
abbastanza. Attraverso gli alberi, a non pi di cinquanta passi, i quattro uomini e il loro prigioniero
erano chiaramente visibili nella guizzante luce del fuoco.
Macrone tir fuori la spada e fece un passo avanti.
Aspetta!, sibil Catone. Non puoi irrompere cos.
E cosaltro c da fare?, bisbigli Macrone. In due non possiamo mica circondarli.
No, mormor Catone. Dovevamo tornare a chiedere aiuto.
Adesso  troppo tardi.
Va bene, allora. Attacchiamo. Ma prima cerchiamo di facilitarci le cose. Guarda l. Catone
indic un leggero avvallamento nel terreno accanto alla strada, e Macrone cap che si trattava del
canale di scolo ricoperto dalla neve. Passava vicino al tronco caduto e gli uomini seduti rivolgevano la
schiena alla strada.
Macrone rinfoder la spada e annu. Mi sembra che vada bene.
Si mossero furtivi attraverso gli alberi e quando raggiunsero lo spazio aperto accanto alla strada,
entrambi si accovacciarono e avanzarono piano sulla neve scricchiolante fino a raggiungere il canale. A
quel punto si misero pancia a terra. Con Macrone in testa, continuarono ad avanzare cautamente senza
fare rumore, lottando contro limpulso di muoversi pi in fretta quando una nuova serie di grida lacer
laria. Oltrepassarono il limitare degli alberi e raggiunsero la luce arancione del fuoco.
Sta gi, bisbigli Macrone. Estrasse la spada dal fodero, fece un bel respiro e sollev
lentamente la testa. Al di l del bordo del canale, vedeva le sagome dei tre uomini seduti sul tronco.
Erano in silenzio, osservavano il quarto uomo che si piegava sul prigioniero, invisibile dal canale.
Macrone imprec silenziosamente. Il quarto uomo era rivolto verso di loro. Li avrebbe visti nellistante
in cui si fossero alzati dal canale.
Macrone abbass la testa e continu a guardare frustrato, fino a quando non sent un leggero
strattone al piede. Voltandosi a guardare, vide che Catone muoveva la mano a mo di domanda.
Macrone scosse la testa e si avvicin a Catone per potergli parlare senza il rischio di farsi sentire dagli
altri.
Dobbiamo aspettare. Stammi a guardare. Quando do il segnale, ci alziamo, pi
silenziosamente possibile, e andiamo allattacco. Colpisci quando colpisco io. Non prima.
Daccordo, ansim Catone.
Giacquero nella neve, spade alla mano, in attesa della loro occasione. Mentre la neve si
scioglieva sotto di lui, Catone la sent inzuppargli la tunica e gelargli la pelle nuda. Ricominci a
tremare, anche se il cuore gli martellava di terrore ed eccitazione.
Davanti a lui, Macrone era ancora una roccia: solo i suoi occhi seguivano i movimenti vicino al
tronco dalbero. Il torturatore continuava il suo agghiacciante lavoro e i due centurioni sentivano tutto
quello che diceva alla vittima.
Coraggio, uomo! Alla fine ce lo dirai. Ma non fraintendere. Morirai, ma puoi renderti la cosa
pi facile. Molto pi facile.
Giuro che non so niente, diceva la vittima con voce strozzata. Non so cosa state cercando.
Lo giuro!.
Ci fu una pausa prima che linquisitore parlasse di nuovo, in un tono basso che grondava
minaccia.  tempo di friggerti le palle, credo. Vediamo se questo ti far sciogliere quella linguaccia.
Si allontan per andare verso il fuoco e si sporse in avanti per infilare la spada tra i carboni
ardenti. Macrone contrasse i muscoli e fece un segnale a Catone. Poi entrambi si misero accovacciati,
le spade gi pronte, e avanzarono silenziosi verso il tronco. La neve crepitava a ogni movimento e
Catone era attento a fare ogni passo pi adagio possibile, tenendo tutto il tempo gli occhi fissi sulla
schiena delluomo davanti a s. Era consapevole della massa scura di Macrone alla propria sinistra, che
si dirigeva cauta verso luomo allaltra estremit del tronco. Poi fiut odore di fumo di legna, di cavallo
e infine il lezzo pi acre della carne bruciata, e lott per trattenere la bile nello stomaco.
Il torturatore si raddrizz e sollev la spada, che mandava rossi bagliori sullo sfondo scuro della
collina. Si gir e rimase pietrificato alla vista delle due figure alle spalle del tronco.
Ma che ca.
Addosso!, url Macrone e si lanci allattacco, scalciando la neve mentre affondava la punta
della spada nella schiena delluomo che aveva davanti. Catone non ebbe il tempo di prepararsi, ma
allung un braccio e si lanci allattacco del suo uomo, mentre questi faceva per girarsi. La punta di
Catone and in alto, conficcandosi dritta nellorecchio della vittima con un nauseante scricchiolio. La
testa scatt da un lato per limpatto e luomo si accasci. Quello al centro balz in piedi e si allontan
dal tronco. Sguain la spada allistante, sollevando la lama per contrattaccare. Il torturatore era al suo
fianco, con gli occhi che si muovevano rapidamente da destra a sinistra. Sorrideva.
Sono solo due. Possiamo farcela.
Avendo dimezzato gli avversari, Macrone e Catone si fermarono dal proprio lato del tronco. La
sorpresa dellattacco ormai era svanita. Adesso era un vero duello a coppie. Senza distogliere lo
sguardo dagli altri, Macrone disse a Catone: Quello con la spada bollente  tuo. Io mi occupo
dellaltro bastardo.
Catone annu e aggir lestremit del tronco, accovacciandosi pronto a balzare allattacco. Non
ne ebbe la possibilit. Con un ruggito, luomo con la spada arroventata lo caric. La punta della spada
sferz laria con un luminoso arco e Catone ebbe appena il tempo di affondare la propria arma per
parare il colpo. La punta rovente fu sbalzata via dallelsa e atterr nella neve con un sibilo crepitante.
Catone si riprese alla svelta e tent un affondo al petto delluomo, ma il torturatore era troppo veloce
per lui e si riprese dallattacco, gettandosi allindietro, cos che la punta di Catone infilz solo laria. I
due uomini si fermarono per studiarsi, e Catone si accorse vagamente dei colpi di Macrone contro
laltro uomo, ma non os spostare lo sguardo dal proprio avversario.
Il torturatore agit la mano libera davanti a Catone. Fatti sotto, ragazzino, se credi di essere
abbastanza bravo.
Catone fece una smorfia. Non avrebbe abboccato cos facilmente. Fottiti.
Luomo rise e poi la sua faccia si congel in unintensa e letale espressione di concentrazione.
Si fece rapidamente avanti e tent una finta. Catone sapeva che lo stava mettendo alla prova e trasal
impercettibilmente, ma tenne la spada ferma. Luomo grugn e poi sferr un vero attacco: un turbinio di
affondi e tagli che costrinse Catone a indietreggiare verso il tronco. Il centurione rispondeva
forsennatamente colpo su colpo, con un secco tintinnio ogni volta che le lame cozzavano, spedendogli
aspre ondate di dolore su per il braccio. Poi sent la corteccia contro le cosce e seppe che non poteva
pi indietreggiare. Lassalitore si avvent con rinnovata foga. Poi, con un gutturale urlo di rabbia e
trionfo, luomo abbatt la spada di Catone sul tronco e rialz la propria per colpirlo. Ma larma si era
conficcata nel legno e il suo braccio ebbe un sussulto quando la spada rifiut di smuoversi. Catone gli
sferr un pugno con la mano sinistra e colp luomo allattaccatura del naso, rompendogli losso e
stordendolo. Trov la propria spada bloccata sotto quella dellavversario e moll la presa, per poi
abbattere il pugno destro sulla faccia delluomo, facendo seguire una scarica di colpi che fecero
barcollare il torturatore allindietro, passo dopo passo, fino a che croll nella neve.
Solo allora Catone alz lo sguardo e vide cosa stava facendo lamico. Ma Macrone non aveva
bisogno di aiuto. Il suo uomo era gi a terra e il centurione era sopra di lui, un piede saldo sul petto
dellavversario mentre liberava con uno strattone la spada dalle sue costole.
Macrone si guard attorno. Tutto bene, ragazzo?
Neanche un graffio. Catone and a recuperare la sua spada. Una mano scatt e gli afferr la
caviglia, mandandolo a finire a gambe allaria. Si rotol immediatamente su un fianco e sferr un
calcio. Luomo al quale aveva trafitto lorecchio gli ringhi contro a denti stretti, fissandolo con uno
strano sguardo sfocato. Ma la sua stretta era formidabile e le sue dita si serrarono dolorosamente
attorno alla caviglia di Catone. Il centurione scalci con il piede libero, calcando gli spuntoni di ferro
degli stivali sulle nocche delluomo, che per continu a tenere duro, col sangue che sgorgava dalla
carne straziata. Pi in l, Catone vide che il torturatore era riuscito a rimettersi in piedi. Luomo guard
Catone, poi Macrone e, giratosi, si mise a correre verso i cavalli.
Fermalo!, url Catone.
Macrone reag allistante e si precipit allinseguimento, sollevando spruzzi di neve farinosa
dietro di s. Catone si gir nuovamente verso il tronco, afferr limpugnatura della sua spada e, con uno
sforzo convulso, riusc a liberarla. Si mise a sedere e, stringendo i denti, la abbatt sullavambraccio
delluomo ferito, conficcandola nella carne e spezzando le ossa. La morsa attorno alla caviglia si
allent e, con uno strattone, Catone si liber delle dita esanimi. Luomo fece una smorfia, poi rovesci
gli occhi allindietro e cadde di faccia nella neve, mentre sangue e materia grigia gli colavano da un
lato del cranio fracassato.
Un acuto nitrito attir lattenzione di Catone verso gli alberi e vide il torturatore piegato sul
dorso di un cavallo mentre lo faceva girare su se stesso e lo spronava ad andare oltre il canale di
scarico, e da l sulla strada. Macrone lo rincorse ma era troppo tardi, e si ferm davanti al canale, dove,
frustrato, si batt la spada contro la coscia mentre il cavallo si lanciava al galoppo sulla strada e nella
notte.
Catone and a occuparsi del prigioniero e gli si inginocchi accanto. Era un uomo alto, di
mezza et, ben messo e con corti capelli neri. Portava calzoni per cavalcare e stivali di morbida pelle.
Sul petto denudato cerano diverse chiazze di pelle bruciata e aveva unustione sulla guancia. Fece un
sorriso tirato alla vista di Catone.
I miei salvatori, spero.
Catone cerc a tentoni i lacci che lo tenevano legato al tronco e, trovato il nodo, lo sciolse.
Libero dalle corde, luomo si afflosci in avanti e si sfreg i polsi.
Oh, merda sto malissimo.
Tremava, e Catone prese un mantello dal corpo pi vicino e glielo mise addosso. Riesci a
camminare?.
Macrone li raggiunse facendo scricchiolare la neve sotto i piedi. Tutto bene, amico?.
Luomo alz lo sguardo sforzandosi di sorridere. Oh, benone, grazie. Posso chiedervi chi
siete? Mi pare di riconoscervi.
Centurioni Macrone e Catone, parte di una colonna di fanti diretta a Ravenna. Tu?.
Luomo fece una smorfia e rimase in silenzio per un istante prima di rispondere: Marco
Enobarbo, mercante.
Macrone annu e poi indic i corpi dei tre uomini che avevano ucciso. E chi diavolo sono
questi buffoni?.
Enobarbo alz lo sguardo. Vi dispiace se cerchiamo un riparo prima di raccontarvi la mia
storia? Sento che sto per svenire.
Mi dispiace. Macrone si abbass per tendergli una mano. Il mercante la afferr e si tir su
con una smorfia di dolore. Poi svenne.
Dammi una mano, Catone, disse Macrone, mentre faceva scivolare una mano attorno alla
schiena del mercante.
Con Catone che lo sosteneva dallaltro lato, i tre attraversarono la strada e si incamminarono
lentamente verso laccampamento dei fanti.
...
.
...
CAPITOLO UNDICI.
...
.
...
Il centurione Minucio li aspettava sulla strada accanto allaccampamento. Quando i due
centurioni si avvicinarono lentamente, con in mezzo Enobarbo, incroci le braccia.
E questo sarebbe?
Marco Enobarbo, borbott Macrone. Labbiamo incontrato in precedenza. Era a Hispellum
la notte in cui ci siamo fermati l.
E voi eravate semplicemente usciti a fare due passi nel bel mezzo della notte e lavete trovato,
immagino, disse Minucio con evidente aria di sospetto. Se per questo, chi siete esattamente voi
due?
Centurioni, diretti alla nostra nuova assegnazione, come abbiamo gi detto.
Come avete gi detto.
Hai visto i nostri documenti, aggiunse Catone. Portano il sigillo del dipartimento imperiale
dellesercito, giusto?
Anche un ragazzino inesperto potrebbe falsificarli.
Forse, ma perch farlo?, insist Catone. Adesso, per favore, possiamo portare questuomo
nella nostra tenda e occuparci delle sue ferite?.
Minucio sollev le sopracciglia. Ferite? Che tipo di ferite?
Quando labbiamo trovato, alcuni uomini si stavano divertendo a vedere quanto potevano
rendere dolorosi gli ultimi istanti di Enobarbo.
Perch?.
Macrone alz le spalle. Portiamolo dentro e lo scopriremo.
I centurioni stesero Enobarbo sul giaciglio di Macrone. Poco dopo, Minucio torn dai carri con
una scatola di unguenti e bende. Pos la scatola accanto al mercante mentre Catone sollevava
delicatamente il mantello e metteva a nudo le ferite.
Merda, rabbrivid Minucio. Che diavolo gli stavano facendo?
Cercavano di sciogliergli la lingua, rispose Catone. Abbiamo sentito che gli facevano delle
domande.
Quali domande?
Non ne sono sicuro. Cercavano qualcosa e lui diceva di non averla.
Oh, questo s che  daiuto.
Macrone indic il mercante con la testa. Si sta svegliando. Chiediamolo a lui.
Le palpebre di Enobarbo si aprirono tremolanti e il mercante guard preoccupato le facce che
incombevano su di s; riconobbe Catone e Macrone e il terrore si dilegu. Si lecc le labbra e fece un
sorriso tirato. I miei salvatori. Per un momento ho pensato che foste Cosa ne  stato di loro?
Uno  fuggito, rispose Macrone. Gli altri sono morti. Ti dispiace dirci chi erano?
Tra un attimo, intervenne Minucio. Fatemi prima vedere le bruciature.
Apr il coperchio della cassetta medica. Sul fondo cera una serie di vasetti di pomate e bende.
Minucio vi rovist dentro e scelse un flacone col tappo di sughero. Dentro cera una crema untuosa che
applic con cura sul petto del mercante e sullustione al viso.
Grasso doca, spieg. Protegger le bruciature. Adesso tiratelo su mentre lo bendo.
Il mercante strinse i denti mentre Minucio gli avvolgeva una benda di lino chiaro attorno al
busto e gliela annodava sotto un braccio. Enobarbo torn ad accasciarsi riconoscente sul giaciglio e
Minucio chiuse la cassetta e la mise da una parte.
Bene, allora, disse Macrone. Dicci cosa  successo.
Enobarbo chiuse gli occhi per un momento prima di iniziare. Vi ho gi detto che sono un
mercante. Mi occupo di opere darte. Compro roba che arriva a Ravenna dalla Grecia e la faccio
trasportare ai miei clienti a Roma. Sono partito dalla capitale una settimana fa. Avevo una bella somma
di denaro con me. Ero a buon punto sulla tabella di marcia, ma poi c stata una tempesta di neve che
ha bloccato la Via Flaminia. Quando ha smesso di nevicare, ho visto quegli uomini un po pi avanti
sulla strada. Dovevano essere in attesa di qualche viaggiatore. Ho girato il cavallo e ho rifatto di corsa
la strada dalla quale ero venuto. Non appena sono montati a cavallo, mi sono corsi dietro. La mia cassa
del denaro era ancora piena doro e il suo peso mi rallentava. Vedevo bene che mi avrebbero preso se
non fossi andato pi veloce. Cos mi sono fermato e ho nascosto loro prima di proseguire.
Nascosto?, lo interruppe Macrone. Dove?.
Enobarbo lo guard. Perch dovrei dirvelo?
E che cazzo, uomo! Ti abbiamo salvato. Siamo centurioni al servizio dellimperatore, non
dannati briganti di montagna.
Enobarbo riflett per un momento. Va bene. C un tempietto sul ciglio della strada. Ho fatto
scivolare la scatola in una buca l vicino. Sar meglio che ci sia ancora quando torner a prenderla, o
sapr a chi dare la colpa. Ho delle conoscenze, io. Conoscenze potenti.
Macrone scosse tristemente la testa. Ce le abbiamo tutti, amico. Il trucco  evitare che ti
freghino di continuo. A ogni modo, va avanti con la tua storia.
Potete indovinare il resto, prosegu Enobarbo. Ho continuato a cavalcare, ma i loro cavalli
erano migliori, e mi hanno raggiunto proprio mentre stava facendo buio. Mi avrebbero ucciso subito,
ma quando hanno visto che non avevo pi la cassetta del denaro hanno capito che lavevo nascosta da
qualche parte. Allinizio mi hanno solo malmenato un po, e quando mi sono rifiutato di parlare il capo
ha minacciato di uccidermi su due piedi. Ma sapevo che sarei morto listante in cui avessi detto loro
dovera il denaro, cos ho tenuto la bocca chiusa. Si sono accampati, mi hanno spogliato e legato a quel
tronco dalbero, e si sono accesi un bel fuocherello. Non avevo idea di cosa avessero in serbo per me
fino a quando non ho visto quelluomo arroventare la spada. Be, il resto lo sapete. Siete arrivati sul
posto appena in tempo. Francamente, avrei vuotato il sacco nellistante in cui mi avesse avvicinato
quella spada alle palle.
Catone fece una smorfia. Chi non lavrebbe fatto?
A quel punto siete entrati in scena voi. Due contro quattro, sorrise Enobarbo. Be, per
questo s che ci vogliono le palle.
Usale fintanto che ce le hai, disse Macrone. Si rivolse a Minucio. Li abbiamo colti di
sorpresa. Abbiamo fatto fuori i primi due prima che potessero reagire. Io ne ho sistemato uno, e Catone
si  fatto sfuggire laltro.
Un momento, dannazione!, si infervor Catone. Un bastardo mi teneva per la caviglia. Tu
gli sei andato dietro. Sei stato tu a fartelo scappare, maledizione.
Macrone alz le mani in segno di tregua. Si fa per dire, ragazzo, tutto qui. A ogni modo, 
scappato sulla strada.
Catone punt un dito verso il mercante. Hai detto che ti occupi di antiquariato.
S. E allora?
Di che tipo?
La solita roba. Statue, ceramiche, mobili, pergamene. Qualsiasi cosa che abbia un prezzo
elevato tra i collezionisti di Roma. Restereste sconvolti se sapeste quanto sono disposti a pagare per
certe cose. Naturalmente, io ne sono felicissimo.
Cosa mi dici dei rotoli?, domand Catone.
Enobarbo aggrott la fronte. Rotoli? Che genere di rotoli?
Non lo so. Ma dimmi, secondo la tua esperienza, cos che d valore a un rotolo?
Dipende. Alcune persone pagano una fortuna per un volume originale di ricette. Altri
collezionano resoconti storici. O racconti, detti, predizioni. Quel tipo di roba. Certo, una parte del
materiale migliore, dal punto di vista economico,  di genere erotico, soprattutto materiale dellEstremo
Oriente. Potrebbero insegnare un paio di trucchetti alle passeggiatrici della Suburra.
Non ho dubbi, sorrise Catone. Ma  solo questo? Nientaltro potrebbe rendere di grande
valore un rotolo?.
Enobarbo riflett un istante e poi scroll le spalle. Spiacente. In questo momento non mi viene
in mente altro Ahi!. Fece una smorfia e si port la mano al petto.
No!, scatt Minucio allontanandogli la mano con un buffetto. Meglio lasciar stare. Dovresti
cercare di riposare un po.
S. Un po di riposo, annu il mercante. Bene, credo di essere stato interrogato a sufficienza
per stanotte, se a voi signori non dispiace.
Macrone scosse la testa e Catone si sedette e gonfi le guance. Enobarbo chiuse gli occhi e, con
unespressione sofferente impressa sulla faccia, cerc di respirare a fondo. Poco alla volta, il
movimento del suo petto divenne meno forzoso e il suo volto si rilass nel sonno profondo.
Cosa ne pensate?, disse Catone.
Riguardo a cosa?
La sua storia. Regge?.
Macrone scosse la testa. Perch no? Catone, tu vedi cospirazioni ovunque. Perch quelluomo
non dovrebbe essere chi dice di essere?  una storia abbastanza semplice da credere.
Troppo semplice, riflett Minucio.
Macrone si gir esasperato. No, anche tu.
Perch no?, disse il vecchio centurione. E a proposito, non sono ancora sicuro neanche per
quanto riguarda te e il ragazzo. Coserano tutte quelle storie sui rotoli?
Ne ho abbastanza, brontol Macrone. Ho bisogno di dormire.
La vedo dura. Minucio indic con la testa il mercante sul giaciglio di Macrone.
Oh, grandioso. Macrone digrign i denti. Proprio quello che mi serviva. Si alz e fece per
andare verso lapertura della tenda.
Dove vai adesso?
A pisciare, se non ti dispiace. E poi magari vado a tagliarmi qualche altro dannato ramo.
...
.
...
CAPITOLO DODICI.
...
.
...
La colonna arriv a Urbinum due giorni pi tardi, dopo essersi fermata brevemente lungo la
strada per recuperare una cassetta di legno dietro a un tempio. Enobarbo aveva deciso di restare con
loro, spiegando che aveva amici a Ravenna che potevano ospitarlo fino a che le sue ferite non fossero
guarite.
Sulle montagne avevano perso altri due uomini, semplicemente svaniti nella notte in un
dissennato tentativo di tornare dalle proprie famiglie a Roma. Minucio dubitava che sarebbero usciti
vivi dalle montagne e Macrone era a un pelo dal vincere la scommessa.
Quando i marinai raggiunsero il porto di Ariminum, le locande sulla strada pullulavano di
racconti sulle ultime imprese della flotta pirata che terrorizzava il mare antistante la costa. Malgrado i
barbari non fossero alle porte, non si poteva negare la tangibile isteria che attanagliava le genti
dellUmbria. Nella stessa Ariminum la guarnigione locale si era trasferita nella cittadella, insieme ai
cittadini pi ricchi. Cerano poche navi in porto e lazzurro orizzonte del mare era privo di vele.
Dieci giorni dopo aver raccolto Enobarbo, la colonna marci attraverso le porte della citt di
Ravenna, con un uomo in pi rispetto a quanti ne servivano a Macrone per vincere la scommessa. Cera
voluto un grosso sforzo di volont da parte sua per non sbarazzarsi silenziosamente di una delle reclute
la notte prima di giungere a destinazione, e dovette a malincuore concedere la vittoria a Catone mentre
gli ultimi uomini entravano in citt.
Vuoi che ti faccia credito?, sogghign Catone.
Solo se vuoi che ti spezzi i denti. Avrai i tuoi soldi non appena ci pagheranno.
Non vedo lora di spendere il tuo primo mese di paga. Con trecento denarii si possono fare un
sacco di cose.
Trecento?. Minucio rise al sentire la conversazione. Devi essere fortunato. Immagino che
voi siate sul libro paga della marina.
S, replic Macrone. E allora?
Deduco che gli ufficiali che vi hanno assegnato qui non siano stati cos gentili da dirvi
lammontare della paga, vero?
No. Il cuore di Macrone stava affondando come un sasso. Quant?
Prendiamo lo stesso degli ausiliari.
Macrone lo fiss inorridito per un momento e poi sorrise nervosamente. Mi stai di nuovo
prendendo in giro, vero? Dacci un taglio, Minucio.
Sono serio.
Stronzate.
No, dico davvero. Sono serio.
Macrone scosse la testa e furibondo si schiaffeggi una coscia. Merda! Quel tirchio bastardo di
Narciso ci ha fregato di nuovo! Giuro che lo prender a calci un giorno, fosse lultima cosa che faccio.
Molto probabile, borbott Catone. E basta parlare di Narciso se non vuoi che tutta la citt
sappia gli affari nostri.
Non ci credo, maledizione, prosegu Macrone. Non solo ci infila la testa nel dannato cappio,
ma lo fa anche al risparmio.
Macrone continu a brontolare mentre la colonna avanzava lungo la strada principale di
Ravenna in direzione del porto. Come in molte citt di provincia, le strade erano strette e solo pochi
palazzi erano alti pi di due piani. Ancora prima di raggiungere la riva, Catone vide una densa selva di
alberi e vele. Sulla banchina principale decine di marinai sedevano in giro sconsolati e guardavano le
imbarcazioni ormeggiate una accanto allaltra nel mare placido. Si alzarono al passaggio delle reclute e
li fissarono con palese ostilit.
Non capisco, disse Catone. Pensavo che tutte le imbarcazioni avessero cercato di stare pi
alla larga possibile dai pirati. Cera una manciata di navi ad Ariminum. Indic il porto con la mano.
Non ne ho mai viste tante prima. Non hanno paura dei pirati?
Certo che ne hanno, ragazzo, ghign Minucio. Ed  esattamente per questo che sono qui.
Quale posto migliore che proprio accanto a una base navale? Laggi c la garanzia della loro
sicurezza.
Catone segu il braccio che Minucio aveva sollevato e vide cosa stava indicando. In fondo alla
banchina cera un grosso cancello fortificato che conduceva allarsenale. Allancora nelle acque aperte
del porto della marina cera una flotta di agili navi da guerra. Ne cont pi di trenta. La maggior parte
erano guardacoste, ma pi in l cera uno squadrone di grosse triremi, la formidabile spina dorsale della
flotta romana. Ogni nave sfoggiava tre file di remi su ciascun fianco, con torrette fortificate a poppa e a
prua, sulle quali erano montate delle catapulte. Un grande ariete rivestito di bronzo si estendeva dalla
prua di ciascuna imbarcazione.
Oltre alle triremi cera un vascello ancora pi grande. Catone si alz in piedi sul pianale del
carro e lo indic. Quella cos?
 la Horus, la nostra ammiraglia.  una quinquereme, un cinque, come diciamo noi. Ha una
bella storia alle spalle. Era la nave ammiraglia di Marco Antonio. Catturata a Actium e portata nella
marina imperiale da Augusto. Costruita per durare e coriacea come un paio di vecchi stivali. Non c
niente a galla che possa reggere il confronto.
Catone fiss la Horus ancora un po e si rimise a sedere mentre il convoglio procedeva lungo la
banchina verso le porte della base navale. I marinari e i portuali lungo il tragitto li accerchiarono su
ciascun lato, osservandoli in un silenzio ostile.
Una voce grid: Quando farete qualcosa per questi pirati?.
La lamentela fu subito ripresa da altre voci e ben presto i fanti e i loro ufficiali si ritrovarono
circondati da urla rabbiose e pugni levati. Le reclute si guardavano attorno con nervosismo.
Guardate avanti!, rugg Minucio. Guardate avanti, ho detto. Ignorate i bastardi.
Una manciata di rifiuti vol per aria e colp il centurione alla spalla. Minucio serr la mascella e
guard dritto davanti a s. Sfortunatamente, il precedente era stato stabilito e allimprovviso laria si
riemp di fango, escrementi e altri rifiuti puzzolenti che bersagliarono gli sfortunati fanti e i loro
ufficiali. Gli uomini in testa alla colonna vacillarono nel tentativo di proteggersi dal bombardamento e
Minucio, alzatosi in piedi, si port le mani a coppa attorno alla bocca.
Continuate a marciare laggi in testa! Non fermatevi, maledizione!.
Gli optiones usarono il bastone sui loro uomini e la marcia riprese. Minucio apr la bocca per
urlare altre esortazioni e, sotto gli occhi di Macrone, un proiettile di feci vol per aria e colp il
veterano dritto in bocca. Si lev uno spontaneo boato di risa da parte dei cittadini pi vicini alla scena.
Minucio si abbass, sputando e pulendosi le labbra con la manica. Se trovo il responsabile, gli
faccio mangiare merda per il resto dei suoi dannati giorni.
Macrone, sforzandosi disperatamente di mantenere unespressione impassibile, diede di gomito
a Catone. Pensavo che queste cose accadessero soltanto a me.
Infatti. Guarda. Catone indic la sua tunica e, abbassando gli occhi, Macrone vide una brutta
macchia marrone sulla lana.
Lufficiale di guardia alle porte aveva visto il tumulto fermentare sul pontile e, mentre la
colonna delle reclute si avvicinava, ununit di fanti usc in massa dallingresso della base navale e
caric la folla per sgombrare la strada a Minucio e i suoi uomini. Lo sbarramento si intensific quando
i cittadini cercarono di approfittare della loro ultima occasione per dare addosso agli uomini che
ritenevano responsabili della perdita del loro sostentamento. Macrone e Catone si coprirono la testa e si
abbassarono dietro i fianchi del carro.
Che cazzo di accoglienza, brontol Macrone. Questo lavoro migliora di minuto in minuto.
Chiss cosa ci aspetta dopo?.
Catone non rispose. Stava guardando assorto il mare e per la prima volta si rese conto di quanto
avesse paura di quellelemento. Non solo era un pessimo nuotatore, ma era stato malissimo nelle poche
occasioni in cui era uscito in mare. E adesso era destinato a passare il prossimo futuro sopra, o peggio
ancora, dentro lacqua. Gli venne la nausea al solo pensiero.
Quando i carri in coda al convoglio furono entrati nella base navale, i fanti si ritirarono
allinterno e chiusero alla svelta le porte sprangandole. Lufficiale di guardia, un altro centurione, and
sogghignando a grandi passi verso il carro di Minucio.
Che bella accoglienza, eh?
Una meraviglia, grugn Minucio mentre prendeva la borraccia e si sciacquava la bocca. Ne
sput il contenuto da una parte. Varrone, che diavolo  successo da quando sono andato a Roma?
Lintera Umbria  impazzita con questa storia dei pirati.
Il sorriso sulla faccia dellufficiale sbiad. Allora non hai saputo?
Saputo cosa?
Sono approdati nei pressi di una colonia di veterani a Lissus qualche giorno fa. Hanno
saccheggiato il posto e massacrato tutti quanti. Donne e bambini passati per le armi e gli uomini
impalati. Hanno arso al suolo la colonia.
Minucio lo guard fisso. Lissus. Conosco qualcuno l셻.
Conoscevi. Adesso non pi.
Merda. Minucio si afflosci sulla panca del conducente. Lufficiale di guardia gli strinse
solidale un braccio e poi si rivolse agli altri centurioni.
Siete voi Macrone e Catone?.
I due annuirono.
Dovete venire con me. Il prefetto ha dato ordine di convocarvi non appena foste arrivati.
Solo un momento, disse Catone. Scese gi dal carro e si diresse a passo svelto al veicolo che
portava Enobarbo.
Il mercante era seduto e si puliva il mantello dal fango. Alz lo sguardo su Catone. Bella citt,
Ravenna.
Catone gli tese una mano. Il prefetto ci ha mandati a chiamare. Ti saluto per adesso. Facci
sapere quando hai trovato un posto in cui stare.
Lo far. Enobarbo gli strinse la mano. E pagher io da bere.
Catone indic con la testa la sua cassetta del denaro. Puoi permettertelo.
Il mercante rivolse a Catone uno strano sorriso e poi annu. Devo a te e a Macrone la mia vita.
Non lo dimenticher mai.
Ci conto!. Catone gli strizz locchio e si affrett a tornare da Macrone e Varrone, che
agitava nervosamente il bastone di vite.
Lufficiale di guardia si gir e si avvi verso un enorme edificio dotato di portico che dava sulla
base navale.
Ma bravo, sibil Macrone. Sei riuscito a farli incazzare anche da questo lato delle porte.
Forse. Ma ci siamo guadagnati una bevuta. Catone indic col pollice il carro del mercante. E
paga il nostro amico.
Adesso mi piaci. Il sorriso soddisfatto di Macrone dur per tutto il tragitto attraverso la
piazza darmi.
Lufficio del prefetto era imponente  una lunga stanza che si affacciava sul livello superiore
del portico, che dava accesso a tutti gli uffici al secondo piano del quartier generale della flotta. La
vista dallufficio del prefetto comprendeva il porto navale in tutta la sua ampiezza, gli alloggi dei
soldati e, pi oltre, la distesa di negozi e botteghe. Da un lato del porto cera un rifugio in legno e
muratura dove gli uomini erano al lavoro su una trireme tirata in secca, rivestendone il fondo con il
catrame di mastelli fumanti  ulteriore segno dei preparativi per la campagna contro i pirati.
Dentro lufficio del prefetto, il pavimento era coperto da un bellissimo mosaico raffigurante
Nettuno nellatto di trafiggere col suo tridente un demone dei fondali, mentre con laltra mano guidava
una tempesta per affondare una flotta punica. Vitellio aveva una piccola ma costosa scrivania vicino a
una finestra su un lato della stanza, mentre laltro lato era dominato da unenorme mappa del teatro
delle operazioni della flotta, dipinta sul muro in minuzioso dettaglio.
Macrone e Catone si avvicinarono alla scrivania del prefetto e si misero sullattenti. Lui stava
firmando una pila di documenti e rivolse loro una breve occhiata prima di tornare al proprio lavoro,
portandolo a termine senza fretta. Alla fine, ripose lo stilo nella sua custodia e alz lo sguardo sui due
centurioni.
Bene, il prefetto Vitellio si appoggi allo schienale. Deduco che abbiate fatto un bel
viaggetto nella nostra idilliaca campagna.
S, signore, replic in tono neutro Catone.
Bene, perch la vacanza  finita. Abbiamo un sacco di lavoro da fare nei mesi che seguiranno.
Le cose si sono evolute dallincontro con Narciso a Roma. La situazione  molto pi seria.
Ce ne siamo accorti, signore.
Davvero?. Vitellio sembrava divertito. Dubito che ti sia stato fornito il quadro completo
della situazione, centurione Catone. Il segretario imperiale lha fatto solo con i suoi agenti pi fidati.
Cio voi?, sogghign amaramente Macrone.
Il prefetto rimase immobile per un momento, sforzandosi di tenere a bada lirritazione, e Catone
temette che lamico avesse superato il segno, di almeno un miglio. Poi lespressione di Vitellio si
rilass.
Ti prego di risparmiarmi latteggiamento poco collaborativo.
Ci fu una pausa durante la quale i due uomini si fissarono in silenzio in reciproco disprezzo.
Alla fine, Macrone annu. Molto bene.
Cos va meglio. E da adesso in poi mi riserverete il rispetto dovuto al mio rango. Mi
chiamerete prefetto o signore. Intesi?
S, signore.
Bene. Venite qui. Vitellio si alz e and verso la mappa. Prese un lungo bastone da una
rastrelliera l accanto e batt sul litorale dellIlliria. I pirati devono muoversi da una base da qualche
parte lungo questa costa. Fino a ora siamo riusciti a reperire ben poche informazioni su di loro, ma
abbiamo un nome. Il capo si chiama Telemaco. Un greco. Prevedo che cercher di ottenere il sostegno
della gente del posto.  un uomo scaltro e non sar facile batterlo.
Catone toss. Neanche recuperare i rotoli sar semplice, signore.
Vitellio si gir e cerc di interpretare lespressione di Catone. Cosa ne sai dei rotoli?
Abbastanza da sapere quanto sono importanti per limperatore, signore.
Davvero?. Vitellio gli rivolse uno sguardo indagatore. Penso che tu stia bluffando, giovane
Catone. O che sia alla ricerca di informazioni. Bella mossa. A ogni modo, pare che il nostro capo pirata
sia uno speculatore. Ha mandato un messaggio per informarci che adesso ci sono altre parti interessate
ai rotoli e che sono disposte a competere con qualunque prezzo Narciso vorr pagare.
Chi sono queste persone, signore?
Telemaco non lha detto.
Sta cercando di far salire il prezzo.
Forse, ma non possiamo correre il rischio che menta. Narciso vuole quei rotoli, costi quel che
costi. Uomini cos come denaro.
Ma chi altri potrebbe volere quei dannati rotoli, signore?, domand Macrone.
Non ha importanza. Chiunque sia,  inammissibile che ne entri in possesso.
Ascoltate, signore. Ci sarebbe daiuto avere una minima idea di chi siano i nostri avversari.
Senza dubbio, sorrise Vitellio. Ma chiedetevi, se questi rotoli sono cos cruciali per
limperatore, chi altri potrebbe avere il medesimo interesse?
A parte voi, signore?
Ne abbiamo gi parlato, Macrone. Non mettere ulteriormente alla prova la mia pazienza.
I Liberatori, disse pacatamente Catone. La societ segreta di repubblicani dedita al
rovesciamento dellimperatore Claudio sembrava essere il sospetto pi scontato.
Vitellio si gir a guardarlo e scroll le spalle. Chi altri?
Grandioso. Macrone scosse la testa stancamente. Proprio quello che ci serviva, maledizione.
Se loro sono coinvolti, finiremo per avere paura anche della nostra ombra.
Gi. Vitellio si pass una mano tra i capelli unti e se la pul sulla tunica. Perci capite bene
che dobbiamo agire con cautela, su una serie di fronti. Prima di tutto, dobbiamo mantenere in piedi i
negoziati pi a lungo possibile. Questo ci dar il tempo di identificare le altre parti interessate ai rotoli.
A quel punto potremo acciuffarli. Nel frattempo, continueremo i preparativi per una campagna anfibia
lungo le coste dellIlliria. Dobbiamo trovare e distruggere la base dei pirati, e affondare o catturare le
loro navi. Cosa pi importante, dobbiamo trovare quei rotoli.  possibile, probabile addirittura, che i
Liberatori abbiano gi simpatizzanti o spie qui nella flotta. Quando affronteremo i pirati, sar una
faccenda sporca e caotica. Sar allora che probabilmente i Liberatori cercheranno di impossessarsi dei
rotoli. E sar allora che dovremo stare in guardia e fare in modo che finiscano in mano nostra.
Macrone sospir. Non  chiedere troppo, allora.
Questo si aggiunge ai compiti che dovrete eseguire come copertura. Tu e Catone siete stati
assegnati a un regolare incarico. Voglio che lo svolgiate con coscienza, come se foste nelle legioni che
tanto ammirate. I fanti devono essere addestrati al meglio delle vostre possibilit se vogliamo spuntarla
sui pirati quando sar il momento di combattere. Inoltre, quando uomini e imbarcazioni saranno pronti
a passare allattacco, assegner a ciascuno di voi il comando di una nave.
Assumere il comando di una nave?. Macrone scosse la testa. Signore, non saprei da dove
cominciare con una dannata nave.
Allora farai meglio a imparare. Io non mi preoccuperei troppo. I trierarchi si occuperanno della
gestione quotidiana della navi. Voi dovrete solo dire loro la direzione da prendere e fungere da punti di
riferimento in battaglia. Vitellio sorrise. Questo significa essere duri e forti, stare a prua e urlare. Non
dovrebbe costituire una grande sfida per te, Macrone. A ogni modo, incontrerete i vostri ufficiali di
marina e i trierarchi alla riunione di stasera. Tu puoi andare adesso, centurione Macrone. Fuori c un
segretario che ti porter ai tuoi alloggi.
S, signore. Macrone scambi unocchiata con Catone, poi si gir e marci fuori dallufficio,
chiudendosi la porta alle spalle.
Per un po, Vitellio osserv la mappa e poi si rivolse a Catone. Sediamoci.
Attraversarono la stanza, tornando alla scrivania del prefetto, e Catone tir una sedia verso di
s. Rabbrivid quando le gambe di ferro raschiarono le tessere del mosaico. Non aveva idea del perch
Vitellio lavesse trattenuto e aveva paura, perch sapeva di cosera capace lintrigante aristocratico.
Vitellio era bravo a leggere le espressioni umane e studi il giovane centurione con occhi
freddi. Non mi importa che mi odi cos tanto, centurione. Posso capire le tue ragioni. Ma devi
accettare il fatto che sono fuori dalla tua portata. Alza una mano su di me e ti far schiacciare come uno
scarafaggio. Sarebbe un peccato farti uccidere, dal momento che hai tanto da offrire al servizio di
Roma. Ma devo prima badare ai miei interessi ed essere sicuro di poter contare su di te e che non
costituisci per me una minaccia.
Catone si strinse nelle spalle.
Molto bene. Allora propongo una tregua tra di noi, per la durata di questa faccenda. Per il bene
di entrambi. Ci sono gi abbastanza pericoli da affrontare l fuori senza aggiungerne inutilmente altri.
Intesi?
S, signore.
Bene. Sentiti libero di odiarmi di nuovo a partire dal momento in cui avremo trovato quei
rotoli.
Catone scosse la testa. Vi odier e vi disprezzer sempre, signore. Ma posso farlo senza che
ci abbia effetto sui miei doveri. Per un po, almeno.
Vitellio lo guard fisso e gli rivolse un impercettibile cenno del capo. Dovremo accontentarci,
allora Adesso, c unaltra questione di cui occuparci. Ho bisogno di te per qualcosa che potrebbe
essere piuttosto rischioso.
Davvero conveniente, signore.
Utile, piuttosto che conveniente. Il messaggio di Telemaco si concludeva con la richiesta di
fare un pagamento anticipato per restare in trattativa per questi rotoli. Un segno del nostro impegno,
dice lui. Perci tu lo incontrerai, gli assicurerai che siamo ancora ben disposti e gli darai loro che ha
chiesto.
Perch io?
Perch  importante che uno di noi sia in grado di riconoscere Telemaco a vista. Quando
arriver il momento di mettere a posto quel bastardo, voglio essere sicuro di avere luomo giusto.
Potrebbe essere lunico a sapere dove vengono tenuti i rotoli.
Perch mandarmi da solo? Non sarebbe pi utile se ci fosse anche il centurione Macrone?.
Vitellio sorrise. Il tuo amico Macrone ha molte ammirevoli qualit, ma la diplomazia non  tra
queste. Non oso mandarlo insieme a te. Questo lavoro richiede doti pi raffinate. E tu sei abbastanza
giovane da dare al nostro uomo limpressione di trattare con qualcuno privo di esperienza e astuzia.
Questo dovrebbe metterlo a suo agio.
Dove avr luogo questo incontro, signore?
In mare, come lultima volta. Vuole essere sicuro che non sia una trappola. Ci andrai con uno
dei ricognitori. Unimbarcazione pi grande potrebbe metterlo in fuga.
Una pi piccola metterebbe noi in pericolo.
Be, quello  un rischio che sono disposto a lasciarti correre.
Grazie, signore.
Dovrai incontrarlo a dieci miglia dal capo di Mortepontum poco dopo lalba, cos potr essere
sicuro che sei solo e che pu fuggire se non lo sei.
 un uomo prudente, signore.
Deve esserlo. Conosci il detto: esistono vecchi pirati e pirati coraggiosi, ma non vecchi pirati
coraggiosi.
Catone annu pensieroso e guard Vitellio negli occhi. Sapete, signore, questo Telemaco
sembra il tipo di uomo dal quale voi potreste imparare.
Grazie del consiglio, centurione. Ma penso di cavarmela abbastanza bene per conto mio.
Adesso, sono certo che ci sia almeno unaltra domanda che vorresti fare.
Quando avverr lincontro?
Tra due giorni. Partirai stanotte.
...
.
...
CAPITOLO TREDICI.
...
.
...
La bireme gett lancora prima che albeggiasse. Rollava sul pesante mare lungo che si gonfiava
sotto la poppa e la sollevava, facendo poi seguire una discesa repentina e nauseante. Catone si appoggi
alla balaustra di poppa, sporse la testa in avanti e vomit negli scuri abissi oleosi sottostanti. Era gi
stato abbastanza brutto fino a che aveva potuto guardare allorizzonte come a un punto di riferimento
per stabilizzare il proprio equilibrio, ma quando loscurit aveva inghiottito la piccola nave, il caotico e
nauseante movimento sotto i piedi aveva decuplicato la sua sofferenza. Per tutta la notte era stato alla
balaustra, la testa che gli girava per i continui conati di vomito; aveva limpressione che gli
squarciassero lo stomaco e glielo tirassero fuori dalla gola.
Catone era lieto che a Macrone fosse stato ordinato di restare a Ravenna. La costituzione di
ferro di Macrone affrontava senza problemi i viaggi per mare, con la stessa sicurezza e disinvoltura di
qualunque altro tipo di viaggio. Senza dubbio Macrone avrebbe trovato la gelida brezza marina
tonificante, o un altro attributo ugualmente irritante.
Quando lamico aveva saputo dellincontro, aveva subito accusato Catone di tenere dei segreti.
Allora Catone si era sentito segretamente lusingato per essere stato scelto per quellincarico; adesso
avrebbe pagato qualunque prezzo per fare cambio con Macrone.
Va meglio?.
Catone si scost dalla balaustra e vide Decimo, il trierarca della bireme, emergere dalle tenebre.
Il centurione scosse la testa.
Pensavo che foste uno dei centurioni assegnati alla marina.
 cos.
Be, odio essere scortese, ma non mi sembra abbiate proprio la vocazione.
Odio il mare.
Deduco che siete abituato alla terraferma.
S셻. Una nuova ondata di nausea lo travolse e Catone torn barcollante alla balaustra e fu
scosso dai conati fino a che lattacco non pass; poi si ripul le labbra dai fili di bava prima di tornare
da Decimo. Sono stato trasferito dalle legioni.
Trasferito? Capisco. Decimo annu, evitando diplomaticamente di chiedere il motivo per
quella che era in effetti una retrocessione. Non riuscirei a sopportare tutte quelle assurde marce e le
opere di ingegneria civile. Piuttosto datemi tutti i giorni una semplice vita sul mare.
Catone lo guard fisso, pensando che avrebbe preferito costruire un acquedotto tutto da solo
piuttosto che passare un altro momento sulla nave.
Decimo si appoggi alla balaustra accanto a Catone, controvento, e fiut laria. Fresca e salata.
Ci aspetta una bella giornata. Un po di mare mosso, ma nessuna bufera in vista.
Mare mosso. Catone deglut e serr la mascella. Dove siamo?
A poche miglia dal Capo. Ho dato ordine di gettare lancora, cos non ci avvicineremo troppo
al buio.
Perch no?
Perch no?, rise Decimo. Non avete mai visto il Capo prima dora?
Non ho mai visto molte cose. Compreso il vostro dannato Capo di Mortepontum.
Come credete che abbia preso questo nome? Il Ponte della Morte dice tutto, non
credete?.
Catone si guard attorno. Quindi  pericoloso?
Sono pi le navi che sono andate a schiantarsi contro il Capo che in qualunque altro punto
dellintero litorale.
Come mai?
Quando sorger il sole e saremo pi vicini, penso che capirete perch me ne tengo cos alla
larga. Adesso, se volete scusarmi, vado a occuparmi dei miei uomini. Devono mangiare ed essere ai
loro posti prima che faccia chiaro.
Prevedi guai?
Dite sul serio?. Decimo scosse la testa meravigliato. Non avete mai avuto a che fare con i
pirati prima dora?
No.
Sono affidabili quanto uno squalo in una fabbrica di salsicce. E due volte pi pericolosi.
Catone inarc le sopracciglia. Pittoresco. Ma non del tutto logico.
Cosa?. Decimo aggrott la fronte.
Lanalogia non regge. Lo squalo non  una creatura terrestre.
Decimo fece spallucce. Si vede che non avete mai conosciuto il mio banchiere.
Quando le prime luci dellalba si accesero sullorizzonte orientale, Catone pot distinguere la
pallida ombra del litorale montagnoso.
Decimo indic una macchia pi scura. Quello  il Capo. Siamo in avvicinamento.
Si gir verso la prua e si mise le mani a coppa attorno alla bocca. Alzate la vela! Mano di
terzarolo!.
Diversi marinai si arrampicarono sul sartiame e si mossero lungo la varea di pennone,
procedendo cauti e allineati a piedi nudi. Quando ogni uomo fu al suo posto, lufficiale grid un ordine
e i marinai sciolsero i nodi e iniziarono a spiegare la vela. La sua fluttuante superficie si allarg
lentamente e si tese man mano che altri marinai sul ponte tiravano le scotte e le assicuravano alle
robuste gallocce di legno sulle balaustre laterali della nave. Quando la vela rettangolare fu spiegata fino
alle prime borose, i marinai sul pennone la legarono e tornarono sul ponte. Il moto della bireme
cominci a diventare pi regolare man mano che si metteva in movimento e Catone sent la furia e il
sibilo del mare che scivolava lungo la linea di galleggiamento.
Timoniere!, chiam Decimo. Rotta, tre dita a babordo.
Tre dita a babordo. Sissignore.
Proprio alle spalle di Catone, il possente marinaio fece leva con le gambe su una barra
poggiapiedi e manovr la grande ruota del timone sospesa su un lato della bireme, a poca distanza dalla
poppa. Lentamente, la nave inizi a rispondere e la prua si mise sottovento, lasciando dietro di s una
bianca scia turbinante nel mare.
Decimo era chiaramente nel suo elemento e si gir verso Catone con un luccichio allegro negli
occhi.
Va meglio, adesso?
Molto meglio.
Saremo presto al punto dincontro con questo vento a favore. Certo, sar difficile se dovremo
tornare subito a Ravenna. Forse ci toccher ammainare le vele e mettere i rematori al lavoro.
Indic con la testa il ponte e Catone guard verso la grata principale. Le sagome indistinte degli
uomini seduti alle loro panche erano appena visibili nella luce fioca.
Saranno abbastanza veloci da portare la nave fuori pericolo nel caso si tratti di una trappola?
Dovrebbero. Questa classe di navi  progettata per la velocit. La domanda esatta  per quanto
tempo potranno resistere. In genere faccio s che i miei uomini siano ben nutriti, cos che possiamo
disporre di quella riserva extra di forza ai remi, dovesse essere necessaria. Speriamo solo di non averne
bisogno, eh?.
Vela! A babordo!, grid la vedetta dalla testa dalbero allungando un braccio in fuori, verso
un punto a breve distanza dalla costa.
Catone si gir automaticamente e strizz gli occhi in direzione dellorizzonte, ma non vide nulla
lungo la linea ininterrotta.
Decimo chiam la vedetta in alto. Riesci a distinguere qualcosa?.
Ci fu una breve pausa prima che giungesse la risposta. Vela nera. Adesso vedo lo scafo. Una
grossa nave.
 lui?, domand Catone.
Molto probabilmente. Ci sono poche navi in mare dinverno. Ancora meno con i pirati a
caccia.
Ponte!.
Catone e Decimo alzarono lo sguardo verso la testa dalbero. La vedetta stava indicando a sud.
Unaltra vela.
Catone avvert un gelido formicolio alla base del collo.  una trappola.
Calmatevi, sorrise Decimo. C ancora un sacco di tempo per fare di nuovo rotta verso il
mare.
Unaltra vela! E unaltra!, grid la vedetta, puntando il braccio verso la poppa della bireme.
Catone annu rassegnato e rivolse un sorriso tirato a Decimo. Stavi dicendo?.
Il trierarca lo ignor e si allung sulle punte dei piedi per guardare al di l delle onde dietro alla
sua nave. L, a stento visibili sullorizzonte, si stagliavano due vele triangolari.
Ottimo esempio di arte della navigazione, maledizione, ringhi Decimo. Devono averci
tenuto docchio da est, molto prima che gettassimo lancora stanotte.
Come fai a saperlo?
Si saranno nascosti nel buio del crepuscolo, mentre noi eravamo in controluce nel tramonto.
E adesso?
Adesso?. Il trierarca fece spallucce. Ci tengono per le palle. Speriamo solo che non abbiano
in mente qualcosa di sleale. Non ha senso cercare di fuggire. Dovremo gettare lancora e aspettare che
vengano da noi.
La bireme stava allancora sul mare lungo. Era stata issata una piccola vela di trinchetto per
dare stabilit alla prua e conferire abbastanza movimento in avanti perch la barra del timone
rispondesse. Attorno a Catone, il ponte era stato sgomberato per lazione e lequipaggio della bireme
era in posizione. La catapulta montata sul ponte di prua era carica e gli uomini riavvolgevano i bracci
di torsione con un continuo rumore metallico del cricchetto. Le reti di abbordaggio erano state allestite
e un gruppetto di uomini armati di arco era allineato lungo la balaustra di poppa. Catone indoss
larmatura e, una mano sul pomello della spada, si mise accanto a Decimo. Osserv le quattro navi che
si avvicinavano sempre pi alla bireme. Tre non erano molto pi grandi della bireme e usavano una
vela latina di progettazione orientale. Sembravano agili e solcavano disinvolte i cavalloni grigio-blu
che agitavano il mare. Decimo scosse la testa per la disperazione quando il quarto vascello fu
abbastanza vicino perch se ne potessero distinguere i particolari. Perfino locchio inesperto di Catone
aveva familiarit con la sua sagoma.
Quella  una nave romana, vero?
Lo era.  una delle triremi scomparse.
Le navi pi piccole gettarono lancora a una certa distanza dalla bireme e attesero che la quarta
nave si avvicinasse. La trireme, come le altre imbarcazioni pirata, aveva una vela scura, e quando si
apprestarono allultima virata, minuscole figure apparvero sulla varea di pennone e ripiegarono la vela
in tutta fretta. Un momento dopo spuntarono i remi e, dopo una breve pausa per prendere il ritmo
giusto, si immersero e rimescolarono il mare mentre la trireme faceva rotta dritto verso la nave romana.
Decimo lanci unocchiata a Catone. Il momento della verit, credo.
S. Gli occhi di Catone erano fissi sulla nave da guerra che si avvicinava. Si chiese se il vero
motivo per cui Vitellio laveva scelto per quel compito fosse la speranza che non tornasse mai pi.
Quando la trireme fu a non pi di cento passi, inizi a girarsi a favore del vento e i remi smisero
di muoversi, per poi ritirarsi ordinatamente allinterno dello scafo. Quasi allistante, fu calata una
piccola scialuppa che avanz beccheggiando nel tratto di mare tra le due navi, tenendosi alla larga dalla
catapulta sul ponte di prua della bireme. Si ferm e rimase a breve distanza dalla fiancata della nave
romana.
Un giovane alto e magro, con dei ricci capelli neri che spuntavano da sotto un berretto frigio,
sedeva sulla traversa di poppa della scialuppa. Si port una mano a coppa alla bocca e apostrof la
bireme in perfetto greco.
Il negoziatore  a bordo?.
Catone si accost alla balaustra e alz una mano. Eccomi.
Hai il denaro con te?
S.
Verrai con noi. Luomo grid delle istruzioni ai suoi vogatori e la scialuppa sfrecci
sullacqua in direzione della bireme; uno dei pirati si aggrapp saldamente alla scaletta dimbarco.
Catone si rivolse al marinaio pi vicino. Scendi in cabina. C una cassa sotto alla mia
cuccetta. Portala su.
Il marinaio salut e corse alla mastra del boccaporto che portava alla piccola cabina sotto la
poppa. Catone si afferr alla balaustra e si dondol dallaltro lato, cercando con gli stivali i gradini
della scaletta dimbarco.
Romano!.
Catone si gir e vide luomo sulla scialuppa che agitava un dito verso di lui. Niente spada!.
Tenendosi saldamente alla balaustra con una mano, Catone estrasse larma e la gett sul ponte
della bireme. Decimo lo guard preoccupato.  una cosa saggia?
Chi lo sa?, rispose tetro Catone. Poi si rese conto che il trierarca era probabilmente pi
nervoso di lui. Si costrinse a sorridergli. Me la riprender quando questa storia sar finita.
Si guard attorno, calcolando i movimenti della scialuppa sotto di s, e poi si lasci cadere
pesantemente. La piccola imbarcazione oscill da un lato allaltro e, per un momento, Catone ebbe la
certezza che si sarebbe rovesciata facendoli precipitare tutti quanti in mare. Con larmatura sarebbe di
certo affondato come un sasso. Ma il giovane a poppa lo prese per le spalle e lo tenne saldo.
Siediti, sciocco! Dov loro?
Arriva.
Poco dopo un marinaio si sporse dal fianco della bireme e cal la cassa in una specie di
imbracatura. Il pirata si alz in piedi, con listintivo equilibrio di un uomo che ha passato tanti anni in
mare. Allung le braccia verso la cassa e la guid verso il fondo della scialuppa. La liber dalla rete per
poi sistemarla sotto la traversa al centro dellimbarcazione, quindi rivolse un cenno del capo ai
vogatori. La scialuppa fece dietrofront e si diresse alla trireme; Catone si accovacci, mentre lacqua
ghiacciata gli sciabordava sugli stivali e i calzoni. Aveva creduto che il movimento della bireme fosse
abbastanza terribile, ma adesso il mare sembrava quasi al livello della sua faccia e la barca
beccheggiava in modo pauroso. Quando raggiunsero la trireme, afferr la corda che gli calarono come
se fosse una cima di salvataggio e si arrampic sul fianco e poi sullampio ponte in modo
assolutamente indecoroso. La relativa stabilit del ponte sotto i suoi piedi riusc in qualche modo a
calmargli i nervi mentre si tirava su e raddrizzava la schiena. Un istante dopo, la cassa fu issata a bordo
e depositata ai suoi piedi. Il giovane della scialuppa si arrampic sulla nave e si ferm accanto a
Catone.
Benvenuto!, esclam una voce dalla poppa. Catone si gir e vide un uomo avanzare a grandi
passi verso di lui. Era alto e robusto, con gli inconfondibili tratti di un greco. Un paio di orecchini doro
riluceva a entrambi i lati del suo viso, talmente coperto di orribili cicatrici che Catone non pot fare a
meno di fissarlo. Il pirata sorrise fermandosi davanti al centurione e gli tese la mano. Catone non si era
aspettato niente di paragonabile a una calda accoglienza e per un momento fu colto alla sprovvista. Poi
deglut, deciso a fare la parte del vero romano. Guard con freddezza la mano tesa e scosse la testa.
Mi duole dire che ho ricevuto ordine di non fraternizzare con i pirati.
Il pirata lo fiss sorpreso per un istante e poi scoppi in una risata fragorosa. Non ho mai
conosciuto un popolo tanto ostinato! A voi romani non insegnano le buone maniere?
Certo.  solo che non facciamo comunella con i criminali. Deduco che tu sia Telemaco.
Sono io. Il greco chin la testa. E questo  il mio luogotenente, Aiace.
Il giovane accanto a Catone annu mentre Telemaco proseguiva. Dovremo sbrigare questa
faccenda alla svelta, romano. Ho altri affari di cui occuparmi.
Affari?  cos che chiami la pirateria e i saccheggi?
Tu puoi chiamarli come vuoi, centurione non ho capito il nome
Non lho detto.
Telemaco scroll le spalle. Come ti pare. Questo  il nostro onorario?. Diede un colpetto alla
cassa con la punta dello stivale.
S.
Bene. Allora ho un messaggio per i tuoi padroni. Di loro che la merce  ancora con me, ma
che anche le altre parti hanno dimostrato il proprio interesse in oro. Pagheranno quanto devono nei
prossimi giorni.
Chi sono?, domand Catone.
Sai che non posso dirtelo. Desiderano restare anonimi, e vivi.
I Liberatori, disse Catone con un ghigno. Chi altri potrebbero essere?
Dimmelo tu. Non  che al mondo siano poche le persone che hanno ogni motivo per odiare
Roma e tutto quello che rappresenta.
Come faccio a sapere che non stai bluffando solo per far salire il prezzo?
Non puoi, sogghign Telemaco. Ma i tuoi padroni possono permettersi di mettermi alla
prova? Data la natura della merce, ne dubito. Allora, riferisci che la concorrenza mi ha offerto venti
milioni di sesterzi. I tuoi padroni hanno due mesi di tempo per fare di meglio.
Catone si sforz di contenere lo sbigottimento per una richiesta tanto esosa. Era una fortuna,
sufficiente per riscattare un regno, figurarsi un re. Guard fisso Telemaco. Quando dici la merce, ti
riferisci ai rotoli, vero?.
Il capo pirata scambi unocchiata col suo luogotenente e ridacchi. Proprio cos.
Ma nessun rotolo vale una somma del genere.
Telemaco diede un colpetto al petto del centurione. Questi rotoli s. Credimi.
Perch?.
Telemaco guard Catone divertito. Non hai idea di cosa siano, vero?.
Catone riflett se provare a ingannare il pirata, ma poi si rese conto che sarebbe stato scoperto
allistante. No.
Ma ti piacerebbe saperlo?.
Catone lo fiss a sua volta per un momento, ma non riusc a negare ancora a lungo la propria
curiosit.
Telemaco annu prima che il centurione potesse replicare. Lo immaginavo. Se ti dicessi cosa
sono se ti svelassi i dettagli di cosa contengono, ti ritroveresti in un pericolo mortale, romano.
Accontentati della tua ignoranza. Se vuoi sopravvivere.
Osserv attentamente Catone per accertarsi che il giovane ufficiale comprendesse il pericolo,
poi continu. Adesso, prima che te ne vada, c un altro messaggio che vorrei portassi con te.
Schiocc le dita e un nubiano arriv di corsa con un cofanetto di vimini che porse al capo dei pirati.
Telemaco apr il coperchio e lo inclin verso Catone. Allinterno cera una ciocca di capelli neri
attaccata a uno scalpo. Posso presentarti lex governatore della ex colonia di Lissus? Gaio Manlio,
credo fosse il suo nome. Portalo a Ravenna come piccolo ricordo del nostro incontro. Di ai tuoi
padroni che inizier ad attaccare altre colonie da adesso in poi, a meno che non mi venga pagato un
tributo di dieci milioni di sesterzi allanno, o lequivalente in oro. Telemaco lo guard intensamente.
Sei in grado di ricordare tutto quanto?
S.
Il pirata sembrava un po incerto. Quanti anni hai, ragazzo?
Diciannove.
Perch hanno mandato te?
Sono sacrificabile.
Certo che lo sei, replic Telemaco grattandosi il mento. Il rumore stridente attir lo sguardo
di Catone e a quel punto ci fu un movimento improvviso e il centurione si ritrov un pugnale ricurvo
alla gola. Catone rest immobile e Telemaco si sporse verso di lui, con gli occhi scuri ridotti a due
fessure. Parl in tono sommesso. Mi ricorder di te, cucciolo arrogante. Potrei tagliarti la gola in
questo momento e mandare indietro la tua testa come pezzo gemello. Sghignazz in faccia a Catone e
il tiepido odore di salsa di pesce gli satur le narici. Poi il pugnale si abbass. Ma si d il caso che
voglia chiudere le trattative in un tempo ragionevolmente rapido e non sono disposto ad aspettare fino a
che voi romani mandiate un delegato con un po di buone maniere. Se ci incontreremo di nuovo, giuro
che ti sventrer io stesso. Adesso, prendi questo. Spinse il cofanetto verso Catone. E allontanatevi
dalla mia nave. Se fate anche un solo tentativo di seguirci dopo questo incontro, vi attaccheremo,
affonderemo la vostra nave e uccideremo i sopravvissuti. Va.
Catone si affrett lungo la fiancata della trireme e torn sulla scialuppa; il cofanetto, con il
coperchio agganciato, fu gettato dietro di lui. Catone lo ficc alla svelta sotto alla traversa e cerc di
non pensare a cosa conteneva.
Aiace lo guard con aria divertita. Hai fegato, romano. Non sono molte le persone che hanno
parlato a Telemaco in quel modo e sono vissute per raccontarlo.
Oh, sul serio?. Catone lo guard per un momento prima di continuare. Non puoi aver
prestato servizio sotto di lui cos a lungo da conoscerlo bene.
Uno strano sorriso guizz sul volto di Aiace. Ti sbagli.  tutta la vita che lo conosco. Non  il
bellimbusto che credi. Se vi rincontrerete, ti uccider.
Sempre che non lo uccida io per primo.
Il pirata rise. Arroganza romana. Mai conosciuto niente di simile.
Mentre Decimo aiutava Catone a salire a bordo, il centurione pass il cofanetto al marinaio che
aveva mandato a prendere la cassa. Metti questo in cabina, ma non aprirlo. A meno che tu non voglia
essere frustato. Intesi?
S, signore.
Catone attravers il ponte fino alla balaustra opposta e vomit.
Cos successo laggi?, domand Decimo.
Non chiedermelo. Riporta la nave a Ravenna. Fammi andare via da questo posto.
...
.
...
CAPITOLO QUATTORDICI.
...
.
...
Il prefetto Vitellio alz gli occhi dal rapporto di Catone. Ci ha dato due mesi?
S, signore.
Vitellio chiuse gli occhi e pens a voce alta. Questo ci concede abbastanza tempo per mandare
un messaggio a Roma e perch Narciso prenda una decisione sulla sua offerta e ci dia una risposta da
riferire a Telemaco.
Scusatemi, signore, ma ritenete probabile che il segretario imperiale superi lofferta della
concorrenza?
Oh, s. Deve farlo. Se i rotoli cadono nelle mani sbagliate, potrebbero rendere la vita di Roma
molto difficile. Vitellio alz lo sguardo e vide Catone scuotere la testa. Tu non mi credi.
Come faccio, signore? Non ho idea di cosa sia contenuto in questi rotoli. Mi sembra tutto cos
inverosimile.
Tu non devi preoccupartene. Sei un soldato e devi obbedire agli ordini.  tutto ci che devi
fare. I tuoi superiori sono in grado di occuparsi dei minimi dettagli.
Vitellio torn a guardare le tavolette di cera. Adesso, passiamo a questaltra faccenda. Il
tributo che esige per non attaccare le nostre colonie. Ecco il suo primo grosso errore.
Signore?
Telemaco sta diventando troppo avido. I rotoli sono una cosa, ma questa richiesta di tributo 
decisamente unaltra. Neanche per idea lo pagheremo. Limperatore non acconsentirebbe mai.
Perch no, signore? Paghiamo gi un sacco di trib in Germania per mantenere la pace.
Catone si sforzava di capire la logica della situazione. Roma era disposta a pagare pi di venti milioni
di sesterzi per qualche rotolo, eppure si tirava indietro davanti alla met della somma per salvare la vita
di migliaia di suoi cittadini e di dozzine delle sue colonie.
 una cosa differente. I Germani fungono da cuscinetto tra limpero e altri barbari di indole
ancora pi violenta e disgustosa. I pirati sono diversi nientaltro che una cricca di ladri e assassini.
Sembrerebbe che siano diventati ben pi che una cricca, signore.
Vero. Ma posso dirti che Claudio non si abbasser fino a permettere a questi pirati di imporre
il loro giro di protezione. Dar ordine che vengano trovati e distrutti, e non ci sar consentito riposarci
fino alla conclusione del compito.
Anche a rischio di perdere i rotoli, signore?
Forse possiamo combinare i due obiettivi. Il prefetto si alz dalla sua sedia e attravers
lufficio per andare alla mappa. Catone lo segu. Vitellio osserv la costa illirica per un momento prima
di parlare.
Centurione, dove posizioneresti la tua base se fossi Telemaco?.
Catone si concentr sulla mappa dettagliata mentre raccoglieva le idee, quindi diede una
risposta. In base a quello che mi avete lasciato leggere dei rapporti dei servizi segreti, dovrebbe essere
un posto lontano dalle rotte commerciali, terrestri e marittime. Non potrebbe permettersi di appostarsi
vicino a dove un mercantile di passaggio approderebbe per la notte. Perci questo elimina la costa della
Liburnia e l, pi a sud, la Macedonia fin troppe colonie e porti. Al tempo stesso, deve posizionarsi
sufficientemente vicino alle rotte commerciali per depredarle. Alcune delle sue navi hanno dei
rematori. Se rifornisce le sue navi come facciamo noi, allora questo gli concede un raggio dazione di
cinque o sei giorni di navigazione al massimo. Questo lo colloca da qualche parte tra Flanona e,
diciamo, Dyrrachium. Molto probabilmente in una di queste acque interne, o su una delle isolette poco
lontane dalla costa. Potrebbero essercene a centinaia. Catone si allontan dalla mappa. Questa  la
mia ipotesi migliore, basata sulle informazioni che ho visto, signore.
Il prefetto Vitellio annu. Sono daccordo. Perci  l che inizieremo a cercarli. Lasceremo qui
una guarnigione e porter la flotta in Illiria, per stabilire una base vicino a, i suoi occhi scrutarono
la mappa, Birnisium. Sembra abbastanza riparato e potremo approvvigionarci da quel gruppetto di
colonie nei dintorni. Birnisium, dunque. Si gir a guardare Catone. Informer tutti gli ufficiali
domani a mezzogiorno. Puoi andare, centurione Catone. Fa venire il mio primo segretario quando
esci.
Catone fece il saluto e marci fuori dallufficio, lasciando il prefetto a riflettere sui suoi piani.
Catone torn agli alloggi degli ufficiali, indoss una tunica pulita e si diresse ai bagni. Quando
entr nel calidario, vide Macrone seduto su uno dei sedili di marmo. Lamico alz lo sguardo e sorrise
di autentico sollievo. Catone!  bello rivederti. Com andata?.
Macrone ascolt con attenzione il racconto di Catone dellincontro con i pirati, e quando
lamico ebbe finito si tampon la faccia con una spugna. Poi si rivolse nuovamente a Catone.
Questo Telemaco, comera?.
Catone descrisse il suo aspetto, chiudendo gli occhi per un momento mentre rievocava quanti
pi dettagli possibile dellincontro. Sembrava abbastanza esperto. Duro e veloce con la spada. E le sue
navi sembravano tenere bene il mare. Certo, non sono nessuno per giudicare le abilit marinare, ma
questa  lopinione di Decimo. Ed  spietato. Catone rabbrivid al ricordo di Vitellio che ordinava a un
marinaio di vuotare il cofanetto sul pontile, quando la bireme aveva fatto ritorno a Ravenna poco dopo
mezzogiorno. Catone si scroll via limmagine dalla testa mentre continuava a parlare con Macrone.
Di sicuro i suoi uomini sembravano avere paura di lui.
Pare un osso duro, riflett Macrone. Si difenderanno bene.
Forse. Catone alz le spalle. Ma, come ho sempre detto, gli uomini lottano pi duramente
per le cose in cui credono, non per quello che temono.
Macrone sorrise, inzupp la spugna in una vasca dacqua e la lanci in faccia a Catone,
bagnando lamico. Insomma, Catone, adesso credi di essere un esperto di ci che motiva lessere
umano?.
Catone si asciug lacqua e il sudore dalla fronte. Credo di avere qualche idea di che cosa
funzioni.
Daccordo, allora, concesse Macrone, qualche idea. Ma ti dico una cosa, questi pirati sono
come noi. La dura disciplina  la motivazione migliore per gli uomini che combattono. Ispirazione,
idee, queste cose sono per gli artisti e per quelle checche di filosofi come.
Come me?.
Macrone scroll le spalle. Lhai detto tu. Adesso non mettermi il broncio.
Il broncio?.
Macrone rise. Forza, andiamo.
Dove?
A bere. Ci vediamo con Enobarbo e Minucio al porto.
Davvero?. Catone era un po seccato dalla presunzione dellamico. Sono stanco. Sono
venuto qui solo per rilassarmi, non per farmi trascinare a una delle tue bisbocce notturne.
Non sar cos. Stasera saremo rispettabili. Minucio ci porta a conoscere la sua donna. 
proprietaria di una taverna. Macrone sorrise. La ragazza ideale di ogni soldato. Gir lo sguardo
verso Catone. La ragazza ideale di ogni soldato normale, direi.
Macrone?
S?
Vaffanculo, eh?.
Macrone gli assest una pacca sulle spalle e rise. Questo  il mio ragazzo. Coraggio, allora,
stiamo sprecando ottimo tempo per bere.
Presero dai magazzini delle semplici tuniche e dei mantelli, invece di indossare le distintive
tuniche rosse militari. Essendo il sentimento popolare a Ravenna quello che era, nessuno dei due era
ansioso di attirare lattenzione su di s. Uscirono furtivi da un cancello laterale e seguirono le
indicazioni di Minucio attraverso le strade strette fino a una zona malfamata del porto, piena di taverne,
bordelli e poveri caseggiati. Le strade erano affollate di chiassosi marinai ubriachi e fanti della base
navale, ma gli uomini del posto, in gruppo attorno alle fontanelle pubbliche, sembravano duri e ostili.
Un manipolo di guardie pattugliava larea, tenendo docchio la situazione.
Sembra come se potesse scoppiare una rissa da un momento allaltro, borbott Catone.
Dovevamo restarcene in caserma.
Oh, andiamo!. Macrone gli diede una gomitata. Non avrai paura di qualche adolescente
scorbutico, no?
S,  cos, confess prontamente Catone. Di questi, perlomeno. Sembra che muoiano dalla
voglia di menare le mani.
Ooooh, finse di tremare Macrone. Meglio trovare subito un riparo, allora Eccoci. Vicolo
del Granchio.
Svolt in unampia strada carrabile, di cui ogni metro era occupato da taverne. Il chiasso ebbro
degli avventori aggred le orecchie di Catone. Macrone gli grid qualcosa e indic, dallaltra parte della
strada, uninsegna dipinta a colori vivaci su un muro sudicio.
Il Delfino Ballerino  non annacquiamo il nostro vino, borbott tra s Macrone. Nome
simpatico.
I due centurioni si fecero largo attraverso la strada e larco che portava allinterno della taverna.
Dentro, laria era satura di incenso scadente e illuminata fiocamente da un numero di lampade
sufficiente perch la clientela riuscisse ad arrivare al bancone, o fuori, alle latrine. Due uomini massicci
e dallaria tosta lavoravano dietro al bancone, insieme a una donna alta e con i capelli grigi, che
rivolgeva la schiena allentrata mentre si occupava di un cliente ubriaco che cercava di palpeggiarla.
Catone vide uno dei tavernieri sporgersi e stendere lubriaco con un veloce montante.
Il centro del locale era ingombro di panche e tavoli richiudibili, ai quali folti gruppi di uomini
chiassosi bevevano o abbordavano le sgualdrine, contrattando un prezzo per la loro transazione. Su un
lato cerano delle alcove dotate di tende che potevano essere tirate per avere una qualche riservatezza.
Catone!.
I due centurioni si voltarono verso la voce e videro Minucio che li invitava a raggiungerlo
nellalcova allangolo opposto, quella pi vicina al bancone. Di fronte a lui sedeva Enobarbo, che
sorrise in segno di saluto mentre Macrone e Catone si infilavano nella folla di bevitori. Si sedettero alle
panche a ciascun lato del tavolo malconcio e subito Minucio riemp due tazze di cuoio, spingendole
verso i due centurioni, rovesciando un po di vino dallorlo.
Pensavo che non sareste venuti.
Non me la sarei persa per niente al mondo, replic Macrone. A quanto pare abbiamo un bel
po da recuperare. Salute!. Sollev la tazza e butt gi un sorso.
Catone era seduto accanto a Enobarbo e si gir verso di lui. Come stanno le ferite?
Fanno ancora un po male. La pelle del petto sembra che si sia ristretta per un uomo grosso la
met di me.
Catone annu. Lo so. Ho avuto anchio delle ustioni. Starai benone. Ci vuole tempo.
 quello che dice il dottore. Salute.
Batterono le tazze luna contro laltra e bevvero un sorso. Catone not con piacere che
Enobarbo era uno spirito affine e si limitava a sorseggiare il vino invece che tracannarlo come se non ci
fosse un domani. Come avveniva invece dallaltra parte del tavolo. Enobarbo pos la tazza.
Minucio dice che sei gi uscito in mare.
Catone lo guard. Esatto. Su un guardacoste.
Enobarbo sorrise. Allora, ti sei adattato alla vita sulle onde?
Per niente. Sono stato da cani per quasi tutto il viaggio.
Dove ti hanno portato?
Solo un giro di pattuglia, disse prudentemente Catone. Verso le coste dellIlliria e ritorno.
Davvero?. Enobarbo sembrava sorpreso. Non credevo che fosse sicuro avventurarsi in quel
tratto di mare con tutti questi pirati nei paraggi. Immagino che non siate riusciti a vederne nessuno,
vero?.
Catone scosse la testa. No. Solo un paio di vele. Tutto qui. Una noia, in realt. E tu? Trovata
qualche altra opera darte per i tuoi clienti?
No. Il mercato  morto in questo periodo. Rester ancora un po, fino a quando non mi sar
ripreso del tutto. Potrei provare uno dei porti pi avanti sulla costa nei prossimi giorni, vedere se hanno
qualcosa che valga la pena comprare e poi tornarmene a Roma.
Be, spero che tu abbia maggiore fortuna col tuo prossimo viaggio.
S, rispose piano Enobarbo. Ne avr bisogno.
Coraggio, ragazzi!. Macrone si sporse sul tavolo. Bevete. Offre la casa! Facciamo un
brindisi alla donna di Minucio, che sia benedetta!.
Le tazze cozzarono luna contro laltra, rovesciando ancora altro vino, e il brindisi fu onorato
fino in fondo. Catone era sorpreso che fosse di discreta qualit e desiderava che Macrone si prendesse il
tempo per gustarlo davvero. Sfortunatamente, gli altri due centurioni avevano gi finito il primo orcio
di vino e Macrone si alz dalla panca.
Il prossimo lo offro io.
Non ce n bisogno, sorrise Minucio. Tirando gi Macrone con una mano, infil laltra sotto
il tavolo e prese un altro orcio.
Macrone sgran gli occhi. Quanti ne hai ancora l sotto?
Abbastanza da farci continuare per un bel po. Forza, bevete!.
Dov la tua donna?. Macrone si guard attorno, ma la sua visuale del bancone era coperta da
una ressa di avventori che bloccavano il passaggio. Voglio abbracciarla.
Ci raggiunger dopo. Quando il locale sar pi tranquillo.
Oh, va bene, allora. Macrone si rivolse agli altri. Ehi! Avete saputo la novit?
Quale novit?, domand Enobarbo.
Il prefetto ha intenzione di fargliela pagare ai pirati. Porter lintera flotta e la marina in Illiria
per dare la caccia ai bastardi.
Catone si sporse sul tavolo e pos la mano sul braccio dellamico. Macrone!.
Cosa?
Non dovrebbe essere di dominio pubblico.
Macrone lo guard con gli occhi appannati. Dominio chi?
Dovrebbe essere un segreto.
Segreto? Segreto per chi? Non appena inizieremo a caricare le navi, lo sapranno tutti
comunque.
Non  questo il punto. Il prefetto non vuole che i pirati vengano a saperlo prima del
necessario.
Tu per me lhai detto.
Mi fidavo di te.
Macrone si agit con aria colpevole. Be, s. Ascolta, mi dispiace, ragazzo. A ogni modo, non
uscir da noi quattro, allora. Daccordo, amici?
Sicuro, sorrise Minucio. Facciamo un giuramento e suggelliamolo con un brindisi.
No, disse fermamente Catone. Basta che non ne parliamo pi. Vale anche per te. E per te,
Enobarbo.
Enobarbo annu. Le mie labbra sono cucite. Non preoccuparti.
Non devo preoccuparmi? Pi facile a dirsi che a farsi, con quelle due spugne intorno.
Minucio dun tratto sorrise raggiante e si alz, urtando il tavolo col fianco, e per poco non fece
volare il nuovo orcio di vino. Il braccio di Enobarbo scatt rapido e blocc lorcio prima che potesse
versare una goccia.
Bella presa!. Macrone gli strizz locchio.
Eccola, ragazzi!, disse Minucio. La mia donna. La mia ragazza. Lamore della mia vita.
Catone si gir a scrutare la folla che allimprovviso si divise sotto i suoi occhi mentre
unanziana donna alta, magra ed elegante lanciava uno sguardo raggelante agli uomini attorno a s. Dal
disegno della sua stola, cap che era la donna che aveva visto prima al bancone.
La donna si avvicin al tavolo e sorrise a Minucio.
Avvampando di orgoglio, il veterano centurione si rivolse ai compagni. Ragazzi, permettetemi
di presentarvi Porzia, proprietaria di questo bel locale e presto mia pudica sposa.
Ignoratelo, sorrise Porzia. Sono ventanni che continua a dire che far di me una donna
onesta.
Minucio rise, poi si gir verso gli altri uomini. Porzia, questi sono gli uomini di cui ti parlavo.
Abbiamo condiviso quella piccola avventura sulle montagne. Quello  Enobarbo, il ragazzo  Catone e
questincorreggibile qui  Macrone.
Enobarbo e Catone salutarono con un cenno della testa ma Macrone rimase immobile, terreo in
volto.
Porzia sembrava preoccupata. Tutto bene?.
Macrone deglut nervosamente prima di riuscire a rispondere. Salve, madre.
...
.
...
CAPITOLO quindici.
...
.
...
Il silenzio fu finalmente rotto quando Porzia lanci un piccolo urlo scioccato e si port le mani
alla bocca. Le sue palpebre sfarfallarono e lei si accasci come un sacco vuoto.
Porzia!. Minucio scavalc Macrone e prese la testa della donna tra le mani. Porzia, amore
mio! Parlami!.
Mentre Minucio cercava di rianimare la donna, lo sguardo di Catone si spost da lei a Macrone
e viceversa in totale sbigottimento. Macrone si limitava a fissare Porzia come se lanziana donna fosse
la visione pi stupefacente del mondo intero. Quando lenormit di quanto era appena accaduto si fiss
nella sua mente, Catone inizi a comprendere la reazione paralizzata di Macrone.
Cosa sta succedendo?, chiese Enobarbo, tirando Catone per una manica. Com che lha
chiamata?
Mamma. Lha chiamata mamma.
Lei  sua madre?. Enobarbo sorrise. Cosa ci fa qui? Credevo che voi due veniste da Roma.
Non lo so. Catone scosse la testa. Macrone mi ha detto che laveva abbandonato quando era
un bambino. Era fuggita con un marinaio oh. Catone guard Minucio che, accovacciato sul
pavimento, accarezzava i capelli grigi della donna. Oh, no! Macrone.
Macrone stava ancora fissando Porzia con espressione stupefatta. Catone lo afferr per un
braccio e lo scosse con forza.
Macrone! Di! Dobbiamo andare.
Macrone distolse a fatica lo sguardo e guard vagamente Catone. Andare? Andare dove?
Fidati, dobbiamo andare e basta. Adesso.
Ma quella  mia madre.
Lo so. Passeremo a trovarla di nuovo quando sarai sobrio.
Non la vedo da ventanni. Le lacrime si affacciarono allangolo dei suoi occhi appannati. Da
quando ero il suo bambino.
S, s. Catone gli diede un leggero colpetto sul braccio. Che meraviglia, vero? Adesso non
vogliamo che ti veda ubriaco, no? Andiamo e ti facciamo prima tornare sobrio. Forza.
Catone si alz dal suo posto, si frappose tra Macrone e sua madre  e il suo amante , e cerc di
sollevare Macrone dalla panca.
Enobarbo, dacci una mano.
Il mercante guard Macrone circospetto. Perch? Cosa sta succedendo?
Dammi una mano e basta. Dobbiamo portarlo fuori di qui.
Lei  mia madre, biascicava Macrone con le guance rigate di lacrime. Lei  mia madre e se
n andata via da me. Ci ha lasciati per un marinaio. Dun tratto Macrone si blocc, fissando Minucio
con gli occhi sgranati. Lui!.
Oh, no!. Catone si sent sprofondare il cuore. Alla svelta! Andiamo!.
Afferr di scatto il braccio di Macrone e lo tir su con tutta la sua forza, sollevando il
centurione dalla panca. Ma ormai la totale comprensione della situazione si era fatta strada nella mente
alterata dal vino di Macrone. La sua testa scatt verso Minucio.
Tu! Razza di bastardo!, ringhi, e poi un brutale urlo di odio gli lacer la gola. Eri tu! Sei
tu che ce lhai portata via!.
Minucio alz lo sguardo, allarmato dal grido di rabbia. Alz di scatto le mani per proteggersi e
la testa di Porzia batt sul pavimento. I suoi occhi si aprirono con un guizzo, fissarono Macrone e la
donna url.
Prima che Catone potesse reagire, Macrone rugg qualcosa di incomprensibile e caric Minucio,
prendendolo per le spalle e spingendolo allindietro, nella folla di marinai. Volarono uomini da
entrambi i lati, si rovesciarono tavoli e orci di vino caddero a terra in frantumi, versando il rosso
contenuto come sangue. Le prostitute urlarono di sdegno e di paura quando Macrone continu a farsi
strada tra di loro come un toro infuriato con un agile acrobata aggrappato alle sue corna.
Catone si rivolse a Enobarbo e si strinse nelle spalle. Rieccoci.
Il mercante si accigli. Si comporta spesso cos?
Non proprio. Ma questa  unoccasione speciale. Una riunione di famiglia.
Dallaltro lato della taverna, Macrone aveva inchiodato Minucio a un palo di legno ed era
impegnato a prenderlo a testate. Gli avventori si stavano accalcando fuori dallentrata e per strada,
molti di essi ansiosi di evitare qualsiasi scontro che potesse richiamare le guardie e alcuni con la
speranza di filarsela nella confusione senza pagare il conto.
Porzia, riavutasi dallo shock, attravers come una furia la stanza, afferrando lungo il tragitto
una padella di ferro.
Lascialo andare!, strill. Mollalo, sgorbietto!.
Macrone ignor il suo intervento e continu a pestare il suo spasimante con encomiabile
determinazione.
E va bene, razza di piccolo bastardo!.
Porzia fece oscillare la padella e la cal sulla testa di Macrone. Ci fu un sordo rumore metallico
e le ginocchia del centurione cedettero, facendo apparire Minucio, stordito e con la faccia insanguinata.
Un istante dopo, anche lui si accasci al suolo. Porzia lasci cadere la padella e scoppi in un pianto
stridulo, simile al verso di un pappagallo accidentalmente finito in una macina, mentre le sue spalle
erano scosse dai singhiozzi.
Attenti! Arrivano le guardie, strill dalla strada una voce terrorizzata.
Forza, disse Catone a Enobarbo. Dobbiamo portarli fuori di qui. Prima che le guardie
pestino loro e anche noi.
Ma non colpirebbero mai un centurione.
E come fanno a saperlo? Non siamo in divisa.
Scavalcarono gli arredi sfasciati della taverna mentre la gente fuggiva precipitosamente davanti
allentrata ad arco. Catone fece girare delicatamente Porzia verso di s.
Dobbiamo spostarli. C un posto nel retro della taverna?.
La madre di Macrone lo guard per qualche istante prima di tornare lucida. S. Da quella
parte!. Indic una porticina dietro al bancone. Enobarbo e Catone raccolsero il corpo floscio di
Macrone, lo trascinarono verso la porta e lo spinsero oltre la soglia per poi tornare a prendere Minucio.
Porzia gli teneva la mano e gli accarezzava i capelli mentre i due lo portavano al sicuro. Fuori dal
Delfino Ballerino una rissa stava scoppiando e diffondendosi sotto larcata mentre i soldati ubriachi
cercavano di dare addosso alle guardie munite di mazze.
Porzia alz lo sguardo allarmata e grid: Fate attenzione agli arredi! Li ho pagati un sacco di
soldi!.
Una delle guardie annu. Spiacente, signora. Poi continu a pestare il marinaio ormai a terra.
Con i due centurioni portati in salvo, Catone chiuse la porta e mise il gancio per evitare che
qualcuno li seguisse. Si guard attorno e vide che si trovavano in un grosso magazzino contro le cui
pareti erano allineate giare di vino alte quasi quanto un uomo. Una piccola scrivania era stata ricavata
nella parete e sul ripiano consunto era aperto un libro contabile. Cera unuscita chiusa a chiave che
dava sulla strada e lombra delle persone che vi correvano davanti in preda al panico guizzava tra le
aperture e le fessure delle assi. Quasi nascosto tra le grosse giare cera un piccolo passaggio, verso il
quale li chiam Porzia.
Da questa parte.
Catone strinse i denti nel sollevare Macrone e, tenendogli un braccio attorno ai reni, un po lo
trasport e un po lo trascin nel passaggio. Enobarbo lo segu col pi leggero Minucio, che lentamente
stava tornando in s. Il passaggio portava in un corridoio lungo e stretto, illuminato allaltra estremit
da ununica lampada a olio. Porzia armeggi con una chiave prima di aprire unaltra porta e condurli in
una stanza in penombra. Catone depose Macrone sul pavimento piastrellato e si rialz. Si trovavano in
un atrio di modeste dimensioni ma curato. Una piccola piscina riluceva al centro, sotto unapertura che
rivelava le stelle in lontananza. Lampade a olio tremolavano accanto a un piccolo tempio dedicato ai
lari della casa e disposto in un angolo. Un delicato scroscio dacqua giungeva da una porta in fondo
allatrio.
Avete un bel posticino qui, mormor Catone quando riprese fiato.
E tale mi piacerebbe che restasse, disse Porzia in tono aspro. Magari lo dici al tuo amico
quando rinviene. Poi lo voglio fuori di qui il pi alla svelta possibile.
Il mio amico?. Catone inarc le sopracciglia.  vostro figlio, se non mi sbaglio.
Porzia sostenne il suo sguardo. Cos pare Molto bene, portalo nella mia sala da pranzo, da
questa parte. Ci occuperemo di questo zuccone e cercheremo di farlo riprendere.
La sala da pranzo era arredata con altrettanto gusto e aveva i consueti tre divani disposti attorno
a una tavola condivisa. Issarono Macrone su uno di essi mentre Porzia accompagnava Minucio nella
loro camera da letto.
Enobarbo si guard attorno ammirato. Non avevo idea che si potesse vivere cos bene
gestendo una taverna, soprattutto per una che non annacqua il vino.
Catone lo ignor ed esamin la parte posteriore della testa di Macrone con una lampada a olio. I
capelli erano impiastricciati di sangue, ma il cranio sembrava aver retto bene allimpatto con la padella.
Macrone gemette e le sue spalle furono scosse da un violento tremito mentre mormorava parole senza
senso.
Porzia torn poco dopo con una scodella dacqua e degli stracci vecchi. Levati di mezzo,
giovanotto. Si sedette sul divano accanto a Macrone. Se hai intenzione di stare qui, allora per favore
reggi quella lampada dove pu servire a qualcosa. Ecco, vicino alla testa.
Spiacente.
Catone la guard ripulire delicatamente il sangue, scoprendo un taglio nel cuoio capelluto. Non
appena il sangue fu lavato via, prese a scorrerne dellaltro. Porzia sciacqu lo straccio e lo premette
sulla ferita.
Pos la mano libera sulla guancia di Macrone e la accarezz dolcemente. Non avrei mai
pensato che lavrei rifatto. Non so le volte che ho dovuto curare i tagli e le sbucciature di questo
ragazzo.
Catone era incuriosito. Era un ragazzino goffo, allora?
Goffo? No. Era un vero teppista da bambino. Sempre a fare a botte, e mai col buonsenso di
scegliere quelli della sua stazza. Proprio come suo padre. Quei due mi facevano impazzire.
Catone toss nervosamente. Ehm,  per questo che li avete lasciati?.
Porzia si gir a guardarlo con espressione gelida. E tu chi saresti esattamente, giovanotto?
Quinto Licinio Catone, signora. Sono un amico di vostro figlio. Ho servito due anni nella ii
Legione con lui.
Un legionario?
No, centurione, come vostro figlio.
Macrone un centurione? Quel buono a nulla un centurione?
E anche bravo, signora.
Lei gli punt contro un dito elegante. Il mio nome  Porzia. Preferirei che non mi chiamassi
signora. Non sono tua nonna e non voglio essere trattata come tale, giovanotto.
Sta bene, annu Catone. Per la stessa ragione, preferirei essere chiamato Catone, e non
giovanotto.
Lei lo guard male per un istante e poi i suoi lineamenti si sciolsero allimprovviso in un sorriso
divertito. Ben detto.
Porzia si gir di nuovo verso suo figlio e gli pass le dita tra i capelli. Poi si ferm. Si sporse su
di lui. Che diavolo?  una cicatrice? Diamine,  enorme.  un miracolo che sia ancora vivo.
S,  cos, rispose Catone in tono sommesso. Cero quando  successo. Un celta per poco
non gli ha tagliato via la cima della testa.  rimasto nellinfermeria della legione per mesi. Dividevamo
la stessa stanza.
Sei stato in battaglia? Non mi sembri abbastanza grande.
Ci sono stato. E sono sopravvissuto, perlopi grazie a Macrone.
Porzia sorrise. Gli sei molto affezionato.
Catone ci pens un momento. S. S, lo sono.  quanto di pi simile a una famiglia per me, da
quando  morto mio padre.
Enobarbo toss. Ehm.
Cosa c?. Porzia riassunse la maschera brusca ed efficiente. Cosa vuoi?.
Il bagno.
In fondo al corridoio, lultima porta a sinistra. Accertati che sia pulito dopo averlo usato. So
come siete voi uomini.
Dopo che il mercante li ebbe lasciati, Catone voleva riprendere la conversazione su Macrone
ma la breve dimostrazione di affetto materno si era conclusa. Porzia si alz e prese la ciotola con
lacqua rossa di sangue. And verso una pianta dentro un vaso in un angolo e, versata lacqua nella
terra, pos il contenitore vuoto accanto al divano di Macrone.
Continua a tenergli premuto quello straccio sulla ferita. Quando rinviene, probabilmente vorr
vomitare. Assicurati che lo faccia nella ciotola.
Dove stai andando?
A vedere se il mio promesso sposo  sopravvissuto allaggressione del tuo amico. Poi andr a
controllare in che stato ha ridotto la mia taverna. Ti sta bene?, concluse caustica Porzia.
Catone annu e la donna scomparve in direzione dellatrio. Abbassato lo sguardo, vide che
adesso il sangue scorreva pi lentamente e premette con delicatezza sulla ferita. Macrone gemette e si
rotol su un fianco.
Oh, merda Cosa diavolo mi ha colpito? Sembra che una dannata casa mi sia crollata sulla
testa.
Shhh. Sta fermo.
Gli occhi di Macrone si aprirono con un guizzo e il centurione aggrott la fronte nel tentativo di
riconoscere lambiente circostante. Dove sono?
Be, la cosa potr non piacerti, ma a quanto pare sei a casa.
Cosa?. Macrone si gir in fretta. Troppo in fretta. I suoi occhi si rovesciarono allindietro e,
con un conato convulso, vomit, mancando del tutto la ciotola che Catone aveva afferrato da terra.
...
.
...
CAPITOLO SEDICI.
...
.
...
Ho fatto una bella figura da idiota, vero?, gemette Macrone. Si mise a sedere sul letto e fece
una smorfia per via della luce che entrava dalla finestra dellalloggio degli ufficiali. Catone, accosta
quella persiana! La luce mi sta uccidendo.
Catone chiuse a met la persiana e la ferm con il gancio per evitare che la brezza mattutina
proveniente dal mare la aprisse. Torn accanto al letto di Macrone e si chin a osservare il taglio che
lamico aveva sulla testa. Il sangue si era rappreso in una colla nera e viola.
Avrai bisogno di una fasciatura.
Perch? Non ho intenzione di andarmene in giro come un dannato Parto. Macrone si tast la
testa e grid quando le dita poco delicate premettero sulla ferita.
Catone schiocc la lingua. Ecco perch. Adesso non toccarla mentre cerco una benda.
Catone lasci lamico nella sua stanza e usc nel corridoio che passava in mezzo agli alloggi
degli ufficiali. Il blocco dellospedale era dallaltra parte della piazza darmi, a una discreta distanza.
Poi si ricord della cassetta del pronto soccorso di Minucio e si ferm fuori dalla stanza del centurione,
mettendosi in ascolto dietro alla porta. Dallinterno non giungeva alcun rumore e Catone dedusse che
luomo fosse ancora a casa di Porzia.
Sospir. Sarebbe corso cattivo sangue tra Minucio e Macrone per quella faccenda. Lennesima
complicazione che si aggiungeva a tutti gli altri pericoli che li aspettavano nei mesi a venire. Aprendo
adagio la porta, Catone guard dentro ma non cera nessuno; entr e si mise alla ricerca. La stanza era
ordinata e trov subito la cassetta, infilata sotto il letto. Ne afferr il manico, fece leva e la tir fuori.
Era molto pi pesante di quanto pensasse, cos rafforz la presa e strinse i denti mentre la cassetta
strisciava sulle assi del pavimento.
Catone si pieg sulla cassetta, ne sganci la chiusura e alz il coperchio. Ignor i vasetti di
unguenti e pomate in cima e rovist tra le bende, scegliendo un lungo rotolo di lino. Richiuse il
coperchio e, spinta di nuovo la cassetta sotto al letto, torn da Macrone.
Sta fermo, questo potrebbe farti male.
E qual  la novit?.
Con tutta la cura possibile, Catone inizi lentamente ad avvolgere la benda attorno alla testa di
Macrone. Una volta che ebbe fatto diversi giri sulla ferita e ritenne che fosse ben protetta, annod la
benda su un lato della testa e ne sistem i capi in modo che non sporgessero. Ecco fatto. Adesso non
giocherellarci.
S, mammina, lo canzon Macrone. Poi, quando i ricordi della sera prima si ripresentarono
alla sua mente, desider subito non averlo fatto. Cerc di metterli da parte e guard Catone. Come
sono tornato qui?
Ti abbiamo portato di peso.
Ti abbiamo?, chiese Macrone con sospetto.
Porzia mi ha prestato un paio dei suoi schiavi.
Oh, no, gemette Macrone. Qualcuno ci ha visti tornare?
Poche persone, si affrett a rispondere Catone. Probabilmente non parleranno.
Credi?, domand freddamente Macrone. Dov quel bastardo di Minucio?
Immagino che sia ancora con tua madre.
Macrone fece una smorfia a quelle parole e si accasci nuovamente sul letto. Che dannato
casino.
Catone annu mentre attraversava la stanza per andare a guardare fuori attraverso la persiana
mezza chiusa. La vista dalla caserma degli ufficiali spaziava dal porto della marina al molo fortificato
e, pi in l, al mare, che riluceva nel sole della tarda mattinata. Il cielo era sgombro di nuvole e i
gabbiani volavano in tondo, riempendo laria dei loro versi striduli. I preparativi per la campagna
contro i pirati erano gi in corso. Diverse triremi erano state ormeggiate lungo il pontile e i marinai
erano impegnati a costruire una specie di passerella fino al ponte di prua di ciascuna imbarcazione.
Catone rivolse la schiena alla vista e si appoggi alla parete.
Coshai intenzione di fare?
A parte strozzare quellallupato vecchio bastardo e quella puttana di mia madre? Non lo so. In
questo momento non so cosa fare. Sono troppo confuso.
Sai, pensavo che ti avrebbe fatto piacere rivederla dopo tutti questi anni.
Cosa ne sai tu?, ringhi Macrone. Non hai mai conosciuto tua madre.
No, disse piano Catone, e un imbarazzato silenzio cal sulla stanza.
Scusa, disse alla fine Macrone. Non volevo.
Lascia stare.
 solo che mi ha lasciato senza dire una parola. Lultima volta che lho vista  stata al porto di
Ostia. Ero andato a pescare vicino allentrata del porto, stavo guardando passare una nave da guerra ed
eccola sul ponte, stretta stretta a un dannato marinaio. La chiamai, ma immagino che non mi abbia
sentito, o forse mi aveva semplicemente ignorato. Allinizio pensai che doveva essere qualcun altro, ma
lei non cera quando tornai a casa. A volte, quando i miei genitori litigavano, mia madre andava da sua
sorella per un giorno o due. Ma non si era fatta vedere neanche l, e dopo qualche giorno dissi a mio
padre quello che avevo visto. Divenne una furia, mi picchi e and a ubriacarsi. Torn piangendo e mi
batt di nuovo. And cos per anni, fino a che non ne ebbi abbastanza e me ne andai di casa per
arruolarmi con le Aquile Perci non lho mai perdonata.
Mi dispiace. Catone si sentiva impotente. Non cerano adeguate parole di conforto che
potesse rivolgere allamico. Al tempo stesso era consapevole che cera un altro risvolto della storia, al
quale Porzia aveva accennato la notte prima. Ma quello non era il momento di parlarne a Macrone.
Ti dispiace?. Macrone alz lo sguardo. Coshai da dispiacerti, amico? Non  colpa tua. Non
ha niente a che fare con te.
Lo so. Ma tu sei mio amico. Non mi piace vederti cos.
Cos?. Macrone rimase per un po in silenzio e poi si tir su a sedere. Si alz in piedi. Non
ha senso rimuginarci sopra. Vado a vestirmi. Abbiamo quellinformativa col prefetto a mezzogiorno.
Sai, potresti provare a parlare con tua madre di tutto questo. Non adesso, magari.
Sul mio cadavere, o preferibilmente il suo, e di quel vecchio caprone di Minucio.
Catone cap che lo stato danimo dellamico era abbastanza buono e che non aveva senso
discutere ancora dellargomento, per il momento.
Molto bene, allora. Ma promettimi che ti terrai alla larga da Minucio.
Catone, non sono un bambino, perci non parlarmi come se lo fossi, dannazione. Fino a che
saremo in uniforme, lavorer con quel bastardo senza dire una parola. Ma quando smonteremo, allora
cambier tutto. Far meglio a non starmi tra i piedi se vuole arrivare vivo alla pensione.
Quando lultima nota del segnale di mezzogiorno si affievol, gli ufficiali della flotta di
Ravenna si radunarono nellufficio del prefetto. I suoi impiegati avevano spinto da un lato tutti i mobili
e riempito lo spazio con delle panche prese dalla mensa degli ufficiali, disponendole di fronte alla
mappa sulla parete opposta. Tutti i centurioni e gli optiones della marina erano presenti, cos come i
trierarchi di ogni imbarcazione della flotta. Catone, seduto accanto a Macrone tra le prime file, si
guard furtivamente intorno alla ricerca di Minucio, ma del veterano non cera traccia. Non appena
tutti gli ufficiali furono entrati nella stanza ed ebbero preso posto, latmosfera si riemp di un brusio
eccitato. Nella base si erano gi diffuse delle voci, alimentate dallattivit sul pontile, e ogni ufficiale
era ansioso di sapere quali fossero i piani del prefetto.
Il primo segretario di Vitellio, Postumo, super svelto la soglia ed esclam: Ufficiale in
comando presente!.
Le panche stridettero quando gli ufficiali si affrettarono ad alzarsi e si misero sullattenti. Il
prefetto entr nellufficio, avanz a grandi passi lungo il corridoio lasciato in mezzo alla fila di panche
e and a prendere posizione da un lato della mappa. Osserv brevemente i suoi ufficiali prima di
parlare.
Potete sedervi, signori.
Quando tutti ebbero preso posto, Vitellio guard fisso Macrone. A quanto pare hai gi visto un
po di azione, centurione.
Le risate si propagarono come unonda tra gli ufficiali radunati.
Allora, cosa ti  successo, Macrone?
Io, ehm, sono scivolato e caduto dalle scale, signore.
Davvero?. Gli occhi di Vitellio scintillarono di malizia.  stato prima o dopo che tua madre
ti ha dato rifugio?.
Altre risate, pi forti stavolta, e il sangue abbandon il volto di Macrone.
Fermo, bisbigli Catone. Non dargli soddisfazione.
La porta dellufficio cigol sui cardini e Minucio si infil nello spiraglio e, chiusasi la porta alle
spalle, and in fretta a sedersi sulla panca pi vicina. La sua faccia era nera, viola e gialla di ecchimosi
e aveva il naso rotto.
Ah, il futuro patrigno, presumo. Adesso che la famiglia  tutta qui, passiamo alle questioni
pratiche.
Le risate si spensero e gli ufficiali guardarono attenti il prefetto. Vitellio si intrecci le mani
dietro la schiena e inizi.
Come sapete, durante gli ultimi mesi le coste della Puglia, dellUmbria, della Liburnia e
dellIlliria sono state saccheggiate da una nuova minaccia pirata. Qualche giorno fa hanno distrutto la
colonia di Lissus. Questa mattina ho avuto la notizia del saccheggio di una seconda colonia. Si tratta di
uno sviluppo molto allarmante.  gi un male che abbiano depredato le nostre rotte commerciali senza
essere puniti, ma il fatto di aver raso al suolo le nostre colonie esige una reazione e una punizione della
massima severit. Il loro capo, Telemaco, ci ha recentemente comunicato la richiesta di un tributo per
astenersi dal distruggere altre colonie. La mia risposta a lui  univoca: Roma non negozia con i pirati. I
miei ordini sono di eliminare la minaccia pirata e oggi intraprendiamo i primi passi per raggiungere tale
scopo. Lascer sei bireme a difesa di Ravenna. Il resto della flotta e i rinforzi della marina lasceranno il
porto tra cinque giorni per salpare alla volta della costa illirica.
Vitellio prese un bastone e lo punt sulla mappa. Approderemo nei pressi di Birnisium e
stabiliremo un accampamento fortificato. Da l perlustreremo la costa, miglio per miglio, fino a
individuare il covo dei pirati. Lo attaccheremo, distruggeremo le loro navi e uccideremo o cattureremo
i loro equipaggi. Ogni prigioniero sar venduto come schiavo. Eccetto i capi, che verranno giustiziati.
Macrone si sporse leggermente verso Catone. E senza dubbio il nostro amico si godr
lacclamazione popolare.
Fortunatamente Vitellio non ud losservazione quando si scost dalla mappa. Ci sono
domande?
Signore. Una mano si alz dal fondo della stanza.
S, Decimo?
Quei cambiamenti apportati alle triremi sul pontile?
S, e allora?
Uno degli uomini mi ha detto che stavano montando un corvo.
Catone ricord lapparato che prima aveva visto adattare alle triremi. Il corvo era il termine
marinaresco per indicare la passerella di sbarco mobile usata su alcune navi.
Proprio cos. Combatteremo con i pirati nave contro nave. Ho saputo quanto sono agili le loro
imbarcazioni. Ci serve un modo per bloccarle, cos saranno i nostri fanti a risolvere la faccenda. Perci
ho deciso di dotare ciascuna delle nostre navi di questo congegno. Non vedo lora di vedere la faccia
dei pirati quando quelle rampe cadranno gi e li bloccheranno. Sar proprio come infilzare un maiale.
Ma non vorrete montarle anche sulle biremi, signore.
Come ho detto, su ogni nave.
I trierarchi si scambiarono delle occhiate preoccupate e si levarono dei borbottii. Vitellio batt
lestremit del bastone sul pavimento di mosaico per imporre il silenzio.
Qualche problema a proposito della mia decisione, Decimo?
Be, s, signore.
Vitellio si irrit per il tono condiscendente. Spiegati, prego.
Con il carico che trasportano, le biremi non sono abbastanza grosse per un corvo, signore. A
parte la copertura del ponte, c la rampa in s, le protezioni laterali e tutte le barre e il paranco per
issarla e lanciarla verso le navi nemiche. Tutto ci renderebbe la bireme pesantissima. In caso di
burrasca, o anche solo di mare grosso, sarebbe pericolosamente instabile.
Ci ho gi pensato, ribatt brusco Vitellio. Le navi caricheranno scorte ed equipaggio extra.
La zavorra, come credo voi marinai la chiamiate, dovrebbe controbilanciare il peso del corvo.
Decimo consider lidea per un momento e poi scosse la testa.
Qual  il problema?. Lirritazione di Vitellio era evidente a tutti.
Signore, la quantit di zavorra necessaria sovraccaricherebbe le imbarcazioni. Il bordo libero 
gi abbastanza basso cos com.
Bordo libero?
La misura tra la linea di galleggiamento e il ponte, signore.
Ah, sono sicuro che il ehm, bordo libero sar adeguato alla nostra traversata. E una volta a
destinazione, e scaricate scorte e attrezzature, questo non dovrebbe pi essere motivo di
preoccupazione per te. E per quanto riguarda il peso eccessivo, be, potremo fare delle prove con la
zavorra necessaria quando sar il momento. Altre domande? Bene. Allora, signori, potete prendere i
vostri ordini dal mio segretario quando lasciate il quartier generale. Dovrete controllare i vostri uomini
e accertarvi che siano assolutamente preparati ed equipaggiati per una lunga campagna. Ci aspettano
dei giorni impegnativi e una dura battaglia. Ma, se questi pirati hanno avuto anche solo la met della
fortuna che siamo portati a ipotizzare, ci sar bottino a volont per tutti. Con questo pensiero felice, vi
auguro una buona giornata.
Gli ufficiali si alzarono quando Vitellio si avvi a grandi passi verso la porta, e si rilassarono
solo quando ebbe lasciato la stanza. Mentre i centurioni, gli optiones e i trierarchi si avviavano
lentamente alluscita, Catone fu sollevato di vedere Minucio farsi largo tra la folla e lasciare la stanza
del prefetto pi alla svelta possibile. Macrone lo segu con lo sguardo pieno dodio.
Catone gli diede una pacca sulla spalla e gli rivolse un sorriso fin troppo esagerato. Lhai
sentito. Bottino per tutti. Se va secondo i piani, potremo sguazzarci. Basta squallide stanze nei
bassifondi di Roma.
Se va secondo i piani?. Macrone scosse tristemente la testa. Quando mai  cos? E non stai
dimenticando qualcosa?
I rotoli?.
Macrone annu. Si riduce tutto ai rotoli, per quanto ci riguarda, ragazzo. Ecco perch siamo
qui. Dare ai pirati una bella lezione e arraffare una parte del loro bottino  solo una questione
secondaria.
Lo so. Catone abbandon lespressione scherzosa. Cercavo solo di tirarti su il morale.
Be, grazie del pensiero. Adesso abbiamo del lavoro da fare. Andiamo.
...
.
...
CAPITOLO DICIASSETTE.
...
.
...
Nei giorni seguenti, la base navale fu tutto un fermento di attivit. La maggior parte delle navi
della flotta era stata messa via per linverno e alcune delle imbarcazioni pi grandi non lasciavano il
porto da diversi anni. Queste navi dovettero essere portate in secca e ripulite dalle alghe maleodoranti e
dai cirripedi che si erano attaccati allo scafo sotto la linea di galleggiamento. Fu data una nuova mano
di pece alle assi scartavetrate e il puzzo acre fece tossire gli uomini di tutta la base. Il sartiame dovette
essere controllato e ogni cima logorata o rotta fu sostituita. Le pesanti vele furono portate nelle officine
ed esaminate con cura, alla ricerca di segni di cedimento, prima di essere rattoppate e rimontate sulle
navi.
Solo quando le imbarcazioni furono ritenute pronte per lazione, le scorte vennero caricate a
bordo: armature, mucchi di aste di giavellotti e pesanti casse piene di punte di ferro, frecce, proiettili di
piombo per le fionde, stivali, ancora altri stivali e infine le provviste che avrebbero sostentato gli
uomini per il viaggio attraverso langusto tratto di mare e durante i primi giorni sulla costa opposta.
Mentre gli equipaggi approntavano le imbarcazioni, i soldati si esercitavano nel combattimento
nave contro nave e familiarizzavano con i paranchi per manovrare il corvo. Una serie di pulegge fissate
alle barre sollevavano e abbassavano la rampa e consentivano ai soldati di ruotarla verso il vascello
nemico in avvicinamento a entrambi i lati della prua.
Catone e Macrone ricevettero i rudimenti del combattimento in mare. Per evitare ulteriori attriti
tra Macrone e Minucio, il centurione pi anziano fu mandato a nord, a Hispontum, per comprare
cordame per la flotta, lasciando a Macrone e Catone la responsabilit di un altro ufficio.
Da quello che mi sembra di capire, disse Macrone alla fine del primo giorno di
addestramento,  esattamente come combattere sulla terraferma, solo che la marina ti porta avanti e
indietro dalla battaglia. Senza tutte quelle marce che ci  toccato fare nelle legioni.
Catone scroll le spalle. Fino a che mi riporteranno indietro sar un uomo felice.
Alla fine di ciascun giorno di addestramento, i soldati tornavano ai loro alloggi per pulire e
controllare il proprio equipaggiamento, mettere per iscritto le proprie volont, e quelli con la famiglia
al seguito avevano il permesso di trascorrere la notte a Ravenna.
Per preservare la segretezza delle operazioni il pi a lungo possibile, Vitellio aveva chiuso il
porto e non erano consentite spedizioni n in uscita n in entrata, neanche ai pescherecci. Ogni giorno il
prefetto doveva occuparsi dei furibondi rappresentanti del consiglio cittadino e delle corporazioni dei
mercanti. Ma Vitellio era irremovibile e ai notabili della citt non rest che infuriarsi per la perdita di
commerci e affari, gi ridotti dalle devastazioni di Telemaco e della sua flotta di pirati.
Il quinto giorno, le navi furono finalmente approvvigionate e pronte per il mare. Cariche di
scorte e attrezzature extra, avanzarono basse e lente nelle acque calme del porto. Al di l del molo, il
mare era grosso, ed enormi onde grigie si infrangevano sugli argini in poderose nuvole di acqua
vaporizzata. Un vento tagliente ghermiva gli spruzzi e li faceva volare sui ponti delle navi pi vicine,
inzuppando gli uomini ancora in coperta. Il forte rumore delle drizze contro gli alberi riempiva laria e
si sentiva il cupo sottofondo lamentoso del vento che sibilava tra le manovre. Cera voluta tutta labilit
persuasiva dei trierarchi per convincere il prefetto a non dare ordine di salpare. Stracariche comerano,
molte delle navi sarebbero affondate prima ancora di allontanarsi dalla terraferma. Alla fine Vitellio
diede ordine agli equipaggi di sbarcare e i marinai tornarono rumorosamente in caserma. Gli uomini
meno esperti si misero a giocare a dadi, a bere o a raccontarsi storielle per distrarsi dal rinvio
delloperazione. I marinai pi anziani ne approfittarono per dormire, ben sapendo quanto poteva essere
orribile la traversata di un mare in burrasca.
Per tutto il giorno il vento rinforz e il mare divenne pi agitato, mentre allorizzonte si
ammassavano nuvole nere. La tempesta arriv sulla costa e si abbatt su Ravenna con unassordante
scarica di grandine, che cadeva a raffica sulle tegole e rimbalzava sulle strade lastricate prima di
raccogliersi in piccoli mucchi creati dal vento. Perfino nel relativo riparo del porto, il vento e le onde
travolsero le navi ormeggiate ai moli o ferme allancora. Con larrivo del buio, i trierarchi, preoccupati,
misero gli equipaggi a sgottare lacqua che le loro navi stavano imbarcando da cielo e mare. Furono
stabiliti turni di guardia ai cavi delle ancore per assicurarsi che non si spostassero, e i pi nervosi
gettarono altre ancore di riserva e pregarono che gli di facessero superare loro quella terribile notte.
Quando, alla fine, il pallido scintillio dellalba lott debolmente per guadagnare lorizzonte, la
furia della tempesta aveva iniziato a scemare. Il cielo rest coperto, ma senza pioggia e grandine. Il
vento cal in una leggera brezza mentre le onde si ridussero a un placido mare lungo. Gli ufficiali della
base navale emersero dal rifugio dei loro alloggi per ispezionare i danni. I resti fracassati delle tegole
cadute erano sparsi tuttintorno ma il danno peggiore, come sempre, lavevano subto le imbarcazioni.
Nella parte interna del molo, il frangiflutti era disseminato di assi di navi arenate e fracassate sulle
rocce. Qua e l giacevano le sagome contorte degli uomini, simili a giocattoli rotti. Una manciata di
navi era affondata allancora e solo la cima dei loro alberi, con le vele arrotolate attorno ai pennoni, era
visibile sulla superficie del mare.
Osservando il porto della marina, Catone e Macrone contarono le imbarcazioni sopravvissute
alla notte.
Cosa abbiamo perso?, domand Catone.
Ho contato due triremi e quattro biremi, disse Macrone. A quanto pare quei marinai avevano
ragione a proposito delle rampe. Non che Vitellio lo ammetter. Ma forse la prossima volta ascolter.
Catone lo guard inarcando le sopracciglia.
Gi, ammise Macrone. O forse non lo far. Non  linizio migliore per questa sua
campagna. Pensi che andr comunque avanti?
Deve farlo.  in missione come noi. Narciso non ammetter scuse.
In effetti, nel momento in cui le nuvole iniziarono a dissiparsi, il segnale di assemblea risuon
per tutta la base. I fanti si riversarono dai loro alloggi e si schierarono a seconda della propria nave,
pronti per lordine di imbarcarsi. Vitellio si consult con gli ufficiali di marina anziani e gli uomini
delle navi andate perdute furono distribuiti tra le imbarcazioni sopravvissute. Poi, quando risuon il
segnale definitivo, gli uomini salirono con passo pesante sulle navi da guerra ormeggiate lungo la
banchina. Una volta che ogni nave aveva imbarcato il proprio equipaggio, salpava e aspettava in porto
mentre il suo spazio veniva occupato da quella successiva. La nave di Macrone, una bireme col nome
Tridente dipinto sulla prua, attracc e abbass la passerella.
Ci vediamo dallaltra parte. Tese la mano a Catone come per un ultimo addio e lamico
sorrise.
 un breve tratto di mare, Macrone, non lo Stige.
Davvero?. Macrone guard in lontananza, oltre il porto e verso lorizzonte. Non riesco a
cogliere la differenza dal punto in cui mi trovo.
Oh, andiamo. Saremo di nuovo sulla terraferma alla fine di domani.
Credevo che fossi tu quello che aveva paura dellacqua.
Catone si sforz di sorridere.  cos.
Ce lho anchio. Macrone gli strinse la mano. Giuro che, se ne usciamo vivi, non avr mai
pi a che fare con le navi.
Speriamo di avere questa scelta.
Macrone annu e, giratosi bruscamente, marci verso la Tridente, avanzando con prudenza sulla
passerella dimbarco dietro allultimo dei suoi uomini. Non appena i suoi stivali risuonarono sul ponte,
lasse fu ritirata a bordo, le funi dormeggio sciolte dai robusti pali di legno della banchina e i marinai
si diedero da fare con lunghi bastoni per agevolare luscita della nave verso il mare aperto. Da un lato
dello scafo, Macrone si volt a guardare Catone, lo salut con la mano e and a prendere posizione
dietro al capitano sul ponte rialzato di poppa.
La bireme di Catone era una delle navi affondate e la sua centuria venne trasferita sulla Sparta,
una trireme. Lunit imbarcatasi prima di lui era comandata da Minucio. Il veterano esibiva ancora le
livide ecchimosi dello scontro con Macrone e non fu felice di vedere Catone.
Siamo sovraccarichi. Fa avanzare i tuoi uomini. Io terr i miei a poppa. Questo dovrebbe
contribuire allassetto della nave.
Catone lo fiss per un momento prima di passare lordine al suo optio. Poi, mentre gli uomini si
portavano con passo strascicato verso lalbero e si sedevano accanto ai propri zaini, torn da Minucio.
Solo una parola, posso?.
Minucio alz le spalle mentre Catone gli si avvicinava, in modo che nessuno potesse sentirli.
Non mi interessa la questione fra te e Macrone. Non sono affari miei.
Basta che lo tieni lontano da me. La prossima volta non sar cos fortunato.
Fortunato?. Catone sorrise. Sei tu a doverti considerare fortunato se ancora cammini.
Macrone non  noto per trattare la gente con i guanti di velluto.
Cos dice sua madre. Pare che sia sempre stato un vero teppista.
Allora direi che ha trovato il mestiere giusto, no? Credimi sulla parola,  bravo in quello che
fa. Perci stagli alla larga. Far quello che posso per convincerlo. Abbiamo gi abbastanza problemi
per le mani con questi pirati, senza bisogno di faide familiari.
Non siamo una famiglia, ribatt Minucio a denti stretti.
In pratica s, ammicc Catone. Perci vedr cosa posso fare.
Minucio lo fulmin con lo sguardo; poi la sua espressione si addolc. Sta bene. Per sua
madre.
Siamo daccordo allora. C unaltra faccenda.
S?.
Catone raddrizz la schiena per poter guardare dallalto lufficiale di marina. Sono un
centurione legionario. Ho lanzianit qui.
Minucio ridacchi. Non dirmi che vuoi far valere il grado?.
Catone annu.
Ma che cazzo, sei a malapena un uomo. Facevo questo lavoro prima ancora che tu nascessi.
Gli occhi di Minucio scintillarono di rabbia. Con chi diavolo credi di parlare?.
Lespressione di Catone era impassibile. Rispetta il rango, non luomo, Minucio. E mi
chiamerai signore da adesso in poi. Davanti agli uomini.
Signore?, rise Minucio. Non far niente del genere!.
Allora non mi lasci altra scelta. Ti far accusare di insubordinazione. A meno che non
preferisci lammutinamento.
Non oseresti.
Catone trasse un respiro e gir la testa per chiamare a gran voce: Optio Felix!.
Il subordinato di Catone si alz precipitosamente dal ponte e marci verso i due centurioni.
Unespressione dincertezza balen sul volto di Minucio che diede un colpo con un dito a Catone.
Va bene. Avete vinto, signore.
Loptio si mise sullattenti accanto a Catone, in attesa degli ordini. Catone non disse nulla per
un po, per far fremere Minucio. Poi si rivolse alloptio.
Di agli uomini di non andarsene in giro. Il centurione qui mi dice che siamo sovraccarichi.
Non ha senso rendere la nave ancora pi instabile di quanto non sia gi. Occupati di questo.
S, signore. Loptio Felix salut e si allontan. Catone fiss gli occhi in quelli di Minucio.
So che hai molta pi esperienza di me. Mi rivolger a te per qualsiasi consiglio di cui avr
bisogno. Ma finch sono su questa nave, io sono lufficiale anziano. Intesi?
S signore.
Bene.
Posso andare adesso, signore?
S.
Minucio salut e and via, marciando rigidamente verso alcuni dei suoi uomini che si
sporgevano dalla balaustra. Cosa c? Mai visto prima il dannato mare? Andate entrobordo, razza di
bastardi!.
Catone lo osserv per un po, traboccante di sollievo. Aveva temuto che il veterano scoprisse il
suo bluff e lo sfidasse a esercitare la propria autorit. Alla fine, malgrado lo sdegno, Minucio aveva
riconosciuto che Catone aveva ragione. Il grado di legionario aveva la precedenza su quello di
ausiliario e Minucio non poteva farci niente. Adesso, grazie allaffermazione della propria anzianit, si
sarebbe aperto un abisso tra di loro. A Catone questo stava benissimo. Presto il risentimento delluomo
si sarebbe concentrato sulla differenza di grado, piuttosto che sul rancore personale dovuto allamicizia
di Catone con Macrone. Certo, era probabile che Minucio gli sarebbe stato ostile su entrambi i fronti.
Ma Catone poteva sopportarlo. Fino a che il loro rapporto avesse mantenuto un aspetto assolutamente
professionale. Sottoline con un cenno del capo la propria soddisfazione per la situazione e, voltatosi,
and a raggiungere i suoi uomini.
Il prefetto fu lultimo a unirsi alla flotta, avanzando impettito sulla rampa dorata che conduceva
allampio ponte della sua ammiraglia, la quinquereme Horus. Vitellio risal la stretta passerella che
portava al castello di poppa e fece un cenno al saluto rivoltogli dal trierarca dellammiraglia.
Da alla flotta il segnale di lasciare il porto.
S, signore.
Dovranno schierarsi attorno allammiraglia non appena usciremo in mare aperto.
S, signore.
Io vado di sotto. Assicurati che nessuno mi disturbi. Va pure.
Senza aspettare la risposta delluomo, Vitellio si chin per attraversare il basso boccaporto e
scendere nella cabina, che occupava in larghezza lo spazio sottostante alla poppa. Ignor le scatole di
rotoli che lo aspettavano sulla scrivania costruita attorno al dritto di poppa e si lasci cadere sulla
piccola branda a un lato della piccola stanza. Come gran parte dei suoi uomini, non aveva dormito
molto la notte precedente, ma a differenza loro, aveva il lusso del comando e poteva concedersi questa
debolezza. Il ponte risuon dei passi dellequipaggio che allontanava la nave dalla banchina, tirava
fuori i remi e iniziava a mettere in moto la quinquereme.
Inalberando un lungo guidone viola che si sollevava pigramente nellaria luminosa,
lammiraglia avanz lentamente nella base navale, uscendo in mare attraverso lapertura tra i
frangiflutti sovrapposti che proteggevano il porto. Quando il grosso ariete di bronzo infranse il mare
lungo, gli uomini ai remi strinsero i denti e si misero al lavoro, spingendo la grande nave da guerra
verso il mare aperto. Alle spalle della Horus il resto della flotta prese il mare sotto lo sguardo della
piccola guarnigione lasciata a terra e di una folla di cittadini che si era radunata lungo il fronte del porto
di Ravenna. La maggior parte di costoro erano familiari e fidanzate degli uomini della flotta che
rivolgevano il loro triste addio ai propri cari mentre le navi uscivano in mare, prendevano posizione
dietro lalta poppa dellammiraglia e si dirigevano lentamente verso lorizzonte lontano.
...
.
...
CAPITOLO DICIOTTO.
...
.
...
Per qualche ora parve che la tempesta stesse semplicemente trattenendo il respiro prima di
scatenarsi sullacqua. Cera una quiete innaturale sul mare lungo, e calma e tensione nellaria. Il cielo
restava di un grigio cupo e velava il sole, cos che solo una vaga macchia di foschia pi chiara indicava
la sua presenza. I marinai sulla nave di Catone avevano sufficiente esperienza del mare in inverno per
sapere con quanta rapidit poteva cambiare e osservavano il tempo con giustificata apprensione. I
soldati si lasciarono condizionare e cos si parl ben poco a bordo della Sparta mentre la nave seguiva
la scia dellammiraglia, i remi che si levavano e affondavano nel mare con ritmo incessante.
Catone cerc di alleviare il crescente senso di paura andandosene lentamente in giro per il
ponte, con le mani dietro la schiena. Tentava di distrarsi, ma ogni volta che si avvicinava allalbero
diretto a poppa la presenza di Minucio incombeva nella sua visione periferica; cos alla fine si arrese e
raggiunse il trierarca sul ponte di poppa.
Quanto credi che impiegheremo per la traversata?.
Tito Albino strinse le labbra per un momento prima di rispondere. Dipende, signore. Senza
vento, dobbiamo fare affidamento sui remi. Possiamo mantenere operativi gli uomini turno dopo turno
ancora per un po. Se riusciamo a tenere questo ritmo, dovremmo raggiungere la costa dellIlliria nel
tardo pomeriggio di domani. Ammesso che il tempo non si guasti.
Mentre guardava le altre navi da guerra, a Catone sovvenne un pensiero improvviso. Cosa
succede quando fa buio? Non c il rischio che le navi si scontrino o si perdano?.
Albino sorrise e indic con la testa la poppa della trireme. Non appena cala il crepuscolo, ogni
nave inalbera una lanterna. Ci mantiene in formazione fino allalba. Perlomeno, in teoria.
Teoria?. Catone si gir bruscamente verso di lui. Cosa intendi? Non sar mica la prima volta
che navighi di notte?
Certo che no, signore. Albino sembrava offeso.  una nozione base delladdestramento. 
solo che molte navi tendono a tenersi il pi possibile verso la costa e a cercare un ancoraggio sicuro
alla fine della giornata. Sono gi uscito con la Sparta di notte, ma mai come parte di una flotta.
Mai?. Catone era incredulo.
Mai, sorrise Albino. Deve essere unesperienza interessante.
Catone guard il trierarca come se fosse pazzo. Col passare del giorno, una leggera brezza da
nord incresp la superficie del mare e la nave ammiraglia segnal al resto delle navi da guerra di
imbarcare i remi e alzare le vele. Lo sciabordio delle onde che si susseguivano sembrava smorzato e
rilassante dopo i monotoni cigolii e spruzzi dei remi, e Catone si mise da una parte mentre Albino
ordinava ai suoi uomini di regolare le vele come credeva opportuno. Poi guard lammiraglia, a poche
centinaia di piedi pi avanti.
Primo ufficiale!.
Signore?
Assicurati di mantenere la nostra posizione.
La Sparta, essendo unimbarcazione pi leggera, tendeva ad andare pi veloce della pesante
quinquereme e lufficiale dovette pi volte ordinare agli uomini addetti alle vele di orzare la vela
rettangolare per evitare che la nave si avvicinasse troppo alla Horus e alle altre imbarcazioni in testa.
Quando il crepuscolo cal attorno alla flotta, e mare e cielo si fusero in ununica massa scura,
uno degli uomini dellequipaggio port una lampada da sottocoperta, un pesante affare di bronzo dotato
di una lastra di vetro. La lampada a olio allinterno era gi stata accesa e la fiamma opaca si rifletteva
vivida nel lucidissimo specchio di latta sul fondo. Dal dritto di poppa spuntava un gancio di ferro sul
quale luomo fece scivolare il manico della lanterna. La luce oscill dolcemente con il leggero
movimento dellimbarcazione e, sotto gli occhi di Catone, altre luci si accesero ammiccanti sulle navi
che precedevano la Sparta. Quella scena gli fece venire in mente le processioni con le torce tenute dai
seguaci di Mitra che aveva visto occasionalmente nellaccampamento della ii Legione.
Ponte! Vela in vista!.
Catone alz lo sguardo verso la testa dalbero dove una figura sedeva a cavalcioni sul pennone,
con un braccio ancorato allalbero. Laltro braccio puntava a un lato della flotta. Allistante, tutti gli
occhi sul ponte seguirono la direzione indicata; Catone scrut nelloscurit ma non vide nulla.
Cosa hai visto?, grid Albino alla vedetta.
Una vela latina, signore. Appena alzata. A non pi di due miglia di distanza.
Lultima luce del giorno diventava sempre pi fioca e ci fu una pausa prima che la vedetta
gridasse la sua risposta. Ha stretto il vento ed  partita. Deve averci visto, signore Non la scorgo
pi.
Merda, imprec sottovoce Albino.
Pensi che fosse una nave pirata?, domand Catone.
Molto probabile, signore. Se ci ha visti, c la possibilit che abbia visto anche alcune delle
altre navi da guerra e capito che si tratta di una flotta. Se si trattava di un mercantile, allora non cera
motivo di fare dietrofront e fuggire. Scommetterei una bella somma che erano pirati.
Catone guard nella direzione indicata dalla vedetta. Non credo che si siano sentiti tanto forti
da voler affrontare uno schieramento come il nostro.
Albino rise. Neanche il pi spavaldo dei pirati sarebbe tanto sciocco da fare una cosa del
genere.
Catone arross, arrabbiato con se stesso per la figura da recluta inesperta. Si guard attorno e
vide Minucio che scuoteva la testa. Evidentemente il veterano aveva ascoltato losservazione e la sua
opinione di Catone era calata ancora di pi.
Non preoccupatevi, centurione, continu Albino. Siete al sicuro, per il momento. Fino a
quando il nemico non sapr che abbiamo un marinaio dacqua dolce come Vitellio a mandare avanti lo
spettacolo.
Catone sapeva bene che la mancanza di fiducia negli ufficiali privi di esperienza si estendeva a
lui tanto quanto al prefetto, cos si cuc le labbra per evitare qualunque brusca replica.
Cosa far, allora?
Far rapporto a Telemaco. Quando quel bastardo ricever il messaggio, noi saremo approdati e
pronti a dargli la caccia.
E se invece quella nave ci stava cercando?
No. Albino scosse la testa. Deve essere stato un incontro casuale. Non sanno che stiamo
arrivando.
E se invece lo sapevano?. Catone pens affannosamente alle implicazioni. E se si fossero
messi in mare per intercettarci?
Adesso vi state spaventando per delle ombre, signore, disse Albino con un accenno di
irritazione. Vi dico che non lo sanno. Come possono, con tutte le misure di sicurezza che il prefetto ha
applicato a questa operazione? Anche se lo sapevano, avete visto le nostre navi. Avete visto perfino
qualcuna delle sue, se per questo. Sapete che non pu competere con noi.
Albino si guard attorno per accertarsi che nessuno dei suoi uomini sentisse le sue successive
parole. Adesso dateci un taglio con gli allarmismi, signore. Non fa affatto bene ai miei ragazzi vedere
gli ufficiali perdere la testa alla vista di una vela strana. Non far bene neanche ai vostri uomini.
Daccordo, annu Catone. Non accadr pi.
Sarebbe meglio, signore. Adesso, se non vi dispiace, sar una lunga notte. Devo occuparmi
della mia nave.
S. S, naturalmente.
Albino salut e and via, camminando scalzo sul ponte in direzione della prua. Catone lo vide
scomparire nella massa scura di sagome che si affollavano davanti allalbero, poi serr il pugno e si
colp forte la coscia. Non era la prima volta che gli facevano fare la figura del dilettante. Eppure, per
quanto si imponesse sempre di non lasciare che la mancanza di esperienza e competenza lo tradissero,
veniva sempre pizzicato e lasciato con la sensazione di essere carente. Una carenza che si sentiva
obbligato a cancellare, a qualsiasi costo.
La notte pass lenta. Per Catone lesperienza fu assolutamente snervante. Tuttintorno, i rumori
del mare sembravano vicini in modo allarmante, come se esso potesse sollevarsi e inghiottire la nave da
un momento allaltro. Catone fu tormentato da visioni da incubo di se stesso che lottava per restare a
galla, solo e abbandonato nellondeggiante immensit dellacqua buia, fino a che le forze lo
abbandonavano e lui scivolava sotto la superficie, in un soffocante oblio nero come linchiostro.
Non era possibile dormire mentre la sua mente era assillata da simili paure, e Catone guardava i
corpi fermi dei soldati della sua centuria con sincera ammirazione e invidia. Per un po, cammin su e
gi per il ponte, osservando le ammiccanti luci di poppa del resto della flotta. Di tanto in tanto, sulla
superficie dellacqua si propagavano voci, piatte e indistinte e talvolta inumane, cos che Catone
scrutava assorto nel buio, chiedendosi se, dopotutto, le leggende dei mostri marini non avessero un
fondo di verit.
Notte tranquilla, signore.
Catone trasal e si gir. Vide una sagoma scura a breve distanza lungo la fiancata della nave.
Riconobbe la voce piuttosto in fretta e annu in segno di saluto.
S, optio. Abbastanza tranquilla, immagino.
Avvert lo spasso delloptio Felix, prima ancora che laltro uomo continuasse. Ci far
labitudine, signore. Tempo qualche mese e il mare vi sembrer una seconda casa.
Francamente, ne dubito, replic Catone non riuscendo a trattenersi. Erano solo pochi giorni
che conosceva il suo optio e non doveva concedergli alcun tipo di confidenza, figurarsi ammissioni di
paura o debolezza. Si schiar la voce e si iss sui gomiti, in modo da tenere la schiena dritta e le mani
salde alla balaustra di legno. Parl in tono disinvolto.  unesperienza abbastanza interessante, ma
immagino che diventi ben presto noiosa.
Noiosa?. Loptio era sorpreso. Non c niente di noioso riguardo al mare.  una strana
creatura. Mai troppo ferma. Ed  volubile come una puttana ubriaca. Proprio quando credi di
conoscerlo e inizi a darlo per scontato, ti colpisce con tutta la forza della sua furia Non  noioso,
signore.  terrificante, e fareste bene a rispettarlo.
Catone guard fisso i lineamenti coperti del suo optio e maledisse silenziosamente luomo per
aver accresciuto le sue paure.
ȅ ehm, un interessante punto di vista, Felix. Lo terr a mente. Grazie.
Meglio dormire un po, signore. Non si sa mai cosa porter la mattina.
Dormire. S, tra un momento. Anche tu, optio.
Felix salut e si ritir verso la densa massa di forme scure coricate lungo tutto il ponte della
Sparta. Catone lo vide allontanarsi e poi si volt di nuovo a guardare nella notte, pi inquietante che
mai.
Alla fine, la tensione sui nervi di Catone divenne eccessiva e il centurione trov un tratto di
ponte vuoto, vicino alla prua. Appoggiando la schiena alla base dellinclinato albero di trinchetto,
chiuse gli occhi e finse di dormire. Se i suoi uomini erano in grado di dormire in simili condizioni,
allora doveva dare anche lui limpressione di riuscirci. Poco alla volta, il dolce beccheggiare della nave,
il cigolio delle manovre e il sommesso sciabordio del mare lo cullarono fino a farlo addormentare.
Signore!. Una mano gli scosse la spalla. Signore! Svegliatevi!.
Catone sbatt le palpebre e le apr, ritrovandosi a guardare una superficie di legno affatto
familiare. Per un momento rimase perplesso, poi ricord e si tir su, facendo una smorfia per via del
torpore del braccio sul quale aveva tenuto appoggiata la testa. Si gir e alz lo sguardo su Felix.
Cosa c?
La vedetta riferisce vele a nord, signore.
Catone si spinse via dal ponte e si rialz. La maggior parte dei suoi uomini era gi in piedi e
scrutava silenziosa il mare. Catone si fece largo tra di essi e si avvi verso il ponte di poppa, dove
Albino gli rivolse un breve cenno di saluto. Catone ricambi.
Il mio optio dice che avete avvistato qualcosa.
Diverse vele. Continuano ad apparirne altre. Laggi. Alz un braccio verso lorizzonte.
Dalla costa dellIlliria.
Pirati?
Quasi certamente. Non ci sono altre flotte che operano in queste acque. Si allontan da
Catone e grid verso la testa dellalbero. Quante riesci a vederne adesso?.
Dopo una breve pausa, la vedetta rispose. Quindici. Lo scafo  ancora basso, ma alcune
sembrano grosse, signore. Biremi o anche meglio.
Catone toss. Sembra che sapessero del nostro arrivo. Come temevo.
Devono averlo sempre saputo. Albino si accigli e aggiunse a denti stretti: A quanto pare
avevate ragione, signore.
Grazie.
Dun tratto Albino allung il collo in avanti. Guardate l!.
Catone fiss lorizzonte e, mentre la Sparta si sollevava su unonda, scorse diverse e minuscole
forme scure ai confini del mare.
Quanto ci vorr perch possano raggiungerci?.
Albino serr le labbra. Tre, forse quattro ore. Ma non si arriver a questo. Il prefetto dovr fare
rotta verso sud fino a raggiungere la costa.
Perch ritirarsi? Non siamo in grado di affrontarli?
Non con questo carico, e non mentre hanno il vantaggio del vento in poppa. Una volta sbarcati
viveri e attrezzature, potremo subito tornare allattacco. E a quel punto vedrete quegli stronzetti fare
dietrofront e filarsela, sorrise Albino.
Capitano!, chiam il primo ufficiale. Lammiraglia sta segnalando!.
Albino si gir in avanti e strizz gli occhi in direzione della Horus. Un lungo guidone rosso
stava risalendo lungo lalbero e la brezza lo sollev in una piccola onda guizzante. Albino scosse
lentamente la testa.
Cosa c?, domand Catone. Cosa significa?
Significa che il prefetto  un dannato sciocco, replic in tono sommesso Albino.
Cosa?.
Albino agit una mano in direzione del guidone rosso. Quello  il segnale dattacco per la
flotta.
Attacco? Pensavo avessi detto che non potevamo.
No.
Catone era confuso. Ma allora cosa sta facendo? Deve esserci un errore.
Ma nel momento stesso in cui parlava, la ciurma della Horus moll le vele della randa.
Minuscole sagome di marinai si sparsero lungo il pennone, ripiegarono la vela e, poco dopo, dalle
fiancate dellammiraglia spuntarono i remi.
Mentre il capitano Albino sbraitava una serie di ordini al proprio equipaggio, Catone pot solo
guardare inorridito il dritto di poppa dellammiraglia allontanarsi da loro. Lentamente la Horus prese
velocit con i remi che agitavano la grigia superficie del mare, e la quinquereme scatt in avanti, diretta
verso la flotta pirata.
...
.
...
CAPITOLO DICIANNOVE.
...
.
...
Correte in posizione!, rugg Albino in coperta. Via le vele! Fuori i remi!.
Quello era il momento per il quale marinai e fanti si erano addestrati per tanti anni e, al suono
del tamburo della nave, gli uomini sopra coperta si misero freneticamente allopera. I marinai si
arrampicarono sulle manovre e si distribuirono lungo il pennone per ritirare la vela. Catone corse avanti
per raggiungere la propria centuria, il pesante tonfo dei suoi stivali accompagnato dal clangore e dallo
stridere dei remi che venivano estratti sotto il ponte principale. Tuttintorno a lui, i soldati si infilavano
alla svelta le armature, si agganciavano i cinturoni con spade e pugnali e prendevano elmi e scudi.
Quando raggiunse la propria attrezzatura, Catone trov Felix gi sul posto che gli porgeva il corsaletto
di cotta di maglia.
Catone lo ringrazi con un cenno della testa. Non appena gli uomini saranno pronti, fa
distribuire i giavellotti. E fa portare su altre casse dai depositi.
S, signore.
Mentre Catone armeggiava con i lacci di cuoio del suo elmo, si gir a guardare verso il ponte di
poppa. Albino si sporgeva dalla balaustra e guardava verso la fiancata della Horus. Quando le vele
della Sparta furono riavvolte, la trireme inizi a rallentare. Poi, da sotto coperta, il secco battere del
tamburo del pausario inizi a suonare il ritmo per i vogatori. I remi venivano calati nel mare con un
continuo coro di schizzi; poi, con un udibile grugnito di sforzo e fatica, la Sparta inizi a muoversi. Ci
volle un po prima che lequipaggio trovasse il ritmo; a quel punto il ponte si stabilizz e la nave da
guerra avanz decisa. Non appena furono dietro allammiraglia, Albino url un ordine al timoniere, che
si gett di peso contro lasta degli enormi remi che pendevano sulla poppa della Sparta. Quando le
grosse pale dei remi del timone affondarono nel mare, Catone sent il ponte spostarsi sotto i suoi piedi e
si aggrapp istintivamente alla balaustra. Accanto a lui, Felix vide il suo gesto e sorrise.
Meglio abituarsi a questa sensazione, signore. Ci saranno un bel po di virate quando faremo i
conti con quei pirati.
Speriamo che non decidano di opporre resistenza.
Felix guard circospetto il suo centurione. Per quale motivo, signore?
Siamo sovraccarichi. Avranno il vantaggio della velocit, se non della forza. Spero solo che si
rendano conto dei numeri e battano in ritirata.
Loptio Felix lanci unocchiata in direzione della prua, verso il gruppo di vele lontane
sullorizzonte. Quando la trireme fu sollevata da unonda, gli scafi scuri delle navi pirata furono
chiaramente visibili contro lo scintillante blu del mare.
Non sembra che abbiano intenzione di darsela a gambe.
No. Catone strinse le labbra. La flotta nemica era in costante avvicinamento e non dava segno
di cambiare rotta. Di a Minucio di preparare il corvo.
Felix salut e se ne and. Poco dopo, Minucio stava urlando ai suoi uomini di deporre scudi e
giavellotti per seguirlo dove il congegno di arrembaggio era legato sul ponte di fronte allalbero.
Mentre si mettevano allopera, Catone si gir a guardare la nave in tutta la sua lunghezza e si rese conto
del tempo che la Sparta impiegava per compiere il quarto di giro sulla scia dellammiraglia. Secondo
lui, la trireme era unimbarcazione ingombrante, percezione confermata dalle virate molto pi veloci
delle biremi mentre si schieravano a ventaglio su entrambi i fianchi della Horus e prendevano
posizione ai lati. Era proprio come sulla terraferma, riflett Catone. La pesante mole della quinquereme
e delle triremi al centro, come le legioni, e le navi pi leggere sui lati, come la cavalleria, in attesa di
sfruttare la propria velocit sullo spazio aperto davanti a s. Lentamente, mentre le due flotte solcavano
il mare luna verso laltra, le navi romane presero posizione accanto allammiraglia e la formazione si
appiatt, da quella che era una v, in una lunga linea, con una piccola scorta di due triremi e quattro
biremi tenute indietro per tappare eventuali falle che si fossero aperte nella flotta romana.
Catone si scherm gli occhi con una mano mentre si guardava attorno, cercando la nave di
Macrone. Poi vide il motivo a tre punte sulla prua di una bireme, sul fianco sinistro della formazione.
Catone strizz gli occhi e riusc a distinguere una cresta rossa su uno degli elmi accalcati sulla prua.
Sorrise, chiedendosi come si stesse comportando Macrone nel suo nuovo ruolo di cavalleria. Senza
dubbio lamico non vedeva lora di trovarsi di fronte ai pirati e avrebbe ordinato al suo trierarca di
usare il rostro sul primo nemico che gli fosse capitato a tiro. Sotto gli occhi di Catone, il lontano profilo
di un corvo si sollev su Macrone e i suoi uomini e rimase inclinato, pronto a calare e arpionare una
nave nemica.
A bordo della Sparta, Minucio e i suoi uomini sollevarono la rampa di abbordaggio verso la
prua. Mentre la nave da guerra beccheggiava sulle onde, lequipaggio si affannava ad allineare gli
spessi perni di legno nelle cavit di ferro fissate sul ponte di prua. Alla fine, e dopo tanto imprecare, il
corvo fu messo in posizione e le funi furono fatte passare nei paranchi che avrebbero sollevato e fatto
oscillare la rampa. Quando gli uomini furono pronti, la rampa venne sollevata abbastanza perch le
punte di ferro fossero applicate sotto la parte anteriore e le funi furono legate strettamente alle gallocce
per tenere fermo il congegno, fino a che ce ne fosse stato bisogno. Catone not che il peso del corvo e
dei soldati aveva inclinato la prua e la trireme sembrava notevolmente pi lenta mentre i remi
continuavano il loro movimento tra le onde.
La flotta romana si stava orientando in direzione del vento e la prua si abbatteva sulle onde che
sopraggiungevano, creando nuvole di spruzzi che finivano addosso agli uomini sul ponte anteriore.
Catone batteva le palpebre a ogni diluvio salato mentre osservava intento il nemico in avvicinamento. I
pirati, ancora sotto vela, si avvicinavano rapidamente alle navi romane e, nel giro di unora, furono
chiaramente visibili, a neanche un miglio di distanza. La maggior parte delle navi pirata era della stessa
classe delle biremi, e al centro del loro schieramento cera la trireme che Catone aveva visto diversi
giorni prima. Il suo guidone scuro guizzava nella rigida brezza come la lingua di un serpente.
Nonostante quello che gli aveva detto Albino sul rischio di combattere con le navi sovraccariche,
Catone aveva ancora la sensazione che lincombente battaglia fosse impari.
Salute, mormor loptio Felix. Cosha in mente quella grossa bastarda?.
Catone si gir a guardare la trireme. La randa sventolava furiosamente; poi, poco dopo,
minuscole figure sul pennone si affrettarono a raccogliere le vele mentre dai fianchi della nave
spuntavano i remi. Su entrambi i lati, le biremi e le pi leggere liburne continuarono la loro avanzata,
tra le fauci della flotta romana.
Ma quando i remi della trireme si immersero nellacqua, ci fu qualcosa di singolare nel loro
movimento; Catone aggrott la fronte e poi cap.
Stanno remando allindietro.
Felix guard fisso per un istante, poi annu.  vero! A cosa stanno giocando? Pensate che la
bastarda se la stia filando, signore?
Non lo so. Catone prov unimprovvisa e gelida fitta di inquietudine in fondo allo stomaco.
Cera qualcosa che non andava, ne era certo. Anche se ne sapeva poco di tattiche navali  solo quello
che gli era stato insegnato in tutta fretta dal suo arrivo a Ravenna  era sicuro che quello fosse uno
stratagemma. Ma tuttintorno a lui, i suoi uomini e i marinai esultavano trionfanti alla vista della nave
pirata che batteva in ritirata, come se la battaglia fosse gi vinta.
Zitti!, url Catone. Silenzio l! Il prossimo che apre la bocca sar punito!.
Le grida si spensero e Catone torn a rivolgere la propria attenzione sulla flotta nemica, ormai
vicina abbastanza da poter distinguere in dettaglio gli uomini che correvano precipitosamente sulla
coperta delle navi pi vicine. La trireme di Telemaco si allontanava in maniera costante dalla Horus e
le urla eccitate degli uomini a bordo dellammiraglia romana si sentivano fin sulle navi che la
seguivano. Alcuni degli uomini vicini a Catone lo guardavano risentiti, ma furono sufficientemente
saggi da tenere la bocca chiusa. Su in alto, sulla poppa della quinquereme, una figura ammantata di
rosso brandiva una spada che mandava bagliori come fosse una lama di fuoco nella luce della mattina:
era Vitellio che spronava i suoi uomini. Al di l della Horus, un lampo di colore attir lo sguardo di
Catone e il centurione vide un guidone giallo acceso risalire sventolante lalbero del vascello pirata.
Allistante, le altre navi della flotta nemica iniziarono a virare su entrambi i lati, con le vele che
giravano, gonfiate comerano dal vento che soffiava da poppa. Si erano divisi in due e adesso ciascuna
met della flotta pirata stava facendo vela direttamente verso le imbarcazioni pi leggere alle estremit
della flotta romana.
Come ignaro del pericolo che correvano le sue biremi, Vitellio continu ad avanzare sulle onde,
allinseguimento del capo dei pirati. Dal ponte di prua della Sparta, Catone poteva solo osservare con
crescente disperazione la flotta nemica venire verso la prua delle pi grandi navi da guerra romana.
Poteva capire bene il ragionamento del prefetto. Se solo fossero riusciti a catturare, o uccidere,
Telemaco, allora la flotta pirata poteva essere fiaccata in quel primo scontro. In effetti, la Horus si stava
lentamente avvicinando alla nave del comandante nemico. Troppo lentamente. E al tempo stesso
veniva allontanata sempre pi dagli scontri che avrebbero avuto luogo sulle ali della flotta romana. Era
ben congegnato, si rese conto Catone in preda alla disperazione. Telemaco avrebbe fatto da esca,
sapendo che il prefetto romano sarebbe stato deciso a procurarsi una trionfale vittoria per promuovere
la propria carriera. Il trucco era dare ai romani limpressione di avere una buona possibilit di
raggiungere la sua nave, pur avendo il tempo sufficiente di virare e darsi alla fuga.
Eccoli, mormor Felix, e Catone si gir a guardare verso la nave di Macrone. A mezzo
miglio di distanza, le vele delle navi pirata si stavano mescolando con i rami spogli delle biremi.
Proprio sotto lo sguardo di Catone, una delle imbarcazioni nemiche corse verso la fiancata di una nave
romana e si abbatt sui suoi remi in unesplosione di schegge e aste di legno. La nave pirata si muoveva
cos rapidamente che i soldati non ebbero la possibilit di schierare il corvo, e avevano appena iniziato
a manovrarlo quando la nave pirata spezz gli ultimi remi e si allontan dalla loro portata. I remi sul
lato opposto erano ancora al lavoro e la bireme inizi a ruotare su se stessa, inclinandosi dalla parte
della rampa di abbordaggio. Sotto lo sguardo inorridito dei fanti della Sparta, la bireme si rovesci su
un fianco e il mare ricopr la balaustra, mentre uomini e attrezzature cadevano nelle acque agitate. Poco
dopo, ci fu il sordo schianto dellalbero che si spezzava e la nave scuffi completamente, lasciando una
gobba lucente sulla superficie, circondata da uomini che annaspavano alla ricerca di qualche detrito che
li tenesse a galla.
Oh, merda. Un soldato vicino a Catone scosse la testa. Avete visto? Poveri bastardi.
Catone stava gi guardando le altre navi, cercando quella di Macrone. La Tridente era passata
indenne attraverso la flotta pirata e stava faticosamente virando per cercare un nemico a cui dare
battaglia. Altrove, unaltra bireme era stata attaccata e limpatto era stato tanto forte da spezzare il
pennone degli aggressori. Ma i pirati tirarono fuori i remi alla svelta e, mentre si allontanavano
furiosamente dalle vittime, il mare travolse lo scafo lesionato; poco dopo, il vascello sovraccarico si
capovolse anchesso. Catone torn a guardare la Horus, che ancora arrancava dietro alla trireme in
ritirata di Telemaco.
Che diavolo ha il prefetto che non va?. Felix cal con forza il pugno sulla balaustra.
Dannazione, non vede cosa sta succedendo?
Lo sa benissimo, rispose Catone pacatamente.  solo che pensa che si tratti di un sacrificio
giustificabile.
Sacrificio? Sar un fottuto massacro. Guardate! Eccone unaltra.
Catone guard in silenzio mentre le navi pirata continuavano a infilarsi tra le imbarcazioni
laterali della flotta romana. Solo una manciata di biremi era riuscita a reagire. Una aveva inchiodato un
vascello pirata con il corvo e i soldati gi si riversavano sulla rampa, calando sui pirati e attaccandoli
con disperata ferocia. A breve distanza, unaltra bireme era riuscita a speronare unincauta nave pirata
che aveva gi imbarcato acqua mentre recuperava stabilit. Ogni altra nave romana era in pieno
combattimento o si trovava in difficolt.
Loptio Felix aveva ragione, concluse Catone. Sarebbe stato un massacro, a meno che qualcuno
non avesse agito. Diede unultima occhiata allammiraglia, ancora allinseguimento di Telemaco, e poi
si fece largo tra i suoi uomini, per correre a poppa da Albino. Minucio lo guard passare e negli occhi
delluomo pi anziano apparve quello che sembrava disprezzo.
Facciamo dietrofront!, grid Catone.
Il trierarca lo guard con aria assente, come se non avesse udito lordine. Catone sal di corsa
gli scalini per il ponte di poppa e stese il braccio verso lala in cui Macrone e gli altri stavano lottando
per salvarsi la vita. Ho detto, facciamo dietrofront.
No. Albino indic in avanti con la testa. Lammiraglia non ha dato alcun segnale.
Lascia perdere lammiraglia. Guarda laggi. I nostri compagni hanno bisogno di noi. Adesso.
Non abbiamo quegli ordini.
Fanculo gli ordini! Stanno facendo a pezzi le nostre navi. Se non agiamo adesso  subito  le
perderemo tutte.
Ma.
Facciamo dietrofront.  un ordine!.
Per un momento i due ufficiali si fissarono lun laltro, e sempre pi fanti e marinai si girarono
a guardarli, man mano che si rendevano conto della crisi. Alla fine, Albino annu.
Va bene, centurione. Ma voglio che sia messo per iscritto che siete stato voi a dare lordine.
Catone sghignazz in faccia alluomo. Puoi averlo per iscritto, se sopravviveremo. Adesso
fallo.
Albino si rivolse al timoniere. Vira a babordo, accosta tutto!.
Sissignore!. Il timoniere iss lasta del remo, sforzando ogni tendine delle braccia muscolose,
e lacqua mulin sotto la poppa della trireme. Catone trov difficile contenere la propria impazienza
mentre la prua deviava lentamente dalla Horus per allinearsi con la battaglia navale a pi di un miglio
di distanza. Dando unocchiata alle altre triremi, vide le facce degli equipaggi voltarsi verso di loro e
riusc perfino a indovinare la sorpresa su quelle delle navi pi vicine. Catone sguain la spada e la
punt in avanti, indicando oltre la prua della Sparta. Si port la mano libera alla bocca e url
sullacqua.
Seguiteci! Perdiana, seguiteci!.
Allinizio non ci furono reazioni, poi il trierarca grid degli ordini ai suoi uomini e Catone si
sent sollevato nel vedere la prua della trireme iniziare a virare per seguire la Sparta. Altre due grandi
navi da guerra cambiarono rotta, virando verso laltro fianco, ma il resto continu a seguire la scia
dellammiraglia.
Meglio di niente, borbott ironicamente Catone. Poi si rivolse ad Albino. Vira a dritta in
mezzo a quel gruppo. Scegli un bersaglio che ti sembra promettente.
Voi dove andate?
Dobbiamo alleggerire la nave.
Albino annu. Va bene. Ma fatelo alla svelta!.
Catone torn di corsa in coperta e cerc il centurione Minucio. Fa scendere i tuoi uomini nella
stiva. Voglio che tutto ci che  trasportabile sia portato su in coperta e gettato in mare.
Gettato?. Minucio inarc le sopracciglia. Ma dopo ne avremo bisogno.
Non ci sar nessun dopo se non lo facciamo.
Minucio scosse la testa. Non avete lautorit.
Catone lo guard fisso, con gli occhi dilatati e minacciosi. S che ce lho. Adesso esegui gli
ordini o ti faccio portare di sotto e affido il tuo comando alloptio. Dico sul serio.
Minucio salut e inizi immediatamente a dare gli ordini necessari, mentre Catone si dirigeva
verso i propri uomini, alla ricerca di Felix.
Optio!.
S, signore!.
Prendi un reparto. Va di sotto e porta sopra coperta le munizioni per la catapulta.
S, signore. Quante?
Tutte. Muoviti.
Loptio era in servizio da abbastanza tempo per sapere di non dover ribattere agli ordini, per
quanto inaspettati potessero essere. Si rivolse agli uomini pi vicini. Mollate scudi e giavellotti e
seguitemi.
Felix scost la copertura del boccaporto e scese sotto coperta, subito seguito dagli altri. Poco
dopo stavano distribuendo sacchetti pieni di proiettili di piombo agli uomini sul ponte. La testa di Felix
fece capolino dal boccaporto. Anche le fionde, signore?
Cosa? S, perch no? Tanto vale metterle allopera mentre alleggeriamo la nave.
Mentre i soldati iniziavano ad ammucchiare i sacchi al centro della coperta, Catone guard a
poppa e vide che Minucio e i suoi uomini stavano gi gettando fuori bordo sacchi di granaglie e
placche di riserva delle armature. Una rapida occhiata alla trireme che seguiva a breve distanza rivel
che anchessi avevano colto la necessit di alleggerire la nave. Catone annu soddisfatto e poi si fece
largo verso lo spesso palo di legno alla prua della Sparta. Sotto, la massa bronzea dellariete della
trireme si sollevava e calava nel mare, mirando al cuore della battaglia navale che si combatteva a
meno di un terzo di miglio pi avanti.
Catone scrut i vascelli che ancora combattevano in mezzo ai detriti galleggianti, ai rottami e ai
corpi disseminati sulla superficie del mare. La Tridente, che aveva superato il nemico, aveva fatto
dietrofront ed era tornata alla carica nella mischia, speronando la poppa di una nave pirata che aveva a
sua volta incastrato il proprio ariete nella fiancata di una bireme.
Lequipaggio di tutti e tre i vascelli era impegnato a combattere sul ponte della nave pirata e, da
quello che riusciva a vedere Catone, i romani stavano avendo la meglio.
Allorecchio gli giunsero urla disperate e Catone si accorse che cerano degli uomini in mare
proprio davanti alla Sparta, sia romani che pirati. Era sul punto di urlare un avvertimento ad Albino,
quando si rese conto che non cera pi nulla da fare per quegli uomini. La trireme era troppo
ingombrante per cambiare rotta ed evitare gli uomini in mare. Man mano che la nave da guerra si
avvicinava ai margini della battaglia, Catone scorse le espressioni disperate degli uomini sul loro
cammino e li vide nuotare affannosamente per allontanarsi dalla rotta della trireme. Quelli troppo feriti
per nuotare abbastanza in fretta o che erano aggrappati ai detriti poterono solo guardare disperati
lariete di bronzo che si abbatteva su di loro. Un gruppo di uomini che si reggeva a un pezzo di albero
maestro fu spazzato via quando la prua lo travolse con un rumore sordo; poi ci furono le urla dei
sopravvissuti allimpatto che vennero sbalzati contro le fiancate della nave e schiacciati dalle pale dei
remi che si muovevano frenetiche nellacqua.
Catone si sforz di ignorare quelle urla e si guard attorno. Si volt verso la Tridente e rimase
di sasso. A breve distanza dalla nave di Macrone, vide la prua di una nave pirata che avanzava veloce a
forza di remi. Quando lequipaggio del vascello romano si rese conto del pericolo, le loro grida di
allarme si propagarono chiaramente sullacqua. I soldati stavano ancora combattendo a bordo della
nave nemica che erano riusciti a bloccare con il corvo. Ma adesso esitavano e guardavano il ponte della
propria nave. Con un ruggito di trionfo, i pirati contro cui stavano lottando tornarono alla carica.
Laggi!, grid Catone mentre indicava la nave di Macrone col braccio teso. Virate laggi!.
Albino trasmise lordine al timoniere e la Sparta, un po pi agile adesso che aveva eliminato
parte della zavorra, si rigir verso le tre navi ancora incastrate luna nellaltra e la quarta che accorreva
per finire la Tridente e il suo equipaggio.
Pronti con le fionde!, url Catone ai suoi uomini e indic il bersaglio. Mirate ai bastardi sul
lato opposto! Uomini, fate spazio ai frombolieri!.
Solo duecento passi separavano la Sparta dalle navi bloccate quando il vascello pirata caric la
fiancata della nave di Macrone. Lo schianto stridente del legno fracassato si propag nellaria mentre la
Tridente rinculava per limpatto; lurto lacer le manovre. Lalbero maestro si spezz e cadde sulla
coperta pochi istanti dopo. La collisione mand a terra tutti gli uomini delle tre navi che erano
incastrate luna nellaltra, e ci fu un momento di silenzio prima che si riprendessero, si rimettessero in
piedi e continuassero a combattere. I pirati a bordo della nave che aveva speronato la Tridente
lanciarono i rampini di abbordaggio sul ponte romano e iniziarono ad avvicinare i vascelli mentre un
gruppo dassalto affollava il ponte di prua, brandendo le armi nellimpaziente attesa del momento di
balzare a bordo della bireme e spazzare via equipaggio e soldati.
Catone distolse lo sguardo e si riemp i polmoni. Si abbass a guardare attraverso la grata sulla
coperta della trireme i volti in penombra degli uomini ai remi. Forza! Pi veloce, razza di inutili
bastardi! Pi veloce!.
Il pausario aument il ritmo e, con i rematori che sforzavano ogni tendine dei loro muscoli, la
Sparta balz in avanti, avvicinandosi alla mischia delle navi pi avanti. Allimprovviso Catone si
accorse che la prua stava deviando dalle navi e fu travolto da una furia cieca mentre si girava verso
Albino col pugno alzato. Poi cap che lintenzione del trierarca era di passare oltre la poppa della
Tridente e prendere la fiancata della nave pirata.
Adesso le fionde avevano un buon raggio dazione e Catone url un ordine ai suoi uomini.
Frombolieri! Dateci dentro, ragazzi!.
Il sibilo delle fionde riemp laria e i proiettili di piombo sfrecciarono sul mare tracciando un
basso arco prima di abbattersi sui pirati ammassati sul loro ponte di prua. Il coro di secchi schianti e
tonfi e le urla di dolore furono chiaramente udibili dagli uomini sulla Sparta, che risposero con
unacclamazione di crudele soddisfazione prima che altri proiettili volassero e colpissero altri uomini,
alcuni dei quali caddero nello stretto spazio tra gli scafi delle due navi da guerra, dove vennero
schiacciati pochi istanti dopo. Ma Catone non aveva pi tempo per stare a guardare. La trireme stava
gi girando attorno alla poppa della Tridente e davanti a loro cera la fiancata sguarnita della nave
pirata. Qualche membro del suo equipaggio guardava impotente la grande nave da guerra che filava
verso di loro. Altri, con pi presenza di spirito, si allontanarono dalla fiancata e cercarono riparo
mentre nuove scariche di fionda colpivano rumorosamente la coperta. Man mano che la distanza tra le
due imbarcazioni si riduceva, Catone scopr che adesso poteva guardare dallalto il nemico e strinse i
denti in attesa della collisione.
Allultimo momento, loptio Felix si gir e vide il suo centurione sporgersi sulla prua della
trireme. Con un balzo, acciuff Catone per un braccio e lo tir indietro con tutta la forza che aveva.
Mentre i due rotolavano sul ponte, il logoro fasciame salt con un poderoso schianto e mand gli
uomini a gambe allaria su tutta la coperta. Limpatto sbalz in avanti Catone, il cui elmo cozz contro
il corso di fasciame della prua. Rimase senza fiato per il dolore lancinante; poi diede unocchiata ai
suoi uomini. Molti si stavano tirando su, raccoglievano le proprie armi e andavano verso la rampa di
sbarco. Ma cerano diverse vittime: uomini scagliati in avanti e privi di sensi, altri con arti spezzati, e
infine un coro ininterrotto di gemiti e urla di dolore da sotto coperta, dove i rematori erano stati sbalzati
via dalle panche.
Felix era gi in piedi e spinse uno scudo verso Catone. Ecco, signore. Rialzatevi, adesso.
Mentre Catone scuoteva la testa per cercare di liberarsi del dolore ottenebrante, loptio spingeva
gli uomini verso il corvo. La trireme aveva colpito la nave pirata da un lato, e a poppa dellalbero
maestro Minucio aveva fatto lanciare dai suoi uomini i rampini dabbordaggio sul tratto di mare tra le
navi per cercare di avvicinarle. Catone si tir su e, sollevando lo scudo, si avvicin cauto alla prua e
guard in basso. Lariete aveva fracassato lo scafo in legno del nemico, penetrando per sei o sette piedi.
Lacqua gorgogliava riversandosi dalla falla. Avvert un movimento indistinto alla sua sinistra e si
abbass proprio mentre un giavellotto leggero veniva deviato dal bordo del suo scudo con un secco
schiocco. Anche gli uomini sul ponte di prua della nave pirata si erano ripresi dallimpatto e adesso un
gruppetto di loro si gir per affrontare gli aggressori, mentre il resto correva a bordo della Tridente. Il
trierarca dei pirati doveva avere il sangue parecchio freddo, si rese conto Catone. Aveva capito che
prima bisognava vincere lo scontro in atto e poi potevano permettersi di affrontare lequipaggio della
trireme. Catone, mentre guardava gli uomini calarsi sul ponte della Tridente, vide Macrone e una
ventina dei suoi uomini combattere allultimo sangue in una mischia nei pressi dellalbero maestro.
Datevi una mossa con quella rampa di sbarco!, si volt a gridare.
Mentre gli uomini di Minucio tiravano le funi dei rampini, la trireme si alline gradualmente
con la nave pirata. I soldati al paranco del corvo issarono e, tra i gli stridii e i cigolii del perno, la rampa
ruot oltre la fiancata della Sparta, super il tratto di mare e poi la sua ombra si proiett sulla coperta
della nave pirata.
Mollate!, url Felix.
Non appena gli uomini lasciarono la presa sul paranco, la pesante punta di ferro sotto alla rampa
cal e penetr il fasciame con un poderoso schianto. Esultando, i soldati sciamarono sulla rampa e
corsero incontro al nemico. Verso di loro guizzarono alcuni giavellotti e frecce, che per si
conficcarono nel legno delle protezioni laterali senza ferire nessuno. Felix era vicino allimboccatura
della rampa e vi spingeva sopra gli uomini.
Via! Via! Razza di pigri bastardi! O non rester niente per voi! Andate!.
Catone sguain la spada e si infil nella fiumana di uomini che correva sulla nave nemica.
Allaltra estremit della rampa, scese sulla coperta con un piccolo salto e, alzati scudo e spada, si
guard attorno. Diversi dei suoi uomini erano corsi verso la prua, facendosi largo a colpi di ascia e
spada tra i pirati che sbarravano loro la strada. Catone si gir verso la poppa. L cerano alcuni uomini,
massicci e ben armati.
Voi!. Catone chiam i soldati immediatamente dietro di lui sulla rampa. Seguitemi!.
Si avviarono a passo svelto verso la poppa, attenti a dove mettevano i piedi nellintrico di
manovre cadute. Le grate erano state spalancate e, guardando in basso, Catone vide che i remi erano
stati abbandonati: la ciurma aveva preso le armi e si era lanciata allattacco dei romani a bordo della
Tridente. Adesso cera lo scintillio dellacqua che sciabordava attraverso le sentine per il mare che si
riversava nella falla dello scafo. Davanti a loro, il gruppo di uomini serr i ranghi e lev gli scudi
rotondi verso i romani. Non cera tempo per le formazioni o le tattiche e Catone, riempitosi i polmoni,
rugg: Prendeteli!. Abbass la testa, si scherm con lo scudo e si lanci contro i pirati.
A entrambi i lati, i suoi uomini partirono alla carica e laria si riemp di grugniti, di urla e del
fragore delle lame delle spade. Catone fu colpito dal suo stesso scudo quando uno dei pirati lo caric
con un selvaggio grido di rabbia. La luce si riflett su una lama sopra alla sua testa e Catone vide
luomo tirare indietro una pesante falcata per abbatterla sul suo elmo. Il centurione alz la propria
spada e par il colpo con un acuto clangore e, prima che luomo potesse riprendersi, abbatt il pomello
della spada sul volto ringhiante del pirata. La testa delluomo scatt allindietro con un grugnito e
goccioline di sangue schizzarono nellaria da un profondo squarcio sulla sua fronte. Catone fu svelto a
caricare il braccio e a calare la spada sulla faccia del nemico. La lama gli trapass gli occhi e
lattaccatura del naso. Con un urlo, il pirata barcoll allindietro contro la balaustra. Alzando lo scudo,
Catone lo spinse in mare e pass al pirata successivo.
Un uomo basso e tarchiato, con i capelli biondi che spuntavano dritti sotto uno zucchetto di
cuoio, stava accovacciato, soppesando il centurione romano con gli occhi ridotti a una fessura. Poi alz
la punta della spada e si avvicin cautamente. Catone si irrigid, pronto per lattacco delluomo. Invece
il pirata si ferm allimprovviso, aggrott la fronte e abbass lo sguardo sul petto, dove la punta
insanguinata di una spada gli aveva penetrato il farsetto di pelle. Le gambe gli cedettero e il pirata
cadde in avanti. Alle sue spalle cera un soldato che ghign soddisfatto mentre con uno strattone tirava
via la spada dalla schiena del pirata. Catone apr la bocca per ringraziarlo ma un turbinio argenteo
falci laria, affondando nel collo del soldato e facendo fare alla sua testa un volo di diversi piedi prima
di cadere con un tonfo sul ponte.
Continuando a tracciare un ampio arco con la spada, il pirata balz davanti a Catone con un
ringhio di trionfo.
Catone tir su il bordo dello scudo e la lama and a sbattere contro il taglio metallico,
provocando una pioggia di scintille e scagliando Catone contro il dritto di poppa. Mentre luomo
recuperava la spada e faceva un passo indietro, Catone si guard intorno e, inorridito, scopr di essere
lultimo romano rimasto in quel punto della nave pirata. Tutti gli uomini che lo avevano seguito erano
riversi in mucchi sanguinolenti sul ponte, tra i corpi dei loro nemici. I due pirati avevano il centurione
tutto per s.
Luomo che faceva roteare in alto la lunga spada era grasso e scuro di carnagione. A pochi piedi
da lui cera un altro pirata, magro e bruno. Indossava unarmatura a placche e portava un brocchiero e
una spada curva e leggera che grondava sangue sulle assi del ponte sbiancate dal sole. Gli occhi di
Catone guizzavano da un uomo allaltro mentre si accovacciava per ricevere il primo assalto. Luomo
magro url un ordine e la lunga spada tagli laria in direzione della testa di Catone. Piegando le
ginocchia, Catone si abbass e il taglio della lama si conficc nel dritto di posta, cos in profondit che
rimase incastrata, e il pirata grugn forsennato mentre strattonava larma per liberarla. Prima che
Catone potesse approfittare della situazione, il pirata pi giovane balz in avanti, roteando la spada in
un turbinio di colpi che Catone parava con la forza della disperazione. Quando il suo grasso compagno
si allontan dal romano e afferr unaltra spada, il pirata pi giovane, col fiato mozzo, si fece indietro.
Catone sapeva di essere in una situazione critica e il pensiero che la sua unica via di fuga
consisteva nel gettarsi in mare gli lampeggi nella mente. Ma corazzato comera, si rese conto che
sarebbe presto affondato. Cos, strinse forte la spada, port lo scudo in avanti e aspett lattacco
successivo.
Signore!. La voce di Felix spicc al di sopra del frastuono di sottofondo degli scontri sulle
altre navi. Signore, gi!.
Catone e i due uomini che aveva di fronte udirono il sibilo nello stesso istante, ma solo il
romano si accorse del pericolo in tempo per reagire e si gett sul ponte, coprendosi il corpo con lo
scudo. I proiettili di piombo di una fionda sfrecciarono su in alto, poi alcuni si schiantarono nel legno e
diversi altri colpirono i due pirati. Entrambi gli uomini crollarono sul ponte, gemendo di dolore.
Mantenete la posizione!, grid Felix ai suoi uomini.
Catone aspett un momento per assicurarsi che non giungessero altri proiettili nella sua
direzione e poi si rialz. Guard gli altri due pirati. Quello grosso era gi morto, la testa fracassata da
un colpo diretto. Il compagno pi giovane era stato preso alla schiena e lurto gli aveva spezzato la
scapola e alcune costole; mentre respirava affannosamente, il sangue gli gocciolava da un angolo della
bocca. Lanci uno sguardo truce a Catone e le sue mani cercarono a tentoni lelsa di una spada l
vicino. Catone allontan larma con un calcio e si pieg su di lui.
Sei tu il capo?, chiese in greco.
Luomo ferito non disse niente ma continu a guardarlo con occhi pieni dodio, poi sput saliva
insanguinata in faccia a Catone. Il centurione si asciug.
Come ti pare.
Catone alz la spada per colpire e il comandante dei pirati serr con forza gli occhi e trasal.
Catone ghign e and via, tornando verso la rampa di abbordaggio, che gli ultimi dei fanti di Minucio
stavano percorrendo. Con quasi due centurie che si accalcavano sul ponte cera poco spazio e Catone
dovette infilarsi nella folla per cercare Minucio e loptio Felix.
Dobbiamo muoverci in fretta. Questa nave sta affondando, e dubito che le altre resteranno a
galla ancora a lungo. Andiamo!.
Catone si fece largo per raggiungere la prua, dove un gruppo di fanti era impegnato in una
schermaglia con i pirati sul ponte della Tridente. Nessuna delle due fazioni era disposta a saltare per
prima il breve tratto di mare che le separava.
Fate spazio alla prima fila!, url Catone, spingendo gli uomini da una parte. Fatevi
indietro!.
Non appena ci fu abbastanza spazio perch gli uomini alla balaustra potessero muovere le
braccia in modo efficace, Catone strapp il giavellotto a uno degli uomini e lo scagli contro i pirati.
Usate i giavellotti! Sgombrate quel ponte!.
I soldati che avevano ancora giavellotti presero la mira e lanciarono le armi a bruciapelo,
trafiggendo quei pirati che non ebbero il buonsenso di cadere allindietro. Non appena la coperta fu
libera dai nemici, Catone si arrampic sulla balaustra, si mise in equilibrio e super con un salto la
distanza tra le due navi, atterrando goffamente sul ponte della Tridente. Quindi si raddrizz e alz
scudo e spada mentre chiamava gli altri. Forza!.
Non li aspett, ma and alla carica degli uomini che combattevano intorno allalbero maestro.
Alcuni pirati si erano accorti del nuovo pericolo e si erano gi girati per affrontare la nuova ondata di
fanti romani. Pi oltre, la voce di Macrone si levava al di sopra del frastuono quando il centurione
urlava incoraggiamenti ai suoi uomini e volgari insulti al nemico. Catone sorrise. Poi strinse i denti
quando il suo scudo cozz contro quello del pirata pi vicino, scuotendogli il braccio fino alla spalla.
Catone tir indietro lo scudo mentre spingeva in avanti il braccio con la spada, spazzando via una
disperata parata e affondando la punta nello stomaco delluomo. Liberando la spada con uno strattone,
affond lo scudo in avanti, buttando a terra il pirata, e pass a quello successivo, un gigante armato di
ascia che lanci un acuto urlo di guerra mentre avanzava verso il centurione. Lascia cal sullo scudo,
sbilanciando Catone abbastanza a lungo perch il gigante si riprendesse e roteasse di nuovo la mazza,
mirando stavolta pi in basso, alle gambe di Catone. Il centurione fu costretto a saltare allindietro,
contro i suoi uomini, e con un urlo di esultanza lomaccione sollev lascia per sferrare un colpo
dallalto. Non cera pi spazio perch Catone potesse arretrare. Istintivamente si accovacci, pieg la
testa e caric in avanti, sotto il colpo, e la traversa di ferro del suo elmo si abbatt contro la faccia del
pirata, mandandolo a terra privo di sensi.
I fanti proseguirono la loro avanzata facendo a pezzi il nemico e la ferocia del loro assalto
fiacc la determinazione dei pirati. Arretrarono, poi fecero dietrofront e fuggirono, sperando
scioccamente di trovare riparo dai soldati. Solo qualche manipolo di pirati continu a combattere,
schiena contro schiena, o costretti contro la balaustra. E l morirono, fatti a pezzi senza misericordia.
Qualcuno depose le armi e implor piet, ma i soldati non erano nello stato danimo di fare prigionieri
e i pirati caddero sui corpi dei compagni morti combattendo.
Catone si ritrasse dalla mischia per riprendere fiato e fare il punto della situazione. Cera solo
una manciata di nemici che combatteva nei pressi dellalbero, tutti intrappolati tra gli uomini di Catone
e i sopravvissuti della centuria di Macrone. Quando lultimo uomo fu ucciso, Catone si fece largo tra i
suoi fanti, ansioso di cercare lamico e accertarsi che fosse ancora vivo.
La scena attorno allalbero lo sconvolse. Corpi contorti, di romani e pirati, erano ammucchiati
sul ponte, zuppo di sangue che scorreva in lividi rivoli verso gli ombrinali. Non pi di una dozzina di
soldati feriti e ansanti erano ancora in piedi attorno alla base dellalbero. Macrone era tra di loro,
sporco di sangue, e si guardava attorno come un forsennato. Poi i suoi occhi si posarono su Catone e
lentamente si distesero in un sorriso.
Perch diavolo ci hai messo tanto?.
Il nervoso sollievo fu contagioso e Catone si mise a ridere. Be, se questo  tutto il
ringraziamento che avremo, la prossima volta non mi prender il disturbo.
 meglio che tu lo faccia, dannazione.
Catone ripul la lama sul mantello di uno dei pirati caduti e rinfoder la spada; poi allung una
mano e strinse il braccio dellamico. A ogni modo, ben trovato. Adesso dobbiamo andare.
Macrone aggrott la fronte. Andare?
Dobbiamo lasciare questa nave.
Ma abbiamo appena respinto quei bastardi.
Sta affondando. Tutte e tre stanno affondando. Andiamo. Senza aspettare la risposta di
Macrone, Catone si gir verso il resto dei soldati e prese fiato. A bordo della Sparta, ragazzi! Pi
veloce che potete!.
Poco pi in l, Catone vide uno degli uomini che frugava il corpo di un pirata riccamente
vestito. Gli si avvicin come una furia e lo allontan con un calcio. Non c tempo per questo.
Optiones! Fate muovere i vostri uomini!.
I fanti arretrarono verso dove lariete della trireme era sprofondato nella fiancata della Tridente.
Attraversarono disordinatamente il tratto che separava le due navi, aiutando i compagni feriti meglio
che potevano, ma riuscivano a passare solo pochi uomini alla volta e Catone si guard attorno frustrato,
colpendosi la coscia con il pugno. Macrone scosse la testa e rivolse allamico un sorriso ironico.
Adesso perch ti agiti tanto?.
Un cupo gemito riemp laria e Catone sent il ponte sussultare sotto i piedi, facendolo
incespicare. Si riprese e indic con la testa la nave che la Tridente era riuscita a speronare. L! Ecco di
cosa avevo paura.
I ponti della nave erano gi inondati e poco dopo il mare si chiuse sulle balaustre laterali. La
nave iniziava ad affondare, trascinando la prua della Tridente sotto con s. Il fasciame della bireme
romana protest per lenorme sforzo a cui era sottoposta la struttura dellimbarcazione, e i soldati,
sentendo che la fine era vicina, corsero in massa verso il ponte dellaltro vascello pirata. Ma proprio
mentre sciamavano oltre lo stretto spazio, ci fu un forte schianto dalla parte anteriore, e dietro al corso
di fasciame della prua il ponte si spezz, come se un pugno gigante fosse schizzato da sotto la
superficie del mare. Immediatamente lacqua si rivers sulla prua distrutta, il ponte si inclin
pericolosamente e i fanti ancora a bordo cercarono affannosamente un appiglio. Catone moll lo scudo
e si lanci verso la balaustra, aggrappandosi a essa con tutte le sue forze. Cerano ancora uomini feriti
in coperta e adesso i loro gemiti agonizzanti divennero urla di terrore per lo spaventoso destino che,
vorticando sul ponte inclinato, li attendeva.
Per un momento, Catone fu attanagliato dal medesimo gelido orrore. Poi vide Macrone, che si
reggeva alla balaustra a poca distanza da lui. Lamico gli strizz locchio. Tempo di sbarcare, credo.
Solo pochi fanti erano rimasti insieme ai centurioni e con un salto coprirono la distanza che li
separava dalle braccia tese dei loro compagni e furono tratti in salvo. Mentre Catone e Macrone
aspettavano che i loro ultimi uomini lasciassero la Tridente, si lev un improvviso grido dallarme dal
ponte della nave pirata. Catone si volt e vide che stava affondando rapidamente, trascinata dal peso
delle prime due navi. Il ponte di prua sprofond, arrivando quasi a livello con la superficie del mare.
Catone sent lacqua chiudersi attorno alle caviglie quando unonda spazz la coperta della bireme.
Oh, merda, mormor Catone. Non ce la faremo.
...
.
...
CAPITOLO VENTI.
...
.
...
Non startene l, dannazione!, strill Macrone. Salta!.
Catone guard lamico che si arrampicava sulla balaustra laterale, si teneva forte mentre
barcollante si tirava su in piedi. Poi Macrone si lanci dallaltra parte e atterr con un tonfo sulla prua
della nave pirata. Le sue mani si aggrapparono alla balaustra e subito un paio di soldati lo afferrarono
per le braccia e lo issarono sul ponte. Il mare aveva raggiunto la vita di Catone e il centurione cap che
la Tridente sarebbe affondata a momenti.
Signore!, esclam una voce alle sue spalle.
Catone gir la testa e vide un giovane fante che, pi indietro, si teneva stretto alla balaustra con
una mano. Aveva laltra spalla lacerata da una profonda ferita e solo qualche tendine scoperto teneva
attaccato il braccio inerte. Guard fisso Catone: era impossibile fraintendere la supplica nei suoi occhi.
Ma era gi troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Sotto lo sguardo di Catone, il mare travolse la Tridente e
il giovane soldato scomparve in un mulinello cremisi. La volont di vivere si impossess di Catone. Il
centurione si arrampic sulla balaustra della nave e salt verso il vascello pirata, a pochi piedi sulla
superficie del mare. Limpatto gli mozz il fiato. Le sue dita cercarono affannosamente un appiglio
sulla fiancata della nave prima che una mano gli serrasse il polso; un possente braccio lo tir su, oltre la
balaustra, e lo fece ricadere sul ponte.
Il petto di Macrone si sollevava affannosamente mentre guardava dallalto Catone. Niente
cazzate la prossima volta. Quando dico salta, tu salti.
Pensavo di dover chiedere: Quanto in alto?.
Macrone lo guard fisso. C un tempo e un luogo per le battute di spirito, ragazzo. E non 
questo il caso. Andiamo. Afferr Catone per un braccio e lo tir su in piedi.
Oltre la fiancata, Catone vide il profilo distorto della Tridente che scompariva sotto la superficie
del mare. Per un momento si sent un cupo gemito: la Tridente addoss il suo peso sullariete del
vascello pirata e il ponte sussult sotto i piedi di Catone. Poi, con uno schianto stridente, la fiancata
della bireme cedette. La coperta si rialz bruscamente sotto i romani, mandandone diversi gambe
allaria, e la Tridente si immerse nelle scure profondit del mare. Una manciata di uomini annaspava tra
i detriti galleggianti, urlando richieste di aiuto. Macrone tir via lamico e i due centurioni seguirono i
soldati verso lestremit della rampa di abbordaggio, dove gli uomini si affollavano ansiosi di
raggiungere la salvezza sul ponte della Sparta. Pur essendo libera dal peso della Tridente, la nave pirata
stava rapidamente soccombendo allacqua che si riversava dalla falla nella fiancata e il suo movimento
sul mare sembrava di piombo. Lacqua riluceva a poca distanza sotto le grate del ponte principale.
La nave barcoll allimprovviso quando il mare travolse la poppa. Con un acuto gorgoglio,
lacqua si rivers sul baglio sinistro, inclinando ancora di pi la coperta. Macrone fece per aggrapparsi
alla base dellalbero di trinchetto con la mano libera.
Scuffier, si rese conto Catone. Svelto! In mare.
Macrone lo fiss. In.
 la nostra unica opportunit. Catone fece leva con un piede contro la base dellalbero e si
sganci alla svelta la cintura. Poi, grugnendo per lo sforzo, si sfil dalla testa larmatura a placche e la
gett sul ponte, dove scivol sulle assi inclinate andando a finire nellacqua. Anche tu!.
Mentre Macrone si liberava di armi e armatura, Catone si aggrapp allalbero di trinchetto. Gli
altri soldati erano tutti tornati sul ponte della Sparta e stavano tirando il paranco per issare il corvo
dalla coperta della nave pirata e riportarlo a bordo della trireme.
Fatto!. Macrone gett via la cotta di maglia. Vado io per primo. Poi tu mi segui e ci
buttiamo dritti in mare prima che questaffare si ribalti su di noi.
Il fasciame della nave inizi a cigolare e gemere in modo allarmante man mano che
linclinazione del ponte aumentava. Macrone scivol nellacqua seguendo la balaustra. Atterr tra gli
schizzi e si gir immediatamente verso Catone con le braccia alzate per attutire latterraggio
dellamico. Catone annu, deglut nervosamente e si lasci andare. Sfrecci gi per il ponte inclinato,
andando a sbattere contro Macrone. Poi, entrambi guadarono verso la balaustra laterale, fecero un bel
respiro e saltarono tra le onde. Il mare si chiuse sulla testa di Catone e allimprovviso il sordo ruggito
dei suoi grugniti gli riemp le orecchie mentre si dibatteva per risalire in superficie. Percep una sagoma
indistinta nelle vicinanze, e poi una mano gli strinse il braccio e lo tir verso lalto, verso la luce
scintillante.
Macrone e Catone infransero la superficie del mare e si riempirono daria i polmoni. A breve
distanza davanti a loro cera la fiancata della Sparta segnata dalle intemperie; dal livello dellacqua,
sembrava alta quanto un palazzo. Il rumore dellacqua che scorreva alle loro spalle era assordante e,
avvertendo unombra proiettarsi su di s, Catone si gir e alz lo sguardo sul rilucente scafo nero della
nave pirata che iniziava a rovesciarsi.
Nuota!, farfugli. Filiamocela!.
I due centurioni si precipitarono verso la trireme, nuotando goffamente per via degli stivali. Il
boato dellacqua che scendeva a cascate rimbombava nelle loro orecchie e, per un momento, Catone
sent una corrente trascinarlo indietro. Se ne liber battendo pi forte i piedi e si sforz di tenere dietro
a Macrone. Poi, con un boato di spruzzi, la nave pirata si capovolse proprio alle loro spalle, generando
unonda che li sollev trascinandoli per diversi metri in direzione della trireme prima di abbassarsi.
Catone si guard indietro e vide il lucente scafo innalzarsi sul mare, scuro e incrostato di cirripedi come
uno scoglio. Macrone sput una boccata di acqua salata e si scosse le ciocche fradice dalla fronte.
Merda! C mancato poco.
Troppo poco, borbott Catone, continuando a scalciare per tenere la testa fuori dallacqua il
pi possibile e sputando boccate di acqua di mare. Bleah! Questa roba  solo per i pesci.
Alz un braccio e lo agit in direzione delle facce allineate alla balaustra della trireme. Una
corda! Gettate subito una corda quaggi!.
Con le braccia e le gambe che lavoravano frenetiche contro lintralcio delle pesanti tuniche di
lana, Macrone e Catone riuscivano appena a stare a galla. Poi una fune scese serpeggiando lungo la
fiancata della trireme e cadde in acqua, a poca distanza da loro. Macrone allung un braccio per
prenderla, le sue dita fregarono contro la ruvida canapa e si chiusero strette attorno a essa.
Tirate piano!, grid in direzione della nave. La corda si tese poco per volta e poi inizi a
issarli. Oltre la fiancata gi era stata calata una rete di imbarco e due marinai erano scesi di sotto,
tendendo ciascuno un braccio ai due ufficiali che si dibattevano tra le onde.
Che diavolo state aspettando?, url Macrone. Gettatevi in mare e dateci una mano!.
I marinai esitarono un istante prima di lasciar andare la rete e tuffarsi verso Macrone e Catone
che annaspavano in direzione della rete.
Poco dopo, i due centurioni erano accasciati boccheggianti sul ponte mentre lacqua si
raccoglieva in pozze attorno ai loro corpi. Albino stava da una parte, scuotendo la testa e fingendo
disapprovazione.
Catone si scost i capelli arruffati dalla fronte e guard le navi sparse attorno alla Sparta, alcune
delle quali ancora impegnate nella lotta. Solo poco pi della met delle biremi era ancora a galla, o
sembrava in mani romane. Una delle navi pirata, colpita dalle frecce incendiarie, era in fiamme da un
capo allaltro, e un fumo nero si levava dalla fiancata in una densa nuvola turbinante. Unaltra
imbarcazione pirata stava sprofondando tra le onde, gi quasi sul punto di inabissarsi. Tutte le altre navi
nemiche si stavano ritirando in tutta fretta, avanzando a zigzag tra i relitti sconquassati e i sopravvissuti
della flotta romana mentre si dirigevano verso il mare aperto. La ragione della loro fuga era abbastanza
palese: il prefetto, con il resto delle pesanti navi da guerra, si avvicinava minaccioso al cuore della
battaglia. A distanza di sicurezza, lateralmente, seguiva la trireme di Telemaco, tenendosi alla larga dal
corpo principale della flotta romana mentre si dirigeva verso il piccolo esercito di navi pirata che
avevano scatenato il caos tra le sovraccariche biremi romane.
Catone si sfreg la fronte. Grazie agli di,  finita.
Non  finita, rispose in tono pacato Albino. Neanche un po. Stanno solo riformando lo
schieramento. Poi si aggireranno attorno alla flotta, in attesa delloccasione per colpire di nuovo, come
i lupi di montagna fanno con le pecore. Se non tocchiamo terra prima del crepuscolo, allora arriveranno
nascondendosi nel buio e ci prenderanno le navi pi deboli proprio sotto il naso.
La vedetta chiam di sotto. Segnale dallammiraglia, signore!.
Albino alz la testa e strizz gli occhi nella luce brillante per guardare la vedetta. Ebbene?
Tutte le navi in formazione con la Horus.
Con le grandi navi da guerra ferme sul mare lungo, le navi pi piccole remarono schierandosi a
protezione della quinquereme. Il trierarca della Horus sal sul ponte di prua, si port un megafono alla
bocca e inizi a sbraitare una sfilza di ordini. Questi vennero trasmessi di nave in nave e quando ogni
vascello ebbe levato un guidone in riconoscimento degli ordini, la Horus diede il segnale di inizio. Con
lammiraglia in testa, le altre triremi si disposero sul mare a forma di diamante leggermente allungato.
Ammassate al centro del diamante, cerano le navi pi piccole, di cui molte portavano i segni della
battaglia alla quale erano appena sopravvissute: manovre danneggiate, vele strappate e alcune con lividi
rivoli di rosso che gocciolavano dagli ombrinali.
Una volta che la flotta fu in formazione, inizi ad avanzare lentamente sul mare, diretta verso la
costa dellIlliria, che ancora non si vedeva allorizzonte. Gli uomini ai remi erano sfiniti dopo tanto
manovrare in battaglia e le navi alzarono le vele, mentre i trierarchi pregarono che la brezza
settentrionale tenesse.
I pirati non persero tempo a inseguire il nemico cos ridimensionato, e le loro scure vele
triangolari stazionarono ai fianchi della flotta romana, in attesa delloccasione per sferrare lattacco,
come aveva previsto Albino. Di tanto in tanto, una delle navi pirata mutava allimprovviso rotta e
virava verso unapertura tra le triremi, cercando di penetrare la cortina difensiva. Stavolta il vantaggio
era dalla parte dei romani, la cui vigilanza fece in modo che le triremi andassero a chiudere ogni
breccia che i pirati speravano di sfruttare.
Con lavanzare del giorno, il cielo si fece di un azzurro sereno e limpido, e la brezza cal
lentamente man mano che le due flotte solcavano il mare. I pirati riuscirono due volte nella loro azione
di sfondamento. La prima, due delle loro agili navi riuscirono ad aggirare le pesanti triremi e
attaccarono da entrambi i lati una bireme seriamente danneggiata che arrancava a un quarto di miglio
dietro agli altri. La nave fu abbordata e il suo equipaggio passato per le armi; ci fu una rapida
perlustrazione alla ricerca di tesoro facilmente trasportabile e poi fu messa a fuoco. Le navi pirata si
allontanarono di corsa, evitando la trireme che aveva iniziato a fare dietrofront per cercare di salvare la
compagna colpita. Peggio ancora, nellandare in soccorso della nave rimasta indietro la trireme aveva
lasciato un varco nel quale si infil un gruppo di altre navi pirata. Le imbarcazioni speronarono ancora
una nave romana prima che anchesse fossero costrette alla ritirata. Ma il danno era stato fatto e i
romani non poterono fare altro che prendere a bordo gli equipaggi e le scorte che era possibile caricare
senza rischio, lasciando colare a picco il resto insieme alla nave.
Dal ponte della Sparta, Catone e Macrone, insieme agli altri dellequipaggio, guardarono il
lungo dramma svolgersi sul placido mare lungo. Malgrado le spaventose perdite che avevano subito per
mano dei pirati, Catone si ritrov ad ammirare il modo in cui Telemaco aveva messo in atto la sua
trappola. I suoi servizi segreti avevano funzionato alla perfezione, consentendo ai pirati di sorprendere
Vitellio e la sua flotta nel momento di massima vulnerabilit, e Catone era quasi certo che anche
qualche tradimento avesse avuto la sua parte. Cosaltro poteva spiegare la sicurezza dimostrata
nellaffrontare le loro navi, quando normalmente i pirati sarebbero stati del tutto soverchiati oltre che
superati nel numero dalla marina imperiale? Sapevano di essere molto pi agili ancora prima di
incontrare la flotta romana. E, anche adesso, cercavano ogni occasione per portare a buon fine il loro
attacco, non paghi di aspettare la notte, quando le sagome scure che si muovevano tra le navi romane
sarebbero state invisibili alle triremi.
La sua ammirazione nei confronti di Telemaco per svan quando riflett sulle conseguenze di
quel disastroso incontro. Centinaia di uomini erano andati perduti, insieme alla maggior parte delle
scorte e delle attrezzature che al prefetto Vitellio servivano per lanciare la sua campagna, una volta
approdati sulle coste illiriche. Era possibile che le perdite fossero gi cos ingenti da annullare
loperazione.
Non appena il pensiero si affacci alla sua mente, Catone lo scacci. Conosceva Vitellio
abbastanza bene da rendersi conto che il prefetto non poteva tollerare una tale macchia sulla sua
reputazione. Ufficiali anziani erano stati mandati in esilio, o addirittura giustiziati, per mancanze
minori. Vitellio non aveva scelta. Doveva andare avanti con la sua campagna, anche se le probabilit
erano tutte contro di lui. Il prefetto avrebbe portato i suoi uomini alla vittoria, o alla sconfitta e alla
morte. Quelli erano gli unici destini possibili davanti a loro e, mentre osservava in silenzio il fuoco che
consumava la lontana bireme, Catone si sent pervadere da una pesante e alienante sensazione di
inquietudine.
Il suo umore cupo peggior man mano che il pomeriggio andava avanti e, quando la vedetta
finalmente grid che la terra era in vista, Catone cap che un approdo sicuro avrebbe solo segnato
linizio di una fase ancora pi pericolosa della campagna di Vitellio.
...
.
...
CAPITOLO VENTUNO.
...
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...
Vitellio punt il dito. Qual era il significato di questa tua piccola bravata, centurione Catone?
Signore?. Catone era davanti alla scrivania del prefetto, nella tenda del quartier generale.
Attorno a lui gli altri ufficiali anziani sedevano sugli sgabelli e assistevano cauti al confronto.
Non fare lo scemo con me, ragazzino. Prima, in battaglia, quando hai sottratto allo
schieramento met delle mie triremi.
Signore, dovevamo agire per salvare le nostre navi pi leggere. Il nemico le stava facendo a
pezzi.
Forse, ma questo ci costa la possibilit di mettere in trappola Telemaco e porre fine a questa
operazione in un colpo solo.
Non abbiamo neanche la sicurezza che fosse a bordo di quella trireme, signore. Dopotutto, la
stava solo usando come esca per allontanare le nostre navi migliori dal resto della flotta.
Sono solo congetture, centurione. Ti  passato per la mente che lattacco alle biremi poteva
essere un trucco per allontanare le navi a protezione della mia ammiraglia? Potevi mettere a rischio la
mia vita.
Catone scroll le spalle. La guerra  rischiosa per tutti noi, signore. In ogni caso, la Horus e le
navi rimaste con voi sarebbero state in grado di affrontare qualsiasi attacco. Secondo la mia opinione,
la minaccia maggiore era per le nostre biremi.
Vitellio lo fulmin con lo sguardo. Secondo la tua opinione? Questo non  un circolo di
dibattiti, centurione Catone.  la marina imperiale. Si obbedisce agli ordini degli ufficiali superiori, non
ci si fa gli ordini da s.
Col vostro permesso, signore, ho agito di mia iniziativa. E voi non avete dato nessun ordine di
revoca. Se quelle triremi non fossero andate in soccorso delle altre navi,  sicuro che le nostre perdite
sarebbero state molto pi alte, Catone fece una pausa per dare enfasi alle sue ultime parole. Di
quanto gi non siano state.
Vitellio serr le labbra in una riga sottile e, guardandosi attorno nella tenda, not che Macrone e
la maggior parte degli altri ufficiali annuivano concordi con Catone.
Il confronto fu interrotto da un alt della guardia allesterno della tenda. Poi i lembi
frusciarono e uno scriba che portava un pacco di tavolette sotto il braccio abbass la testa per entrare.
Raddrizz la schiena, marci verso il prefetto e salut.
Il conto del macellaio, signore. Lo scriba porse una tavoletta a Vitellio mentre il prefetto
congedava Catone. Mentre Vitellio studiava le annotazioni sulla tavoletta, Catone e gli altri ufficiali
restarono seduti in silenzio. Erano sfiniti. Anche dopo che le navi sopravvissute avevano raggiunto la
baia nel tardo pomeriggio, non cera stato tempo per riposare. Il litorale proseguiva per circa un miglio
in entrambe le direzioni prima che la spiaggia cedesse il passo a un cumulo di rocce che si alzavano in
promontori. Al di l della spiaggia, il terreno era coperto di boscaglia e alberi rachitici per almeno
mezzo miglio, prima di ergersi ripido in una serie di colline boscose che si estendevano su e gi per la
costa fino a perdita docchio. Non molto lontano, cera un insediamento da tempo abbandonato, ormai
ridotto a poco pi che un mucchio di pietre.
Mentre le triremi erano ancorate a breve distanza dalla costa, le navi pi piccole erano arrivate
fin sulla spiaggia e avevano immediatamente iniziato a scaricare scorte e attrezzature. Al grosso dei
soldati, sotto il comando del centurione Macrone, era stato assegnato il massacrante compito di
costruire un accampamento fortificato attorno alla testa di sbarco. A differenza degli uomini che
servivano nelle legioni, i fanti della marina avevano limitata esperienza nellallestimento di
fortificazioni e Macrone li guid con crescenti esasperazione e malumore. Faticarono ben oltre il
tramonto e finalmente completarono un improvvisato fossato difensivo e un bastione alla luce
tremolante delle torce. Al di l dei fanti spossati, una sottile cortina di picchetti stava nelloscurit;
erano l a scrutare ansiosamente nel buio per individuare qualunque segnale indicasse lintenzione dei
pirati di rinnovare lassalto via terra.
Non appena le triremi erano state ancorate a poppa e prua lungo una linea parallela alla
spiaggia, Vitellio aveva dato ordine affinch sui ponti venisse montata e puntata verso il mare ulteriore
artiglieria. Una nave pirata che tentasse di attaccare la flotta romana adesso avrebbe dovuto vedersela
con il fuoco di decine e decine di catapulte. Pesanti perdite sarebbero state inflitte molto prima che i
pirati potessero avvicinarsi alle triremi. Perci Telemaco trattenne le sue navi e tenne docchio la flotta
romana fino a sera. Poi, quando gli ultimi raggi del sole che tramontava scintillarono sullorizzonte, la
flotta pirata si allontan dalla spiaggia e si diresse lentamente pi in alto sulla costa, lasciando il
nemico malconcio a contare i costi dellazione del giorno.
Il prefetto Vitellio abbass la tavoletta e fiss la scrivania. Lespressione istupidita sui
lineamenti marcati dellaristocratico tradiva la sua disperazione. Catone prov quasi piet per
quelluomo, prima di ricordare che il disastroso scontro navale era interamente opera del prefetto. Le
navi pi leggere della flotta non avrebbero mai dovuto essere sovraccaricate di uomini e attrezzature,
molte delle quali adesso giacevano sul fondo del mare. Se solo avessero usato un convoglio di navi da
trasporto per portare scorte e attrezzature necessarie ad avviare la campagna contro i pirati, il nemico
sarebbe stato facilmente respinto. Ci sarebbe voluto pi tempo per compiere la traversata con le navi da
trasporto, ma in confronto sarebbe stato un minuscolo prezzo da pagare, visto come erano andate le
cose.
Riflettendo inutilmente su quello che avrebbe potuto succedere, Catone si rese conto che
Vitellio non era lunico colpevole. La tempistica perfetta dellattacco pirata era pi che una
coincidenza. Anche se la flotta fosse stata avvistata da una nave pirata mentre lasciava Ravenna, non ci
sarebbe stato abbastanza tempo perch Telemaco ne avesse notizia, mettesse insieme una flotta e
intercettasse i romani quando erano pi vulnerabili. Telemaco doveva essere stato avvertito in anticipo.
Vitellio sospir e si alz in piedi. Non sono buone notizie, come sono certo gi sappiate.
Abbiamo perso otto biremi, altre due sono seriamente danneggiate, come lo  una delle triremi. Aveva
una falla e avr bisogno di essere riparata in un cantiere. Abbiamo anche perso molta della nostra
artiglieria e delle macchine dassedio. La maggior parte del cibo era stivato a bordo delle triremi, perci
non moriremo di fame. Sorrise debolmente, ma nessuno degli ufficiali rispose, cos il sorriso si spense
mentre il prefetto continuava, lasciando la notizia pi dolorosa per ultima.
Quasi ottocento uomini sono periti con le loro navi, altri sessanta sono stati uccisi a bordo dei
vascelli sopravvissuti, e altri ottantatr feriti.
Catone guard gli altri ufficiali e not le loro espressioni, perlopi ostili. Il costo umano era
stato senzaltro terribile e molti di quegli uomini avevano perso compagni che conoscevano da anni.
Ma per Vitellio il costo era ancora maggiore, ricord Catone a se stesso. Quella era unamara sconfitta
e non cera modo di camuffarla nel rapporto che doveva inviare a Roma. Ma il tempo che ci sarebbe
voluto perch il rapporto fosse inviato e letto, perch venisse formulata una risposta e mandato un
messaggero per consegnarla al prefetto, gli avrebbe concesso pi di un mese per recuperare la
situazione.
 un dannato disastro, borbott una voce.
Chi  stato?.
Nessuno si mosse. Nessuno rispose. Per un momento tutto rimase immobile, fino a che Minucio
non si alz.
Sono stato io, signore. Dicevo solo quello che tutti i presenti stanno pensando. I pirati ci hanno
dato una bella batosta e gira voce che qualcuno ci ha traditi.
Traditi?. Vitellio inarc un sopracciglio. Se gli uomini stavano cercando un traditore, allora
poteva volgere la cosa a proprio vantaggio.
Qualcuno ci ha venduti, signore. Ha detto ai pirati dove trovarci.
Si lev un basso coro di brontolii rabbiosi e Minucio, reso pi audace, continu. Dovremmo
trovare il bastardo. Fargliela pagare, cara e lentamente, ecco.
Gli ufficiali annuirono e qualcuno avanz agghiaccianti proposte per il destino del traditore,
quando fosse stato scoperto. Vitellio si accost al fuoco in modo che il suo chiarore lo rendesse ben
visibile a tutti. Alz le mani per imporre il silenzio.
Va bene! Avete la mia parola. Quando troveremo il colpevole, star a voi occuparvene come
pi desiderate. A una condizione.
Molti degli ufficiali lo guardarono con sospetto; poi Minucio si schiar la voce. Di cosa si
tratta, signore?
Dovete darmi la vostra parola che la sua morte sar la pi dolorosa possibile.
Gli ufficiali risero di sollievo e Minucio annu con solennit mentre il baccano si affievoliva.
Poi segu un silenzio imbarazzato nellattesa che Vitellio continuasse il suo discorso.
Macrone fece un colpo di tosse. Allora adesso cosa succede, signore?
Andiamo avanti secondo i piani, replic con fermezza Vitellio. Abbiamo ancora abbastanza
navi per affrontare i pirati.
No, signore. Le teste si girarono verso un trierarca in fondo alla tenda. Albino si alz in modo
che tutti potessero vederlo e sentirlo chiaramente. Ci servono pi navi. Pi biremi.
E perch mai?, replic con calma Vitellio. Da quello che ho visto oggi, quelle navi sono
peggio che inutili.
Albino scosse la testa. Questo non  giusto, signore. Oggi gli uomini su quelle navi hanno
combattuto la migliore battaglia possibile. Non hanno colpa se le loro navi non erano allaltezza di
quelle dei pirati. Se non avessimo cambiato rotta per andare ad aiutarli, dubito che anche una sola delle
biremi sarebbe sopravvissuta.
Catone prese bruscamente fiato e guard gli altri ufficiali. La critica di Albino al suo
comandante poteva difficilmente essere pi esplicita, e i centurioni e i trierarchi si voltarono verso
Vitellio per vedere come avrebbe reagito.
Per un momento questultimo si limit a guardare torvo Albino, poi, alla fine, annu lentamente
e rispose: Il tuo pensiero  ben espresso, ma alquanto accademico, per come stanno le cose, Albino.
Desidero ancora sapere perch ci servano altre biremi. La nostra forza principale, le triremi,  pi o
meno intatta. Una volta che le manderemo allattacco dei pirati, finir tutto abbastanza in fretta.
S, signore. Ammesso che i pirati siano disposti a restarsene ad aspettare che le triremi vadano
da loro.
Quindi?. Il tono spazientito del prefetto era evidente a tutti. Cosa stai dicendo?
Voi avete prestato servizio nelle legioni, signore.
E allora?
Allora conoscete abbastanza bene le tattiche. Le unit pi leggere servono a trovare e bloccare
il nemico, cos la forza maggiore pu intervenire e distruggerlo. Perlomeno  cos che funziona in
mare. Immagino che nellesercito si faccia lo stesso.
Certo che s, dannazione!, sbott Macrone. Non siamo dei dannati sciocchi, sai. Almeno i
ragazzi delle legioni sanno costruire un accampamento come cazzo si deve!. Macrone agit un braccio
in direzione del profilo scuro del bastione che si estendeva attorno a loro. Non questo dannato
disastro.
Grazie, centurione, lo interruppe Vitellio. Basta cos.
La bocca di Macrone era ancora aperta, pronta a elargire il resto della sua invettiva, ma il
centurione la richiuse di colpo e annu.
Molto bene, allora, continu Vitellio. Allora ci servono biremi.
No, signore. Ci servono pi biremi. Dobbiamo raggiungere almeno il loro numero. Ho contato
una dozzina di quelle bastarde, e tutte quante erano ben gestite. Hanno buoni equipaggi e bravi
trierarchi a comandarli. Francamente, sono meglio di noi, signore. Ecco perch ci servono pi navi.
Abbiamo bisogno di una qualche specie di vantaggio se vogliamo avere una possibilit contro di loro la
prossima volta che ci sar uno scontro, concluse con fermezza Albino.
Be, non ci sono altre biremi, scatt Vitellio. Non posso farle apparire per magia, no?
Ci sono le sei che avete lasciato a Ravenna, disse categorico Albino.
Catone si alz, si schiar la voce e aggiunse: Ci servirebbe anche un altro migliaio di fanti,
signore.
No!. Vitellio si batt una mano sulla coscia. Non lascer Ravenna senza difese. Roma
vorrebbe la mia testa se mai succedesse qualcosa.
Roma potrebbe gi volerla, signore, disse pacato Catone, una volta che sapr cosa 
accaduto oggi. Se dobbiamo continuare le operazioni contro i pirati, ci servir ogni nave e ogni uomo a
disposizione.
Vitellio avanz verso di lui. E se attaccano Ravenna?
Noi abbiamo i nostri ordini, signore. Catone mise enfasi nella prima parola. Loperazione
deve avere la priorit.
E Ravenna?, replic con calma il prefetto.
Ravenna dovr correre il rischio, signore.
Capisco.  questo il tuo consiglio? Sei disposto a metterlo per iscritto?.
Catone strinse i denti per evitare di farsi sfuggire caustiche parole di disprezzo per il suo
superiore. Poi deglut e rispose:  questo il mio consiglio, signore. Dati i nostri ordini. Ma la
decisione spetta a voi. Dipende dal grado.
Capisco. Vitellio abbass lo sguardo e riflett in silenzio. Gli altri ufficiali erano anchessi
silenziosi, in attesa della sua decisione.
Il prefetto sapeva di essere in una posizione sciagurata. Aveva perso un quarto della sua forza,
oltre a una notevole quantit di attrezzature. Quella che era iniziata come una imponente dimostrazione
di forza, volta a schiacciare la crescente minaccia pirata, si era trasformata quasi in un disastro che
minacciava di destabilizzare lintera regione. Se annullava loperazione, essa allora sarebbe apparsa
come una palese sconfitta, e limperatore non era noto per la sua tolleranza nei confronti dei
comandanti sconfitti. Vitellio temeva che la sua carriera, forse anche la sua vita, fosse in pericolo. Si
incup. La carriera era tutto ci che dava significato alla sua esistenza. Senza la promessa del potere e
della ricchezza, tanto valeva essere morti. Perci era impensabile annullare loperazione. Quello era
sicuro. La campagna doveva proseguire.
La questione era: disponeva di abbastanza uomini e materiale per assicurarsi il successo? Era
stato sconfitto, ma se i pirati fossero stati trovati e annientati, e i rotoli recuperati, allora si poteva
tranquillamente sorvolare sulliniziale battuta darresto. Anzi, se Vitellio fosse riuscito a addossare la
responsabilit della sconfitta a un traditore, allora poteva scampare del tutto al biasimo per la sconfitta.
Purch alla fine avesse trionfato. Ma aveva i numeri per riuscirci? Non ne era sicuro. Di certo Albino
non lo pensava, e lespressione sui volti degli altri trierarchi nellascoltare il loro compagno indicava
che anchessi ritenevano necessarie altre biremi. Dovevano sapere il fatto loro, riflett Vitellio. Con il
resto della flotta e dei fanti che aveva lasciato a Ravenna, avrebbe sostituito a malapena gli uomini e le
navi perdute quel giorno. Ma cos il porto e la base navale sarebbero rimasti sguarniti. Doveva fare in
modo che i pirati fossero messi sotto una pressione tale da non essere in grado di sferrare un attacco a
Ravenna. Se fosse accaduto limpensabile e i pirati fossero riusciti a entrare e a saccheggiare il porto,
allora limperatore Claudio non avrebbe mostrato alcuna piet.
Poi ricord quello che aveva detto Catone, il deciso promemoria che cerano in ballo faccende
ancora pi grosse: i rotoli che Narciso aveva ordinato loro di recuperare, a qualsiasi costo.
A qualsiasi costo
Accidenti a quelluomo per non aver messo gli ordini per iscritto. Almeno cos Vitellio avrebbe
potuto affermare che i terribili rischi che correva nello schierare tutti i suoi uomini e le sue navi contro i
pirati erano rischi richiesti dai termini degli ordini ricevuti. Ma, come al solito, Narciso era stato troppo
accorto. Non ci sarebbero state prove contro di lui se Vitellio avesse deciso di avanzare unaccusa del
genere. Proprio come non ci sarebbero state scuse accettabili nel caso del mancato recupero dei rotoli.
Mentre esaminava le diverse opzioni, un chiaro piano dazione emerse come strategia pi
efficace da seguire e Vitellio ci si aggrapp con un crescente senso di disperazione, restio per a
rendere definitivo limpegno dando gli ordini necessari. Alz lo sguardo sui suoi ufficiali ed ebbe un
tuffo al cuore nel vedersi osservato da loro, in attesa che parlasse, che esponesse il suo piano. Una volta
iniziato, non avrebbe pi potuto tornare indietro. Si schiar la voce e gli ufficiali gli rivolsero tutta la
loro attenzione.
Dobbiamo andare avanti con loperazione. Se non contrastiamo i pirati adesso, chiss quanto
potrebbero diventare potenti. Potrebbero strangolare il nostro commercio, se volessero. Non possiamo
permettere che questo accada, signori. Accetto la tesi del trierarca Albino secondo cui ci serve una
forza sufficiente per affrontare il nemico in condizioni accettabili. A questo scopo, mander un
ufficiale a Ravenna per portare qui unit e attrezzature di riserva.
Si guard attorno e il suo sguardo cadde su Catone, che stava riscaldando la sua esile figura
accanto al fuoco. Forse era saggio tenerlo pi lontano possibile dal vero scopo di questa operazione,
riflett il prefetto. Vitellio aveva bisogno di rivendicare per s tutti i meriti per il recupero dei rotoli. E
poi, potevano presentarsi altre opportunit da sfruttare in questa missione, e non voleva un altro agente
di Narciso a ficcare il naso nei suoi affari. Cera anche il centurione Macrone, naturalmente, ma
Vitellio non considerava una minaccia lufficiale pi anziano. Macrone era fin troppo candido. Meglio
tenere i due separati. Sarebbe stato Catone a tornare a Ravenna, dunque.
Centurione Catone!.
Catone raddrizz la schiena. S, signore.
Alle prime luci, tu e Albino riporterete la Sparta a Ravenna. Il suo equipaggio di fanti rester
qui per darvi pi spazio a bordo per il viaggio di ritorno. Riporterete qui il resto della flotta, con i
soldati e le scorte di riserva. Vi far stilare dal mio segretario lautorizzazione ad agire a nome mio.
S, signore.
Signori! Questo  quanto. Il centurione Macrone si occuper del primo turno di guardia. Il
resto di voialtri pu ritirarsi fino a quando non sar chiamato il suo turno. Congedati!.
Mentre gli ufficiali si alzavano rigidamente attorno al fal e tornavano ai fuochi da campo delle
proprie unit, Catone rimase indietro. Fece un cenno a Macrone che raggiunse a malincuore lamico
che stava andando dal prefetto.
Cosa volete?, sbott Vitellio. Fate in fretta. Sono stanco.
Macrone annu. Immagino che ogni uomo della flotta sia stanco, signore.
Vitellio lo ignor, concentrandosi solamente su Catone. Cosa vuoi?
Perch mandate me a prendere i rinforzi? Non potrei essere pi utile qui, signore? Considerati
gli ordini di Narciso.
Devo scrivere un dispaccio al segretario imperiale, spieg Vitellio in tono piatto. Devo fare
rapporto su quanto  successo. Narciso vorr essere a conoscenza della situazione. Ho bisogno che tu ti
assicuri che esso arrivi a Ravenna e prosegua poi per Roma.
Perch io?
Di te posso fidarmi. Quegli altri, Vitellio indic gli ufficiali che si disperdevano nella notte,
potrebbero non essere cos fedeli allimperatore. Devo essere certo che il messaggio arrivi a Narciso.
Ecco perch devi essere tu. Per quanto riguarda Macrone, be, mi servono tutti gli ufficiali migliori
pronti per qualunque cosa quel bastardo di Telemaco decida di fare.
Catone rivolse al prefetto uno sguardo freddo e pungente. Poi salut.
Posso andare adesso, signore?.
Certamente. Vitellio non ricambi il saluto, ma annu in direzione delle file di tende della
centuria di Catone. Al momento non c bisogno di te. Dormi un po. Ti far trovare il rapporto
pronto prima dellalba, quando la Sparta alzer le vele. Si rivolse a Macrone. Farai meglio a
raggiungere i tuoi uomini di guardia.
Mentre i due centurioni attraversavano laccampamento, Catone si volt a guardarsi indietro per
essere certo che nessuno li udisse.
Mentre sar via, guardati le spalle.
Macrone aggrott la fronte. Cosa intendi?.
Non ne sono sicuro. Non mi fido di lui.
Qual  la novit? Nessun uomo sano di mente si fiderebbe di quel bastardo. Cosa credi che stia
combinando?.
Catone scosse la testa. Non lo so. Ci sta dividendo per qualche ragione. Lunica cosa di cui
possiamo stare certi  che non ha niente a che fare con la consegna del messaggio. Perci fa
attenzione, capito?.
Macrone annu. Sembri proprio mia madre!.
Catone lo guard. Mentre sono a Ravenna, vuoi che passi da tua madre per conto tuo?.
Non appena lo disse, Catone desider aver tenuto chiusa quella sciocca bocca. Si ripresentarono
alla sua mente i ricordi dello sventurato incontro al Delfino Ballerino.
No, lascia perdere, disse piano Macrone. Non nominarla pi.
Camminarono in silenzio per un momento, poi Catone parl daltro. Meglio che troviamo
subito questo traditore. Prima che abbia unaltra possibilit di venderci.
Macrone annu. Ma potrebbe essere chiunque.
Potrebbe, concord Catone. Ma, daltro canto, deve aver avuto modo di contattare i pirati.
Questo restringe il campo.
Macrone sorrise. Poteva quasi sentire il lavorio della mente di Catone. A chi stai pensando?
Non ne sono sicuro. Non ancora. Ma ho unidea su dove iniziare a cercare.
...
.
...
CAPITOLO VENTIDUE.
...
.
...
I tuoi ordini. Il prefetto Vitellio porse a Catone una pergamena sigillata mentre erano sulla
riva. Una barca aspettava di portare Catone a bordo della Sparta, allancora a poca distanza. La trireme
era poco pi che un profilo quando le prime luci del nuovo giorno illuminarono le cime dei monti.
Ti ho conferito il potere di agire a nome mio quando sarai a Ravenna. Non esitare a prendere
ci che ti serve. Se qualcuno dei locali tenta di ostacolarti, devi agire senza piet. Circostanze estreme
richiedono azioni estreme, intesi?
S, signore.
Bene. Vitellio abbass la voce quando porse a Catone un pacchetto sigillato. Questo  il
rapporto. Assicurati che sia inviato a Roma non appena approdate.
Catone prese il pacchetto e lo infil nello zaino.
Bene, allora.  tutto, credo. Vitellio conferm annuendo quanto appena detto. Ci vedremo
tra qualche giorno, con i rinforzi. Dovrai raggiungerci appena possibile. Ti riterr responsabile per
qualsiasi ritardo ingiustificato.
Catone sostenne il suo sguardo con freddo disprezzo. Capisco, signore.
Purch sia cos, centurione. Sarebbe un peccato dover mettere fine alla nostra lunga antipatia.
Ma sono certo che mi farei ben presto dei nuovi nemici.
Un sorrisetto guizz sulle labbra di Catone. Non ne dubito, signore.
Vitellio lo guard fisso per un momento e poi se ne and via a grandi passi. Macrone si
avvicin a Catone non appena il prefetto fu scomparso tra le tende. Gli tese la mano e i due ufficiali si
strinsero lavambraccio.
Buon viaggio, ghign Macrone. Con la nostra recente esperienza di vita sul mare, ti servir
tutta la fortuna possibile.
Come se non lo sapessi. Catone ricambi il sorriso. Macrone, se mai sopravviver a questo
casino, hai il mio permesso di prendermi a calci se mai guarder una nave con aria benevola.
Puoi contarci.
Catone sorrise. In un mondo governato dai capricci del fato, era rassicurante sapere di poter
contare sulla stabilit di Macrone. Catone diede allamico una pacca sulla spalla e si gir verso la barca
in attesa. Scavalc la traversa e i marinai spinsero la barca sulla spuma leggera che si infrangeva sulla
ghiaia.
Una volta superato il bagnasciuga, saltarono a bordo, presero i remi e condussero Catone verso
limponente scafo della Sparta. Catone gir la testa per guardare unultima volta lamico e vide
Macrone alzare la mano e andarsene, tornando tra le tende ammassate nello spazio tra la spiaggia e la
linea scura del bastione.
Mentre il sole sorgeva sulle montagne, la trireme lasci la baia e punt lelegante prua verso il
mare aperto. Il cielo era nuvoloso e il mare era agitato e grigio come lacciaio. Un vento rigido soffiava
dalla costa e lequipaggio aveva bordato la randa trasversalmente alla coperta per sfruttare al meglio il
vento favorevole.
Mentre era sul ponte di poppa, Catone not una certa tensione tra i marinai; guardavano
allorizzonte come se si aspettassero che unarmata di navi pirata calasse su di loro una volta che
avessero lasciato la sicurezza del resto della flotta romana, inoltrandosi in mare aperto. Si gir e and
da Albino. Il trierarca sembrava preoccupato quanto i suoi uomini e Catone cerc di simulare la stessa
calma impavida che aveva spesso visto usare da Macrone.
Credi che siano ancora l fuori?.
Albino annu. Deve essere cos. Avranno lasciato qualche nave in mare per tenerci docchio.
C pericolo?.
Albino lo guard. In mare c sempre pericolo. Per mano loro, degli di e degli elementi.
Catone sorrise debolmente. Mi riferivo al nemico.
Lo so. Ma con questo mare grosso, dovremmo spuntarla noi invece che loro. Albino alz lo
sguardo verso le nuvole grigie. Io sarei pi preoccupato del tempo. A quanto pare ci aspetta un bel
colpo di vento.
Un bel colpo di vento?. Catone inarc un sopracciglio. Mi sembra una specie di eufemismo
nautico, questo.
Adesso toccava ad Albino sorridere. Va bene, allora. Ci aspetta una burrasca. Cavalloni, mare
grosso. Dannatamente orribile, in tutti i sensi.
Penso che forse preferirei un bel colpo di vento, dopotutto. Catone si gir per guardare la
costa dellIlliria e vide che lentrata della baia era gi scomparsa oltre lorizzonte e solo la frastagliata
linea dei monti era ancora visibile.
Vela!.
Sopra coperta, le teste guardarono la testa dellalbero, videro la direzione del braccio della
vedetta e si girarono verso il punto che indicava.
Due no, tre vele.
Albino si port le mani attorno alla bocca e url: Qual  la loro direzione?.
Dopo una breve pausa, la vedetta rispose con un fiacco fatalismo che fu evidente a tutti coloro
che erano in coperta. Vengono a intercettarci, signore! Riesco a distinguerli bene adesso. Sono di
nuovo i pirati.
Molto bene. Avverti non appena fanno un qualsiasi cambiamento di rotta!. Il trierarca Albino
lasci ricadere le mani lungo i fianchi e serr i pugni prima di mettersele dietro alla schiena, dove non
avrebbero rivelato il suo stato danimo a nessuno tranne che a Catone e al timoniere.
Ce ne sono tre, riflett Catone. Abbastanza per affrontarci?
Pi che sufficienti, se gestite bene. Hanno lanemometro e cercheranno di starci alle costole
diagonalmente.
Non possiamo superarli?.
Albino serr le labbra mentre calcolava le velocit relative della sua nave e di quelle dei pirati.
No, a meno che il tempo non peggiori. In caso contrario ci raggiungeranno prima di mezzogiorno.
Hanno il vantaggio della velocit e del numero. Ma dovranno abbordarci.  troppo pericoloso tentare
uno speronamento in queste condizioni. E poi, la Sparta  una nave tosta. Ha fiancate solide, fatte di
legno ben stagionato. Il trierarca annu con orgoglio. Non apriranno nessuna falla.
Cera un grado di sicurezza nella sua voce che andava oltre la semplice spavalderia e Catone ne
fu leggermente rincuorato. And dallaltra parte del ponte e, con il resto della ciurma, rest in attesa del
primo segno di vele pirata allorizzonte.
Meno di unora dopo, le vide. Tre minuscoli triangoli scuri che apparivano quando la trireme
saliva sulla cresta dellonda e sparivano quando la nave da guerra ricadeva nel solco.
Albino teneva ansiosamente docchio lavanzare del nemico e, non appena si fu avvicinato
abbastanza perch le sue vele fossero sempre in vista, grid al proprio equipaggio: Alle vele! Mollate
gli ultimi due terzaroli!.
Qualcuno degli uomini lo guard dubbioso prima di mettersi allopera e correre verso dove il
pennone pendeva trasversalmente alla coperta. Avanzarono su tutta la sua lunghezza e iniziarono ad
allentare i nodi piani. La vela, gi tesa come un tamburo, strapp il pesante cuoio dalla loro presa con
un forte schiocco e poi, quando sciolta sventol nel vento, lequipaggio cazz le scotte e le leg
strettamente alle gallocce della coperta. Con lulteriore pressione, la trireme si inclin sopravento e
Catone si aggrapp alla balaustra mentre guardava in basso il mare spumeggiante che correva veloce a
pochi piedi dalla fiancata della nave, quasi sommergendo i portelli dei remi. Laumento di velocit fu
subito evidente e, guardando per un po le vele pirata, Catone fu certo che la Sparta si stesse
lentamente portando in testa. Risal il piano inclinato della coperta per andare dal trierarca, battendo le
palpebre per via degli spruzzi salati che gli colpivano la faccia quando la prua calava con forza su
unonda.
Non  un po rischioso?.
Albino diede un colpetto alla balaustra laterale.  in grado di reggere. A meno che il vento non
rinforzi. Allora ci toccher rimettere dentro quei terzaroli, se non vogliamo perdere lalbero.
Oh. Catone guard avanti e vide che ogni fune era tesa e vibrava per la tensione della randa,
tutta esposta al vento che soffiava da nord. Poi si gir a guardare le navi pirata e batt la mano sulla
balaustra con un grido di trionfo.
Li stiamo superando!.
Albino annu. S. Ma questo gioco si pu fare in due.
Indic verso le navi pirata e Catone vide delle piccolissime figure sciamare verso lalto per
togliere i terzaroli alle vele. Subito dopo, il nemico stava lentamente guadagnando terreno su di loro.
Catone si rivolse ad Albino. E adesso?
Dovremo filarcela. Andare sottovento e sperare di avere la nave che bolina meglio.
Si gir verso il timoniere. Vento in poppa.
Sissignore.
Mentre la prua della trireme iniziava a virare rispetto ai pirati, Albino url degli ordini
allequipaggio e le scotte della randa furono calate fino a che il vento non soffi direttamente dietro alla
nave. Poi tirarono per cazzarle e annodarle alle gallocce. Veleggiando sottovento, la corrente che
soffiava sui ponti si stemper e Catone avvertiva una scarica di pura euforia quando la trireme
scendeva da unonda per risalire quella successiva. Per la prima volta, poteva capire qualcosa
dellattrazione che il mare esercitava su gente come Albino e il suo equipaggio. Poi guard a poppa e
vide che le navi pirata avevano cambiato rotta e adesso erano proprio dietro alla Sparta, a meno di un
miglio di distanza. La mano di Catone and istintivamente al pomello della spada.
Quanto ci vuole prima che ci raggiungano?.
Albino strizz gli occhi in direzione degli inseguitori per un momento. Quattro ore, se siamo
fortunati. Prima di sera, a ogni modo.
Mentre linseguimento proseguiva sul grigio tratto di mare orlato di bianco, il vento prese
sempre pi forza e le manovre della trireme cominciarono a ronzare sonoramente per lo sforzo. Albino
and a posare la mano sulle scotte della randa e alz ansioso gli occhi verso le cuciture tese della vela.
Tuttavia, quando torn a poppa e guard i pirati, fu chiaro che si avvicinavano sempre pi e che era
impensabile dare una mano di terzaroli. Alle spalle dei pirati, una patina grigia era calata sullorizzonte
e il cielo era di un sudicio grigio scuro.
Cos quella?, indic Catone. Una tempesta?
Una burrasca, molto probabilmente. Pioggia e vento, tutto qui. Eppure.
Lespressione del trierarca si fece assorta. Stim la distanza tra la Sparta e i pirati prima di
fissare lo sguardo oltre le tre navi, scrutando loscurit che si avvicinava rapidamente. Poi si gir e
sorrise a Catone. Forse siamo fortunati. Non appena la burrasca ci raggiunger, cambier rotta. Forse
cos disperderemo i nostri amici o, perlomeno, guadagneremo abbastanza distanza per arrivare a sera e
tentare di disperderli allora.
Il velo di pioggia spazz il mare in direzione dei pirati, inghiottendoli improvvisamente e
nascondendoli alla vista di chi era a bordo della trireme. Lequipaggio stava alle scotte e ai bracci,
pronto ad agire rapidamente non appena il trierarca avesse dato lordine. Poco prima che la foschia
grigia calasse su di loro, Catone sent il vento farsi pi freddo e cambiare bruscamente. La vela sbatt e
rimbomb prima che il vento si stabilizzasse, mugghiando cupo tra le manovre. La pioggia inizi quasi
senza preavviso e lunghe gocce scintillanti caddero fragorosamente sulla coperta ed esplosero in un
lucente tappeto di spruzzi ai piedi dellequipaggio. Catone si ingobb sotto il suo mantello, tenendosi il
cappuccio sulla testa con la mano libera mentre si reggeva alla balaustra.
Mollate le scotte!, rugg Albino vicino a lui, cercando di farsi sentire al di sopra
dellimprovviso fragore della burrasca. Timoniere! Dietrofront!.
La trireme vir traballante, dirigendosi ancora una volta verso la costa italiana. La randa
sventol fragorosamente come un enorme volatile.
Alle vele! Mano di terzaroli!.
Catone guard pieno di ansia i marinai arrampicarsi sulle manovre e avanzare lungo il pennone.
Sotto di essi, la coperta rollava, minacciando di precipitarli nel mare in tempesta. Quando tutti gli
uomini furono in posizione lungo il pennone, il trierarca url un ordine e i marinai iniziarono a ridurre
la vela, fino a raggiungere il primo matafione. Cazzarono le cordicelle e si affrettarono a legarle attorno
al pennone, per poi tornare allalbero e scendere dalle manovre, ansanti per lo sforzo e leccitazione del
momento.
Ben fatto, ragazzi! Adesso sotto con le scotte e allontaniamoci da quei bastardi il pi
possibile!.
Col vento di traverso sulla poppa, la trireme beccheggi e roll paurosamente mentre
attraversava la tempesta. Catone si sent rivoltare lo stomaco. Si accost barcollando alla balaustra.
Non da quella parte!, strill Albino, stendendo un braccio verso la fiancata opposta.
Sottovento!.
Catone gir su se stesso, si port una mano alla bocca e, un po correndo e un po scivolando,
arriv alla fiancata sinistra della nave e vomit oltre la balaustra. Sembrava che non finisse pi, e per
uneternit rest l curvo, reggendosi alla ruvida superficie di legno pi forte che poteva, scosso dai
conati che gli torcevano il corpo fino in fondo allo stomaco. Per tutto il tempo la pioggia cadde
incessante, inzuppandogli il mantello e la tunica, ormai fredda e appiccicosa contro la pelle tremante.
Dopo un po, si accorse che laria intorno a s sembrava pi luminosa e il torrenziale martellare
della pioggia sulle sue spalle inizi a diminuire. Catone alz la testa e si guard attorno, proprio mentre
la coltre grigia della burrasca iniziava a dissolversi per poi scomparire, con la stessa rapidit con cui li
aveva inghiottiti. Il sibilo della pioggia si plac man mano che la burrasca si dirigeva verso sud. Dopo
la selvaggia intensit del vento ululante e della pioggia, il silenzio pareva innaturale mentre la trireme
continuava la sua navigazione. Una lama di luce penetr le nuvole, proiettandosi sul tratto di mare che
la Sparta stava attraversando, e lacqua che gocciolava dalle manovre riluceva come una scia di
diamanti. Catone si asciug la saliva acida dallangolo della bocca e si gir verso Albino.
Ce labbiamo fatta? Li abbiamo dispersi?.
Albino alz le spalle. Non possiamo ancora dirlo. Aspetta un momento.
I due uomini si avviarono al dritto di poppa e scrutarono la burrasca che si allontanava. Non
cera segno delle navi pirata e, dopo un po, il trierarca tir un grosso sospiro di sollievo e annu
soddisfatto. Guard Catone con un sorriso nervoso. A quanto pare abbiamo.
Coperta! Vela nemica in vista!.
Il trierarca e il centurione guardarono a poppa, proprio mentre tre vele luccicanti emergevano
dalla nebbia grigia in coda alla burrasca, a meno di un miglio di distanza. La nausea di Catone cess,
lasciando il posto a unondata di disperazione.
Merda!. Albino cal il pugno sul dritto di poppa. Quei bastardi ci hanno scoperti. Chiunque
sia al comando di quella gente  uno stronzetto sveglio, non ci sono dubbi.
Sar meglio che ci prepariamo, sugger Catone, sentendosi ancora troppo debole per
assumere il diretto comando della nave. Farai meglio a dare gli ordini necessari. Io mi riprender
subito.
Albino fece un cenno di assenso e torn dal suo equipaggio, sbraitando comandi affinch gli
uomini si armassero e si preparassero a respingere labbordaggio. Catone continu a guardare il nemico
che stava alle costole della Sparta, le vele di bolina e tese lungo le cuciture. Le navi pirata sembravano
avvicinarsi pi veloci che mai e Catone si rese conto che non avevano terzarolato affatto. Per un istante
maledisse la prudenza di Albino e si chiese perch il trierarca non avesse immediatamente ordinato ai
suoi uomini di salire di nuovo per spiegare la grande randa della Sparta.
Albino lo raggiunse, fissando ansioso il nemico che si accostava sempre pi alla sua preda. Gi
i ponti di prua delle navi pi piccole erano gremiti di uomini, le cui armi e armature rilucevano alla luce
del sole che si diffondeva sul mare man mano che le nuvole si dissipavano. I pirati veleggiavano in
stretta formazione e solo quando entrarono nel raggio dazione della catapulta il loro piano dattacco
divenne chiaro. Due delle navi iniziarono a muoversi sopravento, per accostarsi alla fiancata destra
della trireme, mentre la terza scese un po controvento per prenderla da sinistra. I difensori avrebbero
dovuto dividere le proprie forze per affrontare entrambi gli attacchi.
Tutto lequipaggio! Ai vostri posti!, url Albino alla ciurma radunata in coperta. Tutti corsero
ad armarsi e presero scudi ed elmi dagli armadietti dietro al ponte di prua. I capi reparto schierarono in
formazione i propri uomini su entrambi i lati della trireme e Catone cap che erano troppo pochi per
respingere il nemico. Se fossero stati addestrati e armati come i fanti, forse potevano avere una
possibilit. Ma erano innanzitutto marinai e come guerrieri erano scadenti. La loro disperazione di
sopravvivere sarebbe stato lunico vantaggio nello scontro che li attendeva.
Allontanatosi dalla balaustra, Catone si sganci la fibbia alla gola, liberandosi del mantello
fradicio che cadde sul ponte con un tonfo. Poi url al marinaio pi vicino di andare a prendergli elmo e
scudo nella cabina della trireme. Quindi si rivolse ad Albino.
Se dovesse succedermi qualcosa, e la Sparta avr la meglio, assicurati che questi dispacci
raggiungano Roma. Diede una pacca allo zaino bagnato che aveva accanto. Se avr limpressione
che la nostra nave sia perduta, me ne occuper io. In ogni caso, non devono cadere in mani nemiche.
Capisco. Facciamo in modo che non si arrivi a questo.
Catone sorrise. Puoi stare certo che ne porter con me quanti pi possibile.
 quello che faremo tutti. Albino indic con la testa i suoi uomini. Sanno che non ci sar
piet.
Bene.
Non cera altro da dire e il trierarca e il centurione rimasero fianco a fianco mentre i vascelli
pirata si avvicinavano e le urla e il dileggio degli uomini sulla prua delle navi inseguitrici si
propagavano chiaramente sullacqua. Il marinaio torn con lelmo e lo scudo di Catone. Con un occhio
al nemico in avvicinamento, Catone si agganci con calma le cinghie dellelmo e prese lo scudo,
spostandone limpugnatura fino a renderla pi confortevole possibile.
Bene, facciamo in modo che non si scordino in fretta degli uomini della Sparta.
Aveva appena finito di parlare quando si sent il rumore di uno schianto lontano. Catone guard
verso la nave in testa, proprio mentre il suo albero sussultava per un istante, per poi inclinarsi
controvento in un aggraziato arco, con le vele e le manovre che saltavano via, come se una gigantesca
mano invisibile le avesse staccate. Lintricato ammasso di assi, funi e tele piomb in mare, facendo
immediatamente girare la prua, direttamente sulla rotta della nave che filava sopra le onde alle sue
spalle. Era troppo tardi per cambiare rotta e la seconda nave speron la prima a tutta velocit con un
fortissimo schianto e fece ruzzolare sul ponte gli uomini di entrambe le navi.
Albino scoppi in una fragorosa risata e assest a Catone una pacca sulla schiena. Avete mai
visto una scena del genere? Stupidi bastardi! Oh! Guardate l!.
Lalbero della seconda nave oscill un momento e poi croll allindietro, abbattendosi sugli
uomini disseminati sulla coperta e suscitando un nuovo coro di urla e gemiti.
La faccia di Albino traboccava di felicit per la sventura del nemico. Gli sta bene.
Catone si stava appena riavendo dallincredibile colpo di fortuna. Cosa  successo?
Quello che succede sempre quando hai troppa vela con troppo vento. Lalbero si  spezzato di
netto!.
La terza nave mantenne ancora per un po la rotta prima che il suo trierarca si rendesse conto
che non poteva sperare di affrontare la trireme da solo. Bord la vela e fece dietrofront per andare in
aiuto dei compagni. Albino si sfreg le mani in preda alla gioia.
 tempo di finirli, credo!.
No.
Albino guard Catone con aria confusa. Scusate? Cosa avete detto?
Lasciamoli perdere.
Lasciarli perdere? Ma sono alla nostra merc. Dobbiamo solo fare dietrofront e distruggerli.
Lultima nave se la filer non appena ci vedr arrivare. Cera unespressione implorante nei suoi occhi
che Catone poteva ben comprendere. Dopo lo strazio del giorno prima, la possibilit di una spietata
vendetta doveva essere senzaltro allettante. Albino gli si avvicin e abbass la voce. Non ci
sarebbero rischi, centurione. Lo giuro ci scommetterei la mia vita.
No. Non possiamo rischiare. I nostri ordini sono di tornare a Ravenna e prendere i rinforzi.
Non correr rischi inutili. I nostri compagni fanno affidamento su di noi. Catone vedeva bene che il
trierarca non era convinto e tent unaltra strategia. Ascolta, supponiamo che facciamo dietrofront e in
qualche modo loro riescano ad abbordare la Sparta. Sono molti pi di noi. E se moriamo, cosa ne sar
di Vitellio e degli altri?.
Albino guard Catone e poi le navi pirata, ormai rimaste indietro, e unespressione di amara
frustrazione gli attravers il volto. Per un istante, Catone ebbe la certezza di dover far valere il proprio
grado sul trierarca. Raddrizz la schiena e respir a fondo. Ma prima che potesse parlare, Albino
distolse lo sguardo dal nemico e chiam il proprio equipaggio.
Ritiratevi! Ritiratevi!.
Le grida di giubilo ed entusiasmo sul ponte principale si spensero e, allistante, un cupo
mormorio di dissenso si diffuse tra i marinai che si girarono verso il loro trierarca.
Ritiratevi! Riponete le armi e tornate ai vostri posti! Adesso! Ufficiali di reparto, fate muovere
i vostri uomini!.
Con un po di urla e maniere forti, i sottufficiali dispersero gli uomini e congedarono le
sentinelle di sotto, lasciando i loro compagni in coperta pronti a rispondere a ogni nuovo ordine.
Albino si rivolse a Catone. Ecco. Contento adesso?.
Catone tenne a freno la lingua e si limit a fissare laltro in silenzio, fino a che lo sguardo del
trierarca vacill e si spost oltre la poppa, sul mare dove le lontane navi pirata si alzavano e si
abbassavano sopra le onde.
Albino, disse Catone con tono pacato, abbiamo degli ordini. Il nostro dovere  eseguirli il
pi rapidamente possibile.
Questo lo so, dannazione.  solo che volevo vedere soffrire quella feccia.
Lo farai. Non adesso, ma abbastanza presto. Pregustati il momento.
Albino fece un breve cenno dassenso e, giratosi, and via a grandi passi, percorrendo in
silenzio la nave in tutta la sua lunghezza e guardando in cagnesco chiunque osasse attraversargli il
cammino. Catone emise un profondo sospiro di sollievo, felice che alla fine luomo si fosse dimostrato
ragionevole. Ma la prossima volta sarebbe stato impossibile trattenerlo, e allora sarebbe stato meglio
che gli di avessero piet dei pirati, perch Albino non ne avrebbe risparmiato nessuno nel suo
desiderio di fargliela pagare per quello che avevano fatto ai suoi compagni.
Catone fu scosso da brividi incontrollabili quando unimprovvisa folata di vento si insinu negli
indumenti bagnati, gelandogli le carni fino alle ossa. Poi fu colpito da un pensiero terribile e allung di
scatto una mano dietro la schiena, tirandosi sul davanti lo zaino. Era scurito dallacqua di mare e con le
dita gelate armeggi con le cinghie prima di riuscire ad aprirne il lembo e guardare dentro. Il rotolo con
i suoi ordini era nella sua custodia di cuoio, probabilmente ancora abbastanza asciutto. Ma il pacchetto
con il rapporto di Vitellio era fradicio. Quando Catone fece per tirarlo fuori dallo zaino, il sigillo cadde
e linvolto si apr parzialmente. Allinterno poteva vedere la prima delle tavolette cerate che
contenevano il rapporto.
Per un istante rimase fermo, mentre la tentazione di fare quello che sapeva di non dover fare gli
guizzava in mente. Sarebbe stato abbastanza facile. Poteva aspettare fino a che fossero giunti a
Ravenna. Poi, mentre le restanti biremi venivano caricate di uomini e scorte, poteva cogliere
lopportunit di leggere il rapporto del prefetto e poi sigillarlo nuovamente prima di spedirlo a Narciso
a Roma. Non sarebbe stato granch complicato e cos avrebbe conosciuto le intenzioni di Vitellio.
Forse nel testo cera qualcosa riguardo ai rotoli, qualcosa che spiegasse perch valevano la vita di cos
tanti uomini. Per un momento, una voce dentro di s gli ricord che leggere il rapporto sarebbe stata
una grave infrazione. Se mai si fosse venuto a sapere che aveva ficcato il naso in un dispaccio
imperiale, ci sarebbero state conseguenze pericolose.
Poi gli venne in mente che, dopotutto, lui aveva a che fare con Vitellio.
Stronzate, borbott tra s, mentre rimetteva il lembo al suo posto. Decise che avrebbe letto il
rapporto non appena fosse arrivato a Ravenna.
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CAPITOLO ventitr.
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Il popolo di Ravenna era affamato. Una folla si era radunata davanti al cancello della base
navale e gli uomini scagliavano insulti contro le sentinelle nella torretta sopra lentrata. I cancelli erano
stati chiusi e sbarrati con una spranga. Catone decise che non aveva senso rischiare di affrontare la
folla. Anche se a loro non piaceva quella situazione, lui non poteva farci niente, dati gli ordini che
aveva ricevuto. Allinterno della base, i centurioni della marina e i trierarchi delle biremi stavano
lavorando freneticamente con i loro uomini per completare il carico di viveri e attrezzature.
Catone aveva deciso di tornare in Illiria al pi presto, nonostante gli appelli del consiglio
comunale. Gli era stata inviata una delegazione per chiedergli una spiegazione per il fatto di aver
privato la citt dei suoi difensori. Il suo portavoce, un tipo macilento, si era presentato a lui pieno della
solita boriosa arroganza degli ufficiali provinciali. Catone aveva ascoltato Rufio Pollo mentre
esprimeva lo sdegno del consiglio, e poi si era scusato educatamente e aveva detto che doveva
rispettare gli ordini.
Mano a mano che nel porto si diffondeva la notizia, tutti i fannulloni che bighellonavano nelle
taverne arrivarono barcollando davanti al porto per urlare coloriti insulti agli uomini al di l dei cancelli
chiusi. A loro si erano uniti alcuni bambini, incuriositi da tutto quel trambusto, e prima che la notte
scendesse sul giorno in cui la Sparta era entrata nel porto, il grande viale tra il molo e i magazzini era
pieno di cittadini inferociti.
Volete che mandi una centuria per disperderli?, chiese il centurione Metello, mentre, accanto
a Catone, osservava la folla dalla merlatura.
Per un attimo Catone riflett sulla proposta, poi scroll la testa. Non ce n bisogno. Si
disperderanno presto, non appena si renderanno conto che stanno sprecando tempo. Non c motivo di
scatenare pi risentimento di quanto non ce ne sia gi.
Daccordo, signore, rispose Metello, cercando di nascondere il suo disappunto. Tuttavia,
sar necessario dargli una lezione un giorno o laltro. Non possiamo lasciare che quella feccia pensi di
passarla liscia. Non hanno fatto altro che lamentarsi dalla prima volta che sono comparsi quei pirati.
Ci penser qualcun altro a dar loro una lezione, disse Catone con tono stanco. Ma non ora. E
non possiamo farlo noi. Abbiamo troppe cose a cui pensare.
Metello scroll le spalle. Se lo dite voi, signore.
 cos. Catone si volt verso il suo subalterno. Assicurati che nessuno dei tuoi uomini faccia
qualcosa per provocare quella gente. Sono qui solo per sorvegliare i cancelli. Nientaltro. Capito?
S, signore.
Vado nei miei alloggi. Se la situazione cambia, fammelo sapere immediatamente.
S, signore. Si scambiarono un saluto e Catone si allontan, scendendo la stretta scala che
portava alla strada dietro al cancello. Mentre attraversava la piazza darmi lanci uno sguardo verso il
porto navale. Quattro biremi erano ormeggiate da prora a poppa lungo il molo, e altre due erano
ancorate poco pi avanti, in attesa che arrivasse il loro turno di venire caricate. Tra le navi e i
magazzini cera un incessante viavai di uomini, incitati dalle aspre urla dei loro ufficiali. A quel ritmo
le imbarcazioni sarebbero state cariche prima dellimbrunire, e pronte a salpare alle prime luci dellalba
del giorno dopo. Il vento del nord si era ridotto a una brezza costante e, se si fosse mantenuto cos,
Catone e i suoi rinforzi avrebbero raggiunto Vitellio cinque giorni dopo che la Sparta era salpata
dallIlliria.
Ma prima cerano un paio di cose di cui Catone avrebbe dovuto occuparsi. La sua mente torn
al rapporto del prefetto, disteso sul tavolo in una stanza chiusa a chiave nelledificio del quartier
generale. Subito dopo aver impartito gli ordini agli ufficiali addetti al presidio, Catone si era ritirato
nello studio di Vitellio e aveva aperto il pacco dissigillato, avendo cura di conservare sia linvolto di
lino che il sigillo. Il messaggio sulle tavolette non era stato rovinato dallacqua, e Catone le dispose in
ordine prima di cercare di leggere il rapporto. Sfortunatamente non aveva senso. Alcune parole erano
comprensibili, ma erano mescolate a lettere che sembravano disposte a caso. Si trattava di un
messaggio cifrato, dunque. E ci era comprensibile, visto che sarebbe potuto cadere in mani nemiche
prima di raggiungere Ravenna.
Appena Catone si rese conto di avere davanti un messaggio in codice, si ricord che gli agenti
del palazzo imperiale preferivano usare un codice augusteo: le lettere dellalfabeto erano trasposte
secondo un codice concordato. Un sistema semplice, ma abbastanza efficace per dissuadere coloro
privi dellintelligenza per decifrarlo. Catone aveva trascorso gran parte della mattinata provando a
spostare i singoli valori, ma senza fortuna. Pertanto il codice doveva essere composto da valori
alternati, e a met pomeriggio li aveva scoperti; quattro, due e cinque. Con una copia dellalfabeto
scritta in tutta fretta, Catone aveva gi decifrato tutte le tavolette, tranne lultima.
Il rapporto del prefetto iniziava con una perspicace previsione della protesta del comandante del
consiglio a Roma. Vitellio spiegava che era stato obbligato a privare il porto della sua guarnigione per
garantire una sconfitta rapida e schiacciante dei pirati. Forniva una breve descrizione della battaglia in
mare, affermando di aver respinto i pirati con perdite sostanziali da entrambe le parti. Catone aveva
sorriso amaramente nel leggere quel passaggio. Vitellio proseguiva descrivendo a grandi linee la sua
forza attuale e le sue intenzioni. Questo era ci che Catone era riuscito a leggere prima che Metello lo
chiamasse a vedere la folla sempre pi numerosa radunata davanti ai cancelli. A parte levidente
alterazione nel racconto del disastroso primo scontro con i pirati, e un piano piuttosto ottimistico per le
operazioni future, fino a quel punto non cera nulla di lontanamente minaccioso in quel rapporto. E,
cosa che lo fece infuriare, nessun dettaglio circa i rotoli per i quali cos tanto sangue era gi stato
sparso.
Ora Catone era ansioso di finire di decifrare il messaggio, prima di dover andare al porto per
affrontare laltra questione urgente. Entr nelledificio del quartier generale e sal di corsa le scale che
portavano agli uffici del prefetto. Alle scrivanie erano rimasti solo pochi scrivani, intenti a redigere
linventario dei viveri caricati sulle biremi. Catone si avvicin a grandi passi verso di loro, cercando a
tastoni la chiave nella tasca. Dopo averla infilata nella serratura, gir la chiave, apr la porta ed entr.
Poi, rivolgendosi allo scrivano pi vicino, disse: Non voglio essere disturbato. A meno che non si
tratti di unemergenza.
S, signore.
Catone chiuse la porta e si sedette sulla sedia finemente intarsiata del prefetto. Nel calice cera
ancora un po del vino annacquato che si era versato poco prima, e Catone bevve un rapido sorso prima
di impugnare il suo stilo e iniziare a decifrare lultima tavoletta. Ogni lettera del rapporto corrispondeva
a unaltra lettera pi in basso nellalfabeto e, mentre decodificava il messaggio, Catone lo copiava su
una tavoletta vuota che aveva preso dallarmadietto della cancelleria del prefetto. La sostanza del
messaggio stava diventando abbastanza chiara, e Catone prov un brivido gelido di paura, che
lentamente lasci il posto a un desiderio di vendetta. Quando arriv in fondo, pos lo stilo e lesse
attentamente la sua copia.
In conclusione, le nostre forze hanno ottenuto finora un limitato successo, in gran parte dovuto
alla diligenza con la quale ho pianificato, preparato ed eseguito loperazione.  pertanto con grande
rammarico che devo riferire che una rapida risoluzione della minaccia dei pirati e il possibile recupero
dei Libri sibillini sono stati compromessi dalle azioni del centurione Catone durante lo scontro navale
sopra menzionato.
In un momento critico della battaglia, mentre la nave ammiraglia del nemico era in completa
ritirata e veniva inseguita dalla Horus e dalla squadra delle triremi, il centurione Catone ha ordinato
alla sua nave di interrompere linseguimento e dirigersi verso le navi nemiche pi leggere che
impegnavano la nostra forza bireme. A voler essere indulgenti, il suo atto potrebbe essere spiegato
dalla volont del centurione di andare in aiuto delle nostre navi che in quel momento si trovavano in
leggera difficolt. Tuttavia,  possibile che il desiderio di gloria personale del centurione Catone lo
abbia spinto a ignorare gli ordini.  anche possibile che abbia deliberatamente scelto di attaccare un
rivale meno potente rispetto alla nave ammiraglia del nemico.
In ogni caso, la sua imbarcazione ha rotto lo schieramento, e un certo numero di altre triremi
lhanno seguita. In questo modo sono rimasto con forze insufficienti per attaccare il capitano dei pirati
e sono stato costretto a interrompere linseguimento.
Come conseguenza della sventatezza del centurione Catone, loperazione durer
considerevolmente pi a lungo di quanto avessi previsto. Chiedo pertanto il tuo permesso acch il
centurione sia destituito dal mio comando e rimandato a Roma per essere sottoposto a un procedimento
disciplinare. Data la natura sensibile della missione che hai chiesto a me e ai centurioni Catone e
Macrone di portare a termine, non posso procedere con la certezza di ottenere un successo, se
ostacolato da un uomo che non possiede n lesperienza n il coraggio necessari per questo compito.
Mi addolora riferirti in questi termini, Narciso, poich so che nutri una certa stima nelle capacit
dellindividuo in questione. Ciononostante, dato che la posta in gioco  molto alta, sono sicuro che
comprenderai la mia seria preoccupazione e darai il pi rapidamente possibile il tuo consenso alla
rimozione di questo fardello, in un modo o nellaltro.
Vitellio
Catone pos la tavoletta e fece un profondo respiro. Quel rapporto era una vera e propria
sentenza di morte, e sent un gelido terrore attanagliargli le budella, mentre la sua mente si affrettava ad
afferrare appieno le implicazioni delle frasi finali di Vitellio. La sua prima reazione fu di vero odio per
il prefetto. La conclusione del rapporto andava oltre lingiustizia. Era dettata da pura ed egoistica
disonest, studiata per far ricadere su Catone la colpa dellinsuccesso nella battaglia navale. Il prefetto
aveva intenzione di ucciderlo. Era pi che evidente. Se si fosse presentata loccasione opportuna,
probabilmente non sarebbe stato disposto neppure ad aspettare il permesso del segretario imperiale.
Catone si vers un altro bicchiere di vino, ma questa volta non lo annacqu. Prima di elaborare
un piano per affrontare questo nuovo pericolo, era necessario che capisse la ragione per cui il prefetto
lo voleva morto. Presumibilmente aveva a che fare con i rotoli. I Libri sibillini Non quei Libri
sibillini, vero?
Qualunque cosa fossero, il segretario imperiale li considerava abbastanza rilevanti da mettere a
rischio un ampio spiegamento di uomini e di navi. E ora sembrava che Vitellio li considerasse tanto
importanti da volere Catone morto e fuori dai piedi, in modo da poterseli tenere per s.
Catone si rese conto che doveva trovare il modo per uscire da quella situazione pericolosa in cui
era finito. Poteva scrivere il suo rapporto e inviarlo a Roma insieme a quello di Vitellio. Poteva
spiegare la verit che cera dietro la disfatta nella battaglia navale. Poteva anche esprimere i propri
dubbi su quanto ci si potesse fidare del prefetto per recuperare i rotoli per Narciso. Ma mentre questi
pensieri attraversavano a tutta velocit la sua mente, Catone sapeva che sarebbe stato inutile tentare di
dire la verit. Vitellio era uno dei prediletti dellimperatore Claudio, da quando gli era stato
riconosciuto il merito di aver salvato limperatore dalla lama di un assassino durante la visita imperiale
allesercito stanziato in Britannia. Era anche uno degli agenti pi fidati di Narciso. La parola di un
umile centurione avrebbe avuto poco peso rispetto a quella di un aristocratico. Anzi, era pi che
probabile che le accuse di Catone sarebbero state interpretate nel migliore dei casi come malevole, e
nel peggiore come bieche e sospette. In quel modo, Vitellio avrebbe distorto le accuse contro di lui e
Catone sarebbe silenziosamente sparito di scena. Un altro corpo anonimo trascinato dal Tevere, gettato
in una fossa comune e ricoperto di calce.
Catone si scol il bicchiere di vino e riprese a fissare il rapporto del prefetto. Mentre lo faceva,
un sorriso gli illumin lentamente il volto. Molto bene, se non osava accompagnare le menzogne di
Vitellio con il suo stesso racconto, allora avrebbe alterato il rapporto del prefetto in modo tale che
condannasse Vitellio. Piegandosi in avanti sullo scrittoio, Catone si allung per prendere alcune
tavolette nuove e inizi a riscrivere il rapporto.
Poco dopo, mentre il crepuscolo iniziava a scendere sul porto, si mise comodo e ammir il suo
lavoro. Lasciamo che Vitellio si tiri fuori da solo da questa situazione, si disse. Catone leg insieme
le tavolette di cera attraverso i fori sulle cornici di legno e le avvolse accuratamente nellinvolto di lino.
Poi cancell il rapporto dalle lavagnette originarie con colpi rapidi e decisi della parte posteriore del
suo stilo. E infine scald della cera nuova e la fece colare sul pacco, quindi premette sulla cera il sigillo
originale del prefetto della flotta. Poi, dopo aver controllato attentamente il risultato, si alz dallo
scrittoio sorridendo di soddisfazione.
Prima di uscire dallufficio, Catone fu per un attimo tentato di lasciare sul tavolo la versione
non decifrata del rapporto, in modo che il prefetto la trovasse al suo ritorno. Provava un enorme
appagamento al pensiero che Vitellio scoprisse di essere stato sconfitto dalluomo che aveva cercato di
distruggere. Catone si trastull con quellidea, ma poi la accanton con rammarico. Prese lo stilo,
scald la punta ampia sulla fiamma di una lampada a olio e cancell il suo lavoro, distruggendo ogni
traccia del messaggio decifrato. Vitellio avrebbe saputo presto che il suo complotto era fallito. Che
patisse nellincertezza di sapere come era potuto succedere.
Catone apr a chiave la porta e usc nellampio ufficio.
Ehi, tu!, disse, indicando uno degli scrivani ancora allo scrittoio. Vieni qui!
S, signore.
Porta questo messaggio alla stazione di posta. Deve essere inviato immediatamente a Roma.
S, signore.
Sar meglio far uscire il messaggero dal cancello sulla riva. Non ha senso fargli affrontare la
folla. Fa attenzione.
Lo scrivano salut, poi usc di corsa dallufficio stringendo il messaggio con entrambe le mani.
Catone dovette sforzarsi di trattenere il fremito di nervosismo che gli montava dentro. Si pregustava
con estrema soddisfazione il momento in cui Vitellio si sarebbe reso conto di essere stato incastrato.
Ormai, solo gli di avrebbero potuto salvargli la carriera e la reputazione.
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FINE Parte 1.